
Non si ferma la battaglia di Santo Versace, parlamentare del Pdl, per far diventare Giorgio Armani senatore a vita. Il sostegno all’iniziativa incomincia a essere piuttosto consistente in Parlamento e assolutamente bipartisan. Descrive le adesioni Versace
Continuano ad arrivarmi complimenti da tutte le parti per l’iniziativa, ho già raccolto 200 firme di adesione. Guardando i nomi dei firmatari posso dire che per ora alla Camera hanno aderito circa 90 del Pdl, una ventina del Pd, quattro della Lega, due dell’Idv e uno dell’Udc. Invece al Senato su 21 nominativi ne vedo 17 del Pdl, due Pd, uno Lnp e uno Udc
e rivendica le sue motivazioni
Per il made in Italy sarebbe molto importante. Dobbiamo rivendicare la nostra eccellenza, proteggerla e darle lustro. Armani è un simbolo di tutto ciò, nessuno ha fatto tanto quanto lui per togliere all’Italia quell’odiosa immagine sintetizzata dalla celebre copertina pubblicata da Der Spiegel nel 1977: il piatto di spaghetti “condito” da una P38
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Sono passati più o meno venticinque anni da quando, nella culla dell’allora “Lega Autonomista Lombarda”, la “verde” Varese, nasceva l’idea di stato federale all’italiana.
La genesi è stata complessa, a partire dall’incontro del 1979 tra Bruno Salvatori, dirigente dell’Union Valdotaine, e Umberto Bossi, passando per i primi consiglieri comunali di metà anni ottanta, per arrivare nelle elezioni dell’87 ai palazzi romani.
Sono passati solo venticinque anni, gli ultimi otto dei quali, con alternanze al governo del paese, nella ricerca di modificare quel titolo V della Costituzione che avrebbe consentito di coronare il sogno del Carroccio.
E adesso siamo al capolinea, il viaggio della Lega si è concluso ieri al Senato con il voto definitivo sul federalismo. Il PD, come promesso, si è astenuto e il testo del disegno di legge delega non è stato modificato rispetto a quello già approvato nell’altro “lato” del parlamento.
Vediamola con una metafora: il federalismo è il “Carro del vincitore” e tutti vogliono salirci sopra; se letta così, l’astensione del PD di ieri sulla prima votazione alla riforma federalista, potrebbe anche essere una strategia. Se vincente o meno lo diranno gli eventi.
Intanto, come dice Massimo Falcioni, il punto è che quello votato ieri non è il vero federalismo, ma è solo il primo dei tantissimi passi che dovranno essere percorsi. Per questo il PD ha deciso per l’astensione: per non dover dire, da domani, che il successo è solo leghista.
Il limiti del disegno di legge delega approvato dal Senato in ogni caso restano sostanziali e questo ci fa intuire quella che sembra la maggior preoccupazione per il Premier: non tradire il nord (e la Lega) negando il federalismo… e allo stesso tempo non tradire il sud negando “aiutini” statali. Questa è forse la ragione per la quale il progetto è ancora molto vago (in attesa dei decreti attuativi) e lo stesso Tremonti ammette che “non sa quanto costerà”.
Continua a leggere: Il “manifesto” federalista e la strategia del PD del nord
La pressione fiscale sui cittadini diminuirà. Sarà questo, secondo il premier Berlusconi, l’effetto primario dell’introduzione del federalismo fiscale, votato oggi dal Senato e approvato con 156 sì, 6 no da parte dell’Udc e 108 astensione di Pd e Italia dei valori.
Il presidente dei senatori del Parito democratico, Anna Finocchiaro, dopo aver detto che “Questo federalismo fiscale si iscrive in un quadro di scelte centralistiche del governo Berlusconi che lo infragilisce, eppure qualcosa di significativo è accaduto: dopo aver contribuito alla riforma del Titolo V, alla sconfitta del centrodestra nel referendum sulla sua riforma costituzionale, siamo stati una forza riformista che è stata a pieno titolo nella discussione di un testo che ha contribuito a capovolgere”, ha annunciato che il Pd non avrebbe votato contro ma si sarebbe astenuto, un bel gesto che Silvio Berlusconi ha ricambiato assicurando i telespettatori che i Pd vuole reintrodurre l’Ici.
La filosofia del federalismo fiscale dovrebbe essere di

Anche quest’anno… niente federalismo. Che sia un bene o un male è ancora tutto da discutere, ma il fatto è che l’esame del testo (prima annunciato per il 2008) è stato spostato all’anno prossimo.
I motivi di questo slittamento sono molteplici. Su tutte, ragioni procedimentali e di tempi, come ha spiegato Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali: nelle prossime due settimane comincerà la discussione generale; nelle successive due si potranno presentare gli emendamenti. Calendario alla mano si arriverebbe a ridosso del Panettone.
Le ragioni sono poi (e soprattutto) connesse alle necessità di trovare soluzioni condivise sugli argomenti più scottanti, cioè la parte relativa all’ipotizzato tetto massimo pluriennale alla pressione fiscale.
Continua a leggere: Il federalismo slitta al 2009 con timori di maggiori tasse.
La notizia è ricavata da un comunicato emesso dall’onorevole Giuseppe Marinello, deputato del Popolo della Libertà:
“Esprimo grande soddisfazione per l’elezione a grande maggioranza di Beppe Pisanu alla presidenza della Commissione parlamentare antimafia. La grande esperienza politica ed umana di Pisanu alla guida della Commissione sono una garanzia per la lotta contro il fenomeno mafioso e criminale. Sono sicuro che il Presidente Pisanu dall’alto del suo incarico darà un contributo sempre più forte e determinato per la battaglia contro ogni illegalità”. Lo ha detto l’on. Giuseppe Marinello, deputato del PDL e componente della Commissione antimafia.
Il processo a Silvio non s’ha da fare. Lo hanno capito tutti e lo ha ammesso anche lo stesso Presidente del Consiglio nella lettera a Schifani di qualche giorno fa. Tutti l’hanno capito e intanto il Senato approva, con il PD e l’IdV che escono dall’aula. Ma è davvero tutto così semplice o c’è qualcosa di più?
Le reazioni della stampa di ieri le conosciamo. Il più duro di tutti è stato sicuramente Ezio Mauro che ha attaccato il governo in modo durissimo dichiarando che “il Capo dell’esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l’occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza”.
Anche le altre testate non hanno lesinato critiche: si va dal duro pezzo della Stampa “non si può non vedere come torni nuovamente alla ribalta quella sorta di “doppio conflitto di interessi” (in materia di tv e di giustizia) che condiziona e appesantisce l’azione di Silvio Berlusconi” a quello del Corriere di ieri “a differenza di quanto accade in altre democrazie, in Italia ottenere grandi consensi elettorali e disporre di una grande maggioranza non garantisce la capacità decisionale del governo”. Tutti d’accordo quindi a condannare Silvio? Neanche per sogno, o meglio, non del tutto.
Continua a leggere: Berlusconi e la “sua” visione della Giustizia
Ecco la mappa delle presidenze di commissione votate nella giornata di ieri, partendo dal Senato:
Baldassarri (Pdl) alle Finanze - Vice presidenti Mario Ferrara (Pdl) e Adriano Musi (Pd).
Cantoni (Pdl) alla Difesa - Vice presidenti sono Valerio Carrara (Pdl) e Achille Serra (Pd).
Azzollini (Pdl) al Bilancio - Vice presidenti Massimo Garavaglia (Lega) e Luigi Lusi (Pd).
Berselli (Pdl) alla Giustizia - Vice presidenti Roberto Centaro (Pdl) e Alberto Meritati (Pd).
Dini (Pdl) agli Esteri - Vice presidenti Antonello Cabras (Pd) e Sergio Divina (Lega).
Vizzini (Pdl) agli Affari costituzionali - Vice presidenti Domenico Benedetti Valentini (Pdl) e Maria Fortuna Incostante (Pd).
Grillo (Pdl) ai Lavori pubblici - Vice presidenti Giuseppe Menardi (Pdl) e Antonino Papania (Pd).
Possa (Pdl) all’Istruzione - Vice presidenti Paolo Barelli (Pdl) e Vincenzo Maria Vita (Pd).
Giuliano (Pdl) al Lavoro - Vice presidenti Tiziano Treu (Pd) e Carmelo Morra (Pdl).
Cursi (Pdl) all’Industria - Vice presidenti Costantino Garraffa (Pd) e Filippo Piccone (Pdl).
Bonazza Buora (Pdl) all’Agricoltura - Vice presidenti Lorenzo Piccioni (Pdl) e Paolo De Castro (Pd).
D’Alì (Pdl) all’Ambiente - Vice presidenti Franco Cuomo (Pd) e Cesarino Monti (Lega).
Tomassini (Pdl) alla Sanità - Vice presidenti Domenico Gramazio (Pdl) e Daniele Bosone (Pd).
Follini (Pd) alla Giunta elezioni - Vice presidenti Luigi Li Gotti (Idv) e Andrea Augello (Pdl).
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Dopo il salto trovate l’elenco completo di tutti i sottosegretari freschi di nomina del governo Berlusconi IV. Ci sono nomi noti e meno noti, come per esempio Roberto Castelli, già Ministro della Giustizia - essendo un ingegnere, logico - , oppure Eugenia Roccella, Aldo Brancher, o anche la Mvb, si proprio lei, Maria Vittoria Brambilla, che sembrava dovesse far sfracelli, invece si è dovuta accontentare - eufemismo - di un posto da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Come non menzionare poi Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex Presidente, sottosegretario alla difesa? E soprattutto c’è il grande ritorno di Giuseppe Pizza, un uomo che credevamo di avere dimenticato, che fosse già stato inghiottito dalla storia, e che invece carsicamente ritorna, con una poltrona di sottosegretario al Ministero dell’Università dell’Istruzione e delle Ricerca.
Foto: erasmunguivan, Flickr
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In questi giorni si parla molto, su internet e in tv, di MarcoTravaglio e del suo intervento durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Anche PolisBlog si è occupato di questo tema, con numerosi articoli e commenti.
In tv, naturalmente, l’opinione maggioritaria è che Travaglio sia un mezzo mascalzone, che approfitta dello spazio televisivo per lanciare ingiurie contro la “seconda carica dello Stato” e in generale verso la classe politica tutta.
Proviamo a partire dalle parole di Travaglio da Fazio: a parte la frase sul decadimento della carica di Presidente del Senato (con l’inserimento delle parole “lombrico” e “muffa”), che forse potrebbe essere considerata offensiva (non più di tanto comunque), che reato avrebbe commesso Travaglio? Ha semplicemente ricordato quello che Lirio Abbate e Peter Gomez hanno scritto nel libro “I complici” (libro che abbiamo usato anche noi come fonte di utili informazioni) a proposito di vecchie frequentazioni di Renato Schifani.
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