Berlusconi è a dir poco fuori di sé e nelle sue conversazioni private non nasconde «sconcerto» e «indignazione» per la vicenda giudiziaria che coinvolge il consigliere comunale del Pdl Pennisi, arrestato mentre incassava una tangente di cinquemila euro davanti a Palazzo Marino…. Con simili comportamenti «qualche mela marcia» non fa altro che tirare la volata alla «nuova offensiva giudiziaria» della magistratura. Se Il Giornale di famiglia dice il vero, Silvio Berlusconi non sarà affatto contento quando gli comunicheranno le ultime news battute dalle agenzie…
Pare infatti che la polizia stradale abbia arrestato stamattina ben 9 persone per una truffa alle assicurazioni: le accuse parlano di truffa, false perizie, falsa testimonianza e falso ideologico in certificazioni mediche. Una di queste, Sergio Bartoletti, è un consigliere comunale del Pdl ed ha ricoperto il ruolo di coordinatore provinciale del Popolo della libertà.
Non sarà che, a forza di riempirlo di mele marce, anche il cesto si è infradiciato?

L’Italia dei Valori ha deciso di candidare nelle proprie liste per le elezioni regionali in Puglia il pm Lorenzo Nicastro che fino a pochi giorni fa lavorava alla Procura di Bari. Non è affatto una novità questo cambio di carriera, numerosi magistrati hanno fatto il grande salto verso politica, dividendosi poi tra vari partiti. Ma c’è un punto che caratterizza in modo diverso questa candidatura: Nicastro per ben 9 anni (e fino a pochissimo tempo fa) ha indagato il ministro Raffaele Fitto per vari capi d’accusa (per alcuni dei quali è stato rinviato a giudizio, per altri prosciolto) relativi al periodo in cui era Governatore della Puglia. Ora entra in politica nel partito che più attacca il movimento in cui milita Fitto. Non sono mancate le critiche dal Pdl ma la stessa Associazione Nazionale Magistrati ha avanzato dei dubbi seppur di carattere diverso
Il diritto all’elettorato passivo non puo’ essere negato ai magistrati. Tuttavia non sono opportune candidature nei luoghi in cui il magistrato ha esercitato la giurisdizione o e’ stato titolare di delicate indagini. Deve, inoltre, costituire serio momento di riflessione all’interno della magistratura il rientro in servizio del magistrato che ha svolto un mandato elettorale; tema sul quale l’Anm intende impegnarsi anche attraverso la revisione del proprio codice deontologico
Ovviamente ben di altro tenore gli attacchi del Pdl che fanno riferimento alla commistione tra politica e giustizia e a un’evidenza a posteriori di magistratura politicizzata.
Magistratura e politica, l’intreccio e’ sempre piu’ stretto. Lorenzo Nicastro il magistrato che per nove anni, senza esiti evidenti, ha indagato su Raffaele Fitto, raccoglie il premio. Il duo giustizialista Di Pietro-De Magistris lo ha candidato capolista di Italia dei Valori alle prossime regionali in Puglia. Il giochetto e’ ormai scoperto: alcune avanguardie oltranziste e politicizzate della magistratura imbastiscono indagini lunghe e inconcludenti su esponenti della maggioranza, Di Pietro prima ne santifica l’operato e poi li arruola nelle sue fila. Se c’erano dubbi sull’uso politico dell’azione giudiziaria, la candidatura di Nicastro lo conferma clamorosamente
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I due eventi non solo legati tra loro, se non da una maliziosa coincidenza temporale. Ieri infatti sono stati arrestati due amministratori eletti nelle liste del Popolo della libertà, a Milano e Vercelli.
Nella capitale lombarda Milko Pennisi, presidente della commissione Urbanistica a Palazzo Marino e consigliere comunale Pdl, è stato arrestato per concussione in flagranza di reato. Al rappresentante di una società immobiliare, interessato a una pratica edilizia per un progetto di ristrutturazione di una palazzina in zona Bovisa, il politico avrebbe chiesto 10 mila euro per sbloccare le procedure: 5 mila come anticipo e 5 mila a lavoro fatto. Quando la Commissione urbanistica ha espresso parere positivo, il presidente ha chiamato l’imprenditore per avere il saldo: l’ingrato si sarebbe però rivolto alla Procura facendo intervenire la polizia.
A Vercelli invece il Presidente della Provincia, già in lizza per un posto alla Regione Piemonte, Renzo Masoero, è stato arrestato e poi mandato ai domiciliari perché avrebbe chiesto contributi elettorali ad un imprenditore in cambio di appalti. Masoero, che è pure sindaco di Livorno Ferraris, è al suo secondo mandato da Presidente ed è stato eletto col 67% dei voti.

Fin da subito si sono levati gli scudi e il premier in persona si è mosso per lamentare, mentre partecipava alla presentazione del libro di Bruno Vespa, l’attacco continuo che subiscono in Italia le persone che fanno il bene del Paese. Prima, naturalmente, c’era stata la gara di solidarietà verso Guido Bertolaso mentre stranamente nessuno si è ricordato di manifestare solidarietà agli altri arrestati, in linea teorica innocenti come lui visto che sono coinvolti nella stessa inchiesta.
Prima ancora di leggere una sola riga degli atti e degli avvisi di garanzia, tutto il Popolo della libertà è sceso in strada con fiaccole e forconi per gridare allo scandalo: Bertolaso è bravo, è “uno che fa”, non si tocca. Come sempre sarà il terzo grado di giudizio a stabilire se il sottosegretario e plenipotenziario della protezioni civile abbia commesso dei reati. Nel frattempo, lasciando da parte le eterne quanto pretestuose polemiche dei dipendenti di Silvio Berlusconi verso l’intera magistratura, possiamo leggere quanto pubblicato dal Corriere della sera in merito alle accuse su cui si basano i provvedimenti restrittivi e l’avviso di garanzia.
È in quel «sistema gelatinoso» messo in piedi per gestire le opere dei «Grandi Eventi» che i magistrati fiorentini evidenziano le accuse contro il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E indicano in «soldi contanti e prestazioni sessuali» la contropartita che il potente sottosegretario avrebbe ottenuto per l’assegnazione degli appalti al gruppo imprenditoriale di Diego Anemone, 39 anni. In un paio d’anni Anemone è riuscito ad aggiudicarsi «il quarto, il quinto e il sesto lotto del G8 a La Maddalena», i lavori al Foro Italico in vista dei Mondiali di nuoto, l’aeroporto di Perugia per le celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia…
Continua a leggere: Bertolaso: colpevole o innocente? Intanto leggiamo le accuse

Le parole di Massimo Ciancimino e il suo riferimento alla nascita di Forza Italia come risultato della trattativa Stato-Mafia sono sulle prime pagine di tutti i giornali. Ma oggettivamente una cautela generale le accompagna e in tanti paragonano le uscite del figlio del sindaco mafioso di Palermo a un nuovo caso Spatuzza, parlando chiaramente di vicenda inverosimile. E ad appoggiare la tesi dell’assurdità o almeno della difficile credibilità della testimonianza di Ciancimino ci sono persino esponenti del partito che, mediaticamente, più potrebbe (e in parte lo sta facendo) attaccare sul legame Berlusconi-Mafia.
Prendiamo per esempio le dichiarazioni dell’eurodeputato dell’Idv Arlacchi, amico di Borsellino e Falcone ed ex direttore della sezione prevenzione crimine delle Nazioni Unite
Ciancimino ha una posizione giuridica interessata. E’ inattendibile. Ed è paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. La presunta trattativa non c’entra nulla, la nascita di Forza Italia è stata un’operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo
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Panorama preannuncia un clamoroso scoop sul caso D’Addario. Nel numero in edicola da domani (e l’indiscrezione giornalistica sarebbe addirittura a puntate) si segnala che la procura di Bari starebbe indagando su un presunto complotto anti Berlusconi nel quale sarebbero coinvolti oltre a Patrizia D’Addario altre 12 persone, tra cui appartenenti alle forze dell’ordine, giudici, politici e giornalisti.
Secondo l’inchiesta la “D’Addario sarebbe stata selezionata e successivamente `consegnata´ a Tarantini. Selezionata afffinché portasse a termine la missione di compromettere la reputazione del presidente del consiglio, mettendolo politicamente in difficoltà”. Fonti giudiziarie dalla procura smentiscono questa indagine ma a Panorama confermano in pieno.
Per il settimanale ci sarebbero anche giudici che avrebbero partecipato al complotto e per i quali dovrebbe scattare un procedimento parallelo che sarà affidato alla procura di Lecce, competente a indagare sulle toghe del capoluogo pugliese. Anche dei giornalisti sarebbero coinvolti perchè avrebbero cercato di indirizzare le inchieste con degli articoli e avrebbero alimentato il clima antipremier con notizie a sostegno delle tesi della D’Addario. Ci sarebbero anche dei riscontri economici sulla situazione patrimoniale della D’Addario tra cui un milione e mezzo di euro, trasferito in Qatar dalla stessa escort
Di certo Panorama si espone alla possibilità di un clamoroso svarione giornalistico ma dalla redazione del settimanale, come già detto, confermano la veridicità dell’inchiesta, delle accuse e in generale del complottone. Staremo a vedere, si preannunciano novità, smentite e conferme nei prossimi giorni e sicuramente non mancherà un probabile nuovo round della diatriba giornali di sinistra-Berlusconi.

Della vicenda economico/politico/affettiva di Flavio Delbono, sindaco di Bologna e uomo del Pd, vi ha già detto V. Ora quella vicenda sembra arrivata all’epilogo, al peggiore degli epiloghi possibili per un Partito democratico che probabilmente si troverà a dover inventare un candidato anche per le nuove elezioni comunali bolognesi (e visti i tempi che corrono, non credo si faranno le primarie…) che potrebbero tenersi tra 2 mesi.
Il dimissionario Flavio Delbono, oltre ad essere il sindaco scelto dal Pd per Bologna, è stato vicepresidente della Giunta regionale, quella presieduta da quel Vasco Errani che a fine marzo si ripresenterà agli elettori emiliani e romagnoli.
La domanda sulle effettive responsabilità di Delbono e sui denari pubblici utilizzati per pagare vacanze e benefit alle sua ex (quesiti che erano stati lanciati dal suo avversario alle amministrative) sembrano quindi aver colpito nel segno, lasciando ancora una volta il Partito democratico a leccarsi le ferite (etiche, politiche e morali) che da Marrazzo in poi sembrano impossibili da rimarginare.

Che significato hanno le recentissime dichiarazioni del Presidente della Camera sulla possibilità che Montecitorio modifichi la legge sul processo breve? (Legge, lo ricordiamo, approvata al Senato qualche giorno fa e di cui anche noi ci siamo occupati a fondo)
Perché ribadire l’ovvio, cioè che un ramo del Parlamento ha la possibilità di modificare un testo approvato dall’altra camera? Perché sostenere che
“ […] ora c’è «il secondo round al Parlamento» e che «ci sarà una discussione». Un’apertura a nuove modifiche al provvedimento insomma, da parte del presidente della Camera, impegnato in una lectio magistralis a Tor Vergata: sul processo breve «modifiche sono già state fatte dal Senato» e «altre potrebbe farle la Camera». «Era certo rimproverabile costituzionalmente - ha detto Fini - che ci fossero norme valide solo per incensurati. Il Senato ha modificato». Per Fini, occorre quindi «attendere il testo finale per dare un giudizio definitivo, infatti anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche»”
Continua a leggere: Fini: possibili modifiche al processo breve. Tattica o messaggio nascosto?

Il mito del buongoverno della sinistra forse si è un tantino appannato, ma di certo non sembra essere stato sostituito da una analogo alone di efficienza targato Pdl. In tempi di elezioni regionali, mentre anche a Torino iniziano ad apparire i manifesti di propaganda, certe piccole notizie vengono relegate alle ultime pagine dei quotidiani piemontesi mentre invece meriterebbero ben altre collocazioni, dato che spiegano meglio di ogni slogan come viene scelto certo personale politico.
La storia è semplice quanto edificante: un ex assessore regionale piemontese di Forza Italia, Ettore Ranchelli, in un solo giorno ha assommato due condanne penali definitive. La prima, a 5 mesi e 10 giorni per truffa. La seconda, in Cassazione, a 3 anni per corruzione. Un ottimo risultato di questi tempi!
La vicenda per la quale si è beccato 3 anni (essendo stati confermati in Cassazione, possiamo iniziare a pensare che egli sia colpevole), riguarda un fatto che merita di essere riportato: Tutta la storia ha visto al centro della vicenda i terreni di Masera, lungo l’asta del Toce, sottoposti a vincolo idrogeologico e perciò inedificabili per i quali, per rimuovere il vincolo e per cambiare la destinazione d’uso, per la realizzazione di un centro commerciale e di un albergo è stata versata una somma di 60.500.
Nel primo caso invece Racchelli avrebbe favorito i costruttori degli alberghi, villa Patrizia e villa Badia, concedendo i finanziamenti in cambio dell’impegno ad utilizzare come ditte fornitrici le stesse società di famiglia dell’assessore.

Possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il mite avvocato miliardario Cesare Previti non è stato perseguitato e trattato inumanamente dal Tribunale di Milano.
Dopo essere stato condannato a 6 anni in via definitiva per corruzione in atti giudiziari nel processo Imi-Sir (un hobby che sembra piuttosto diffuso tra i frequentatori del Pdl…) il povero Cesare Previti (avvocatone e senatore di Forza Italia) ha presentato ricorso alla Corte europea ritenendo di essere stato vessato e dai giudici di Milano, che gli avrebbero negato il diritto a un processo equo, un trattamento adeguatamente favorevole e l’applicazione della prescrizione nella forma più idonea.
Purtroppo i giudici politicizzati della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno ritenuto mal fondate e manifestamente prive di fondamento le richieste di Previti: il complotto ai suoi danni coinvolge dunque anche le istituzioni comunitarie…. Sul sito dell’avvocato trovate l’archivio dei suoi processi e la sua verità “sull’onda lunga della cultura delle manette”.
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