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Politica & Tribunali

La Regione Sardegna scioglie la Provincia di Cagliari, ma ...

pubblicato da paganini in: Interni Politica & Tribunali

Ma non si tratta, purtroppo, dell’applicazione in tempo reale delle ultime disposizioni sulla soppressione delle Province. È soltanto la conseguenza della condanna che il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, si è beccato per abuso d’ufficio.

L’esponente del Partito democratico è stato riconosciuto colpevole anche dalla Cassazione (un anno e quattro mesi, con pena sospesa, e l’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo) e di conseguenza dichiarato decaduto dalla carica.

Nel sistema elettorale attuale che regge Comuni, Province e Regioni, la caduta del presidente si porta dietro tutta la Giunta e il Consiglio, non può esserne semplicemente indicato un altro, magari dello stesso partito/maggioranza che prosegua la legislatura.

Graziano Milia è stato eletto presidente della Provincia di Cagliari nel giugno 2010, ottenendo il 52% dei voti. Chissà che la sua estromissione non serva - quando in primavera si tornerà a votare - ad aprire la strada ad un altro Massimo Zedda

Telekom Serbia: una bufala, Igor Marini condannato a risarcire Prodi, Rutelli, Dini, Veltroni e Fassino

pubblicato da paganini in: Politica & Tribunali


Sull’affare Telekom Serbia venne costituita, nel 2002, una Commissione parlamentare d’inchiesta formata da 40 tra senatori e deputati. Su quell’affare fu fatto un grande uso politico perchè quello che Marini andava sostenendo al pari di alcuni soggetti che trafficavano in titoli falsi da monetizzare è stato cavalcato per motivi mai chiariti dalla commissione parlamentare d’inchiesta. Ora, con la condanna a 10 anni di reclusione (per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di documentazione falsa e contraffatta a diversi episodi di calunnia) del principale accusatore, Igor Marini, è forse il caso di dire che si trattò - molto probabilmente - di una delle prime uscite del nuovo millennio della solita macchina del fango.

Allora, nel 2002, Francesco Rutelli, Lamberto Dini, Walter Veltroni, Piero Fassino, Clemente Mastella e Romano Prodi vennero indicati come i ricettori di tangenti legate alla vendita della società telefonica serba. I nomi in codice dei politici corrotti sarebbero stati Mortadella, Cicogna e Ranocchio.

A quanto pare c’era però pure Pinocchio, ossia il Marini in questione, che secondo il Tribunale di Roma inventò di sana pianta (chissà per quale motivo…) una storia inesistente ed ora dovrà pagare il conto: quasi 1 milione di euro di indennizzi (150mila solo a Prodi), oltre a 15mila euro di multa e 100mila di spese legali.

Via | Corriere.it

L'onorevole Scapagnini (Pdl) condannato a 2 anni e 9 mesi per il buco di bilancio a Catania

pubblicato da paganini in: Popolo delle Libertà PDL Politica & Tribunali


Nel luglio del 2008 venne fuori che l’ex sindaco di Catania nonché medico personale del premier Berlusconi nonché deputato del Pdl Umberto Scapagnini era indagato per il buco di bilancio creato, da sindaco, nelle casse del Comune di Catania.

Lì per lì sembrava solo uno dei soliti esempi di buongoverno del territorio da parte del Pdl, uno di quei piccoli inconvenienti da risolvere grazie a qualche centinaio di milioni di euro regalati dal Governo amico. Invece la cosa si è fatta più complessa e il giudice ha condannato Umberto Scapagnini a 2 anni e 9 mesi di reclusione per falso in bilancio ideologico. A fare buona compagnia all’onorevole ci sono una serie di funzionari e assessori che con lui condivisero, pare, la responsabilità dei bilanci allegri e del conseguente buco.

Il Corriere del Mezzogiorno precisa che

Gli imputati sono stati anche dichiarati interdetti dai pubblici uffici per una durata pari a quella della pena principale e condannati al pagamento delle spese processuali. Il processo per falso ideologico per il «buco» in bilancio per centinaia di milioni di euro al Comune si è celebrato davanti al giudice monocratico dopo la decisione del 30 marzo del 2010 di archiviazione del capo di imputazione più grave, quello di abuso d’ufficio.

Ma se Scapagnini viene interdetto dai pubblici uffici per 2 anni e 9 mesi, può continuare a fare il deputato?

Foto | Flickr

Caso Milanese, oggi il voto della Camera: sì o no all'arresto?

pubblicato da Bruno Marino in: Ma-anchismi Politica & Tribunali

Oggi è il gran giorno: tra pochi minuti inizierà la discussione sulla richiesta di arresto di Marco Milanese (qui potete seguire la diretta web dei lavori). La maggioranza sembra compatta, dovrebbe votare in massa per no all’arresto. Pd, Idv e Fli dovrebbero votare sì, mentre l’Udc ha lasciato ai deputati “libertà di coscienza” (un sottile eufemismo per evitare di spaccare il partito su una questione ritenuta vitale da molti parlamentari: posso essere arrestato come tutti i cittadini o la Casta non si tocca?). Tutto chiaro? Neanche per sogno. Si voterà, dalle 12 in poi, tramite scrutinio segreto e alcuni franchi tiratori potrebbe riservare sorprese sia a Berlusconi che all’opposizione.

La vicenda di Marco Milanese, che si collega alla storia dell’affitto della casa di Tremonti (ve la ricordate? Ne avevamo parlato qualche tempo fa), potrebbe quindi diventare la tomba del governo, anche se La Stampa ricorda come, dentro la Lega, si immagini che alla caduta di Milanese segua quella di Tremonti. Risultato? Rafforzamento ulteriore di Berlusconi.

In teoria, la Camera potrebbe negare l’arresto solo in caso di fumus persecutionis, ma, nella realtà, le richieste di arresto accettate dal Parlamento sono state davvero poche (compresa quella, recentissima, che ha colpito Alfonso Papa). Voi che ne pensate? Come andrà a finire?

Caso Tarantini-Lavitola, sconfitta per la procura napoletana: l'inchiesta passa a Roma

pubblicato da Christian De Mattia in: Politica & Tribunali


Nonostante la ferma sicurezza dimostrata in pubblico dal Procuratore Lepore e dal Pm Woodcock sul mantenimento della competenza sull’inchiesta sui presunti ricatti del duo Lavitola-Tarantini ai danni di Berlusconi, il Gip di Napoli Amelia Primavera ha sconfessato la territorialità della città partenopea sulla vicenda. Se i reati ci sono, sono stati fatti a Roma e lì passa l’inchiesta.

Il Gip ha infatti ritenuto credibili le dichiarazioni rilasciate dalla “vittima” Berlusconi nel suo memoriale:

La stessa vittima del reato ha confermato di aver corrisposto le somme di denaro sempre a Roma traendole da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli. Dichiarazioni credibili con riferimento al luogo della dazione del denaro oggetto dell’attività estorsiva ipotizzata

In realtà in ambienti giudiziari a Napoli si considerava molto plausibile questa eventualità, non essendoci appigli per tenere l’inchiesta a Napoli e numerosi commentatori e cronisti giudiziari valutavano come palese il difetto di territorialità già dall’inizio dell’inchiesta. Sfuma inoltre anche l’ipotesi di accompagnamento coatto su cui ragionavano i pm per costringere Berlusconi a farsi sentire.

Come il rogo dei libri: la censura di "Falce e Carrello" fa ancora rumore

pubblicato da Christian De Mattia in: Politica & Tribunali


La sentenza con la quale il Tribunale di Milano ha deciso di mandare al macero ‘Falce e carrello’, il libro in cui il patron di Esselunga Caprotti denunciava certe posizioni privilegiate delle Coop soprattutto nelle regioni rosse, continua a far discutere.

In particolare la parte che prevede l’immediato ritiro di tutte le copie del libro, una censura insomma. Un po’ illiberale e troppo simile a tremendi roghi dei libri del passato. Pierluigi Battista sul Corriere si è chiesto dove sono i “fenomeni” della libertà di stampa in questo caso

Ma almeno un gesto, una finta. Una «mossa» tanto per far capire che la censura è una cosa odiosa, gli apostoli della libertà di stampa conculcata, potrebbero pure simularla anche in favore di un nemico. D’accordo, le Coop non si toccano, venerate come una reliquia sacra e quindi bisognose di robuste esenzioni fiscali, ma per questo il libro del patron dell’Esselunga Bernardo Caprotti, Falce e carrello (Marsilio), deve essere bandito, gettato al macero, bloccato nella pubblicazione, per sentenza di un tribunale che dovrebbe giudicare nel nome del popolo italiano e non in quello dei baroni dei supermercati politicamente corretti?

Tra i pochi a sinistra che sono entrati nel merito senza finire, a priori, dalla parte delle Coop c’è il noto blogger e giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli

A me piacerebbe che tutti noi di sinistra – e libertari – non ci facessimo ingabbiare dai meccanismi pavloviani di schieramento e avessimo il coraggio di dirlo più forte di loro: la censura del libro di Caprotti è una porcata inguardabile.

Anche il presidente della Federazione della Stampa Siddi è perplesso

Non entro nel merito della sentenza ma bruciare libri non è mai indice di libertà. Mandare al rogo dei testi evoca infatti altri tempi, situazioni illiberali ponendo degli interrogativi inquietanti. Io credo che da un libro, anche dal piu’ scorretto, ci si possa meglio difendere contrapponendo altre tesi, altre parole, altre prove, altri punti di vista. Se il libro in questione ha cagionato un danno economico è giusto” farsi valere, chiedendo i danni. Ma credo sia piu’ efficace moralmente, ad esempio prevedere una ristampa del testo con sentenza a margine. La distruzione di libri resta infatti sempre e comunque un atto rischioso

Falce e Carrello: Mr. Esselunga condannato per diffamazione della Coop

pubblicato da paganini in: Politica & Tribunali


Gli uffici giudiziari di Milano hanno il maledetto difetto di trovarsi a controllare la stessa città in cui il Premier esercita le sue numerose funzioni. E così ogni questione affrontata da un tribunale milanese diventa un attacco agli avversari dei comunisti. L’ultima occasione viene fornita agli agitati ragazzi del Giornale di famiglia dalla condanna per diffamazione del libro Falce e carrello: l’autore nonché proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, la casa editrice Marsilio, il coautore del libro Stefano Filippi (del Giornale) e l’economista Geminello Alvi, dovranno risarcire la Coop per 300 mila euro, oltre a provvedere a far sparire quel libro da tutti gli scaffali.

La cosa potrebbe essere liquidata come uno scontro giudiziario tra due catene di supermercati che nel nord Italia si sfidano a colpi di offerte e tessere punti. Invece, siccome la Coop viene considerata il braccio armato del Partito nel sistema economico e sulle tavole degli italiani, la disfida diventa politica.

Per Il Giornale la Coop cerca di sancire la superiorità morale della mozzarella Coop rispetto a quella della rivale EsselungaPerché i soldi, quando li maneggiano loro, hanno sempre un odore migliore rispetto a quelli degli altri. Insomma la Coop sei tu, ma non proprio tu, un tu migliore da quello che compra la mozzarella all’Esselunga. Il problema starebbe tutto nelle mozzarelle dunque. Solo che i 300mila euro che Esselunga dovrà pagare (se la sentenza verrà confermata) non riguardano il popolare latticino o la superiorità morale dei prodotti caseari Coop: il problema è che in quel libro ci sarebbero scritte cose non vere e diffamatorie, che configurano una “illecita concorrenza per denigrazione”.

Se dunque per il giornale di famiglia

guai a toccare la sinistra e tutte le sue declinazioni, anche quelle economiche. L’impero Coop è intoccabile: la Coop sei tu, chi può darti di più? Beh, diciamo che dove non arrivano le lunghe mani delle cooperative arrivano quelle dei magistrati. A distanza di quattro anni arriva la vendetta

per il Tribunale la questione è più semplice: non si possono diffamare aziende e persone, nemmeno se sono di sinistra.

falce e carrello

Soru indagato per evasione fiscale, silenzio dal Pd

pubblicato da Christian De Mattia in: Partito Democratico PD Politica & Tribunali


L’ex governatore sardo e attuale editore dell’Unità Renato Soru avrebbe sottratto al fisco 20 milioni di euro servendosi di una società inglese da lui controllata (Andalas ltd). Questa è la principale accusa nell’inchiesta della Procura di Cagliari che vede indagato l’esponente Pd per evasione fiscale.

Tutto nasce dalle analisi delle anomali oscillazioni in Borsa di Tiscali tra il 2008 e il 2009 che avrebbero portato a valutare come sospetti dei prestiti tra la Andalas e Tiscali, entrambi riconducibili a Soru. Il punto su cui i magistrati indagano è proprio questa presunta evasione fiscale sui bonifici che Soru avrebbe girato a Soru stesso, tramite le due società.

Le evidenze dell’inchiesta vanno a rimpolpare una vecchia indagine che si concentra proprio su Soru e Tiscali e l’ipotesi di aggiotaggio. Un nuovo brutto colpo per il Pd dopo la vicenda Penati che sta terremotando il partito, facendo crollare il vecchio teorema sulla superiorità morale della sinistra.

Dal Pd nessuna dichiarazione su questa nuova indagine che si va a sommare alle altre che recentemente hanno messo in crisi Bersani (oltre a Penati anche l’inchiesta Enac-Pronzato e quella pugliese con gli indagati Frisullo e Tedesco) anche in considerazione del fuoco amico di Di Pietro e Vendola.

Una vicenda doppiamente imbarazzante considerato l’impegno del Pd nel criticare il Governo sulla questione dell’evasione fiscale. Avere un proprio esponente molto importante (anche in considerazione del suo ruolo nel giornale di partito) indagato proprio per evasione non facilita eventuali critiche o battaglie sul tema.

Scandalo Penati: Bersani dà del vigliacco a De Magistris e Vendola...

pubblicato da Christian De Mattia in: Alle 5 della sera Politica & Tribunali


La sospensione dal partito (una decisione piuttosto inutile tenuto conto che Penati si era già autosospeso e comunque non si è dimesso da consigliere regionale) non bloccherà sicuramente le continue indiscrezioni sulla corruzione e sulle tangenti segnalate nell’inchiesta su Penati e il suo giro d’affari.

Ed è per questo che tatticamente, giorno dopo giorno, i presunti alleati del Pd fanno a gara per prendere le distanze dai democratici e accusarli di connivenza o peggio. Ha iniziato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ha adottato per Bersani il noto teorema del “non poteva non sapere”

Mi irrita la sorpresa che mostrano i leader di partito di fronte a questi casi. Penati era il capo della segreteria di Bersani. I leader sanno sempre benissimo quel che accade nel loro cerchio stretto. Sono stato ai vertici di un partito, ho trattato con i miei referenti in altre forze politiche, lo so. Del resto: sui casi di corruzione e concussione i partiti non sono mai arrivati per primi. Non ce n’è stato uno che abbia di sua iniziativa bonificato situazioni opache.

Dichiarazioni che non sono affatto piaciute al segretario piddino che ha risposto piuttosto pesantemente

De Magistris non osi dire che non potevo non sapere perché proprio lui ha usato il ‘non sapevo’ in una sua inchiesta. Dire questo, è fare cose da vigliacchi

Insomma bordate tra alleati e il povero Bersani, già profondamente toccato dalle accuse piovute sul suo braccio destro e amico, dovrà difendersi pure dalle accuse da sinistra. Infatti Vendola non ha mancato di occupare il ruolo da moralizzatore anche in questa occasione

Vedo una differenza con Tangentopoli, e in peggio. Nel 1993 la politica usava gli affari per finanziarsi, e mantenere l’illusione della propria egemonia. Il sistema Sesto, se possiamo chiamarlo così, lascia intravvedere una mutazione genetica, anche rispetto all’analisi profetica dell’intervista di Berlinguer a Scalfari. Oggi sono i partiti indeboliti, e subalterni al sistema economico, che sognano di dotarsi di una propria interfaccia economica per stare al tavolo dei poteri forti e recuperare il gap

Cosa risponderà Bersani al governatore pugliese? E cosa succederà se, come sembra, l’inchiesta si allargasse sempre di più, coinvolgendo altri importanti pezzi grossi del Pd?

La storia dell'affitto di Tremonti

pubblicato da Bruno Marino in: Big Picture: tutto su... Politica & Tribunali


Per capire la storia dell’affitto della casa del ministro Tremonti bisogna partire da lontano. Non molto lontano, in realtà, fine Giugno 2011. In due articoli di Carlo Bonini, pubblicati su Repubblica (qui trovate il primo, qui il secondo) si cita il parlamentare e consigliere economico del ministro dell’Economia, tale Marco Milanese, accusato da Luigi Bisignani di essere una delle sue principali fonti di notizie riservate. Lo stesso Milanese formulerà accuse pesantissime nei confronti dei vertici della Guardia di Finanza, che sarebbero coinvolti nella vicenda relativa allo scandalo P4.

Milanese, dopo che è emerso il suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla P4, si dimette da consigliere politico di Tremonti (mantenendo, naturalmente, il posto di parlamentare). Sarà coinvolto in altre inchieste, ma concentriamoci su questa.

Qualche giorno dopo, arriva alla Camera la richiesta di arresto per il deputato. A noi interessa soprattutto quello che si dice a proposito dei rapporti tra Milanese e Tremonti. E quello che si dice a proposito di un certo immobile in via Campo Marzio. Seguiteci dopo il salto…

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