Il Pdl rivuole indietro un Silvio Berlusconi disposto a spendersi in prima linea per salvare le sorti del partito. A rompere il silenzio è stato il falco pidiellino Daniela Santanché: “Silvio torna a bordo perché nel Pdl c’è bisogno di Berlusconi, e di un Berlusconi che decida se questo bluff deve finire per tornare alla democrazia, oppure se dare la fiducia senza che nel partito si mugugni”. L’ex sottosegretario non è però isolata, il crollo del Pdl nei sondaggi dimostra, secondo i berlusconiani di ferro, che la scelta del Cavaliere di mantenere un basso profilo e di consegnare le chiavi del partito in mano al segretario Angelino Alfano non sta pagando.
Senza la figura del Cavaliere a fare da collante tra le diverse anime, nel partito continua a salire la tensione tra gli ex An e gli ex di Forza Italia, come dimostrato dalla lite tra La Russa e Cicchitto. Solo Berlusconi è in grado di tenere unito un partito che, a quanto pare, non è ancora cresciuto abbastanza da poter fare a meno del suo fondatore. Ed ecco che inizia a circolare la voce di una lista civica a nome Berlusconi che si affianchi, e faccia da stampella, al Pdl.
A richiedere a gran voce il ritorno da protagonista dell’ex premier sono soprattutto i deputati che vorrebbero staccare la spina immediatamente al governo Monti per andare alle elezioni. Una scelta drastica che Berlusconi, come ha ribadito più volte, non ha al momento intenzione di fare. Troppe le incognite ancora in ballo: il processo Mills e il “beauty contest” sulle frequenze tv, questione decisiva per Mediaset. Berlusconi ha bisogno di tenere unito il partito per poter fare sentire la sua voce al Governo. L’unico modo, secondo il Cavaliere, di salvare la sua azienda ed evitare una condanna. Far cadere Monti vorrebbe dire invece correre il rischio di perdere le elezioni e non avere più nessuna voce in capitolo.
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Tira una brutta aria in casa Pdl. I sondaggi continuano a scendere, l’ultimo lo attesta a circa il 22%, e il malumore serpeggia tra i dirigenti, in primis tra gli ex An: “Non appoggeremo questo governo per sempre”, sono le ultime dichiarazioni dell’ex ministro La Russa. A un quadro già non idialliaco si è aggiunto pure Umberto Bossi, che ha preso a minacciare quotidianamente di far saltare il governo della Lombardia se Berlusconi non farà saltare quello di Monti: “Tutto il paese vuole strozzare Monti mentre Berlusconi ha paura di mandarlo via. Non so di cosa ha paura, è una mezza cartuccia” è l’ultima di una serie di dichiarazioni del Senatur rivolte all’ex alleato di ferro.
Ma Berlusconi non è ancora pronto a scaricare Monti, continua a prendere tempo sostenendolo in aula e criticandolo ai microfoni dei giornalisti. Come scrive Alessandro De Angelis sul Riformista, la tattica del Cavaliere ha lo scopo di “non decidere” ancora per due settimane: il tempo necessario perché si tengano i vertici europei e, soprattutto, arrivi la sentenza del processo Mills. Dopo si deciderà, ma ancora non si sa quale sarà l’esito. Il Pdl si trova stretto in una situazione in cui i sondaggi continuano a calare a causa dell’appoggio a Monti, ma “staccare la spina” a Monti vorrebbe dire andare alle elezioni in una condizione di oggettiva debolezza. Il berlusconiano doc Osvaldo Napoli vede una terza via: “Dobbiamo fare capire al nostro elettorato le ragioni di una scelta fatta nell’esclusivo interesse del paese. Se oggi facessimo cadere il governo verremmo accusati di aver mandato il paese allo sfascio. Dobbiamo valutare due opzioni: è meglio pregiudicare le sorti nazionali o spiegare ai nostri elettori perché facciamo parte della maggioranza? Penso la seconda…”. Una posizione con cui sicuramente concorda anche il Cavaliere.
Ci potrebbero essere altre alternative, come scrive Il Giornale: continuare a sostenere l’esecutivo, ma pretendendo di entrare nel governo, oppure passare all’opposizione per avere le mani libere in attesa delle elezioni. Nel primo caso l’obiettivo è riuscire ad avere più influenze nelle decisioni del governo, senza trovarsi a votare provvedimenti blindati, nel secondo caso è prepararsi alle urne. Ma bisognebbe fare i conti con una possibile fuga di circa una quarantina di deputati, che Casini non vede l’ora di accogliere.

Il Pdl è in costante calo nei sondaggi: secondo le ultime rilevazioni il partito dell’ex premier ha toccato il minimo storico del 22,5%, lontano oltre sei punti dal Pd e a una distanza siderale dal 37,4 toccato nelle elezioni politiche del 2008. Una situazione critica che sta mettendo in difficoltà lo stato maggiore del partito, in parte contrario alla linea del segretario Alfano, che dal suo profilo di Twitter conferma la volontà di sostenere il governo Monti: “Il Pdl sosterrà le riforme per avere uno Stato più moderno, efficiente e vicino ai cittadini”.
La scelta di continuare ad appoggiare il governo Monti sta creando disaffezione tra l’elettorato, mettendo Alfano e il Pdl in una situazione difficile: se il partito perde consensi in quanto parte della “maggioranza salva-Italia”, è anche vero che se facesse cadere il Governo non solo verrebbe accusato di irresponsabilità, ma si troverebbe anche ad affrontare le elezioni in una condizione di forte debolezza.
Un circolo vizioso da cui Alfano sta cercando di uscire anche proponendo una sua via alle liberalizzazioni: “Che devono essere fatte col giusto peso ponderato, senza uccidere mestieri e professioni che sono alla base del modello italiano. Non siamo a caccia di pretesti per mettere in difficoltà il governo, ma speriamo che la nostra visione generale venga recepita”, ha spiegato il segretario in conferenza stampa.
Quello del segretario pidiellino è un tentativo di uscire dall’impasse che vede il suo partito “costretto” ad appoggiare le riforme di Monti, ma i suoi elettori i più contrari alle liberalizzazioni. A peggiorare la situazione, l’esordio della maggioranza “salva-Italia” con l’incontro pubblico tra rappresentanti del Pd, del Terzo Polo e del Pdl con il ministro per gli Affari europei Milanesi. Al termine dell’incontro Frattini ha confermato che la mozione unitaria sull’Europa verrà presentata lunedì: “Stiamo lavorando a un testo ambizioso e c’è un’ampia convergenza”. Parole che potrebbero non piacere a buona parte dell’elettorato del Pdl.
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Il Pdl ha iniziato il percorso verso i congressi provinciali e lo ha fatto con una marea di nuove tessere salutate dal segretario del partito, Angelino Alfano, come un grande segnale di vitalità e una risposta a chi lamentava assenza di democrazia interna. Sarà certamente così. Però quanto sta succedendo a Vicenza rischia di far sorgere qualche dubbio in proposito…
Tra i 18 mila tesserati registrati in quella provincia - un numero piuttosto alto anche sommando i vecchi militanti di An e Fli - ci sarebbero molti iscritti a loro insaputa: lo stile reso celebre dal ministro Scajola sarebbe stato applicato anche alle tessere, iscrivendo migliaia di persone ignare. Il problema, oltre alle evidenti questioni di democraticità e trasparenza, riguarda i nomi scelti. Molti dei nuovi tesserati sarebbero infatti iscritti o addirittura dirigenti di altri partiti, come Udc e Fli.
Stando al blog del Pdl di Vicenza sarebbero stati proprio i reggenti del partito a fa scoppiare il caso - montato da loro stessi - per invalidare il congresso e comunque depotenziare gli innovatori che volevano cacciarli. Sempre sul blog del partito il coordinatore provinciale spiega candidamente che il 50% delle nuove tessere, circa 8mila, erano in effetti incomplete:
Le richieste di tessere pervenute dalla nostra provincia con documentazione incompleta, classificate S1, sono ben 8.150, quindi oltre il 50% del totale, quando invece a livello nazionale corrispondono soltanto al 6%. Un dato certamente anomalo. In un primo momento, in assenza di specifiche contestazioni, anche chi vi scrive aveva ritenuto di poter giustificare tale anomalia con adesioni spontanee ai gazebo, che evidentemente erano avvenute senza raccogliere la fotocopia di un documento di identità. Purtroppo, siamo stati costretti a ricrederci; in realtà stiamo comprendendo in queste ore che si trattava di una penosa menzogna e che i pochi gazebo non giustificavano dati così clamorosi. Ben venga quindi la clamorosa indagine della magistratura, i cui responsi, quali che siano, attendiamo con serenità.
Quindi per l’onorevole Pierantonio Zanettin è normale che ci sia un incremento straordinario del tesseramento e che questo coincida con una straordinaria percentuale di tessere che mancano dei requisiti minimi di validità. Poi, poi, quando arriva la magistratura allora ci si accorge che forse quel dettaglio andava valutato con attenzione. Roba da dimissioni immediate, anche dal Parlamento.
Giusto per chiudere, ricordiamoci cosa ha detto Angelino Alfano, intervistato dal Giornale, in merito ai sospetti sui numeri del tesseramento:
«Per il nostro tesseramento è stato adottato un surplus di cautela, sappiamo di essere sempre sotto osservazione. Non siamo il ministero dell’Interno ma ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo adottato il meccanismo del versamento individuale, delle firme autografe con una struttura di controllo ad hoc. Una volta votavano anche i morti nei congressi, ora mi chiedo quale partito può contare su un sistema più virtuoso».
Già, chissà se anche in altre province il Pdl ha adottato il virtuoso sistema Vicenza?
“I Parlamentari italiani costano meno che nel resto d’Europa!”
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Mentre si avvicina il black monday, quel lunedì 5 dicembre che chiarirà definitivamente quante lacrime e quanto sangue Mario Monti chiederà agli italiani per propiziare i mercati, qualche onorevole inizia a ribellarsi ai tagli, per ora più annunciati che imposti, ai redditi della Casta.
L’occasione è favorevole per scoprire che esiste un senatore del Pdl di nome Paolo Scarpa Bonazza Buora, originale nel nominativo ed anche quasi inedito alle cronache parlamentari, pur essendo il presidente della Commissione Agricoltura del Senato. Il Bonazza, volendo uscire dall’ingiusto anonimato, ha lanciato una proposta di un certo peso: basta ingiuriare la Casta e i Parlamentari, è ora di mettere un freno anche ai redditi dei tanti tromboni che in questi giorni ‘draconeggiano’ sui vitalizi dei parlamentari.
Lasciate perdere Google, tanto draconeggiano non esiste. Ma non fermiamoci ai dettagli. L’idea dello Scarpa Buora è di stabilire un limite per tutti fissato in seimila euro lordi. Tutti chi? Mi riferisco ai magistrati, ai prefetti, agli ambasciatori, ai dirigenti della Banca d’Italia, agli amministratori e dirigenti di enti pubblici, ecc. Viene da chiedersi se in quel ecc. vadano ricompresi anche i senatori che, come è facile prevedere, anche dopo la cura Monti non scenderanno di certo a 6.000 euro lordi al mese.
Non pago del contributo regalato al suo Paese, il senatore esagera:
credo sia assolutamente indispensabile che da subito i soggetti che ad ogni livello sono titolari di funzione pubblica siano scannerizzati con cura in ordine alle proprie sostanze e proprietà, alle attività loro dei coniugi e figli. Poi ci faremo quattro risate sulle situazioni ex ante ed ex post. Forse scopriremo che tanti hanno … la moglie ricca o lo zio americano!”
Come potete ben comprendere è dunque ora di smettere di draconizzare i parlamentari per iniziare a scannerizzare le sostanze: quale modo migliore per dimostrare di meritarsi - senza tagli o riduzioni - lo stipendio da senatore?

Giornate dure per il Pdl, queste. E non tanto per la situazione di crisi generalizzata, di cui in fondo a molti membri del governo importa poco, basta salvare la cadrega, ma perché l’esecutivo rischia di cadere in un’imboscata subitanea.
Il primo voto cruciale è infatti previsto già per martedì prossimo, quando si dovrà approvare il rendiconto di bilancio, e che ti succede? Due deputati lasciano il Pdl per passare all’Udc (Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito) e oggi persino Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali, se ne va per approdare al gruppo misto.
Naturalmente la situazione è molto più grave alla Camera, dove la maggioranza in pratica non è più tale, scendendo sotto la soglia relativa di 316 e dovendo così contare su astensioni o ribaltamenti per salvarsi. Ma anche la defezione di Vizzini ha una sua importanza, data la caratura del personaggio.
Come se non bastassero gli innumerevoli problemi sul tavolo del governo, ora ci si mettono anche gli ex-fedelissimi a rompere le uova nel paniere di Berlusconi, chiedendogli il fatidico “passo indietro”.
Il riferimento è ai cosiddetti “malpancisti” guidati dall’ex-ultrà del Pdl Giorgio Stracquadanio - uno che si è sempre segnalato per la sua ortodossia berlusconiana, incline addirittura allo scavalcamento a destra - e poi tra gli altri Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giustina Destro, Fabio Gava e Giancarlo Pittelli, come ben descritto nell’articolo del collega Bruno Marino.
Tre di loro sono già usciti dal partito, gli altri potrebbero farlo presto, ma non è tutto; al drappello si sono poi uniti altri parlamentari per così dire “incerti” per una riunione collettiva al Palmcourt Garden; luogo lussuoso e senz’altro idoneo per un progetto che nelle intenzioni potrebbero vedere lo spodestamento del Cavaliere a favore di un homo novus come Gianni Letta.
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Il PdL dichiara chiusa la campagna di iscrizione e celebra il milione di iscritti. Maurizio Lupi ha così commentato:
Risultato straordinario.
E ha senza dubbio ragione: se la cifra risponde al vero, è assolutamente straordinario che questo Governo resista nonostante tutto e che il PdL abbia ancora la fiducia di un milione di persone disposte addirittura a tesserarsi. Evidentemente, la consensificazione funziona.
Fabrizio Cicchitto la butta sulla concretezza:
I dati dimostrano che non ci troviamo di fronte né a un partito di plastica, né transitorio, ma a un soggetto politico profondamente radicato nella società e nella cultura politica di questo Paese
Il che è un chiaro messaggio ai giovani: se quel che dice Cicchitto è vero, infatti, tocca migrare prima possibile. A meno che non ci si voglia affidare a questa cultura e società che consente di radicarsi a idee vecchie, stantie e incapaci di fare il bene del Paese. E se qualcuno pensa ancora che siano in grado di fare bene, dovrebbe perlomeno ammettere che è surreale, la celebrazione del “milione di iscritti” in questi giorni di bufera politica e finanziaria. E che dimostra, una volta di più che quella politica lì è totalmente slegata dalla realtà.
Roberto Formigoni, invece, rilancia le primarie: è il suo tentativo - disperato o concreto? Lo vedremo a breve - di farsi finalmente avanti. L’unica carta che può giocare per sperare, forte dell’appoggio di CL, di spuntarla nella guerra di successione.
Nel contesto generale, tuttavia, la celebrazione del milione di iscritti pare quel contentino di carta che rendeva tanto felice il signor Bonaventura. Però, lo sventurato Bonaventura era onesto e ingenuo.
Ah, un’ultima considerazione: ma quando nascerà il nuovo “soggetto politico” che vuole Berlusconi, le tessere varranno ancora?
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“Grazie all’impegno del Presidente del Consiglio, l’Italia è tornata ad essere autorevole protagonista in Europa e nel mondo.’
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