Ospite del salotto televisivo di Fabio Fazio, il presidente del Consiglio Mario Monti dice e non dice (più che altro la seconda) a proposito delle prossime iniziative future del governo e della “fase due”, quella cresci Italia battezzata prima delle vacanze natalizie (e anche prima della sterile polemica - un’inutile interrogazione per un’altrettanto inutile risposta sul sito ufficiale del Governo - sul capodanno a Palazzo Chigi).
Entriamo nel merito del contenuto “politico” di quanto detto dal premier - fra battutine e ironia velata. Sì alle liberalizzazioni (anche se, dice Monti, non si dovrebbero chiamar così perché si rischia di usare termini ideologici); Rai privatizzata? Forse ma non si sa: «è un governo strano», dice Monti. Ammettendo, di fatto, che si tratti di un governo politico, ma fortemente anomalo proprio dal punto di vista politico (e democratico); articolo 18?
«Il nostro atteggiamento mentale è che niente deve essere tabù».

C’era una volta un account Twitter, che si chiamava @palazzochigi. Gestito da qualcuno che fingeva di essere un portavoce di Palazzo Chigi. Twittava sotto la presidenza di Silvio Berlusconi, ha continuato a farlo sotto la presidenza Mario Monti. Fino a ieri, giorno in cui l’account è stato chiuso.
Non ci voleva molto a capire che si trattasse di un fake: bastava dare un’occhiata allo storico dei tweet. Oppure cercare su Google: si sarebbe trovato un articolo di Wired in merito. Datato dicembre 2010.
I Socialeroi espongono in maniera piuttosto condivisibile il loro punto di vista in merito alla vicenda. Sostanzialmente, chiunque fosse dietro all’account @palazzochigi ha commesso un solo “errore”: non palesarsi come fake e continuare a mantenere il profilo istituzionale. Naturalmente, la cosa faceva parte del gioco.
Qualcuno, però, fra cui Andrea Sarubbi - che qui abbiamo più volte plaudito per aver ideato #opencamera, l’hashtag su Twitter in cui seguire i lavori dall’interno di Montecitorio - ha preso @palazzochigi talmente sul serio da arrivare addirittura a segnalarlo alla polizia postale. Sarubbi ha poi sentito il bisogno di spiegare e di scusarsi. Impossibile dire se sia stata la sua segnalazione a generare il pasticciaccio.
Ma il risultato - oltre a evidenziare che il web è ben lontano dall’essere compreso nelle sue manifestazioni, e oltre a far rabbrividire perché qualcuno possa aver davvero pensato che quello fosse un account ufficiale - è che @palazzochigi ora non esiste più, dopo essere esistito, indisturbato, per oltre un anno.
Come dire: scherza coi santi (e Berlusconi) lascia star Monti.
E alla fine il Caimano è riuscito a rimanere a galla, anche se non si sa per quanto tempo e quale sarà il prossimo colpo di coda dell’agiato rettile lombardo. La votazione della Camera dei deputati e le conseguenti polemiche in merito ad acquisti, cambi di casacca e voltafaccia vari troveranno spazio sulle prime pagine di tutti i quotidiani di domani.
Intanto, oggi, possiamo anticipare i commenti e le reazioni del 15 dicembre sfogliando le homepage dei siti di informazione, che naturalmente cambieranno in caso di eventi inattesi e imponderabili.
Per Il Giornale Il governo ha vinto, Fini è sconfitto e i futuristi sono già spaccati (ma al sondaggio sul voto di fiducia hanno partecipato solo 4 lettori). Più pacato (…) Libero, che mette le mani avanti annunciando i dolori della Lega e la prossima candidatura di Vendola a leader della sinistra (buone notizie insomma). Per Il Tempo Berlusconi vince anche alla Camera mentre i finiani crollano e scatta la rissa.
Sobria fino alla tristezza la home dell’Unità, che in attesa degli eventi riporta l’invito dei deputati Pdl a Fini “dimettiti coglionazzo”. Repubblica preferisce aprire con i gravi scontri che si stanno verificando a Roma, con feriti e veicoli incendiati (qui trovate le foto di 06 blog), mentre in molti capoluoghi si svolgono manifestazioni contro il Governo. Anche il Fatto mette in evidenza i tafferugli di Roma, sottolineando che la polizia è a corto di mezzi (causa tagli) e che Bossi avrebbe aperto ad un accordo con l’Udc di Casini, dopo la fiducia per il rotto della cuffia.

Finalmente, dopo qualche anno di relativo oblio, è tornato di gran moda il tema delle riforme istituzionali. Sembra inevitabilmente giunta l’ora di passare al presidenzialismo alla francese, con tanto di doppio turno (che già al primo turno alle urne non ci va più nessuno, figuriamoci al secondo). Poi servirà una revisione della legge elettorale. Andrà ripensato il ruolo del Senato, trasformandolo in una camera federale. Bisognerà bilanciare i poteri di governo e Parlamento. Forse si potrebbe anche reintrodurre il sistema delle preferenze togliendo la lista bloccata.
Tutte ipotesi molto intriganti, su cui confrontarsi a lungo e appassionatamente. Però. Però forse sarebbe appena il caso di fermarsi un attimo, prima di lanciarsi a sostenere una o l’altra ipotesi, per chiedersi: ma a cosa xxxx serve adesso una riforma istituzionale? Per caso è stato dimostrato che i milioni di elettori che non vanno a votare sono schifati dal sistema elettorale o dalla forma non presidenzialista della nostra Repubblica? Non mi risulta.
Eccoci allora di fronte all’ennesima messa in scena in cui un partito che gode di una maggioranza schiacciante, che può far approvare qualsiasi legge in tempi rapidissimi (gli esempi non mancano di certo) si inventa che è necessario rivedere il sistema istituzionale e le regole del gioco. Un bel fuoco di paglia per dettare l’agenda ad una opposizione esanime (che prevedibilmente si dividerà in mille rivoli tra sostenitori del turno unico, doppio e triplo) e oscurare con un poco di fumo acre le reali emergenze del Paese. Tanto a quelli ci pensa Tremonti.
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Il congelamento degli 800 milioni di euro di investimenti statali nella banda larga ha causato malcontento tra tutti coloro che, nel paese, dipendono da Internet per il proprio lavoro quotidiano, come hanno ben documentato le centinaia di mail di protesta ricevute da “Repubblica” in questi ultimi giorni.
Più in generale, anche i sassi sanno che il digital divide italiano (siamo tra gli ultimi in Europa per infrastrutture e per uso della rete) costituisce un potente freno allo sviluppo del paese, proprio in un momento in cui sarebbe necessario rilanciare l’economia in settori innovativi.
Perché allora tante resistenze a investire nel futuro? Una parte di spiegazione potrebbe essere ricercata nel ruolo che i nuovi media svolgono nella formazione delle opinioni politiche dei cittadini. Da questo punto di vista, il governo potrebbe a ben vedere avere un certo interesse a mantenere il nostro tasso di accesso ad Internet tra i più bassi d’Europa.

Il bello di Berlusconi è che ti sempifica la vita. Sempre più spesso basta tenere d’occhio quello che dice, fare una rapida ricerca in archivio, trovare una sua dichiarazione di qualche tempo prima in cui affermava l’esatto contrario, e pubblicare il tutto insieme.
Ha funzionato l’altroieri per il caso Raimondo Mesiano - Mattino 5, funziona oggi per il nuovo tormentone italiano: il dibattito sul posto fisso.
Silvio Berlusconi - 21/10/09: “La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l’ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra (..) Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore”
Silvio Berlusconi - 8/4/08: Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno valorizzato. Non è vero che senza posto fisso non si possa prevedere il futuro. Io non sono d’accordo

Non arrivano buone notizie per i profeti del Partito del Sud. Il sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso ha annunciato che richiederà al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento di 11 Comuni campani, tutti gravemente inadempienti nella raccolta e nella gestione dei rifiuti.
E così Castel Volturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni, Casal di Principe e Casaluce in provincia di Caserta, Giugliano, Afragola, Qualiano e Nola in provincia di Napoli, se la proposta di Bertolaso verrà accolta, vedranno certificata l’incapacità dei propri amministratori attraverso lo scioglimenti del Consiglio comunale la nomina di un commissario.
La scelta di Bertolaso non trova d’accordo l’assessore all’ambiente di Aversa, uno dei Comuni nel centro del mirino: secondo lui il problema è che “Ad oggi non esistono nella Regione Campania impianti dove è possibile conferire la frazione di umido, per cui la differenziata attuata non può raggiungere le percentuali prescritte per legge”.
Insomma la colpa sarebbe della Regione, si potrebbe sempre sciogliere il Consiglio regionale. Non sarebbe davvero un’idea malvagia…
È abbastanza singolare che il partito che ha scelto di chiamarsi Popolo della libertà caratterizzi il suo operato di governo valorizzando l’accezione meno nobile del termine libertà e comunque sempre scegliendo di farsi paladino della libertà della casta e dei pre-potenti.
Per le migliori menti di questa maggioranza (da Tremonti ad Alfano, passando per Maroni, La Russa e Scajola) la libertà è un concetto che ha a che fare con gli sconti per chi ha portato i capitali all’estero e accetta di rimpatriarli senza pagarci sopra troppe tasse, con le ronde a cui viene delegato l’improbabile compito di assicurare la sicurezza dei cittadini, alla rivalutazione dei repubblichini e al ritorno al nucleare che le Regioni avranno la libertà di accettare senza discutere.
Il decreto Alfano contro cui si celebra oggi lo Sciopero dei Blog, pur se scritto male, inattuabile e poco chiaro (tutte caratteristiche che non riesco a considerare come delle attenuanti per una legge sull’informazione), continua a dimostrare le velleità di controllo totale che sembrano animare i dipendenti del premier. Vietare la pubblicazione delle intercettazioni, limitare la libertà di espressione con cavilli e regolette, di cui non si vede davvero l’urgenza e neppure la necessità.
Continua a leggere: Sciopero dei blog: un giusto segnale contro Popolo della libertà negata
Non potendo davvero prendere sul serio una vicenda che - per motivi geografici - ci qualifica più come il Paese di Pulcinella che come una Repubblica della banane, affrontiamo con lo spirito giusto un dubbio che in queste ore attanaglia gli elettori e fa discutere il web: ma le foto del compleanno di Noemi (cresciuta nella luce del Vangelo e nel mito di Silvio), quelle in cui papi Berlusconi brinda compuntamente con gli astanti, sono un tarocco colossale?
In subordine, un altro quesito rende insonni le notti dei leader di partito e priva gli italiani del giusto appetito nell’ora canonica del pranzo/brunch: ma davvero Berlusconi Silvio non poteva permettersi di pagare qualcuno che sapesse usare Photoshop un po’ meglio e realizzare delle foto taroccate con un minimo di decoro?
Visto il rilievo politico istituzionale assunto dalla questione, contiamo sul vostro prezioso contributo…
Via | Macchianera.net

Mentre attendiamo scalpitanti e impazienti il decreto con cui Silvio III il Cementificatore darà il via al Piano Casa, possiamo farci due risate con l’annuncio (ironico, si fa per sdrammatizzare!) pubblicato oggi dal Sardegna a firma di Claudio Cugusi.
Per risolvere il problema dei giovani che non trovano casa il Comune di Cagliari ha un’arma segreta a basso costo: una specie di Piano Marshall nel cassetto. Da una ricognizione sommaria dei ponti e viadotti presenti in città, si scopre che sfruttando le due pareti dei pilastri dell’asse mediano si potranno costruire più di mille alloggi indipendenti per le nuove coppie. Sarà la fine dell’esodo verso l’hinterland: da Genneruxi a via Po, basterà aggiungere altre due pareti, una con finestra, e l’alloggio sarà completo. Una ordinata fila di casette indipendenti, con vista a scelta, un piccolo giardino animato dal carosello luccicante delle ronde del piacere, al caldo fuoco di un copertone. In più lo svincolo a portata di mano.
Il giornalista del Sardegna, probabilmente non un simpatizzante del presidente Ugo Cappellacci, parte dalla constatazione che il tema dell’edilizia è diventato la prima preoccupazione del centrodestra. E dopo che Berlusconi ha promesso agli italiani un favoloso regalo, il 20% di cubatura in più, ora si scatenano le menti tecniche più illuminate in una ridda di proposte al servizio del Paese. L’unico inconveniente potrebbe essere il rumore delle auto proprio sulla testa: per questo gli assegnatari saranno dotati periodicamente di robusti tappi in silicone mentre gli autoarticolati dovranno mettere le pattine dalle 22 alle 7. Anche il pavimento è già stato deciso: niente parquet, meglio tornare all’antico,alla vecchia e cara terra battuta, anche per smentire la solita calunnia sull’insensibilità ambientale del centrodestra.
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