
Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli vorrebbero stare insieme già a marzo, alle elezioni regionali. C’è un discreto “ma” di mezzo: chi li voterebbe? Che genere di elettore potrebbero intercettare? I cattolici disgustati dal PdL, forse, che si sentono a disagio a stare in un partito dove è un continuo negoziare con la Chiesa, oppure i cattolici spaventati da Pierluigi Bersani, definito dalle frange più moderate, “troppo a sinistra”.
Intanto i gruppi degli esuli rutelliani vogliono fare un gruppo unico, in Parlamento, con quelli dell’UDC, che però nicchiano. Si avviano negoziati in stile calciomercato, per cui il partito di Casini presterebbe quattro o cinque deputati a Rutelli per poter fare gruppo a sé, lontano dal PD, con il quale Rutelli ha fatto saltare i ponti definitivamente.
Va bene, ma questi sono i giochini di palazzo. Noi che cosa ne pensiamo?
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Dopo l’uscita di Rutelli che ha annunciato la sua exit strategy dal Pd per “andare da Casini, non subito e non da solo” l’ex Presidente della Camera recupera il centro dell’attenzione nel panorama politico. Le mosse di Rutelli e Casini cambieranno sicuramente gli scenari nazionali e il gioco delle alleanze dipenderà fortemente dalle loro decisioni future.
L’Udc è la formazione nettamente più corteggiata per le prossime regionali. Privatamente e pubblicamente non mancano gli appelli da destra e da sinistra per portare i centristi nelle proprie coalizioni. Il Pd e il centrosinistra in generale vogliono riproporre lo schema, già provato alle scorse amministrative in Puglia, dell’alleanza allargata (addirittura da Rifondazione all’Udc).
D’altronde è l’unica alternativa per arginare il favore dei pronostici del centrodestra nella maggior parte delle regioni in cui si voterà. Berlusconi invece cercherà di rendere le regionali il banco di prova per confermare definitivamente la sua leadership e ha bisogno di Casini (soprattutto al Centro e al Sud) per portare a termine il suo piano di definitiva legittimazione popolare…
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Ha fatto molto discutere l’invettiva di Pierferdi Casini nell’ultima giornata degli stati generali del centro a Chianciano. Il leader Udc oltre a prendere le distanze dal Pdl e invocare quello stesso grande centro che ha suscitato la risposta ironica di Franceschini, ha inveito in modo per lui inconsueto contro il grande nemico di sempre, la Lega Nord di Umberto Bossi.
“Se Bossi pensa di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare la politica italiana oltre quello che sta già facendo, perché la politica italiana sottostia ai diktat della Lega, sappia che in questo Parlamento c’è una maggioranza ampia che a questi diktat non ci vuole stare. Bossi non spaventa nessuno. La Lega deve avere qualuno che dica ‘basta’ ‘è finita’, e se non glielo dice Berlusconi una maggioranza in Parlamento si troverà“
Ma questa maggioranza sine-Lega evocata da Casini è davvero possibile? Allo stato mancano decisamente i numeri, a meno di radunare un coacervo di forza politiche in stile arco costituzionale di (anti) missina memoria. Ma anche ammesso che fosse possibile come lo prenderebbero gli elettori?
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Pier Ferdinando Casini, sconfessando le illazioni fatte da dagospia la scorsa settimana secondo le quali in autunno sarebbe succeduto al Ministero degli Esteri oggi amministrato da Franco Frattini, si concentrerà nelle prossime settimane nella creazione di un vero e proprio Comitato di Liberazione Nazionale.
Il progetto, chiaramente ispirato all’analogo consorzio che venne avviato negli anni quaranta da un gruppo di partiti contrari al movimento fascista, prevede paradossalmente un avvicinamento a sinistra.
Tale spostamento potrebbe essere stato incentivato dalla presunta leadership di Dario Franceschini che ha iniziato la propria carriera politica, come raccontato in una puntata de “L’Era Glaciale”, proprio a fianco dell’attuale leader dell’Udc.
Non sono solo le campagne mediatiche del Pd a lasciare gli elettori titubanti di fronte a certe scelte comunicative… L’Udc, ad esempio, dopo aver sfoderato una sbiadita colomba pasquale che invita a non litigare più (boni, state boni…), sceglie di tappezzare le città con le foto di famiglia di Pier Ferdinando Casini.
Udc diventa così Un Disegno Comune, arguto giochino di parole da quarta elementare che peraltro non spiega molto bene quale sia questo disegno e con chi venga condiviso. Come se ciò non bastasse, ecco lo slogan d’effetto: “L’estremo centro”, naturale evoluzione del precedente “Io c’entro”.
Speriamo che i sondaggi, finora piuttosto favorevoli ai Casini Boys, riescano a reggere il peso di questa brillante scelta comunicativa…
Aggiornamento, grazie alla segnalazione di fc: qui potete creare il vostro manifesto U____ D____ C ____
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Pierferdinando Casini, dopo i manifesti elettorali con cui inizia a tappezzare le città, ha spiegato che per quanto riguarda il terremoto in Abruzzo, l’UDC si schiererà con il Governo. Non è il momento di divisioni quindi “Vogliamo dare una mano agli abruzzesi” ha spiegato all’ingresso del convegno Lavoro e Famiglia all’Hotel Carpegna di Roma.
“e le distinzioni e le divisioni politiche oggi rischiano di apparire patetiche e ridicole. Naturalmente vogliamo che ci siano fatti concreti perche’ le parole non bastano, ma siamo convinti che il governo mettera’ in atto azioni concrete: noi abbiamo proposto, ad esempio, un prelievo sui redditi alti, a partire da quelli dei parlamentari”
E non solo, ci dovrebbero essere anche obbligazioni emesse dalle regioni “proporzionalmente impegnate”.

La questione è seria: il reddito di Silvio Berlusconi è precipitato, in un anno, dai 139.245.570 euro dichiarati nel 2006 ai miseri 14.532.538 euro del 2007. Il triste annuncio è contenuto nelle dichiarazioni dei redditi dei parlamentari presentate nel 2008 e relative all’anno precedente.
Dalla stessa fonte (ripresa da Repubblica e Corriere) apprendiamo che: Gianfranco Fini ha dichiarato 105.633 euro, Giulio Tremonti 4.536.164, Dario Franceschini 220.419, Walter Veltroni 477.778, Pier Ferdinando Casini 142.130, Umberto Bossi 134.450, Antonio Di Pietro 218.080, Ignazio La Russa 490.000, Renato Schifani 159.809 euro.
Tornando a Berlusconi, il cui improvviso impoverimento non è spiegato nell’articolo, le proprietà immobiliari del premier sono a Milano: due appartamenti ad uso abitazione, due box, tre appartamenti e la comproprietà al 50% di un altro appartamento. Inoltre, ha denunciato la proprietà di un terreno ad Antigua.

Dopo il sondaggio del Sole 24 ore sulla popolarità degli amministratori delle città e delle Regioni italiane della scorsa settimana ecco oggi una rilevazione sul consenso dei partiti e dei leader politici, in vista dell’election day di giugno.
I dati, pubblicati da La Stampa, sono stati raccolti ed elaborati dall’Ipsos di Nando Pagnoncelli, ieri sera era ospite a Ballarò.
Vediamo i numeri. Per quanto riguarda i partiti il Pdl sarebbe stabile al 37,5%, il Pd crollerebbe al 25,2%, la Lega toccherebbe un picco storico con l’11%, l’Italia dei valori avrebbe più che raddoppiato i consensi di aprile con il 10%, l’Udc salirebbe al 6,4% e la Sinistra (tutti i partiti a sinistra del Pd) cumulerebbe il 5,7%. Brutte notizie dunque per l’opposizione che vede il principale partito in caduta libera, una sirena centrista che rischia di ipotecare lo stesso progetto Democratico attraendo gli ex margheriti e una Sinistra virtuale che deve dividere il suo 5,7% tra 5 o 6 partiti.
Tra i leader politici, Silvio Berlusconi resta al primo posto in quanto a popolarità, con il 56,2%, seguito da Pierferdinando Casini, 46,7% e, solo terzo, da Walter Veltroni, con il 45,4%.
Nei giorni scorsi Veltroni ha chiesto ai suoi di rinviare faide e discussioni al dopo elezioni europee, ma se questi saranno i risultati per il Partito democratico più che di un chiarimento ci sarà bisogno di un funerale.

Non è un caso che l’apertura del ministro Rotondi a Casini si registri all’indomani del funerale di Antonio Gava. Il sogno della Dc di resistere alla storia è ancora vivo e vegeto. E, il Pdl, sembra, agli occhi dei protagonisti della Prima Repubblica, la migliore occasione per riprendere da dove si è lasciato. Forse ha ragione il leader della DcA, quando, guardando al passato dice: “Si è fatto molta cronaca e nessuna storia. E’ tempo di realizzare qualcosa di bello per la politica italiana”.
Ma una nuova Dc è possibile? Oggi Casini, intervistato da QN spiega chiaramente che né le modalità di costruzione, né i profili ideali del Pdl rispecchiano l’esperienza democratica cristiana. E poi “questo bipartitismo - accusa - è una gabbia”. “In politica mai dire mai”, ricorda Pierferdy che, subito, però, si affretta a precisare: “Ci vuole serietà: da Berlusconi non ci hanno diviso ragioni di carattere personale ma importanti ragioni politiche che, allo stato, non sono per niente superate”. Quindi, l’amara conclusione: “Sono sempre aperto al dialogo, ma ci divide la politica”.
Per ora la linea dell’Udc non muta. E’ un segnale di rispetto anche nei confronti di quei due milioni di elettori che, con il loro voto, hanno permesso ai centristi di sedere in Parlamento. Ma in vista delle Europee, non è detto che lo scenario rimanga immutato. Casini punta a una costituente di centro che faccia perno intorno al suo partito e che unisca tutti coloro che sia nel Pdl che nel Pd “la pensano allo stesso modo”. Saranno pure nostalgie democristiane ma fare il vaso di coccio tra due vasi di ferro non piace a nessuno. E così, a Casini, tocca inventare qualcosa.
Una cosa è certa. Quando ti aspetti che Berlusconi dica una scempiaggine, la dice. La frase, made by Montanelli, si adatta perfettamente ad una delle ultime perle del nostro premier; citando un’inchiesta che ha visto coinvolto il ministro Raffaele Fitto, Berlusconi ha detto:
“Sono situazioni che si avvicinano alla sfera onirica che prevale soprattutto nella notte’‘
Tanto per rinfrescarci la memoria, vi proponiamo alcune intercettazioni che hanno visto coinvolto il nostro PdC (Presidente del Consiglio). Non tutte sono state fatte di notte, ma hanno comunque una certa rilevanza. Ovviamente, non vogliamo fare processi sul web o cose del genere: semplicemente, pensiamo siano atti rilevanti per conoscere un pò meglio il Cavaliere.
Continua a leggere: Berlusconi e intercettazioni: Montanelli e Saccà.