In questi giorni si parla molto, su internet e in tv, di MarcoTravaglio e del suo intervento durante la trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Anche PolisBlog si è occupato di questo tema, con numerosi articoli e commenti.
In tv, naturalmente, l’opinione maggioritaria è che Travaglio sia un mezzo mascalzone, che approfitta dello spazio televisivo per lanciare ingiurie contro la “seconda carica dello Stato” e in generale verso la classe politica tutta.
Proviamo a partire dalle parole di Travaglio da Fazio: a parte la frase sul decadimento della carica di Presidente del Senato (con l’inserimento delle parole “lombrico” e “muffa”), che forse potrebbe essere considerata offensiva (non più di tanto comunque), che reato avrebbe commesso Travaglio? Ha semplicemente ricordato quello che Lirio Abbate e Peter Gomez hanno scritto nel libro “I complici” (libro che abbiamo usato anche noi come fonte di utili informazioni) a proposito di vecchie frequentazioni di Renato Schifani.
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Che la sedicesima legislatura abbia inizio. Domani, a distanza di mezz’ora circa, prenderà il via la prima seduta di Camera e Senato.
A presiedere l’aula di Montecitorio, sarà il vicepresidente della legislatura precedente più anziano per elezione, ovvero Pierluigi Castagnetti. A Palazzo Madama, invece, non è ancora molto chiaro a chi spetterà questo compito. Sarebbe toccato al senatore più anziano di età e quindi al premio Nobel Rita Levi Montalcini che però ha rinunciato in favore del presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Sennonché quest’ultimo, avendo di recente subito un intervento chirurgico, sarebbe intenzionato a passare il testimone a Giulio Andreotti.
L’attenzione, tuttavia, è puntata in modo particolare sull’elezione dei presidenti dei due rami del parlamento. Se non ci saranno sorprese sullo scranno più alto del Senato siederà Renato Schifani mentre su quello della Camera, Gianfranco Fini. Il Pd, in mattinata, ha annunciato che “non presenterà dei candidati di bandiera” e che, quasi certamente, voterà scheda bianca.

“Il Giornale” di oggi descrive Formigoni come soddisfatto dell’offerta del Cavaliere di diventare coordinatore nazionale del Pdl e contemporaneamente di rimanere in Lombardia fino al 2015, anno dell’expo. Può anche essere (io dubito), ma il tenore dell’articolo di oggi “cozza” abbastanza nettamente con quello pubblicato ieri da “Libero”.
Luigi Santambrogio, nell’analizzare l’ormai quasi certa esclusione di Roberto Formigoni dai palazzi romani, ipotizza, in un suo divertente articolo tra il serio e il faceto, la strategia del governatore della Lombardia che prevederebbe varie fasi successive da mettere in pratica nei prossimi due anni per portare a termine il cosiddetto “piano B”.
La premessa è che il Formigoni “furibondo” di questi giorni avesse già programmato tutto: Farsi dire di no da Silvio e rimanere a Milano per poi farsi amico Umberto Bossi e… ma andiamo con ordine.
Qui, a Milano, ancora un pò e c’era chi avrebbe scommesso la verginità della sorella su “Formigoni a Roma se vince Berlusconi”. Fortunatamente sono figlio unico. Roberto Formigoni, il governatore ciellino della regione che traina l’Italia, a Roma non ci andrà, o quantomeno non adesso.
Forse, più avanti, forse alla fine di questa legislatura. O del suo mandato. Un “vedremo” detto per prendere tempo. Ma che nasconde raffinate strategie, che ora cerchiamo di spiegarvi. In sintesi, perchè quello tra Formigoni e la Capitale era un matrimonio che non s’aveva da fare?
Semplice, per una questione di equilibri. Formigoni pesa parecchio; ma deve stare dov’è. Perchè se andasse via, la Lega Nord reclamerebbe la presidenza della regione. Cosa ci sarebbe di male? In teoria nulla. Se abiti a Varese. In pratica molto, se abiti a Casoria, piuttosto che a Catania, piuttosto che a Reggio Calabria.
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Una cosa è carta: Robereto Formigoni è stato eletto al Senato e entro pochi giorni dovrà decidere se fare il senatore o continuare a fare il governatore della Lombardia.
Qui finiscono le certezze però, perché il destino di Formigoni sembra legato a doppio filo a scelte che dovranno essere prese lontane dal Pirellone; non è un mistero per nessuno che il Presidente della Lombardia ambisse a cariche istituzionali di un certo livello: si era parlato di un ministero pesante come il viminale o gli esteri oppure della presidenza del Senato.
Nelle ultime ore però qualcosa sembra cambiato: la Lega dovrebbe ottenere (il condizionale è d’obbligo) il Viminale e al Senato sembrerebbe destinato Schifani. Ce n’è abbastanza per avere qualche dubbio sul futuro romano di Formigoni, che in assenza di sbocchi certi e di rilievo potrebbe scegliere di rimanere ancora a Milano (dopo la prima rinuncia ad entrare in Senato a seguito dell’elezione nel 2006) fino alla scadenza naturale del suo mandato, nel 2010.
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Ultimissime. Berlusconi: “Sul governo nulla è stato deciso. Ci saranno sorprese. Formigoni? Lo vedrò martedì sera”. Fini: “Sarei cretino a rifiutare la presidenza della Camera”. Di Pietro: “Ci sono due Pd, uno vuole annientarci. Con chi sta Veltroni?” . Bettini: “Mercoledì l’incontro di Veltroni con Di Pietro.”. Grillo:”Per la sigla del V 2 Day scelgo Er Piotta, altre che Jovanotti di Veltroni!”. Montezemolo: “Rispetto i sindacati e cerco il dialogo”. Di Pietro: “Le ronde coi fucili sono anticostituzionali”. Napolitano: “Alla Thissenkrupp le morti più atroci”. Giordano: “Mi sono dimesso per la sconfitta elettorale, non per i sospetti”. Follini: “Il Pdl pronto a spartirsi la Rai”. Napolitano: “Ci vuole dialogo con i paesi produttori di materie prime energetiche”.
Silvio Berlusconi frena Bossi e sul governo annuncia sorprese. Fini: “ Io non vado da Berlusconi con la lista della spesa”.
Berlusconi: “Sulla formazione della squadra di ministri del prossimo governo nulla è ancora deciso. Chiuderò quando avrò la panoramica della squadra di 60 persone che formeranno l’esecutivo”. Altolà, Senatur!
Antonio Di Pietro boccia le ronde della Lega. Gasparri: “La lotta al crimine spetta a polizia e carabinieri”.
Di Pietro: “E’ incostituzionale organizzare ronde per affiancare o sostituire le forze dell’ordine pubblico. Bisogna aumentare del 30 % le risorse per polizia e carabinieri”. Meglio tardi che mai.
Sandro Bondi prevede Fini e Schifani presidenti di Camera e Senato. LaTorre:”Il Pdl parte male”.
Bondi: “Il 29 aprile ci sarà la prima seduta del Parlamento: il Pdl proporrà due personalità come Gianfranco Fini a presidente della Camera e Renato Schifani alla seconda carica dello Stato”. Pdl pigliatutto. Replay del governo Prodi. Di fronte a Fini e Schifani, giù il cappello.
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Non si entra nel cuore delle ragioni politiche e culturali che hanno messo il Prc e la sinistra ko. Quando si perde, e quella del 14 aprile per Rifondazione comunista (e non solo) è una sconfitta epocale, sono dolori per tutti. Dal segretario del partito all’ultimo militante.
Un travaglio per la sinistra che non è più quella di ieri ma che non sa cosa è oggi. E, forse, anche una perdita per la democrazia italiana.. Fra cento giorni il congresso “straordinario” dirà se in Italia ci sarà ancora un partito comunista. Se ci sarà una sinistra.
Per il Prc sotto choc (già partito di elite e di salotti, non più di ideali, militanti e di radicamento territoriale) è l’inizio di un cammino nel deserto: senza guida, senza meta, privi di credibilità e consenso. E senza bandiere. Il primo atto della resa dei conti, a botta calda, si è già consumato in questo week end.
Continua a leggere: Ore 12 - Compagni, fuori dal parlamento!

Tra i vincitori morali di queste elezioni ce n’è uno che merita più di tutti gli altri di essere menzionato, e questo è Roberto Calderoli. Il tanto vituperato firmatario del “porcellum” ha avuto la sua rivincita, e che rivincita.
Chi potrà mai dimenticarsi il periodo pre-elezioni, dove sembrava che il principale problema del paese fosse la legge elettorale. C’era chi voleva il sistema tedesco, quello spagnolo, quello francese, con l’unico risultato che gli elettori, in questo delirio esterofilo, non ci hanno capito un arabo.
I principali esponenti dell’Unione puntavano il dito contro la porcata del ministro Leghista, reo di avere promosso una legge che non garantiva la governabilità del paese.
Ma veniamo ad oggi. A due giorni dall’esito delle elezioni si contano ben 32 Senatori in più a Palazzo Madama per il trittico PDL, Lega Nord e Movimento Per Le Autonomie rispetto all’accoppiata PD-IDV. Non sono certo pochi. Restano 9 seggi occupati da esponenti di altri partiti che, difficilmente, appoggeranno tutti l’opposizione.
Continua a leggere: Elezioni politiche 2008: la rivincita del porcellum
All’indomani della sbornia elettorale è già tempo di previsioni sulla composizione del futuro governo. Silvio Berlusconi, neo-premier in pectore, in preda a un’incontenibile euforia ieri ha telefonato a tutte le trasmissioni televisive, affermando di avere già in mente il suo prossimo esecutivo e confermando l’ipotesi dei 12 ministri, non uno di più non uno di meno. Se in futuro spunteranno anche dei dicasteri senza portafoglio lo vedremo, per l’intanto proviamo a lanciarci nei pronostici.
Berlusconi ha già piazzato dei paletti precisi, avocando al proprio partito il 50% dei posti. Due sono per gli intoccabili Frattini (Esteri) e Tremonti (Economia). Un terzo andrà con grande probabilità alla Prestigiacomo (Pari Opportunità), nell’ambito della quota rosa stabilità nel 33% (4 poltrone). La difficoltà di trovare una seconda donna papabile in Forza Italia (Mara Carfagna?) ci porta dritti all’ipotesi Brambilla, ma rimane da stabilire in quale ministero.
Il restante 50% va dunque distribuito tra Lega e AN, presumibilmente in quote pari, a meno che vada in porto il pressing di un’arrembante Umberto Bossi, che ha provato a sparare al bersaglio grosso, chiedendo gli Interni da assegnare con ogni probabilità a Maroni. La strategia lumbard prevede anche la conquista della presidenza della Regione Lombardia, che andrebbe a Castelli. Se dunque la Lega dovesse ottenere l’uno e l’altra potrebbe accontentarsi di due dicasteri, lasciandone uno ad AN. Sempre in quest’ultimo caso circola la voce della candidatura del capo del sindacato padano Rosy Mauro, che rimpolperebbe le quote rosa, prendendo il Lavoro o qualcosa di simile. Questo sempre ammettendo che Bossi rinunci a fare il ministro egli stesso. In caso contrario il Senatùr (o Calderoli per lui) riprenderebbe chiaramente il suo antico posto alle Riforme.
Walter Veltroni batte tutti in ascolti su Rai due. Berlusconi: “Vittoria di Pirro”
Veltroni: “Ottenere il miglior ascolto medio nelle conferenze stampa andate in onda in prima serata su Rai due è una ottima performance. Battere il mio avversario sul suo terreno preferito è gratificante e si tradurrà in voti per il Pd”. Berlusconi: “E’ la classica vittoria di Pirro. Sugli ascolti generali l’ho stracciato”. Rincorsa continua. A chi le spara più grosse.
Romano Prodi si erge a unico “democratico” d’Italia. Fini: “Adesso basta””
Prodi: “Abbiamo costruito il Pd, che è l’unico punto di riferimento democratico della storia italiana”. Fini: “Adesso basta! Questa supera tutte le altre bugie dette da Prodi in questi anni”. Il Professore ha perso Palazzo Chigi o ha perso la testa?
Pierferdinando Casini spinge a casa chi fra i due leader avversari perde al Senato. Bonaiuti: “Stucchevole”.
Casini: “Se Berlusconi al Senato non avrà l’autosufficienza deve tornare ad Arcore. Non può pensare di restare sempre al suo posto anche dopo una sconfitta che travolgerebbe l’intero centro destra. La stessa cosa vale per Veltroni. Stavolta chi perde paga”. Bonaiuti: “E’ stucchevole. Si arrampica sugli specchi perché sa che dal Senato resterà fuori lui con il suo partito”. Andirivieni.
Umberto Bossi ammette la gaffe e ripone i fucili. Bertinotti: “Guerra civile … rinviata”.
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