
Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i cittadini”.
Come aveva già detto, qualche giorno fa, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, il Capo dello Stato ha fatto riferimento a “fenomeni di corruzione” e a “trame inquinanti che turbano e allarmano” e che appaiono come il prodotto dell’opera di “squallide consorterie”.
Napolitano ha anche evidenziato che le riforme in materia di giustizia dovranno garantire comunque “un corretto equilibrio istituzionale”. Quanto ai nuovi membri del Consiglio appena eletti dal Parlamento in seduta comune, ha, infine, ricordato che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”. Membri “togati” e membri “laici” formerebbero, infatti, “un tutto unitario”. Le considerazioni e gli inviti del Presidente sembrano ispirati, tuttavia, al più roseo ottimismo.

Sono stati appena eletti gli otto membri non togati del Consiglio Superiore della Magistratura. Cinque sono stati indicati dalla maggioranza e tre dalle opposizioni.
I consiglieri sponsorizzati dal Pdl sono: il prof. Annibale Marini, l’avv. Filiberto Palumbo, il prof. Bartolomeo Romano e il prof. avv. Nicolò Zanon. L’avv. Matteo Brigandì è il candidato designato dalla Lega. Il Pd ha scelto, invece, l’avv. Guido Calvi e il prof. Glauco Giostra. L’Udc ha indicato, infine, l’avv. Michele Vietti, vice-presidente in pectore del Consiglio (ma non per Gasparri, il quale ha appena dichiarato che il più titolato per l’incarico sarebbe il Presidente emerito della Corte costituzionale Annibale Marini).
Qualche autorevole dissenso in seno al Pd: quello di Ignazio Marino che ha lamentato il fatto che si ricorra sempre ad ex esponenti del Pc o della Dc. Bersani ha però risposto seccamente che la selezione è stata effettuata a maggioranza dall’assemblea del partito e che i candidati sono persone di indiscutibile autorevolezza.

Nella conferenza stampa che si è svolta oggi alle 15, Denis Verdini, l’attuale coordinatore del Pdl coinvolto nelle indagini sulla nuova associazione segreta denominata P3, oltre a sparare a zero su Fini e Bocchino, ha anche dichiarato di non aver mai saputo nè fatto parte di associazioni segrete. E di non conoscerne nè finalità nè attività.
Ma fare parte di un’associazione segreta è reato? E, dunque, la massoneria in Italia è illegale?
In realtà non è esattamente così. L’art. 18, secondo comma, della Costituzione, prevede, in effetti, che “sono proibite le associazioni segrete”. Non aggiunge altro. Ma tale articolo va letto alla luce di quanto prevede la legge n. 17 del 1982 (Norme di attuazione dell’art. 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento della associazione denominata Loggia P2).

Sembrerebbe essersi raggiunto l’accordo sul nome del nuovo vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Le elezioni degli otto nuovi membri dovrebbero raggiungere un esito positivo domani pomeriggio. Era questo, infatti, il nodo principale della questione.
Sarebbero caduti i veti incrociati degli opposti schiarimenti sui rispettivi candidati (e, in particolare, quelli su Annibale Marini, ex Presidente della Corte costituzionale, sponsorizzato da Gasparri). Marini dovrebbe essere eletto ugualmente e dovrebbe capeggiare la schiera di consiglieri di centro-destra, ma la carica di vice-presidente, che verrà eletto dal plenum del Consiglio, dovrebbe andare a Michele Vietti.
Il Csm è presieduto dal Capo dello Stato, il quale, tuttavia, per ragioni di opportunità istituzionale, si astiene dall’esercitare le funzioni di presidente dell’organo. La carica di vice-presidente (che viene affidata ad un membro “laico”, non togato, ovverosia ad un docente universitario ordinario in materie giuridiche o a un avvocato con almeno 15 anni di professione all’attivo) acquista, quindi, un’importanza decisiva. Ma di cosa si occupa esattamente il Consiglio?

Il Governo ha presentato oggi l’emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni. La novità? Si prevede che il divieto di pubblicazione rimanga fino alla cosiddetta “udienza filtro” con la quale il giudice per le indagini preliminari, d’intesa con il pubblico ministero e con la difesa, stabilirà quali siano le parti pubblicabili e quelle che invece dovranno essere secretate.
Le intercettazioni, pertanto, saranno coperte dal segreto fino alla conclusione di tale udienza, per la cui fissazione, tuttavia, nel nuovo testo governativo, non è previsto alcun termine (come invece chiedeva il Pd). La proposta di emendamento porta la firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, recentemente coinvolto nelle indagini sulla “P3″.
Come da copione, i finiani si dicono entusiasti: “Credo che questo testo sia un balzo in avanti. Credo che sia innegabile - ha dichiarato, ad esempio, il presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno - che questo emendamento vada incontro alle istanze che sono state rappresentate dal mondo dell’informazione. Personalmente ho sempre detto che bisognava andare in questa direzione, sicuramente questa opzione mi sembra estremamente positiva. Più che di un passo in avanti mi sembra un balzo in avanti nel testo”.

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

Ricordate la rocambolesca vicenda del ministro Gelmini che, nonostante il commissariamento, ignorava le decisioni del Tar Lazio che davano ragione ai precari della scuola?
Ecco, com’era prevedibile (e come, infatti, avevamo previsto), il dissennato comportamento del Ministero sta producendo il caos nel mondo dell’Istruzione. Un “caos calmo”, vista la disattenzione della maggior parte dei media su tale assurda storia. Un caos che, tra l’altro, si va ad aggiungere a quello che imperversa da tempo anche nel mondo dell’Università, dove monta la protesta dei ricercatori.
Ma procediamo con un breve riassunto delle puntate precedenti.
Continua a leggere: La Gelmini, i precari della scuola e la giustizia amministrativa. Un anno dopo

Con la sentenza n. 25138, depositata ieri, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna a otto mesi di reclusione precedentemente inflitta ad un marito per aver maltrattato la moglie per tre anni.
Il supremo giudice di legittimità ha chiarito che non risponde di maltrattamenti chi aggredisce il partner dal carattere forte e che non risulta intimorito psicologicamente dalle percosse, verbali o fisiche (Cassazione.net), ritenendo fondata la ricostruzione secondo cui, nel caso di specie, non si sarebbe trattato di maltrattamenti poiché la moglie non sarebbe stata intimorita dal comportamento del coniuge, ma soltanto “scossa, esasperata, molto carica emotivamente”. In sostanza, i giudici che avevano precedentemente condannato il marito avrebbero scambiato per sopraffazione quello che in realtà non sarebbe stato altro che un “clima di tensione” tra i coniugi.
La decisione ha suscitato aspre polemiche. Il Ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ha così commentato: “In un momento in cui la violenza sulle donne affolla le cronache nere dei giornali, non posso che dirmi amareggiata di fronte a questo caso di vera e propria miopia da parte dei giudici della Cassazione. La violenza, la volontà sopraffattrice come è stata definita dai giudici, non pesa più o meno a seconda del carattere della vittima. Relativizzare la violenza vuol dire armare il violento” (da Repubblica.it). Cosa ne pensate?

I rilievi dell’onorevole Ghedini (pubblicati ieri dal Corriere della Sera) sulle dichiarazioni che il Capo dello Stato ha reso in merito al disegno di legge sulle intercettazioni sono oggi al centro di accese polemiche.
“I commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento - ha osservato Ghedini-, eletto da una quarantina di milioni di elettori: spetta a quest’ultimo decidere. Visto che non siamo una repubblica presidenziale”. Ed ancora: “La valutazione del Capo dello Stato non è su problemi di natura tecnica. Altrimenti dovrebbe farsi eleggere. La valutazione è sulla costituzionalità. Le ‘criticità tecniche’ esulano dalla sua competenza”. A prescindere dal carattere poco riguardoso di tali asserzioni nei confronti di Napolitano, in esse si ravvisano almeno due gravi “inesattezze”.
La prima. Forse Ghedini non se n’è accorto, ma il Presidente della Repubblica italiana…
Continua a leggere: Il rinvio presidenziale secondo Niccolò Ghedini

Le parole pronunciate dal Presidente Napolitano da Malta, dove si trova in visita ufficiale, in merito al disegno di legge sulle intercettazioni non lasciano spazio ad alcun dubbio: come avevo ipotizzato ieri mattina, sembra essere finita l’era della “moral suasion“.
“I punti critici sono chiari”, ha detto Napolitano, precisando che “non spetta al Quirinale suggerire soluzioni”, ma solo valutare obiettivamente, nell’ambito delle prerogative presidenziali, “se verranno apportate le modifiche adeguate alla problematicità di questi punti che sono già stati messi in evidenza”.
Posto che, con tutta probabilità, i tentativi di continuare un “dialogo” funzionale a guadagnare il consenso del Capo dello Stato sul disegno di legge non cesseranno, a questo punto sono configurabili diversi scenari.