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Pierluigi Bersani

Tutte le divisioni del Pd

pubblicato da Andrea Signorelli in: Partito Democratico PD Pierluigi Bersani

pierluigi bersani pd

Il Pd continua a crescere nei sondaggi, che lo danno ormai stabile sopra il 28% e a circa sei punti dal Pdl. Ma la risalita del partito nel gradimento dell’elettorato non riesce a sanare le sue perenni divisioni. Ed è proprio questa una delle ragioni, come scrive Marcello Sorgi sulla Stampa, per cui il segretario Bersani resta così contrario alle elezioni anticipate. Al momento infatti il tempo gioca a favore dei democratici. Non solo: dopo aver sostenuto con convinzione l’esecutivo Monti, parte dell’elettorato del Pd (che apprezza le liberalizzazioni) non capirebbe un passo indietro. Inoltre, come sottolinea Stefano Menichini su Europa, una caduta di Monti lascerebbe sul tavolo numerosi problemi irrisolti, che si troverà inevitabilmente ad affrontare, e con meno libertà di manovra, il prossimo governo.

Molto improbabile quindi che Bersani decida di approfittare del momento vantaggioso e scelga di andare alle elezioni: meglio lasciare che Monti risolva le questioni più spinose e intanto il partito lavori per sanare le troppe divisioni. Un lavoro che si prospetta lungo e difficile, e che attraversa tutto lo spettro delle questioni politiche a partire proprio dal sostegno a Monti. Molti nel Pd, capeggiati dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, non gradiscono i tecnici e la loro politica: “Fanno un po’ pena i tecnici che per ottenere il consenso rincorrono i politici e fanno proclami e annunci da Vespa. Noi siamo favorevoli alle liberalizzazioni, ma il decreto del governo porta alla deregulation”.

Il partito è spaccato in due anche sul fronte lavoro: da una parte chi, come il vicesegretario Letta, appoggia il Governo su tutto la linea, o, come Ichino e la sua “flexsecurity”, ha idee sulle riforma del lavoro molto riformiste, e dall’altra il gruppone della sinistra Pd che su questi temi guarda al responsabile economico Fassina, che invece la pensa molto diversamente: “Non si deve giocare con la pelle dei lavoratori in una corsa verso il basso. Non voglio un contratto del lavoro unico, ma un contratto che tenda a includere sempre di più i lavoratori. L’agenda di Monti non è la nostra”. E per marcare la sua differenza dall’ala filogovernativa del Pd, Fassina ha incontrato i tassisti per ascoltarne proposte e rivendicazioni.

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Manifestazione 5 novembre a Roma - Orari e presenze in Piazza S. Giovanni

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Partito Democratico PD Pierluigi Bersani

Manifestazione 5 novembre 2011 - Pd - Roma, S. Giovanni

Il Pd conferma la sua manifestazione del 5 novembre 2011 a Roma. Visto il singolare divieto di Gianni Alemanno, che ha bloccato tutti i cortei per un mese come reazione agli scontri del 15 ottobre, a meno di novità dell’ultim’ora, dovrebbe trattarsi di una manifestazione senza corteo: assembramento direttamente in Piazza S. Giovanni e basta. Questo ad oggi.

Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani si tratta comunque di un evento fondamentale non solo per il contenuto politico della manifestazione ma anche come risposta alla violenza e alle tendenze reazionarie post-violenza: 

Il modo per rispondere alla violenza non può essere una restrizione dello spazio democratico. Questo sarebbe un grave errore e dimostreremo con la nostra presenza che noi ci rivolgiamo non solo alla nostra gente ma a tutte le associazioni, le persone, i movimenti.

Sarà interessante contare i partecipanti: va detto, per dovere di cronaca, che, a causa dei fatti ben noti, il numero dei manifestanti del 15 ottobre non è noto, nemmeno nelle stime della questura. Bersani, per provare ad allontanare le paure di un evento-flop, estende l’invito a tutti, non solo ai militanti del suo partito

ma a tutte le associazioni e a tutte le persone che vogliono manifestare anche non sotto le nostre bandiere.

Fra gli ospiti e i partecipanti, si registra l’adesione di Antonio Di Pietro (e dunque dell’Idv), dell’associazione Articolo 21. ci sarà, ovviamente Pierluigi Bersani insieme ad altri esponenti del Pd. E sono previste due presenze internazionali che parleranno dal palco di S. Giovanni per dare un respiro europeo alla piazza (in fondo, se si pensa che alla cerimonia di successione fra Trichet e Draghi, l’unico italiano con un ruolo istituzionale presente era proprio Mario Draghi, ce n’è bisogno)

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Nel Pd tutti contro Bersani che ora rischia di essere scaricato

pubblicato da Christian De Mattia in: Partito Democratico PD Pierluigi Bersani


La sceneggiata nel Pd è ormai un classico per ogni stagione. E il bello è che pur essendo in una situazione oggettivamente favorevole dal punto di vista elettorale, la guerra del tutti contro tutti addirittura aumenta. E Bersani si trova in gravissima difficoltà, in balia di attacchi interni e di tentativi sempre più evidenti di farlo fuori.

3 sono i punti su cui la segreteria Bersani è attaccata: l’indecisione e ostilità rispetto alla lettera della Bce, la posizione altalenante sul referendum e l’insistenza sul voto anticipato, anziché su un governo di emergenza. La minoranza sembra sempre più forte e vede al momento uniti Veltroni, Fioroni, Parisi, Franceschini e forse anche E.Letta.

L’indecisione di Bersani su molti temi non rafforza la sua posizione e i centristi del partito non sopportano lo spostamento a sinistra della coalizione con l’ormai quasi sicuro approdo dell’Udc nel centrodestra, soprattutto se Berlusconi non si ricandiderà nel 2013 (o l’anno prossimo).

Gentiloni arriva persino a dire che non è scontato che Bersani sia il candidato del Pd nel 2012 e all’orizzonte spunta l’ipotesi Renzi sostenuta da Veltroni. Cosa succederà a Bersani? Verrà fregato proprio prima dell’appuntamento elettorale?

Di Pietro si candida ufficialmente alle primarie, a chi toglierà voti?

pubblicato da Christian De Mattia in: Antonio di Pietro Nichi Vendola Pierluigi Bersani


Il terzo incomodo è arrivato: Antonio Di Pietro si candida ufficialmente alle primarie e negli staff di Vendola e Bersani già incominciano a pensare a chi perderà più consensi con la discesa in campo dell’ex pm. Il leader dell’Idv è chiarissimo sulla sua intenzione:

Capisco e rispetto il desiderio del Pd, partito di maggioranza relativa, di scegliere il candidato della coalizione. Ma credo che si arrivera’ a primarie, e’ un vantaggio sia per la coalizione che per i cittadini. Se vincera’ Bersani niente in contrario, ci mancherebbe altro, ma mi candidero’ anch’io alle primarie. Il candidato premier sara’ quello che ottiene piu’ fiducia dagli elettori

Di Pietro chiede un incontro immediato a Bersani e Vendola per stabilire le regole della contesa, escludendo dalla discussione Renzi che pur aveva fatto intendere di volersi candidare. Ma il sindaco di Firenze è probabilmente bloccato da un regolamento molto restrittivo che vieta a chi non sia il segretario del Pd di proporsi alle primarie della coalizione.

In ogni caso la discesa in campo dipietrista non avrà fatto molto piacere a Bersani considerato che molti retroscena parlavano di un accordo sotto banco tra i due leader con Bersani appoggiato dall’Idv alle primarie e Di Pietro con un ruolo di primissimo piano (persino vicepremier) in un futuro esecutivo di centrosinistra.

Ma probabilmente anche Vendola non è poi così felicissimo anche perchè ultimamente, soprattutto alle ultime elezioni, ha incominciato ad erodere consensi non solo al Pd ma anche all’Idv, intercettando l’anima più movimentista e di sinistra che alle politiche del 2008 e alle successive elezioni (europee e regionali) aveva sostenuto Di Pietro.

Se dovessero rimanere questi 3 i principali candidati alle primarie del centrosinistra chi avrà più chances di vittoria? E per chi, secondo voi, la decisione di Di Pietro porta più fastidi?

Primarie del centrosinistra: Renzi, Vendola, Bersani, Profumo. Ma si faranno?

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Nichi Vendola Pierluigi Bersani

Primarie del centrosinistra

Primarie del centrosinistra. Si faranno? E chi parteciperà? E’ uno dei pochi interrogativi a proposito di leadership politiche che l’Italia possa concedersi, visto che le recenti dichiarazioni di Alfano sconfessano precedenti ipotesi e ambizioni: nel 2013 Berlusconi sarà di nuovo il candidato premier, e tanti saluti a Formigoni e altri.

E così, concentriamoci su quel Partito Democratico che, senza aver saputo fare molto e cavalcando le recenti ondate di venti di cambiamento - nulla di interno al Pd, intendiamoci: dal referendum a Pisapia a De Magistris, parliamo di successi di altra origine e matrice - ora si troverebbe addirittura con 5 punti di vantaggio sul Pdl, secondo i sondaggisti. Non lo sanno nemmeno nel Pd, come abbiano fatto, ma d’altro canto, l’impreparazione dimostrata dal Governo in questo lungo mese - sommata ad altre questioni che flagellano l’Italia da anni - dovevano pur avere un qualche esito. E allora, vediamo queste primarie.

Che vedrebbero Pierluigi Bersani come candidato naturale del Pd, essendone il segretario. Lo ha ribadito anche Rosy Bindi, in risposta a Matteo Renzi.

Proprio Matteo Renzi ha recentemente dichiarato di essere disponibile a concorrere alle primarie. Sindaco di Firenze, ma esponente del Pd nella corrente dei cosiddetti “rottamatori”, dovrebbe dimettersi dal partito se volesse partecipare.
Poi c’è Nichi Vendola, Governatore della Regione Puglia, che le primarie le vorrebbe subito, nel 2011. E in quel caso parteciperebbe.

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Crisi - La contromanovra del Pd

pubblicato da Alberto Puliafito in: Interni Giulio Tremonti Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani e la contromanovra del Pd

Dopo la manovra correttiva di Tremonti e la contromanovra di Montezemolo, non poteva mancare la contromanovra del Pd, che Pierluigi Bersani annuncia da giorni. Le controproposte del Partito Democratico si articolano in dieci punti e fanno ampio uso, naturalmente, delle parole chiave che vanno di moda nella stagione politica primavera-estate 2011. Si va dai famigerati “tagli ai costi della politica” alle “liberalizzazioni” (senza che si accenni minimamente a quel famoso quesito 1 del Referendum 2011. Anche per il Pd, evidentemente, quel quesito non è esistito), dalle dismissioni degli immobili (una misura che piace a tutti, da Montezemolo a Cicchitto fino a Bersani). C’è la lotta all’evasione fiscale. C’è l’imposta di solidarietà contro i capitali scudati (personalmente, ritengo che non reggano le due obiezioni su anonimato e rispetto del patto. Il Ministero delle Finanze saprà bene chi ha riportato i propri capitali usufruendo dello scudo fiscale. E il patto, be’, allora quello con gli altri cittadini?). C’è la ripenalizzazione del falso in bilncio, C’è l’imposta ordinaria sui grandi patrimoni immobiliari.

Un giudizio a caldo, del tutto personale. Se la manovra di Tremonti & C. è un pasticcio brutto, e quella di Montezemolo è semplicemente una manovra coerente, di destra, da uomo del libero mercato ma senza alcuna idea innovativa o entusiasmante, quella del Pd appare, a voler fare un complimento, cerchiobottista. C’è del buono, ma ci sono anche cose che un partito di sinistra non dovrebbe proporre perché fanno parte di un’altra idea del mondo.

Ma la cosa più grave, al di là delle ideologie, è che in nessuna delle proposte che si sono lette fino ad ora - e non dimentichiamocelo: c’è il Governo, di mezzo. Le controproposte potrebbero anche essere carta straccia - esistono delle vere ricette a lungo termine per contrastare la crisi. Forse, i nostri politici dovrebbero leggere Joseph Stiglitz (su Finanzablog, le sue misure per risollevare gli States che potrebbero giovare anche al nostro Paese nella loro impostazione filosofica; soprattutto l’investire per la crescita e, in misura minore, il taglio alle missioni all’estero, che all’Italia costano comunque 4 milioni di euro al giorno).

In ogni caso, ecco la contromanovra del Pd.

1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica.

Interventi per riorganizzare e ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni. In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell’articolo 16 del Decreto che limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le società “in house” (oltre 50 mila incarichi), riorganizzazione di enti, agenzie ed organismi, intermedi e strumentali
(consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani) nel quadro del riordino
delle competenze degli enti locali, centrale unica per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni; riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.

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Nel Pd si riducono a litigare sul Mattarellum

pubblicato da Christian De Mattia in: Walter Veltroni Partito Democratico PD Pierluigi Bersani


Il referendum pro Mattarellum scuote il Pd, innervosendo moltissimo il segretario Bersani. 2 quesiti per abrogare il Porcellum e ripristinare i collegi uninominali sono stati depositati in Cassazione con il pieno sostegno, oltre a parte del Pd, anche di Idv e Sel. I promotori dell’iniziativa sono formalmente Arturo Parisi, Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo con Veltroni mandante ideologico dell’azione.

L’accelerazione non è proprio piaciuta a Bersani che boccia totalmente quest’idea referendaria

Un partito ha il dovere di presentare in Parlamento la sua proposta di nuovalegge elettorale. Il Pd ha già annunciato che lo farà al Senato. Sarebbe da irresponsabili alimentare ora una spaccatura interna

Il riferimento è a quella parte del partito che preferisce il proporzionale e non apprezza affatto questa fuga in avanti, senza il sì della dirigenza. A maggior ragione se si pensa che c’è un referendum rivale che prevede il ritorno al proporzionale, proposto da Stefano Passigli.

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Veritometro: Bersani e il referendum che non avrebbe raggiunto il quorum

pubblicato da paganini in: Dichiarazioni Ma non aveva detto che? Pierluigi Bersani
“La strategia del referendum non è la nostra strategia in queste condizioni: si è visto che non porta risultati, perché ormai non si raggiunge più il quorum, e così si rischia l’effetto boomerang. Perciò presenteremo una nuova legge sull’istituto referendario”


Pierluigi Bersani, aprile 2010

Oggi è il giorno dei festeggiamenti, delle celebrazioni e del compiacimento per lo strepitoso risultato dei referendum. Tutti festeggiano, si abbracciano e si danno pacche sulle spalle.

Però…

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"Inaffidabile, peloso e meschino" Che aria di pace tra Vendola e Bersani!

pubblicato da Christian De Mattia in: Nichi Vendola Pierluigi Bersani


I paradossi della sinistra sono sempre all’ordine del giorno. Vincono le elezioni ma subito si mettono a litigare forse perchè vogliono riabituarsi a perdere. E’ il caso di Vendola e Bersani che si sono scambiati attacchi molto pesanti che hanno gelato i rapporti tra Pd e Sel.

Tutto parte da un’intervista del segretario Pd in cui avanza forti dubbi sull’affidabilità del Governatore pugliese e sulle sue capacità di essere a capo di una forza degna di andare a governare il paese. Insomma più riformismo, meno iniziative stile Unione di lotta e di governo. A Vendola le accuse di Bersani non sono proprio piaciute e la risposta è stata molto pesante.

“Spocchia e poca umiltà”, “dichiarazioni pelose e un po’ meschine”, “no a professori in cattedra” sono state le parole di Vendola per rimettere al suo posto il leader Pd. Uno scontro piuttosto anomalo, considerati i risultati elettorali, che lascia presagire per l’ennesima volta una rincorsa a nuove lotte quotidiane, tra invidie e tattiche in funzione di chi sarà il leader del centrosinistra.

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