
Quando sembra che il Partito Democratico abbia toccato i suoi minimi storici succede sempre qualcosa che ricorda a Pierluigi Bersani, e a noi, quanto il progetto politico che sta amministrando abbia fatto il suo tempo.
È da considerarsi obsoleto se persino la Lega Nord grazie all’intervento di Roberto Maroni, secondo il quale a Bologna si potrà andare al voto non prima del 2011, dimostra quella lungimiranza che dall’opposizione un elettore in media si aspetta. E spera.
Possibile che i dirigenti di partito non avessero considerato, negli stessi giorni in cui agevolavano le dimissioni di Flavio Delbono, l’eventualità che al voto non si andasse subito ma nei tempi già stabiliti?
Continua a leggere: Bologna: per dimenticare il Cinzia-gate ci vorrà un anno. Si vota nel 2011
Come forse avrete già notato dalle affissioni nelle vostre città, il Partito democratico (dopo mesi sprecati in faide non ancora del tutto risolte) ha pensato bene di iniziare la campagna elettorale per le elezioni regionali del marzo prossimo.
Ecco dunque il Pd proporci In poche parole, un’altra Italia, con manifestoni 6 x 3 dedicati alla scuola, alle imprese e al lavoro. Assegni per i precari, fondi e qualità per la scuola pubblica, facilitazioni per il credito sono gli slogan scelti per tentare una (purtroppo) improbabile rimonta contro le orde del Popolo della libertà che, appena terminata la costruzione della piramide per Silvio III, rischiano pure di vincere molte delle Regioni in palio.
Che giudizio date voi di questa campagna del Pd? A me sembra un poco debole….
Ps: leggo sul sito del Pd che “i manifesti con la campagna ideata dalla Proforma di Bari, sarà visibile su 4500 poster 6×3 e 4×3, 2500 autobus, nelle metropolitane di Roma, Milano, Napoli e Torino, in 100 Stazioni ferroviarie, in 20.000 impianti speciali e di pubblica utilità: fermate bus, pensiline, fioriere, gonfaloni, cabine telefoniche e in 30 maxi impianti a Roma e Milano”. Bari… Puglia…Ci sarà mica lo zampino della volpe del Tavoliere?
Qualche mese fa, proprio qui su polisblog, criticai i manifesti elettorali di Filippo Penati per le elezioni provinciali di Milano, che invitavano a “scegliere la persona” (e sottintendevano “non il così poco attraente PD”).
Oggi, dopo la mancata riconferma in Provincia, il centrosinistra ripresenta Penati come sfidante di Roberto Formigoni per la poltrona di Presidente della Regione Lombardia - utilizzando tra l’altro, nei nuovi manifesti, proprio la stessa foto di qualche mese fa.
Una scelta che potrebbe apparire paradossale ma che - se analizzata tenendo conto dei retroscena - rivela molte caratteristiche importanti del modo di fare politica di buona parte degli esponenti del Partito Democratico.
Gli sforzi di Paola Binetti sono stati ufficialmente soddisfatti da un gruppo di colleghi di partito che, come riporta il sito agoravox.it, ha deciso di presentare un disegno di legge affinché sia garantita la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.
E fu così che il Partito Democratico decise di omologarsi alla maggioranza che nella persona di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha già fatto sapere di fare ricorso alla decisione europea.
Sul progetto Pierluigi Bersani, sempre più uomo del silenzio, non si è ancora pronunciato. Probabilmente fa bene. Ammettere pubblicamente che la sinistra italiana, di cui lui dovrebbe essere esponente, non intende più rappresentare gli elettori laici italiani non deve essere facile.
Continua a leggere: Proposta dal Partito Democratico una legge pro crocifisso nelle scuole

Per capire quanto il presente sia brutto per il Partito Democratico è sufficiente sapere che anche un certo tipo di giornalisti, rappresentati da Barbara Palombelli, sta cominciando a chiedersi se il giorno dopo le elezioni di marzo sarà anche l’ultimo del Pd.
Se anche la stampa, mi si passi il termine, sinistroide non prova a sopperire le falle di Pierlugi Bersani e compagni allora siamo veramente alla fine. Il solo antiberlusconismo, per quanto consigliabile, non può essere l’unico medicinale da prendere.
Se ne sono resi conto pure gli esponenti dell’Italia dei Valori che per una volta provano a dimostrare di non essere solo il partito all’opposizione. Per eccellenza. Per farlo ha deciso di non sostenere la candidatura, del Pd, di Vincenzo De Luca.

Lo slogan può fare molto di più di mille proposte. Potrebbe, in taluni casi, essere più rappresentativo di interminabili giri di parole. Il Partito Democratico, per come è messo oggi, potrebbe proporre al proprio elettorato l’adozione di uno dei suoi rappresentati.
Dopo l’uscita di scena di Piero Marrazzo (per ragioni non imputabili alla sua attività di Governatore) e di Flavio Delbono il progetto politico di Pierluigi Bersani arriva agli onori della cronaca per Alberto Stramaccioni.
L’esponente politico, responsabile per Partito Democratico della provincia di Perugia, ha deciso di uscire dalla propria coalizione al termine di un’assemblea regionale organizzata per decidere il da farsi in vista delle prossime elezioni regionali.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Alberto Stramaccioni lascia il Partito Democratico

Intervistato dal Corriere della Sera, Lucio Dalla ha proposto di candidare Romano Prodi alle prossime elezioni amministrative, organizzate in tempi record, per trovare il sostituto di Flavio Delbono. Sindaco di Bologna fino a qualche giorno fa.
Ad oggi né il Partito Democratico locale (e nazionale) né l’ex Presidente del Consiglio hanno smentito la proposta del cantautore. Questo, se uno ci pensa bene, è probabilmente peggio della stessa provocazione.
Inutile chiedere, appena possibile, il pensionamento di Silvio Berlusconi se per ogni occasione utile si rispolverano esponenti politici che hanno fatto il loro tempo tanto da non essere più credibili per gli stessi cittadini che partecipano alla vita politica del paese.
Continua a leggere: Bologna: Lucio Dalla propone Romani Prodi come sostituto di Flavio Delbono

Thefrontpage è un sito interessante. Curato da Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino (entrambi ex collaboratori di Massimo D’Alema), nei giorni scorsi si è distinto per la difesa ad oltranza della politica dalemiana in Puglia. Cioè della decisione di sostenere alle primarie Francesco Boccia.
Decisione a dir poco funesta. Infatti Vendola ha vinto con largo margine. Per Boccia è stata una catastrofe. Come ha scritto Marco Travaglio sul Fatto:
“C’è un che di pervicacemente odioso nel comportamento degli elettori pugliesi del Pd. Alle primarie di cinque anni fa D’Alema ordina di votare Boccia e loro votano Vendola al 51%. Ora D’Alema riordina di votare Boccia e loro rivotano Vendola, ma al 75%. Percentuale che a Gallipoli, casa D’Alema, sale all’80 […]”
Continua a leggere: Elezioni regionali 2010: le primarie in puglia viste da thefrontpage
La vittoria di Nichi Vendola alle primarie pugliesi ha dimostrato quanto è stato mal gestito l’avvicinamento del Pd a queste elezioni regionali. E il caso pugliese non è stata che la punta di un iceberg di una strategia spesso dilettantesca soprattutto al Centro Sud.
Nel Lazio c’è stato un incredibile ritardo che ha consentito a Emma Bonino di inserirsi, in Umbria la possibile deroga per il terzo mandato della governatrice Lorenzetti è stata usata strumentalmente per beghe interne tra le varie correnti, in Campania è una lotta infinita senza soluzione, in Calabria le primarie erano state bloccate per un ipotetico accordo con l’Udc che si è rivelato essere solo un’illusione.
Proprio in queste ultime due regioni il Pd sull’onda del “non so come risolvere la situazione” proverà come fatto con la Puglia a tirar fuori dalla polvere le primarie. Questa pare essere l’intenzione delle rispettive dirigenze regionali democratiche: il continuo rinvio della decisione, i litigi esasperati tra le varie fazioni, la difficoltà nel gestire le divergenze e la mancanza di polso della dirigenza nazionale producono solo disastri comunicativi.

Della vicenda economico/politico/affettiva di Flavio Delbono, sindaco di Bologna e uomo del Pd, vi ha già detto V. Ora quella vicenda sembra arrivata all’epilogo, al peggiore degli epiloghi possibili per un Partito democratico che probabilmente si troverà a dover inventare un candidato anche per le nuove elezioni comunali bolognesi (e visti i tempi che corrono, non credo si faranno le primarie…) che potrebbero tenersi tra 2 mesi.
Il dimissionario Flavio Delbono, oltre ad essere il sindaco scelto dal Pd per Bologna, è stato vicepresidente della Giunta regionale, quella presieduta da quel Vasco Errani che a fine marzo si ripresenterà agli elettori emiliani e romagnoli.
La domanda sulle effettive responsabilità di Delbono e sui denari pubblici utilizzati per pagare vacanze e benefit alle sua ex (quesiti che erano stati lanciati dal suo avversario alle amministrative) sembrano quindi aver colpito nel segno, lasciando ancora una volta il Partito democratico a leccarsi le ferite (etiche, politiche e morali) che da Marrazzo in poi sembrano impossibili da rimarginare.