
Le elezioni europee di giugno incombono ed avremo più di un mese per goderci le perle politico-mediatiche della campagna elettorale. Quello che vedete qui sopra è (cosa abbastanza evidente…) il prodotto della creatività della Lista Anticapitalista, l’aggregazione prodotta da Rifondazione, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori uniti per superare la soglia di sbarramento del 4% che preclude l’accesso a Strasburgo.
Alcuni elementi, a parte l’enorme simbolo intorno al quale ruota l’esistenza stessa della lista e che sembra impensierire la ragazza del manifesto, meritano di essere notati. Ad iniziare dallo slogan Su la testa, già utilizzato 100 volte per 100 occasioni diverse, che forse rappresenta il punto di mediazione massimo trovato dalle componenti della lista.
Un elemento molto innovativo e moderno, invece, lo troviamo nella penultima riga, ad ulteriore conferma che l’esperienza di Governo non ha insegnato nulla, meno che mai a mettersi su un piano di parità con i famosi operai e i celebri cittadini (almeno sul piano della comunicazione): ecco allora la formula, sempre utilizzata con grande autocompiacimento sul giornale Liberazione, del movimento lgbtq. A voi e mai capitato di sentire qualcuno, al bar, in fabbrica o all’università, che parla di movimento lgbtq? La criptica formula, se qualcuno leggendo questi manifesti dovesse chiederselo, dovrebbe indicare gay, lesbiche, bisessuali e trans.

Diamo vita ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l’Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. Così Paolo Ferrero, Olivierio Diliberto, Cesare Salvi e Bruno de Vita a nome di Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti, hanno presentato oggi alla stampa la lista unitaria con la quale parteciperanno alle prossime Elezioni europee.
Tra le priorità politiche del nuovo raggruppamento, che potrebbe consolidarsi anche oltre l’Election day di giugno, c’è la lotta ad una crisi economica che sarebbe un prodotto strutturale dell’attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea.
Non saranno della partita Salvatore Cannavo’ e Franco Turigliatto, di Sinistra critica, dato che non sarebbe stata accolta la loro proposta di costituire una lista anticapitalista della sinistra di classe che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato.
È passata quasi sotto silenzio la dichiarazione rilasciata dal leader Pd Walter Veltroni al Corriere della Sera. Piccato per le manifestazioni di protesta di ieri, culminate nel volantino liberamente ispirato al film Totò Truffa, il “capo” dell’opposizione ha svelato un retroscena che inchioderebbe proprio quel Franco Giordano che è stato uno dei più critici in merito al provvedimento votato nella serata di ieri. Ricordiamo che ai tempi Giordano era il segretario di Rc.
«Ho letto le ultime dichiarazioni di Giordano che accusa il Pd di aver siglato un accordo su una legge “salva Walter”. Ma si dà il caso che proprio Giordano fosse venuto nella mia stanza al Pd, insieme ad altri, a chiedermi di lavorare per l’introduzione della soglia di sbarramento al 4 per cento, dicendomi che loro non potevano dirlo pubblicamente. Poi, ora che c’è stata la scissione in Rifondazione dicono il contrario».
Ciò proverebbe che l’acqua calda esiste, ovvero che una legge può ottenere o perdere lo status di “truffa” a seconda delle convenienze contingenti delle singole forze politiche. Fatti salvi i due principali partiti, ovviamente, che possono permettersi una certa aria di superiorità dal momento che il problema non li tange; anzi, li favorisce. A proposito di questo, proviamo a dipingere uno scenario possibile, vedendo come la novità potrebbe toccare i singoli partiti.

Domenica 14 e lunedì 15 dicembre gli abruzzesi andranno alle urne, con due settimane di ritardo a causa del ricorso presentato e vinto dalla lista Per il bene comune, per eleggere i 42 componenti del Consiglio regionale e il presidente della Regione Abruzzo.
In un paese normale, come amava ripetere un politico di cui non ricordo il nome, questa non sarebbe una grande notizie, ma viste le condizioni del sistema politico italiano, forse le elezioni regionali a cui parteciperanno 1 milione 200 mila abruzzesi andranno osservate con attenzione, anche in vista dell’election day del 6 giugno 2009.
Si tratterà di una consultazione di un certo interesse per molti attori in campo: il Pd deve dimostrare, dopo la caduta della precedente Giunta Del Turco a causa degli arresti legati a presunte corruzioni, di saper reggere alla crisi di credibilità e alle richieste di moralità avanzate dal Premier; il Pdl vuole sfruttare la ghiotta occasione per riconquistare la Regione e rifilare un altro bel ceffone al Pd; Di Pietro deve riuscire conquistare una presidente di Regione facendo vincere il “suo” candidato Costantini; Udc e La Destra (che candida Er Pecora Buontempo) devono misurare quanto spazio è rimasto per loro nello scontro bipolare Pd-Pdl.
Per quanto riguarda i voti di preferenza e quindi i risultati delle singole liste, sarà interessante osservare l’esito (peraltro prevedibile) della frammentazione della sinistra, che a questa tornata si presenta con i simboli del Partito comunista dei lavoratori (che ha un proprio candidato presidente), del Prc, del Pdci e della Sinistra, in cui sono confluiti Verdi e Sinistra democratica: come sempre… la disunione fa la forza!
Squillino le trombe, rullino i tamburi. Dopo le tanto celebrate televisioni sorelle (o per meglio dire sorellastre) del Partito Democratico, è in arrivo anche la cugina d’oltrecortina, se mi passate la battutaccia, che farà riferimento alla frazione comunista del Pdci. Questo l’annuncio del segretario Oliviero Diliberto, prontamente ripreso dal Giornale che, si sa, in queste cose ci sguazza.
«Pdcitv metterà in rete le informazioni, le iniziative e i dibattiti dei comunisti - ha dichiarato Diliberto - Sarà però una voce indipendente, una rarità nel panorama desolante dell’informazione italiana»
Ipse dixit. Ricordiamo che la via era stata aperta da Walter Veltroni, che per una volta, bisogna riconoscerglielo, con Youdem è arrivato prima degli altri. A meno di considerare la TV delle Libertà di Michela Vittoria Brambilla, d’accordo, ma visto il suo fallimento siamo autorizzati a depennarla dal casting per impersonificare il capostipite. Infierire su Walterone sarebbe troppo crudele. Poi venne l’annuncio di Redtv, canale “antagonista” dalemiano, ed ora questo.
Pare che il nuovo canale si proponga di seguire la vita politica del segretario e dei principali dirigenti del partito, senza disdegnare l’invio di materiale audiovisivo da parte dei militanti, sulla scorta di ciò che già avviene su YouTube.com/pdcinazionale. Buon divertimento!
Cosa avrà risvegliato Grendel? Nel “Beowulf” di Zemeckis a ridestare il sonno del crudele troll ci ha pensato un party particolarmente rumoroso in corso nella reggia di Heorot. Nella politica italiana, invece, a far balzare nuovamente sulle agenzie il nome del leader del Pdci, Oliviero Diliberto, è una kermesse calabrese dalla quale il professore di diritto romano annuncia che è necessario rimettere insieme i comunisti: “Ritengo che dobbiamo far cessare la separazione di dieci anni fa – dice - e tornare insieme in un unico partito, noi e Rifondazione”.
Ma “comunismo” non era “una parola indicibile”? Il copyright di una simile perla è tutto dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti che, intervistato nei giorni scorsi da Vespa per il suo nuovo libro ha spiegato: “Se fermi qualcuno per strada e gli dici: io sono comunista, quello non ti capisce”. E allora quali sono i presupposti per un nuovo progetto unitario che leghi le due frange della sinistra radicale? Per Diliberto, in sostanza, “c’é bisogno di un Partito comunista perché non c’é nessun altro che fa opposizione al governo Berlusconi”. Soprattutto sul piano sociale.
E Di Pietro? Casini? Veltroni? Tutti vassalli del Premier? Scopri così che il leader del Pdci ha pensato bene a tutto e ha obiettivi ambiziosi: “I rapporti tra un nuovo Partito comunista (che riunisca Pdci e Prc) ed il Pd, - chiarisce - saranno possibili solo dopo la sconfitta dell’attuale gruppo dirigente del Partito democratico”. Il demonio, insomma, è Walter Veltroni, reo di aver causato “una sconfitta di portata storica” per la Sinistra L’Arcobaleno, messa all’angolo da una semplificazione partitica che ha ridotto, di fatto, lo scontro elettorale, a due sole forze politiche: Pd e Pdl.
Ma un nuovo Pci - fa capire il nostro Diliberto-Grendel - è possibile. Certo, dopo che Walter avrà ripreso la via per l’Africa. Eppure, col consenso che si ritrova al momento (i sondaggi danno il Pd in caduta libera e la colpa non è certo di Parisi), i tempi di attesa non dovrebbero essere poi così lunghi.
Oliviero Diliberto, accanito bibliofilo e secondariamente segretario di uno dei due partiti comunisti italici, torna a far parlare di sè. Rieletto segretario del Pdci, formazione insostituibile nell’attuale scenario politico - alle ultime elezioni ha preso più o meno tre voti, come ricordava Marco Paganini qualche post fa - chiede unità ai compagni di Rifondazione
”Non ha senso nel 2008 avere due partiti comunisti, l’ho detto e lo ripeto. Dobbiamo unirli anche per essere più forti nella contrattazione con il Pd”
Certo. Certo. E al congresso si discute di “centralismo democratico”, con uno sguardo rivolto al futuro, più o meno come se stessimo discutendo di Togliatti, frazionismo, e socialismo in un solo paese.

Un sondaggio lanciato ieri da Repubblica.it chiedeva Quale spazio a sinistra del Partito democratico? Facendo riferimento alla stagione congressuale che ha interessato e sta agitando le acque all’interno di Sinistra democratica, Rifondazione comunista, Verdi e Pdci, Repubblica proponeva quattro risposte possibili (oltre al classico non so): c’è spazio per una sola forza politica; c’è spazio per un partito di sinistra e per uno ambientalista; non c’è spazio per altri partiti; a sinistra del Pd possono esistere solo i movimenti. Dagli ultimi risultati la prima opzione sembra aver raccolto una buona maggioranza tra i votanti…
Anche se la domanda in realtà sembra retorica dopo la batosta subita dalla Sinistra arcobaleno (che ha azzerato i consensi delle quattro forze politiche determinandone il ritorno all’extraparlamentarità) gli esiti dei congressi dei partiti in questione la rendono invece di grande attualità, dato che i rispettivi dirigenti sembrano non aver tratto alcuna utile lezione dalle ultime elezioni.
I Verdi hanno confermato la linea scelta da Pecoraro Scanio eleggendo il suo “uomo” – che in realtà è una donna, Grazia Francescato - alla presidenza. I Comunisti italiani hanno confermato
Continua a leggere: Quale spazio a sinistra del Pd? Uno, nessuno o centomila partiti?
Tradizionalmente, il 1° Maggio si consuma un gigantesco rito collettivo, la festa dei lavoratori, ma soprattutto, per i più giovani, il “concertone”. The great gig in the sky at Piazza San Giovanni. L’appuntamento musicale della festa dei lavoratori è tradizionalmente un momento di espressione politica molto seguito: chi non ricorda le frasi di Andrea Rivera sul Vaticano e sulla Chiesa Cattolica? Comunque, il video qui sopra è un utile ripasso.
Questo Primo Maggio sarà una festa amara per il popolo della sinistra. La sconfitta del 13-14 Aprile e la catastrofe delle elezioni amministrative stanno imprimendo un segno profondissimo nell’animo di quanti solo un paio di anni fa si sentivano (seppur di poco) maggioranza nel paese. Le cose sono evidentemente cambiate.
Non si entra nel cuore delle ragioni politiche e culturali che hanno messo il Prc e la sinistra ko. Quando si perde, e quella del 14 aprile per Rifondazione comunista (e non solo) è una sconfitta epocale, sono dolori per tutti. Dal segretario del partito all’ultimo militante.
Un travaglio per la sinistra che non è più quella di ieri ma che non sa cosa è oggi. E, forse, anche una perdita per la democrazia italiana.. Fra cento giorni il congresso “straordinario” dirà se in Italia ci sarà ancora un partito comunista. Se ci sarà una sinistra.
Per il Prc sotto choc (già partito di elite e di salotti, non più di ideali, militanti e di radicamento territoriale) è l’inizio di un cammino nel deserto: senza guida, senza meta, privi di credibilità e consenso. E senza bandiere. Il primo atto della resa dei conti, a botta calda, si è già consumato in questo week end.
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