
Non sarebbe male agitare lo spauracchio della penisola come regione degli evirati arabi. Con questa nota di elegante spirito inglese, il deputato dei Responsabili Giancarlo Lehner mette la classica ciliegina sulla torta di una proposta degna del miglior Borghezio.
Non volendo sfigurare di fronte al collega responsabile Domenico Scilipoti, che si è messo a copiare nientedimenoche il manifesto futurista per riuscire a trovare un senso al partito che ha fondato, Lehner si è fatto promotore della castrazione chimica dei migranti. A prescindere. Niente paura, poi non si farebbe davvero. Sarebbe solo uno scherzo da preti condito da terrorismo psicologico. Che male c’è?!
Per limitare l’afflusso degli africani, quasi tutti giovani e baldi maschi, serve il deterrente psicologico. Basterebbe diramare il seguente comunicato: al fine di prevenire squilibri demografici e prevedibili reati sessuali, le autorità italiane, nei luoghi degli sbarchi, hanno allestito presidi sanitari, per l’immediata castrazione chimica dei migranti.
Se volete essere aggiornati sulle geniali trovate dei Responsabili, non perdetevi l’apposito Osservatorio creato da L’Espresso: ce ne è per tutti i gusti! Da leggere Responsabilmente.
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L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha finalmente intimato a Tg1, Tg4 e Studio Aperto di riequilibrare lo spazio concesso a governo e partiti di maggioranza a scapito dei partiti di opposizione.
Stando ai dati dall’Autorità (dicembre 2010-febbraio 2011), il governo, il presidente del Consiglio e e i partiti di maggioranza hanno occupato il 57% del tempo di parola nel Tg1, oltre il 72% nel Tg4 e il 66% in Studio Aperto. Al Pd è toccato il 13% del tempo di parola al Tg1, ben il 21% a Studio Aperto e l’8,7% al Tg4. L’accondiscendenza di questi tre telegiornali, attestata dai crudi numeri, è imbarazzante. Ma lo è ancora di più nel caso del Tg1, visto che gli altri due sono gestiti dai dipendenti del presidente del Consiglio. Non ha scusanti invece il telegiornale della tv ammiraglia dell’emittente di Stato che, essendo finanziata con soldi pubblici, dovrebbe avere una approccio un poco meno partigiano.
La situazione di squilibrio nell’informazione non è cosa nuova: TvBlog ci ricorda che già nell’ottobre 2010 l’AgCom era intervenuta:
L’AgCom ha diffidato Tg1 e richiamato Tg4 e Studio Aperto. I tre telegiornali, che prima dell’avvento di Augusto Minzolini avevano certamente molte meno cose da spartire fra loro, stando al monitoraggio di luglio, agosto e settembre sono troppo sbilanciati in favore di Governo e Maggioranza
…
Non sarebbe ora di iniziare con qualche multa milionaria ai direttori dei telegiornali?
La lista civica che sosterrà il candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia, alle elezioni comunali del 15 maggio si chiama Milano x Pisapia ed ha presentato oggi la squadra di candidati per Palazzo Marino.
27 candidati su 48 sono donne ed è stata fatta la scelta di non designare un capolista: i nomi saranno disposti in lista secondo un rigido ordine alfabetico, privilegiando le donne candidate. Nessuno dei civici x Pisapia proviene da un’esperienza di partito, tutti hanno un certificato penale pulito e il fondo cassa per la propaganda ammonterà a soli 60 mila euro.
Tra i candidati di Milano x Pisapia avrebbero trovato posto: la chef Viviana Varese, l’autore di Striscia la Notizia Francesco Mazza, un ex partigiano, un liceale, una regista romena e un disabile.
Molte associazioni hanno all’interno della lista civica un membro di rilievo, Secretary.it (l’associazione delle assistenti alla direzione), Legambiente, UilTucs (il settore commercio del sindacato Uil), Aldai (associazione lombarda dirigenti d’azienda industriali), sindacato dei giornalisti, Manager Italia (organizzazione dei manager del terziario. Sono rappresentate anche due aree politiche, quella dei circoli socialisti di Milano e quella di Milano Riparte, l’associazione che ha sostenuto Valerio Onida durante le primarie.
Qui trovate la lista completa dei candidati di Milano x Pisapia.

Le Agenzie hanno iniziato a dare i numeri, quelli dei redditi (del 2009) di onorevoli, senatori e ministri in carica. Prima di vedere quanto hanno portato a casa i capigruppo della Camera, vale la pena di soffermarsi solo un attimo sui redditi del Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi è passato da 23 a 40 milioni di euro, alla faccia della crisi economica.
A Montecitorio è Siegfried Brugger (Svp) a guidare la classifica, con 264 mila euro. Lo seguono Dario Franceschini (Pd) 248 mila, Luciano Sardelli (Iniziativa responsabile) 205 mila euro, Marco Reguzzoni (Lega) 183 mila, Fabrizio Cicchitto (Pdl) 157 mila euro. In fondo alla classifica: Benedetto Della Vedova (Fli) 125 mila euro, Pier Ferdinando Casini (Udc) 106 mila e Massimo Donadi (Idv) 99 mila euro.
Ad aprire e chiudere la classifica dei redditi dei ministri in carica troviamo Renato Brunetta, con 570 mila euro e Paolo Romani, con 161 mila euro.
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Pessime notizie per gli aquilani, soprattutto per quelli che hanno la casa lesionata e sperano in una rapida ricostruzione. Il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, ha infatti rassegnato le dimissioni (pare irrevocabili) dalla sua carica. La crisi politica in Comune si sarebbe aperta a causa dei problemi interni alla maggioranza e dell’ennesima mancanza del numero legale verificatasi in Consiglio comunale.
L’ormai ex sindaco Cialente spera di scongiurare un anno di commissariamento alla città ancora ferita dal terremoto del 2009 e fare in modo che, alle elezioni del 15 maggio si possa votare anche all’Aquila. ”Appena finita questa riunione - ha detto Cialente - chiamerò il ministro Maroni. Invito tutti voi - ha aggiunto rivolgendosi ai consiglieri - a intervenire sui segretari politici affinché si faccia un decreto per cui L’Aquila possa rientrare nella campagna elettorale, perché ritengo che un anno di commissariamento sarebbe gravissimo.
Quindi, se le dimissioni presentate dal primo cittadino in polemica con i gruppi che dovrebbero sostenerlo - Pd, Psi, Idv, Api, Pdci, Impegno per L’Aquila, Udeur e Ppe - non verranno revocate entro 20 giorni, anche L’Aquila potrebbe andare la voto il 15 maggio: una città già in difficoltà si troverebbe a dover gestire pure delle elezioni amministrative, con tutte le rogne del caso.
Per l’ex sindaco Cialente
”Il mancato arrivo di circa 50 milioni e il conseguente buco nel bilancio di 32 milioni costituiscono una voragine che rischia di ingoiare il futuro della città e di far precipitare la sua ricostruzione in un empasse di dimensioni drammatiche e fatali. Una situazione che impedirà, di fatto, l’approvazione del bilancio entro il termine del 31 marzo”.
Diversa la valutazione che Il Giornale fornisce delle dimissioni: malgrado Cialente giochi a fare la trecentonovesima vittima del sisma, il suo addio restituirebbe un timido sorriso a molti aquilani.
Via | RaiNews24
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Forse vi sarà capitato, leggendo le cronache delle convulse giornate parlamentari e delle relative votazioni, di trovare una sigla nuova, il Pid. Probabilmente avrete pensato ad un errore di stampa, ad una pagina sporca, ed invece il Pid esiste davvero e sta per I popolari di Italia domani. Ebbene sì, è nato un nuovo partito politico!
Si sono fatti carico di questa attesissima novità i cosiddetti responsabili, cioè quei deputati e senatori che hanno aderito alle lusinghe di Silvio Berlusconi ed hanno lasciato i primitivi gruppi politici per sostenere l’Esecutivo e, eventualmente, ottenere in cambio un posticino, una carichetta, un palco a palazzo. Il fondatore del Pid sarebbe tale Saverio Romano, ex Udc in attesa di veder riconosciute le sue mire sul ministero dell’agricoltura.
Alla Camera dei Deputati il Pid conta ben 5 aderenti: Mannino, Pisacane, Romano, Gianni e Ruvolo. Tutti sarebbero impegnati per “costruire il Partito Popolare anche in Italia, insieme all’Unione Popolare, al partito democratici cristiani e tanti altri movimenti”. Con una tale potenza di fuoco e con delle mire così ambiziose un ministero non potrà essergli negato!

Quale sarebbe l’esito di ipotetiche elezioni politiche anticipiate in Italia? Stando ai dati dell‘Osservatorio Crespi il centrosinistra (nel senso ampio del termine) sarebbe al 41,6%, con il Pd al 24,4%, l’Italia dei Valori al 5,2%, la Federazione della sinistra (Prc+Pdci) al 2%, Sinistra e libertà all’8%, i Socialisti allo 0,8% e la Lista Pannella-Bonino all’1,2%.
Il centrodestra sarebbe in difficoltà, attestandosi al 40,9%: Pdl 27%, Lega 10%, La Destra 2%, Forza del Sud 1%, Udeur 0,4%.
Terzo incomodo il Terzo Polo che, prendendo per buona la nascita di questa blocco politico centrista - futurista, racimolerebbe il 15,7%: Udc al 6,8%, Fli al 6,5%, l’Api di Rutelli all’1,2%, l’Mpa all’1%.
La Lista a 5 stelle di Beppe Grillo, che non saprei dove collocare, sarebbe all’1,8%.

A mesi di distanza dallo scandalo della sanità in Puglia tornano nel vivo le varie inchieste che girano intorno agli appalti tra Regione e imprenditori del settore. E c’è un nuovo salto di qualità nella gravità delle accuse.
Infatti la Procura di Bari ha chiesto l’arresto per il Senatore del Pd Alberto Tedesco, in passato Assessore alla Sanità nella Giunta Vendola e per altre 4 persone tra cui l’autista personale del Governatore pugliese.
Le accuse sono di concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture in riferimento a indizi e prove legate a intercettazioni telefoniche incrociate e delibere della giunta regionale. Per il senatore la richiesta di arresto dovrà essere esaminata dalla giunta alle autorizzazioni a procedere del Senato
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E’ un periodo difficilissimo per Fli il cui disastro parlamentare ha aspetti tragicomici, considerato che è un movimento appena nato. Il gruppo del Senato è ufficialmente scomparso mentre alla Camera sono sempre di più le defezioni e altre arriveranno nei prossimi giorni.
Mediaticamente lo spazio concesso ai finiani è sempre di meno, si direbbe proporzionale alla loro irrilevanza politica attuale. E ad aggravare la situazione di Fini c’è anche l’ormai sicura perdita del controllo del Secolo d’Italia.
Un consiglio di amministrazione composto in maggioranza da ex membri di AN oggi nel Pdl sta per decidere il cambio di rotta. E tra non molto la deputata finiana Perina perderà direzione del giornale.
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Si fa sempre più fatica a trovare un solo argomento su cui il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sia d’accordo con l’attuale dirigenza del Partito Democratico. In effetti il “rottamatore” non perde occasione per criticare i leader del loft piddino.
Per Renzi il Pd è allo sbando, incapace di offrire una credibile alternativa e costantemente schiavo di strategie fallimentari. L’ultimo attacco lo offre a Rosi Bindi, indicata come candidata premier per una larga coalizione (la famosa Santa Alleanza)
“Ha gia’ fatto cinque mandati in Parlamento, uno al Parlamento europeo, ha perso le primarie con Veltroni. Non credo sia la persona giusta. E’ la persona giusta per partecipare, noi vogliamo vincere”
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