
Panorama preannuncia un clamoroso scoop sul caso D’Addario. Nel numero in edicola da domani (e l’indiscrezione giornalistica sarebbe addirittura a puntate) si segnala che la procura di Bari starebbe indagando su un presunto complotto anti Berlusconi nel quale sarebbero coinvolti oltre a Patrizia D’Addario altre 12 persone, tra cui appartenenti alle forze dell’ordine, giudici, politici e giornalisti.
Secondo l’inchiesta la “D’Addario sarebbe stata selezionata e successivamente `consegnata´ a Tarantini. Selezionata afffinché portasse a termine la missione di compromettere la reputazione del presidente del consiglio, mettendolo politicamente in difficoltà”. Fonti giudiziarie dalla procura smentiscono questa indagine ma a Panorama confermano in pieno.
Per il settimanale ci sarebbero anche giudici che avrebbero partecipato al complotto e per i quali dovrebbe scattare un procedimento parallelo che sarà affidato alla procura di Lecce, competente a indagare sulle toghe del capoluogo pugliese. Anche dei giornalisti sarebbero coinvolti perchè avrebbero cercato di indirizzare le inchieste con degli articoli e avrebbero alimentato il clima antipremier con notizie a sostegno delle tesi della D’Addario. Ci sarebbero anche dei riscontri economici sulla situazione patrimoniale della D’Addario tra cui un milione e mezzo di euro, trasferito in Qatar dalla stessa escort
Di certo Panorama si espone alla possibilità di un clamoroso svarione giornalistico ma dalla redazione del settimanale, come già detto, confermano la veridicità dell’inchiesta, delle accuse e in generale del complottone. Staremo a vedere, si preannunciano novità, smentite e conferme nei prossimi giorni e sicuramente non mancherà un probabile nuovo round della diatriba giornali di sinistra-Berlusconi.

Della vicenda economico/politico/affettiva di Flavio Delbono, sindaco di Bologna e uomo del Pd, vi ha già detto V. Ora quella vicenda sembra arrivata all’epilogo, al peggiore degli epiloghi possibili per un Partito democratico che probabilmente si troverà a dover inventare un candidato anche per le nuove elezioni comunali bolognesi (e visti i tempi che corrono, non credo si faranno le primarie…) che potrebbero tenersi tra 2 mesi.
Il dimissionario Flavio Delbono, oltre ad essere il sindaco scelto dal Pd per Bologna, è stato vicepresidente della Giunta regionale, quella presieduta da quel Vasco Errani che a fine marzo si ripresenterà agli elettori emiliani e romagnoli.
La domanda sulle effettive responsabilità di Delbono e sui denari pubblici utilizzati per pagare vacanze e benefit alle sua ex (quesiti che erano stati lanciati dal suo avversario alle amministrative) sembrano quindi aver colpito nel segno, lasciando ancora una volta il Partito democratico a leccarsi le ferite (etiche, politiche e morali) che da Marrazzo in poi sembrano impossibili da rimarginare.

Che significato hanno le recentissime dichiarazioni del Presidente della Camera sulla possibilità che Montecitorio modifichi la legge sul processo breve? (Legge, lo ricordiamo, approvata al Senato qualche giorno fa e di cui anche noi ci siamo occupati a fondo)
Perché ribadire l’ovvio, cioè che un ramo del Parlamento ha la possibilità di modificare un testo approvato dall’altra camera? Perché sostenere che
“ […] ora c’è «il secondo round al Parlamento» e che «ci sarà una discussione». Un’apertura a nuove modifiche al provvedimento insomma, da parte del presidente della Camera, impegnato in una lectio magistralis a Tor Vergata: sul processo breve «modifiche sono già state fatte dal Senato» e «altre potrebbe farle la Camera». «Era certo rimproverabile costituzionalmente - ha detto Fini - che ci fossero norme valide solo per incensurati. Il Senato ha modificato». Per Fini, occorre quindi «attendere il testo finale per dare un giudizio definitivo, infatti anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche»”
Continua a leggere: Fini: possibili modifiche al processo breve. Tattica o messaggio nascosto?

Il mito del buongoverno della sinistra forse si è un tantino appannato, ma di certo non sembra essere stato sostituito da una analogo alone di efficienza targato Pdl. In tempi di elezioni regionali, mentre anche a Torino iniziano ad apparire i manifesti di propaganda, certe piccole notizie vengono relegate alle ultime pagine dei quotidiani piemontesi mentre invece meriterebbero ben altre collocazioni, dato che spiegano meglio di ogni slogan come viene scelto certo personale politico.
La storia è semplice quanto edificante: un ex assessore regionale piemontese di Forza Italia, Ettore Ranchelli, in un solo giorno ha assommato due condanne penali definitive. La prima, a 5 mesi e 10 giorni per truffa. La seconda, in Cassazione, a 3 anni per corruzione. Un ottimo risultato di questi tempi!
La vicenda per la quale si è beccato 3 anni (essendo stati confermati in Cassazione, possiamo iniziare a pensare che egli sia colpevole), riguarda un fatto che merita di essere riportato: Tutta la storia ha visto al centro della vicenda i terreni di Masera, lungo l’asta del Toce, sottoposti a vincolo idrogeologico e perciò inedificabili per i quali, per rimuovere il vincolo e per cambiare la destinazione d’uso, per la realizzazione di un centro commerciale e di un albergo è stata versata una somma di 60.500.
Nel primo caso invece Racchelli avrebbe favorito i costruttori degli alberghi, villa Patrizia e villa Badia, concedendo i finanziamenti in cambio dell’impegno ad utilizzare come ditte fornitrici le stesse società di famiglia dell’assessore.

Possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il mite avvocato miliardario Cesare Previti non è stato perseguitato e trattato inumanamente dal Tribunale di Milano.
Dopo essere stato condannato a 6 anni in via definitiva per corruzione in atti giudiziari nel processo Imi-Sir (un hobby che sembra piuttosto diffuso tra i frequentatori del Pdl…) il povero Cesare Previti (avvocatone e senatore di Forza Italia) ha presentato ricorso alla Corte europea ritenendo di essere stato vessato e dai giudici di Milano, che gli avrebbero negato il diritto a un processo equo, un trattamento adeguatamente favorevole e l’applicazione della prescrizione nella forma più idonea.
Purtroppo i giudici politicizzati della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ritenuto mal fondate e manifestamente prive di fondamento le richieste di Previti: il complotto ai suoi danni coinvolge dunque anche le istituzioni comunitarie…. Sul sito dell’avvocato trovate l’archivio dei suoi processi e la sua verità “sull’onda lunga della cultura delle manette”.
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Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi è tornato alla carica con un suo vecchio cavallo di battaglia: l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado.
Nella riforma della giustizia a cui stiamo lavorando vogliamo riproporre l’inappellabilità delle sentenze di primo grado. Noi riteniamo che dobbiamo ancora insistere affinché un cittadino accusato di aver commesso un reato e giudicato innocente da un tribunale della Repubblica non debba più essere richiamato in appello con un processo di Cassazione.
Perché i pm lo fanno sempre di ricorrere in Appello anche soltanto per il puntiglio di far vedere che il loro teorema accusatorio era valido, o magari per una antipatia personale o per un pregiudizio politico. Per il cittadino invece é la tragedia, sia per lui che per i suoi cari.
Secondo un sondaggio di SkyTg24 gli italiani sono piuttosto divisi su questo aspetto di riforma della giustizia (il 56% si ritiene favorevole). In alcune nazioni, anche in sistemi giudiziari di tipo accusatorio, è in vigore questa norma: negli Stati Uniti è il 5° emendamento a stabilire che “nessuno può essere processato due volte per la stessa accusa”. Dunque in caso di assoluzione in primo grado in America la pubblica accusa non può ricorrere in appello. Anche in Inghilterra le sentenze di assoluzione chiudono definitivamente la vicenda processuale, riapribile solamente nei casi di difetto di giurisdizione o competenza, o di inosservanza delle norme.

Il Governatore della Puglia Nichi Vendola risulta indagato per il reato di concussione dalla Procura Di Bari nell’ambito della vasta inchiesta sulla sanità che ha visto nei mesi indagati numerosi politici, manager, medici e imprenditori. L’episodio fa riferimento a presunte pressioni di Vendola per la nomina del professor Logroscino. In particolare, in una serie di intercettazioni , si sentirebbe lo stesso Vendola parlare proprio di questo con l’allora assessore alla Sanità, Alberto Tedesco (ora senatore del Pd), rimproverato perché sarebbe intervenuto per bloccare la nomina di Logroscino.
Vendola si dichiara estraneo alle accuse a lui imputate e rilancia
Sono notiziole che danzano nell’aria e che provano ad assediare la mia vita, ma sono notizie usate continuamente come inquinamento della lotta politica. Nel caso di Logroscino se sono davvero iscritto nel registro degli indagati, non vedo quali reati potrei aver commesso. Anzi, dovrei essere premiato per aver capovolto l’andazzo italiano che porta avanti le persone non per meritocrazia, ma per fedeltà politica. Faccio fatica a credere ad una ipotesi di reato a mio carico. Se fosse così, sarebbe una ipotesi stravagante
Continua a leggere: Vendola indagato per concussione, bufera in Puglia in attesa delle primarie

Il 14 luglio 2008 il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano del Turco, è stato arrestato con varie accuse tra cui associazione per delinquere, corruzione e concussione per la gestione privata nella sanità. L’esito di quell’arresto, come ricorderete, fu il crollo della Giunta di centrosinistra e il trionfo del Pdl alle elezioni successive.
Passato un anno e mezzo sembra che dall’inchiesta inizino ad emergere rapporti e carte che rendono meno certa la colpevolezza (non ancora provata da un processo) dell’ex presidente della giunta abruzzese. La Stampa di Torino, nel ricostruire gli sviluppi della vicenda, cita 3 rapporti “uno dei Carabinieri, uno della Guardia di Finanza e due della Banca d’Italia che sembrano andare in una direzione diversa da quella dell’accusa. In un rapporto riservato i Carabinieri avevano chiesto l’arresto di Angelini e di sua moglie e quanto alla giunta Del Turco si dimostrava che non aveva favorito le cliniche private, ma avviato invece un drastico taglio alle richieste illegittime del loro patron”.
In buona sostanza l’accusa di Angelini (credo si tratti dell’editore di Libero e del Riformista) di aver dovuto pagare tangenti a Del Turco per poter lavorare verrebbe smontata, dato che non sono stati trovati conti riconducibili all’esponente del Partito democratico, la cui Giunta avrebbe invece ridotto tagliato di circa 43 milioni di euro i fondi per le cliniche di Angelini. Addirittura i Carabinieri, in un rapporto del 16 giugno 2008, consigliavano di arrestare lo stesso Angelini, per una serie di truffe ai danni della Regione.

Continuano le discussioni sul tema della giustizia e in particolare sulle norme legate al legittimo impedimento, lo scudo per le alte cariche e all’immunità parlamentare. In particolare in riferimento all’immunità pare essere possibile un’intesa bipartisan: infatti al Senato è stato presentato un testo, da parte della senatrice del Pd Chiaromonte e del senatore Pdl Compagna, che prevede che venga introdotta la possibilità di decidere (da parte della Camera di appartenenza del parlamentare) se disporre, a garanzia della libertà della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato con blocco dei tempi di prescrizione.
In ambienti governativi si fa sapere che se si andasse avanti su questo testo condiviso (e il Pd, anche con altri esponenti, sembra aperto a questa strada) l’eventuale presentazione di un nuovo scudo diventerebbe superfluo. L’idea di questa legge sull’immunità non è tra l’altro una novità: riprende una proposta di legge di Maccanico che nel 1993 il Senato aveva approvato, ma non era stata convertita dalla Camera.
Entrando nel particolare della legge verrebbe eliminata l’autorizzazione preventiva per svolgere le indagini sui parlamentari, lasciando procedere il magistrato fino al rinvio a giudizio. Solo alla fine delle inchieste le camere voterebbero l’eventuale sospensione del processo per l’intera durata del mandato parlamentare.
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Colpo di scena al processo Laziogate che vede come principale imputato Francesco Storace, l’ex presidente della Regione Lazio accusato di avere boicottato la lista di Alessandra Mussolini orchestrando una raccolta di firme false, tramite un accesso non autorizzato all’anagrafe di Roma.
Nel corso dell’udienza del processo l’avvocato di Storace ha depositato delle carte che dimostrerebbero come Dario Pettinelli, all’epoca collaboratore dell’ufficio stampa della Regione e principale accusatore di Storace, avrebbe intascato almeno 96mila euro dalla Regione durante la successiva amministrazione di Piero Marrazzo. Storace accusa
Trans e coca? Roba da educande. Il processo Laziogate è stato costruito a tavolino. Le dichiarazioni del cosiddetto pentito Dario Pettinelli hanno avuto un compenso preventivo pagato da Lait spa, la società informatica della Regione Lazio, presidenza Marrazzo. Marrazzo avrà nulla da dire?
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