
Il Movimento dei Ricompensabili porta a casa un altro successo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha infatti onorato la cambiale firmata il 14 dicembre, quando un manipolo di coraggiosi ha deciso di lasciare i gruppi di appartenenza per garantire la sopravvivenza dell’Esecutivo fino ad allora avversato. E allora vediamo chi sono i fortunati che hanno vinto un posto da sottosegretario grazie ad una condotta politica irreprensibile.
Roberto Rosso va all’Agricoltura, Luca Bellotti al Welfare, Daniela Melchiorre e Catia Polidori allo Sviluppo Economico, Bruno Cesario e Antonio Gentile all’Economia, Aurelio Misiti alle Infrastrutture, Riccardo Villari ai Beni Culturali, Giampiero Catone all’Ambiente.
A proposito della felice affermazione delle leggi del mercato, Silvano Moffa, esponente di Iniziativa responsabile, si è detto soddisfatto per la nomina dei nuovi sottosegretari appartenenti al suo gruppo: «Era un po’ nelle cose, il Governo presentava posti vacanti». Già, tappare quei buchi era proprio l’esigenza più sentita dai cittadini italiani…

Anche se Milano tiene banco, Napoli continua a proporre spunti interessanti man mano che le elezioni amministrative di maggio si avvicinano. Dopo il discusso capolista dell’Alleanza di centro, il candidato sindaco del Pdl Gianni Lettieri, la diaspora di Fli e la candidatura di Cannavaro, ora è la lista civica Napoli è tua (creata per sostenere Luigi De Magistris nella corsa verso l’elezione a sindaco) a fare notizia.
Al suo interno avrebbe infatti trovato posto Fabiola D’Aliesio, della Direzione nazionale del Partito dei Carco (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo). Una presenza anomala, visto che l’Italia dei valori non è mai stata considerata (Silvio a parte) un partito di sinistra. E forse anche una presenza scomoda per De Magistris, che così scopre il fianco a critiche abbastanza gratuite, anche in considerazione delle inchieste per associazione sovversiva con finalità di terrorismo ancora in corso.
Inoltre il programma elettorale e politico dei Carc sembra un tantino troppo impegnativo, anche per De Magistris:
Promuovere e sostenere la spinta delle organizzazioni operaie e popolari nell’elaborazione di misure concrete per far fronte agli effetti della crisi… Tenere aperte le aziende pubbliche o miste, sostenere la lotta contro la chiusura e delocalizzazione di aziende, contro il Piano Marchionne e le altre misure e piani tracciati dal padronato… Mobilitare chi è senza casa o vive in case pericolanti e insalubri a occupare le case lasciate sfitte dai ricchi, dalla Chiesa, dalle società immobiliari, a occupare cliniche e ospedali e far ricoverare gli ammalati in lista d’attesa nei reparti tenuti vuoti a disposizione di chi paga. Mettere fine allo strozzinaggio legalizzato di Equitalia, sospendere il pagamento di imposte, multe, tickets, rate di mutui e interessi che soffocano le masse popolari, aumentare le tasse ai grandi proprietari, padroni, clero. Mettere in atto misure concrete per risolvere i grossi problemi ambientali, a partire dalla raccolta differenziata dei rifiuti. Contrastare gli attacchi repressivi nei confronti di chi lotta per la difesa dei diritti e la conquista di nuovi, denunciando pubblicamente e battendosi per revocare l’incarico a questori, prefetti, commissari e agenti che si macchiano di azioni repressive… Promuovere e sostenere le iniziative contro il radicamento di gruppi fascisti e razzisti nella città. Difendere gli spazi occupati e dare nuovi spazi di aggregazione per le masse popolari. Rifiutarsi di applicare le leggi razziste e antipopolari del governo, promuovendo la disobbedienza civile e di massa
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Foto | Paolo Papillo

Altri guai per il candidato a sindaco del Pdl al Comune di Napoli. Alle prossime elezioni amministrative una delle liste che sostengono Lettieri, la potente Alleanza di Centro di Pionati, ha infatti messo come capolista un certo Achille De Simone.
è stato rinviato a giudizio per violenza privata finalizzata al favoreggiamento del clan Sarno di Ponticelli. Arrestato nel 2009. Poi reintegrato nell’assemblea cittadina. Un passato da transfuga che comincia nel ’ 74 nelle file della Dc al comune di Cercola, poi Psi. Nel 2006 eletto con i Comunisti italiani, ma cinque giorni dopo salta il fosso in Forza Italia. Termina la consiliatura nel gruppo misto.
Quando è stato acclarato il curriculum politico del De Simone, peraltro noto a tutti, tutti si sono indignati. Gianni Lettieri ha parlato di una presenza inammissibile, arrivando a dire
Nessuno voti De Simone, e se i suoi voti saranno determinanti per la mia elezione, potete considerarmi già dimissionario
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Staremo a vedere…
Gli avversari di ieri si stringano la mano per costruire le risposte di oggi e di domani. Potevamo aspettarci qualcosa di meno da Francesco Rutelli? Probabilmente no! Eccolo dunque, in stile Bersani, con le maniche arrotolate, il bianco assoluto sullo sfondo e una sinfonia ammaliante, ad arringare la folla per convincerla a votare Api alle elezioni comunali e provinciali del 15 e 16 maggio.
Lo spot vede mobilitati i massimi esponenti di Alleanza per l’Italia, come Bruno Tabacci e Linda Lanzillotta: un gruppo di persone perbene che vogliono collaborare ad unire quanto si è diviso.
Che ne dite, hanno conquistato il vostro voto?

Non sarebbe male agitare lo spauracchio della penisola come regione degli evirati arabi. Con questa nota di elegante spirito inglese, il deputato dei Responsabili Giancarlo Lehner mette la classica ciliegina sulla torta di una proposta degna del miglior Borghezio.
Non volendo sfigurare di fronte al collega responsabile Domenico Scilipoti, che si è messo a copiare nientedimenoche il manifesto futurista per riuscire a trovare un senso al partito che ha fondato, Lehner si è fatto promotore della castrazione chimica dei migranti. A prescindere. Niente paura, poi non si farebbe davvero. Sarebbe solo uno scherzo da preti condito da terrorismo psicologico. Che male c’è?!
Per limitare l’afflusso degli africani, quasi tutti giovani e baldi maschi, serve il deterrente psicologico. Basterebbe diramare il seguente comunicato: al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le autorità italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l’immediata castrazione chimica dei migranti.
Se volete essere aggiornati sulle geniali trovate dei Responsabili, non perdetevi l’apposito Osservatorio creato da L’Espresso: ce ne è per tutti i gusti! Da leggere Responsabilmente.
Foto | Flickr
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha finalmente intimato a Tg1, Tg4 e Studio Aperto di riequilibrare lo spazio concesso a governo e partiti di maggioranza a scapito dei partiti di opposizione.
Stando ai dati dall’Autorità (dicembre 2010-febbraio 2011), il governo, il presidente del Consiglio e e i partiti di maggioranza hanno occupato il 57% del tempo di parola nel Tg1, oltre il 72% nel Tg4 e il 66% in Studio Aperto. Al Pd è toccato il 13% del tempo di parola al Tg1, ben il 21% a Studio Aperto e l’8,7% al Tg4. L’accondiscendenza di questi tre telegiornali, attestata dai crudi numeri, è imbarazzante. Ma lo è ancora di più nel caso del Tg1, visto che gli altri due sono gestiti dai dipendenti del presidente del Consiglio. Non ha scusanti invece il telegiornale della tv ammiraglia dell’emittente di Stato che, essendo finanziata con soldi pubblici, dovrebbe avere una approccio un poco meno partigiano.
La situazione di squilibrio nell’informazione non è cosa nuova: TvBlog ci ricorda che già nell’ottobre 2010 l’AgCom era intervenuta:
L’AgCom ha diffidato Tg1 e richiamato Tg4 e Studio Aperto. I tre telegiornali, che prima dell’avvento di Augusto Minzolini avevano certamente molte meno cose da spartire fra loro, stando al monitoraggio di luglio, agosto e settembre sono troppo sbilanciati in favore di Governo e Maggioranza
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Non sarebbe ora di iniziare con qualche multa milionaria ai direttori dei telegiornali?
La lista civica che sosterrà il candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia, alle elezioni comunali del 15 maggio si chiama Milano x Pisapia ed ha presentato oggi la squadra di candidati per Palazzo Marino.
27 candidati su 48 sono donne ed è stata fatta la scelta di non designare un capolista: i nomi saranno disposti in lista secondo un rigido ordine alfabetico, privilegiando le donne candidate. Nessuno dei civici x Pisapia proviene da un’esperienza di partito, tutti hanno un certificato penale pulito e il fondo cassa per la propaganda ammonterà a soli 60 mila euro.
Tra i candidati di Milano x Pisapia avrebbero trovato posto: la chef Viviana Varese, l’autore di Striscia la Notizia Francesco Mazza, un ex partigiano, un liceale, una regista romena e un disabile.
Molte associazioni hanno all’interno della lista civica un membro di rilievo, Secretary.it (l’associazione delle assistenti alla direzione), Legambiente, UilTucs (il settore commercio del sindacato Uil), Aldai (associazione lombarda dirigenti d’azienda industriali), sindacato dei giornalisti, Manager Italia (organizzazione dei manager del terziario. Sono rappresentate anche due aree politiche, quella dei circoli socialisti di Milano e quella di Milano Riparte, l’associazione che ha sostenuto Valerio Onida durante le primarie.
Qui trovate la lista completa dei candidati di Milano x Pisapia.

Le Agenzie hanno iniziato a dare i numeri, quelli dei redditi (del 2009) di onorevoli, senatori e ministri in carica. Prima di vedere quanto hanno portato a casa i capigruppo della Camera, vale la pena di soffermarsi solo un attimo sui redditi del Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi è passato da 23 a 40 milioni di euro, alla faccia della crisi economica.
A Montecitorio è Siegfried Brugger (Svp) a guidare la classifica, con 264 mila euro. Lo seguono Dario Franceschini (Pd) 248 mila, Luciano Sardelli (Iniziativa responsabile) 205 mila euro, Marco Reguzzoni (Lega) 183 mila, Fabrizio Cicchitto (Pdl) 157 mila euro. In fondo alla classifica: Benedetto Della Vedova (Fli) 125 mila euro, Pier Ferdinando Casini (Udc) 106 mila e Massimo Donadi (Idv) 99 mila euro.
Ad aprire e chiudere la classifica dei redditi dei ministri in carica troviamo Renato Brunetta, con 570 mila euro e Paolo Romani, con 161 mila euro.
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Pessime notizie per gli aquilani, soprattutto per quelli che hanno la casa lesionata e sperano in una rapida ricostruzione. Il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, ha infatti rassegnato le dimissioni (pare irrevocabili) dalla sua carica. La crisi politica in Comune si sarebbe aperta a causa dei problemi interni alla maggioranza e dell’ennesima mancanza del numero legale verificatasi in Consiglio comunale.
L’ormai ex sindaco Cialente spera di scongiurare un anno di commissariamento alla città ancora ferita dal terremoto del 2009 e fare in modo che, alle elezioni del 15 maggio si possa votare anche all’Aquila. ”Appena finita questa riunione - ha detto Cialente - chiamerò il ministro Maroni. Invito tutti voi - ha aggiunto rivolgendosi ai consiglieri - a intervenire sui segretari politici affinché si faccia un decreto per cui L’Aquila possa rientrare nella campagna elettorale, perché ritengo che un anno di commissariamento sarebbe gravissimo.
Quindi, se le dimissioni presentate dal primo cittadino in polemica con i gruppi che dovrebbero sostenerlo - Pd, Psi, Idv, Api, Pdci, Impegno per L’Aquila, Udeur e Ppe - non verranno revocate entro 20 giorni, anche L’Aquila potrebbe andare la voto il 15 maggio: una città già in difficoltà si troverebbe a dover gestire pure delle elezioni amministrative, con tutte le rogne del caso.
Per l’ex sindaco Cialente
”Il mancato arrivo di circa 50 milioni e il conseguente buco nel bilancio di 32 milioni costituiscono una voragine che rischia di ingoiare il futuro della città e di far precipitare la sua ricostruzione in un empasse di dimensioni drammatiche e fatali. Una situazione che impedirà, di fatto, l’approvazione del bilancio entro il termine del 31 marzo”.
Diversa la valutazione che Il Giornale fornisce delle dimissioni: malgrado Cialente giochi a fare la trecentonovesima vittima del sisma, il suo addio restituirebbe un timido sorriso a molti aquilani.
Via | RaiNews24
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Forse vi sarà capitato, leggendo le cronache delle convulse giornate parlamentari e delle relative votazioni, di trovare una sigla nuova, il Pid. Probabilmente avrete pensato ad un errore di stampa, ad una pagina sporca, ed invece il Pid esiste davvero e sta per I popolari di Italia domani. Ebbene sì, è nato un nuovo partito politico!
Si sono fatti carico di questa attesissima novità i cosiddetti responsabili, cioè quei deputati e senatori che hanno aderito alle lusinghe di Silvio Berlusconi ed hanno lasciato i primitivi gruppi politici per sostenere l’Esecutivo e, eventualmente, ottenere in cambio un posticino, una carichetta, un palco a palazzo. Il fondatore del Pid sarebbe tale Saverio Romano, ex Udc in attesa di veder riconosciute le sue mire sul ministero dell’agricoltura.
Alla Camera dei Deputati il Pid conta ben 5 aderenti: Mannino, Pisacane, Romano, Gianni e Ruvolo. Tutti sarebbero impegnati per “costruire il Partito Popolare anche in Italia, insieme all’Unione Popolare, al partito democratici cristiani e tanti altri movimenti”. Con una tale potenza di fuoco e con delle mire così ambiziose un ministero non potrà essergli negato!