
Il congelamento degli 800 milioni di euro di investimenti statali nella banda larga ha causato malcontento tra tutti coloro che, nel paese, dipendono da Internet per il proprio lavoro quotidiano, come hanno ben documentato le centinaia di mail di protesta ricevute da “Repubblica” in questi ultimi giorni.
Più in generale, anche i sassi sanno che il digital divide italiano (siamo tra gli ultimi in Europa per infrastrutture e per uso della rete) costituisce un potente freno allo sviluppo del paese, proprio in un momento in cui sarebbe necessario rilanciare l’economia in settori innovativi.
Perché allora tante resistenze a investire nel futuro? Una parte di spiegazione potrebbe essere ricercata nel ruolo che i nuovi media svolgono nella formazione delle opinioni politiche dei cittadini. Da questo punto di vista, il governo potrebbe a ben vedere avere un certo interesse a mantenere il nostro tasso di accesso ad Internet tra i più bassi d’Europa.

Il bello di Berlusconi è che ti sempifica la vita. Sempre più spesso basta tenere d’occhio quello che dice, fare una rapida ricerca in archivio, trovare una sua dichiarazione di qualche tempo prima in cui affermava l’esatto contrario, e pubblicare il tutto insieme.
Ha funzionato l’altroieri per il caso Raimondo Mesiano - Mattino 5, funziona oggi per il nuovo tormentone italiano: il dibattito sul posto fisso.
Silvio Berlusconi - 21/10/09: “La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l’ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra (..) Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell’occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore”
Silvio Berlusconi - 8/4/08: Io vorrei che il paradigma del posto fisso fosse meno valorizzato. Non è vero che senza posto fisso non si possa prevedere il futuro. Io non sono d’accordo

Non arrivano buone notizie per i profeti del Partito del Sud. Il sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso ha annunciato che richiederà al ministro dell’interno Roberto Maroni lo scioglimento di 11 Comuni campani, tutti gravemente inadempienti nella raccolta e nella gestione dei rifiuti.
E così Castel Volturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni, Casal di Principe e Casaluce in provincia di Caserta, Giugliano, Afragola, Qualiano e Nola in provincia di Napoli, se la proposta di Bertolaso verrà accolta, vedranno certificata l’incapacità dei propri amministratori attraverso lo scioglimenti del Consiglio comunale la nomina di un commissario.
La scelta di Bertolaso non trova d’accordo l’assessore all’ambiente di Aversa, uno dei Comuni nel centro del mirino: secondo lui il problema è che “Ad oggi non esistono nella Regione Campania impianti dove è possibile conferire la frazione di umido, per cui la differenziata attuata non può raggiungere le percentuali prescritte per legge”.
Insomma la colpa sarebbe della Regione, si potrebbe sempre sciogliere il Consiglio regionale. Non sarebbe davvero un’idea malvagia…
È abbastanza singolare che il partito che ha scelto di chiamarsi Popolo della libertà caratterizzi il suo operato di governo valorizzando l’accezione meno nobile del termine libertà e comunque sempre scegliendo di farsi paladino della libertà della casta e dei pre-potenti.
Per le migliori menti di questa maggioranza (da Tremonti ad Alfano, passando per Maroni, La Russa e Scajola) la libertà è un concetto che ha a che fare con gli sconti per chi ha portato i capitali all’estero e accetta di rimpatriarli senza pagarci sopra troppe tasse, con le ronde a cui viene delegato l’improbabile compito di assicurare la sicurezza dei cittadini, alla rivalutazione dei repubblichini e al ritorno al nucleare che le Regioni avranno la libertà di accettare senza discutere.
Il decreto Alfano contro cui si celebra oggi lo Sciopero dei Blog, pur se scritto male, inattuabile e poco chiaro (tutte caratteristiche che non riesco a considerare come delle attenuanti per una legge sull’informazione), continua a dimostrare le velleità di controllo totale che sembrano animare i dipendenti del premier. Vietare la pubblicazione delle intercettazioni, limitare la libertà di espressione con cavilli e regolette, di cui non si vede davvero l’urgenza e neppure la necessità.
Continua a leggere: Sciopero dei blog: un giusto segnale contro Popolo della libertà negata
Non potendo davvero prendere sul serio una vicenda che - per motivi geografici - ci qualifica più come il Paese di Pulcinella che come una Repubblica della banane, affrontiamo con lo spirito giusto un dubbio che in queste ore attanaglia gli elettori e fa discutere il web: ma le foto del compleanno di Noemi (cresciuta nella luce del Vangelo e nel mito di Silvio), quelle in cui papi Berlusconi brinda compuntamente con gli astanti, sono un tarocco colossale?
In subordine, un altro quesito rende insonni le notti dei leader di partito e priva gli italiani del giusto appetito nell’ora canonica del pranzo/brunch: ma davvero Berlusconi Silvio non poteva permettersi di pagare qualcuno che sapesse usare Photoshop un po’ meglio e realizzare delle foto taroccate con un minimo di decoro?
Visto il rilievo politico istituzionale assunto dalla questione, contiamo sul vostro prezioso contributo…
Via | Macchianera.net

Mentre attendiamo scalpitanti e impazienti il decreto con cui Silvio III il Cementificatore darà il via al Piano Casa, possiamo farci due risate con l’annuncio (ironico, si fa per sdrammatizzare!) pubblicato oggi dal Sardegna a firma di Claudio Cugusi.
Per risolvere il problema dei giovani che non trovano casa il Comune di Cagliari ha un’arma segreta a basso costo: una specie di Piano Marshall nel cassetto. Da una ricognizione sommaria dei ponti e viadotti presenti in città, si scopre che sfruttando le due pareti dei pilastri dell’asse mediano si potranno costruire più di mille alloggi indipendenti per le nuove coppie. Sarà la fine dell’esodo verso l’hinterland: da Genneruxi a via Po, basterà aggiungere altre due pareti, una con finestra, e l’alloggio sarà completo. Una ordinata fila di casette indipendenti, con vista a scelta, un piccolo giardino animato dal carosello luccicante delle ronde del piacere, al caldo fuoco di un copertone. In più lo svincolo a portata di mano.
Il giornalista del Sardegna, probabilmente non un simpatizzante del presidente Ugo Cappellacci, parte dalla constatazione che il tema dell’edilizia è diventato la prima preoccupazione del centrodestra. E dopo che Berlusconi ha promesso agli italiani un favoloso regalo, il 20% di cubatura in più, ora si scatenano le menti tecniche più illuminate in una ridda di proposte al servizio del Paese. L’unico inconveniente potrebbe essere il rumore delle auto proprio sulla testa: per questo gli assegnatari saranno dotati periodicamente di robusti tappi in silicone mentre gli autoarticolati dovranno mettere le pattine dalle 22 alle 7. Anche il pavimento è già stato deciso: niente parquet, meglio tornare all’antico,alla vecchia e cara terra battuta, anche per smentire la solita calunnia sull’insensibilità ambientale del centrodestra.
Foto | Flickr
Tra circa dieci giorni, il 26 marzo, dovrebbe essere inaugurato il famigerato inceneritore di Acerra. Come si dice, il condizionale è d’obbligo, soprattutto dopo che Silvio Berlusconi, parlando a Cernobbio, ha messo in dubbio l’avvio dell’impianto nei tempi previsti. La colpa, naturalmente, sarebbe della magistratura e della sinistra e non dei ritardi nei collaudi previsti dalla legge.
Esistono problemi e «mancano ancora autorizzazioni», perché qualcuno avrebbe «paura dei magistrati». Ma negli ambienti giudiziari si resta un po´ sorpresi da quelle parole. Le autorizzazioni formali ci sono tutte, osservano alcuni: compresi i decreti legge di Berlusconi (entrambi convertiti in legge) che di fatto confermano la deroga già lanciata dal governo Prodi, secondo cui possono essere bruciati in quell´inceneritore anche balle di rifiuti non a norma. Chiosa qualche magistrato: «Se tutto è fatto secondo regole, perché aver paura di future indagini?».
Il primo carico di rifiuti (che vedete nel video), necessario per accendere e provare il termovalorizzatore, sarebbe già stato consegnato. In attesa che le milioni di tonnellate impiramidate nelle finte eco-balle che ammorbano mezza Campania vengano bruciate senza alcun recupero delle materie prime.
Stranamente gli intoppi e gli ostacoli di cui si lamenta il premier Berlusconi sono saltati fuori solo ora, mentre appena due settimane fa.. Bertolaso ha reso noto in una relazione al Parlamento che ‘i lavori per la realizzazione dell’impianto procedono nel rispetto dei tempi stabiliti ed in pieno accordo con le integrazioni realizzative concordate tra i rappresentanti della struttura del sottosegretario all’emergenza rifiuti in Campania, della Direzione lavori, delle imprese e della societa’ incaricata della gestione dell’impianto’.

Il 13 e 14 aprile 2008 gli italiani hanno votato e hanno scelto, in un sol colpo, di cancellare la sinistra dal Parlamento e di affidare le redini del Paese al Popolo della libertà creato e diretto da Silvio Berlusconi. Ci avviciniamo quindi al primo anniversario di quell’evento, sventurato per alcuni e lieto per altri, ed è quindi tempo di iniziare a tracciare bilanci.
Per farlo bisogna affidarsi a quanto avvenne negli ultimi giorni prima delle elezioni e a quanto venne promesso dal leader del Pdl. Tra le questioni più rilevanti, quelle che avrebbero portato alla sconfitta elettorale del centrosinistra: emergenza criminalità e sicurezza; emergenza rifiuti a Napoli, crescita economica zero; inflazione alta; pressione fiscale troppo elevata; pensioni troppo basse rispetto al costo della vita…
Osservando la situazione dopo un anno di governo Berlusconi, che in Parlamento gode di una maggioranza schiacciante e di piena libertà di manovra, non sembra che le questioni sul tappeto siano state esattamente risolte. Il problema sicurezza è tuttora una ferita aperta e lo schieramento dei militari non sembra aver ottenuto grandi risultati dato che sono diventate necessarie le ronde dei volontari non armati. A Napoli non c’è più la spazzatura per strada, ma solo grazie all’apertura di nuove discariche, mentre degli inceneritori non c’è ancora traccia.
Continua a leggere: Successo o fallimento? Un bilancio del primo anno del Governo Berlusconi

Chicco Gallus è uno scrittore satirico che scrive sul Sardegna. La sua riflessione di oggi riguarda gli ammortizzatori, intesi come sostegno al reddito di chi viene licenziato ma anche come parti meccaniche collocate sopra le ruote delle auto.
Gallus parte dall’apparente contraddizione tra l’indicazione di Silvio Berlusconi di perseguire l’ottimismo continuando a far girare l’economia e la prospettiva economicamente complessa di un cassintegrato o di un licenziato di fresco…
Al nostro governo sembra non piacciano gli ammortizzatori sociali. Che per dirla in soldoni sono, appunto i soldi assegnati a chi perde il lavoro per fare sì che la botta sia meno terribile. E che si abbiano le risorse minime per cercarsene o costruirsene un altro.
Il governo, alla proposta dell’opposizione di destinare fondi per migliorare gli ammortizzatori sociali, ha fatto sapere che costerebbe troppo. Si tratta, notiamolo, dello stesso governo che ci esortava a consumare per uscir dalla crisi. Mettendosi nei panni di chi teme per il proprio lavoro il messaggio è un filino contraddittorio: intanto spendete, per il bene di tutti, ma sia chiaro che poi se vi va male ve la dovete cavar da soli. Somiglia molto a suggerire di espirare per bene, svuotando completamente i polmoni, casomai dovessi finire sott’acqua.
Continua a leggere: Crisi economica: Intanto spendi. Se poi ti licenziano sono affari tuoi

Quella di istituire un sussidio unico per i disoccupati è una delle poche proposte decisamente positive dell’altrimenti disastroso Partito Democratico. E bisogna dare atto al neo-segretario Franceschini della determinazione con cui ha riacceso i riflettori sulla questione, sollecitando il governo ad utilizzare un decreto per intervenire d’urgenza in materia.
Ed è un peccato che Silvio Berlusconi abbia prontamente respinto al mittente la proposta, come già prima di lui aveva fatto più volte il diligente ministro Sacconi.
Visto che il welfare è uno dei temi che più ho cercato di approfondire su questo blog, fin dall’ultima campagna elettorale, mi perdonerete se per una volta mi dedico a smontare, una per una, le ragioni addotte dal Presidente del Consiglio per evitare di dover pagare un sussidio a tutti i disoccupati, e non solo a pochi privilegiati.
Continua a leggere: Assegni di disoccupazione: il governo ha altre priorità