I 100 parlamentari del Terzo Polo (anzi 99 perché Gianfranco Fini era malato ed è rimasto a casa) si sono riuniti come da programma a Todi per lanciare l’ormai famoso Terzo Polo, che si chiamerà Nuovo polo per l’Italia. Quindi futuristi, centristi, apisti e autonomisti si uniranno per diventare polisti, anzi terzopolisti.
Dal palco di Todi Casini ha annunciato la nascita del nuovo soggetto politiche che unirà (non si è ben capito se come federazione tra partiti oppure come partito unico) Udc, Futuro e libertà, Movimento per le autonomie, Api e Liberaldemocratici. Contando sulla speranza che l’unione di più debolezze faccia una forza, i partiti non allineati tentano così una scommessa piuttosto ambiziosa, che potrebbe riuscire, ovviamente, solo a danno dei due partiti maggiori, Pdl e Pd. Rutelli dal canto suo si era già attrezzato, cambiando il simbolo del suo Api in una margherita, pronta ad accogliere i Modem che tanto stretti si trovano nel Partito democratico.
Con una certa dose di coraggio, mista probabilmente ad ottimismo, il logo del Nuovo polo per l’Italia un tricolore stilizzato, dovrebbe comparire già sulle schede delle prossime elezioni amministrative e, se tutto va bene, su quelle per le elezioni politiche anticipate.
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“Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse”
Pier Ferdinando Casini, 26 gennaio 2008
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Un centinaio di parlamentari appartenenti a di Udc, Fli, Api, Mpa e Liberaldemocratici si riuniranno in conclave il 28 e 29 gennaio a Todi, nella verde Umbria, per elaborare la strategia da seguire alla Camera e al Senato e per capire cosa fare da grandi.
Trattandosi di una città situata in cima ad un colle (peraltro con tendenze franose), la scelta ricorda un poco l’Aventino…. Ma sicuramente non sarà questa la prospettiva dei 100 volenterosi e coraggiosi che si riuniscono a Todi.
Già, chissà quale sarà la prospettiva di politici provenienti da partiti e gruppi politici che fino a ieri erano su fronti opposti: gli apisti (i rutelliani insomma) stavano nel Pd, i futuristi erano parte fondamentale della maggioranza di governo, l’Udc è sempre rimasta fuori dai due poli per poter contrattare meglio secondo le necessità. E per quanto riguarda i Liberaldemocratici (come Tanino e Melchiorre) possono allearsi con chiunque tanto la differenza non si vede.
Quale paffuto coniglio tireranno fuori dal cilindro questi 100 libero pensatori della politica? Un nuovo partito, il famoso Partito della nazione?

L’appello del Capo di Stato ha contribuito a smuovere le chete acque del centro. O viceversa, visti gli ultimi notevoli cambiamenti del’area moderata, con la formazione del cosiddetto Partito della Nazione.
Berlusconi sa di avere disperatamente bisogno dell’appoggio di Casini per andare avanti con una certa serenità, e il leader Udc ha già affermato che non glielo negherà, pur non accettando in cambio posti di Governo (almeno per ora).
«Ho parlato con Casini de visu, mi ha assicurato che non farà mancare i suoi voti al governo e soprattutto sono sicuro che non andrà mai al voto con un’accozzaglia che va da destra a sinistra», l’appello del Cavaliere
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La data del 14 dicembre può sembrare lontana, mentre si appropinqua sempre più, e le strategie si fanno via via più evidenti e lampanti. E se al momento il mercato dei deputati è un po’ al palo, ci pensa il leader dell’Udc Pierferdinando Casini a gettare un sasso nello stagno.
«Siamo stati due anni e mezzo all’opposizione non per partito preso o solo per coerenza elettorale ma per un giudizio negativo sulla politica degli spot - ha dichiarato Casini a Milano -. Gran parte del mondo dell’industria, dei sindacati e del mondo cattolico ci dice di entrare nel governo per senso di responsabilità. Noi non possiamo stare sulla riva del fiume ad aspettare che passi il cadavere perché il cadavere è l’Italia e noi siamo italiani, ma possiamo aiutare solo a condizione che le cose cambiano davvero».
Traduzione? Appoggeremo il Governo dall’esterno in cambio di un riconoscimento di qualche tipo. Ma che cosa vogliono esattamente i centristi? La testa di Berlusconi? Forse, ma è praticamente impossibile ottenerla. E allora potrebbe bastare un tavolo delle trattative fortemente condizionato da Casini e un piccolo rimpasto ministeriale, tale da regalare all’Udc la medaglietta del senso di responsabilità nazionale, da sventolare poi in sede elettorale.
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Ci mancava la tempesta fra Berlusconi e Fini per riattizzare il fuoco delle divisioni interne al Partito democratico.
E quando c’è sentore di … ribaltoni, il più solerte è sempre il “vecchio” Massimo D’Alema. “Baffino” avrà tutti i difetti e, di solito, non ci prende. Però non si può dire che non ci mette la faccia e che non dica apertamente (e in modo chiaro) ciò che pensa.
Sull’apertura a Fini (in caso di definitiva rottura con il Cavaliere), D’Alema non ha dubbi, tendendo subito la mano al presidente della Camera: “Perché nel Paese c’è un’emergenza democratica: si va verso un sistema plebiscitario, la libertà di informazione è minacciata, la democrazia è a rischio”. C’è di più..
“Solo superando l’attuale bipolarismo – chiosa l’ex Premier “rosso” – si possono rimescolare le carte, si rompe un sistema cristallizzato attorno al blocco di potere di Berlusconi, si rompono le gabbie che stringono le forze politiche. Solo così si riaprono prospettive nuove per il Pd con un dialogo con Casini ma anche con Gianfranco Fini”. Capito?
D’Alema, il suo colpo secco l’ha sparato, spaccando il Pidì come una mela. L’altra … metà del Pd punta al ritorno del modello veltroniano: la vocazione maggioritaria, un netto schema bipolare. E Fini? Per questa parte del Pd, resta solo un “avversario” di destra.
Insomma il Pd … “spettatore” interessato, sta sugli spalti, a fare il tifo. Nell’arena Berlusconi e Fini menano gli ultimi fendenti. Così pare.

Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).
“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.
Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).

Appena ieri il nostro Davide individuava in Nichi Vendola la migliore delle scelte per la presidenza della Puglia (per quanto riguarda il centrosinistra, almeno). Stando a quanto si continua a leggere su media e agenzie, la scelta più semplice sarebbe invece un’altra e ben più semplice: conferire direttamente la presidenza della Puglia ad un uomo/donna scelto dall’Udc di Casini e Cesa.
Allo stato attuale infatti il Partito democratico vuole candidare Boccia escludendo Vendola per non esagerare con l’estremismo e soprattutto per non fare un dispiacere all’Udc, il cui contributo al governo della Regione sembra assolutamente irrinunciabile. Il Popolo della libertà si dilunga in smancerie annunciando: “abbiamo inteso mantenere aperto un canale di valutazione con l’Udc fino a quando l’Udc non ha preso una posizione precisa”.
Insomma centrodestra e centrosinistra pendono dalla labbra di Casini, senza il quale evidentemente le lande pugliesi risulterebbero ingovernabili e al quale non viene neppure chiesto di condividere o accettare un qualsiasi programma di massima. Come è bella la politica ora che ci sono i nuovi partito bipolari (Pd e Pdl) e non più i vecchi partiti inciucioni della Prima Repubblica….

I manifesti elettorale dell’Udc di Pierferdinando Casini hanno sempre puntato sulla coerenza dell’identità del partito. Ma leggendo le cronache delle trattative per le regionali non si capisce realmente quale sia questa identità. Casini sta attuando una politica dei due forni estrema e tra l’altro rivendicata con evidente orgoglio.
E’ incredibile quanto l’Udc sia corteggiato in queste settimane da entrambe le coalizioni. E i casiniani non fanno nulla per attuare una linea decisa, ondeggiano felici cercando di spuntare le condizioni migliori.
Andiamo a vedere come si sta sviluppando la strategia dei centristi nelle regioni in cui si voterà:
PIEMONTE: dopo forti litigi e una netta chiusura di Casini sembrava che l’ipotesi dell’appoggio dell’Udc al Governatore Bresso fosse ormai archiviata. Ma la discesa in campo del leghista Cota ha rimescolato le carte e ufficiosamente si dà per molto probabile il riavvicinamento con il centrosinistra
LOMBARDIA: per affinità culturali e politiche (governano insieme da più di 10 anni) l’Udc quasi sicuramente andrà a sostenere Formigoni. Ma la Lega, irritata per la politica dell’opportunismo di Casini, spinge per farli fuori dalla coalizione
Continua a leggere: Regionali: la politica dei due forni dell'Udc

In queste ore si discute alacremente sulla proposta di Pierferdinando Casini, leader dell’Udc. Posto che la riforma sul processo breve ipotizzata dal Pdl va stralciata in quanto “sfascerebbe la giustizia”, il capo dei centristi per la prima volta ammette esplicitamente che vi sarebbe una persecuzione giudiziaria nei confronti del Capo del Governo e chiede di uscire dall’equivoco.
Se infatti il problema sono i guai giudiziari di Berlusconi, lo si riconosca apertamente e invece di distruggere tutto il sistema per “salvarlo” si percorra la strada del legittimo impedimento.
«È troppo semplicistico e cozza contro la realtà considerare questo tema ‘un problema di Berlusconi’. Così come è irresponsabile agire come sta facendo il centrodestra, allungando o accorciando di volta in volta i processi, muovendosi a strappi solo per salvaguardare Berlusconi: così si sfascia il sistema giudiziario e si fa una sola vittima, il cittadino».
Continua a leggere: La sponda di Casini a Berlusconi: no al processo breve, sì al mini-scudo