
Ieri gli elettori di Parma e Frosinone si sono concessi un anticipo di Amministrative andando a votare nei seggi allestiti per le Primarie indette dal centrosinistra nella prima città e dal Pdl nella seconda. Iniziamo dai dati sull’affluenza: a Parma hanno votato 8336, mentre gli organizzatori se ne aspettavano almeno 11 mila. A Frosinone si sono registrati 2.700 elettori, un 9% degli aventi diritto al voto che ha più che soddisfatto il centrodestra.
A Parma ha prevalso Vincenzo Bernazzoli: il candidato del Partito democratico si è piazzato al primo posto con il 48,4%, seguito da Dall’Olio (36%) e Rossi (8,75%). Frosinone ha visto primeggiare Nicola Ottaviani: il già consigliere comunale ha superato di una enormità di voti Giovanni Palazzi (Futuro e libertà) e Ombretta Ceccarelli.
Ora il gioco si fa duro e le prossime elezioni saranno quelle vere, fissate per il 6 maggio 2012.

Come abbiamo già visto molte città importanti andranno al voto il 6 maggio 2012 per le elezioni amministrative che rinnoveranno sindaci e consigli comunali. In molte realtà, in vista dell’apertura dei seggi, tengono banco le sfide interne al centrosinistra, con le Primarie che decidono i candidati della coalizione.
A Frosinone è invece il Pdl, a quanto pare di capire per la prima volta in Italia, a misurarsi con questo spinoso strumento democratico. I candidati che si sfideranno per diventare IL candidato sindaco del Pdl sono 5: Avv. Nicola Ottaviani, Prof.ssa Ombretta Ceccarelli, Geom. Giovanni Palazzi, Ettore Ferrara e Onofrio Evangelisti. Da notare che, nello stile del Popolo della libertà, chi può vantare un titolo lo utilizza, quasi che questo rappresentasse un merito politico rispetto agli altri non titolati.
La Primarie del Pdl si terranno domenica 29 gennaio, dalle 8 alle 21. I sei seggi verranno allestiti nelle piazze cittadine ed anche all’interno del bar Santone in Località Maniano.
Voi che dite, come si concluderà questo inedito esperimento di democrazia liberalpopolare?
Siete pronti a tornare alle urne? Ebbene sì, è già ora di togliere il certificato elettorale dal cassetto per esercitare il diritto al voto, anche se non sempre in effetti ne vale la pena… Il ministero dell’interno ha deciso che le Elezioni Amministrative si svolgeranno il 6 maggio 2012 con l’eventuale ballottaggio fissato per il 20 maggio.
Le città capoluogo dove si andrà al voto sono: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Gorizia, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Agrigento, Palermo, Trapani, Oristano e Lanusei. Le elezioni provinciali previste nel 2012 a Vicenza, Ancona, Como, Belluno, Genova e La Spezia sono state invece sospese e rinviate in attesa di capire quale sarà la sorte di questi enti.
Le regioni con più comuni al voto saranno: Sicilia, Lombardia, Campania, Calabria, Veneto e Piemonte. Si voterà in 28 comuni capoluogo di provincia, quattro dei quali capoluoghi di regione (Palermo, Genova, Catanzaro, L’Aquila). Nel 2012 per i comuni a rinnovo elettivo si applicheranno le riduzioni consiliari del 20 % in base al DL n. 2 del 25/1/2010. I comuni al voto saranno una infinità e qui trovate la lista completa con i candidati uscenti.
In attesa del 6 maggio si stanno svolgendo le elezioni primarie in alcune città dove il centrosinistra ha scelto questa strada: a Rieti ha prevalso il candidato di Sinistra e libertà e si spera in un effetto Cagliari dopo 18 anni di centrodestra; ad Asti, Lecce e Monza invece è già stato scelto un candidato Pd. Difficile la partita a Palermo, dove dopo le dimissioni di Cammarata il centrosinistra è più diviso che mai.
Via | Comuniverso, Pd

Una nuova sinistra per salvare l’Italia e l’Europa. Sembra fin troppo ambizioso, nella sua semplicità, lo slogan scelto da Nichi Vendola per l’Assemblea generale di Sinistra ecologia e libertà, convocata per domenica 22 gennaio a Roma.
Il programma e soprattutto gli interventi previsti tradiscono la speranza di poter conquistare l’egemonia a sinistra del Partito democratico, sfruttando la difficile situazione di un Pd intrappolato nel sostegno a Monti e la disastrosa deriva della Federazione della sinistra, ormai proiettata verso consensi da 1 virgola.
Particolarmente interessante dunque la platea degli oratori previsti: Rita Borsellino, Luigi De Magistris, Rossana Dettori - Segretario generale FP Cgil, Michele Emiliano, Maurizio Landini - Segretario generale Fiom, Mimmo Pantaleo - Segretario generale FLC Cgil, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda.
Una discreta carrellata di sindaci di rottura e di sindacalisti d’assalto che lascia trasparire l’intenzione di riuscire - sforzo titanico - a riassumere in un solo partito/movimento tutta l’opposizione di sinistra, almeno quella più credibile, alle ricette economiche di Mario Monti e delle agenzie di rating.
Il 2012 sarà l’anno dell’unità a sinistra? Vista l’apocalittica previsioni dei Maya, potrebbe darsi…
Dove nulla hanno potuto la manovra Salva Italia e il decreto Cresci Italia sarà un nuovo partito ad intervenire e a risolvere, segnando per l’Italia il risveglio da un lungo sonno politico. L’11 gennaio 2012 rinascerà infatti a Roma, 65 anni esatti dopo la fondazione da parte di Saragat, il Partito socialista democratico italiano.
Una notizia che, veicolata per ora soltanto tramite l’ultima pagina del Riformista - una collocazione che da sola ci permette di comprendere l’ampiezza delle prospettive del nuovo progetto politico - ma che rivoluzionerà il quadro politico e farà scendere le spread a 50, 55 punti al massimo.
Il segretario nazionale, Renato D’Andria, è tornato in sella dopo 4 anni di limbo dovuti a una bizzarra querelle giudiziarioamministrativa in salsa pugliese che ha visto contrapposti Magistro di Bari e Renato D’Andria e si prepara a sommare l’incarico riconquistato alla presidenza della Fondazione Gaetano Salvemini.
La parola d’ordine dell’assemblea rifondativa del Psdi sarà Libertà per l’Italia (un Paese che sembra oppresso da 100 anni di dittatura, visto che tutti ormai si battono per la sua libertà) da conquistare affermando il nostro ruolo nei contesti internazionali, superando i blocchi oligarchici politici e una magistratura sempre più onnipotente, promuovendo le riforme per la giustizia sociale….
Ora che D’Andria resuscita il Psdi - che alle Politiche 2006, al Senato, raccolse ben lo 0,7% - vi sentite più tranquilli, vero?

Si chiamerà Ecologisti e reti civiche - Verdi europei e, oltre ad essere un nuovo soggetto politico che riprende i valori ecologisti e incrementa ulteriormente la sterminata lista dei partiti italiani, dovrebbe rappresentare la riscossa degli ecologisti orfani dei Verdi, della Sinistra arcobaleno ed evidentemente non abbastanza convinti del progetto di Sinistra ecologia e libertà (Sel).
Il congresso fondativo anzi l’Assemblea costituente è prevista per il prossimo fine settimana, 26 e 27 novembre a Roma, e parte dalla considerazione che
la profonda crisi economica e sociale, che è anche ecologica, ci impone di lavorare per far uscire dalla frammentazione quella moltitudine di associazioni, movimenti, realtà politiche che si impegnano ogni giorno per la giustizia sociale, la legalità, la dignità del lavoro, la tutela dei beni comuni, dell’ambiente e degli animali, per costruire tutti insieme un punto di riferimento credibile e affrontare concretamente i problemi del paese.
Addirittura, leggendo le note in piccolo, non si tratterebbe neppure di un partito, ma di una Rete federata, una espressione che già da sola rende l’idea della vocazione alla marginalità di un simile soggetto. E si tratta anche di una specie di equazione politica dato che i Verdi, che fanno parte della Rete federata, sono già a loro volta una federazione). Fermo restando che gran parte dei punti programmatici dei Verdi sono certamente validi e condivisibili (se ci pensate i Verdi dicono da 30 anni che bisogna ridurre l’inquinamento, usare le fonti rinnovabili, lasciare via l’atomo e risparmiare acqua ed energia) resta il grande mistero sulla ragione che non ha permesso a questo partito di ottenere il successo che, ad esempio, riscuote in Germania.
Temo però che non sarà l’ennesimo movimento politico che nasce sotto il cavolo della Repubblica italiana ad invertire questa tendenza…
Tempi bui per la politica nostrana: c’è grossa crisi e non ci sono più valori condivisi. Non è solo una battuta, ci sono fatti evidenti a provarlo. E non mi riferisco, banalmente, alla situazione in cui versa il Parlamento - sotto gli occhi di tutti - ma a ben altro. Anche perché, ogni tanto, occorre cambiare argomento.
E così, ecco che proprio oggi ha fatto la sua comparsa online, dopo essere stato avvistato per le strade di Roma, un manifesto di Sinistra, ecologia e libertà che saluta la scomparsa di Steve Jobs. Qualcosa non torna: d’accordo, la retorica e la mitologia contemporanea hanno fatto sì che la narrazione - per usare un termine caro ai vendoliani - abbia dipinto la Apple e Jobs (ovvero, una multinazionale e il suo CEO) come paladini della libertà assoluta. Ma le cose non stanno esattamente così, e per farsene un’idea, basterebbe valutare cosa abbia detto della dipartita di Jobs uno che di software e libertà se ne intende: Richard Stallman, che ha rilasciato alcune dichiarazioni molto chiare. «Non sono felice che sia morto, ma sono felice che se ne sia andato» ha detto il guru del software open source «È la fine della sua influenza maligna sul mondo del software».
Solo che in un’Italia confusa e allo sbando, persino un grande imprenditore diventa idolo di Sel. O almeno della federazione romana. Nichi Vendola, dal canto suo, si è da poco chiamato fuori sul suo Facebook ufficiale: «Il genio di Steve Jobs ha cambiato in modo radicale, con le sue invenzioni, il rapporto tra tecnologia e vita quotidiana. Tuttavia fare del simbolo della sua azienda multinazionale - per noi che ci battiamo per il software libero - un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio», cercando di metterci una pezza utilizzando proprio il web.
Ma la rete non perdona, e da quink parte il meme, il Selcrologio, con Sel che saluta un po’ tutti i dipartiti (recenti e non): da Michael Jackson ad Amy Winehouse, dal polpo Paul a Giovanni Paolo II (guarda la gallery di immagini).
Fa sorridere. Almeno distrae un po’. O forse fa pensare che questo manifesto di Sel sia l’emblema di una sinistra che non sa più dove sta di casa e che cerca un guru qualsiasi, chiunque sia purché acclamato, che la risollevi dal pantano.
Il meme del manifesto di Sel - Selcrologio
Continua a leggere: Sel omaggia Jobs, Vendola si dissocia - E parte il meme

Bersani candidato unico del Pd alle primarie di coalizione per le prossime politiche? Forse sì ma nel Pd c’è qualcuno che lavora per disarcionarlo prima. Non solo Renzi che più volte ha fatto capire di volersi presentare, ora anche i veltroniani spingono per un ripensamento o almeno per una consultazione interna al partito.
Lo statuto del Pd indica infatti che per eventuali primarie di coalizione il candidato premier del partito è il segretario. Quindi Bersani dovrebbe stare tranquillo, peccato che sempre da più parti si richieda un passo indietro. I veltroniani hanno chiesto una verifica sulla leadership del partito che, mettendo da parte il politichese, vuol dire primarie di partito per sconfiggere Bersani.
Chiedono che alla prossima Assemblea Nazionale del partito sia indicata una data per nuove primarie per la selezione del segretario del Partito democratico, poi ufficialmente candidato alle primarie di coalizione. Subito i bersaniani si sono messi sulla difensiva facendo capire che non se ne parla nemmeno e che la legittimazione del segretario è già stata garantita dalle primarie che vinse contro Franceschini e Marino.
Ma non è così semplice: cosa accadrà se Renzi ufficializzerà la sua candidatura pur non potendo da statuto. E se intervenisse anche Chiamparino. Si produrrà una rottura che potrebbe portare a un caos difficilmente utile in chiave elettorale, soprattutto se si andrà a votare nel 2012.
In ogni caso, come sempre, nel Pd sono maestri nel complicare la propria situazione…

Mettersi in lizza per la leadership del centrosinistra? Pare che per Matteo Renzi, il capo indiscusso dei rottamatori, sia arrivato il momento. Da sempre in aperta contrapposizione con l’attuale dirigenza del Pd rilancia il suo progetto e sfida ufficialmente Bersani. O meglio quasi ufficialmente
Uno di noi ci sarà, ma spero che ne troviamo uno migliore di me. Io voglio fare il sindaco di Firenze, dopodiché credo che uno di noi dovrà essere candidato alle primarie. Magari troviamo una splendida 35 enne capace, che fa il ‘mazzo’ a tutti. Deve essere certo che ci devono essere le primarie, e bisogna che le regole siano le stesse che hanno permesso di vincere a Bersani, Veltroni e Prodi
Insomma più o meno una discesa in campo, seppur velata da alcune perplessità tattiche per non bruciarsi troppo in anticipo. Intanto però il suo gruppo soffre già di un’importante defezione: è ormai insanabile la rottura con il suo compagno di rottamazione Civati, consigliere regionale lombardo. Alla base della “fine dell’amore” una differenza di visione piuttosto palese: mentre Renzi è sempre più riformista e moderato con posizioni spesso scomode per la sinistra italiana, Civati è sempre stato più inquadrato nei tradizionali schemi ideologici del centrosinistra.
Ma Renzi pare non preoccuparsene e continua a elargire critiche al segretario giorno dopo giorno: accuse sulla gestione della vicenda di corruzione del braccio destro di Bersani, Penati e attacchi sulla corsa esagerata a inseguire la Camusso sullo sciopero Cgil.
Il Sindaco di Firenze continuerà con questa strategia fortemente critica nei confronti delle tattiche di Bersani&soci e propone dal 28 al 30 ottobre, alla Stazione Leopolda, la convention dal titolo “100 cose concrete per l’Italia” che servirà da trampolino di lancio per la sua sempre più probabile avanzata verso la “rottamazione finale”

Le elezioni amministrative che si svolgeranno domenica prossima vedranno un numero molto elevato di liste concorrenti: 37 a Torino, 31 a Napoli e Cagliari, 25 a Barletta e Caserta. Decine e decine di partiti si sfideranno dunque nella speranza di conquistare fette più o meno rilevati di potere. Una degenerazione del sistema che porterà a schede elettorali lenzuolo, ricamate di simboli variamente fantasiosi, a solo beneficio della confusione e a danno di anziani ed elettori meno esperti.
Ma davvero questo sistema non può essere migliorato? Sarebbe forse necessario intervenire per semplificare il quadro e rendere la competizione qualcosa di diverso da una caotica ammucchiata. Se infatti è giusto garantire la democrazia e la possibilità di presentarsi a chiunque riesca a raccogliere le firme, bisognerebbe capire quale beneficio venga apportato al sistema democratico da una simile sarabanda.
Probabilmente, al contrario di quanto sostenuto dal Pdl, che continua ad avere problemi “burocratici” con la raccolta delle firme per le liste elettorali (a Castiglione delle Pescaia sono riusciti a non presentare una lista valida, perdendo prima di competere l’unico Comune della zona strappato faticosamente al centrosinistra), la normativa andrebbe resa più stringente, innalzando il numero delle sottoscrizioni necessarie e limitando così le liste di puro disturbo, che non contribuiranno in nessun modo alla vita politica di una città.
Voi che ne dite?
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