E dopo il Tar è arrivata anche la pietra tombale dell’ufficio elettorale del Tribunale, proprio pochi minuti fa. La lista Pdl nel Lazio è fuori quasi definitivamente. Resta soltanto la fiammella di un ultimo ricorso al Consiglio di Stato, ma francamente sarebbe del tutto grottesco un suo pronunciamento in favore in extremis dopo la carriolata di pareri negativi a ogni grado di giudizio.
E allora che fare? Le possibilità sono tre. Una quella che avevamo evocato noi in mattinata, chiedendo semplicemente che il Pdl salvasse la faccia rinunciando a presentare la propria lista, stoppando almeno l’ultimo ridicolo ricorso. Sarebbe una resa semi-onorevole, ancor più gradita se accompagnata dalle scuse ai propri elettori che non potranno il proprio partito. D’altronde se si nominano degli incapaci in posizioni chiave questi sono i risultati.
Seconda possibilità quella sostenuta da Pannella, ovvero il rinvio di un mese della consultazione. Ai Radicali farebbe comodo visto che molte loro liste sono state escluse. In particolare Cappato potrebbe tornare in corsa in Lombardia. Ma attenzione, proprio per questo Bonino e Pannella chiedono il rinvio in tutte le regioni, non solo nel Lazio, in una sorta di do ut des. Il leader del Pd Bersani ovviamente è contrarissimo a questa ipotesi, ma mai dire mai.
Continua a leggere: Elezioni regionali 2010 Lazio: Pdl bocciato anche dal Tribunale. È finita

Lo spettacolo indecoroso offerto dal Popolo della libertà con la presentazione delle liste a Roma e Milano non accenna a volgere al termine. Le reazioni scomposte di Alemanno e Polverini, con inviti ai sostenitori a manifestare la propria rabbia, fanno il paio con proclami semi eversivi come quello del ministro della difesa, Ignazio La Russa, che si lascia andare con un Se ci impediscono di correre siamo pronti a tutto (se un Tribunale della Repubblica italiana emette una sentenza, si deve solo essere pronti a fare ricorso e non è detto che si vinca…).
Le sceneggiate di questi giorni ricordano, oltre ad alcune fortunate commedie con Alberto Sordi (so uscito a magnà ‘n panino e m’hanno chiuso fori!), la favola scritta da Collodi: vediamo un Pinocchio delle Libertà che si fida del gatto e della volpe, chiedendogli di portare, a notte, le firme necessarie alla sua candidatura. Poi però, l’ingenuo Pinocchio delle Libertà, che evidentemente non ha capito di che pasta sono fatti i pelosi animali a cui si è associato, si ritrova con due spregiudicati soci che, lungi dal preoccuparsi della sua candidatura, pensano solo al proprio tornaconto, maturando vendette e progettando tranelli e sotterfugi (sempre La Russa si lamenta che ”La Lega ci aveva garantito 500 firme a sostegno del listino di Roberto Formigoni. ”Invece si sono presentati alle due di notte con 300 firme, di cui solo 30 autenticate”).
E quando il giudice condannerà Pinocchio d. L. escludendolo dalle elezioni a causa delle trame e dell’inconcludente rissosità del gatto e della volpe, i due subdoli onnivori potranno sempre chiamare i propri compari a ringhiare contro la burocrazia, la magistratura e gli orpelli procedurali.
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Questa mattina l’Aula del Senato è chiamata al voto per accettare o respingere le dimissioni di Nicola Di Girolamo, su cui grava una richiesta di arresto per svariati reati, oltre a quello di essersi fatto eleggere nella Circoscrizione Estero quando invece all’estero non ci viveva.
Se le dimissioni verranno accolte, Di Girolamo decadrà dalla carica e verrà arrestato, mentre il suo posto verrà preso dal primo dei non eletti del Popolo della libertà nella Circoscrizione Estero. Tutto risolto quindi? Mica tanto.
La Stampa di Torino ci segnala che il primo dei non eletti, Raffaele Fantetti, che andrà a rappresentare gli italiani all’estero in Senato, in realtà vive a Roma ed è un dipendente del ministero degli esteri. Del radicamento a Londra (dove dovrebbe vivere, in quanto italiano all’estero) non ci sarebbero tracce: la rivista e la fondazione che Fantetti guiderebbe non sarebbero reperibili, mentre pur vivendo a Roma andrebbe a percepire i 35 mila euro annui che la legge assegna ai parlamentari residenti all’estero.
Lo spettacolo offerto dal Pdl con la presentazione delle liste in Lombardia e Lazio, ma anche in altre zone, alterna momenti di grande cabaret ad attimi di esilarante commedia. Almeno fino a quando qualche militante non inizierà a prendere sul serio i deliri insurrezionali di Alemanno e Polverini che, di fronte ad un boicottaggio dovuto allo scontro per bande interno al partito, incitano a rivendicare il voto con rabbia.
Forti degli insegnamenti del loro leader, gli uomini del Pdl hanno pensato di iniziare a fare le vittime degli eventi, i perseguitati: se il loro responsabile si presenta in Tribunale in forte ritardo per mangiarsi un panino, la colpa e della violenza dei Radicali. Se viene rilevata la mancanza di timbri e firme sui moduli (e si tratta probabilmente anche di un reato…) allora la colpa è della burocrazia e dell’eccesso di meticolosità.
Mentre cerchiamo dunque di capire quali regole, e come, possono essere applicate per non far dispiacere a questa sorta di anarchici della libertà (naturalmente a giorni alterni) leggiamoci le prime pagine dei giornali.

Ricordate gli esami di onestà a cui sottoporre i candidati del Popolo delle libertà alle elezioni regionali di marzo? Ovviamente era una delle sparate del Capo del Pdl, che, anche volendo, si sarebbe trovato di fronte ad un compito davvero improbo. Ricordate la sceneggiata delle mele marce da togliere dal cesto per avere delle liste pulite? Vale la stessa considerazione.
E ce lo dimostrano le liste dei candidati alleati del Pdl, depositate ieri nei Tribunali (non fate della facile ironia, tutte le liste sono state depositate nei Tribunali…). Al capitolo Campania possiamo trovare una vecchia conoscenza della politica giudiziaria italiana: Sandra Lonardo Mastella, la moglie del celebre Clemente. Se vi state ponendo la domanda… sì, si tratta della ex presidente del Consiglio regionale in quota Udeur di centrosinistra. Quella che per i giudici non deve neppure dimorare in Campania per evitare che possa delinquere. Proprio lei.
Avendo evidentemente stabilito che le accuse contro di lei sono prive di rilevanza e che non c’è bisogno del terzo grado (di giudizio) per stabilire che la Mastella è innocente, gli uomini di Stefano Caldoro hanno accettato di averla tra i sostenitori del loro candidato alla presidenza. Contenti loro…

Mentre i quotidiani riempiono pagine intere con gli edificanti dialoghi intercorsi tra membri della criminalità organizzata calabrese e stimati esponenti del Popolo della libertà (sulla cui testa gravano due richieste di arresto e l’accusa di collusione con la ndrangheta) una voce, solitaria e coraggiosa, si leva dal Palazzo per spigarci che è giunto il momento di limitare le intercettazioni.
Quando tutti i conformisti, i giustizialisti d’ogni risma e i politici della Sinistra hanno buon gioco a urlare ai 4 venti che le intercettazioni telefoniche consentono di inchiodare trafficoni e malandrini alle proprie responsabilità, uno solo si erge con azzurra fierezza contro la canea forcaiola: Daniele Capezzone. Il portavoce del Pdl ha sillabato alle agenzie: “Il presidente Berlusconi ha totalmente ragione. Al contrario, mi pare che il Pd, ancora una volta, ceda al giustizialismo, e si prepari a difendere uno stato di cose indecente in materia di intercettazioni. Basta un dato per capire a che punto siamo: nel 2007, sono state intercettate 124mila persone in Italia e solo 1700 negli Usa, che hanno cinque volte la nostra popolazione. E` una follia, che richiede un giro di vite a tutela del diritto dei cittadini italiani a non essere spiati e schedati. E` gravissimo che l`opposizione non capisca o faccia finta di non capire”.
La fonte di questi dati, così come la loro veridicità, è del tutto ignota.

Il bipolarismo, spacciato come soluzione contro il moltiplicarsi dei partiti, è di fatto fallito. Non solo a sinistra dove il Partito Democratico è stato, progressivamente, spurgato da molti esponenti dell’ex Margherita che hanno preferito Pierferdinando Casini a Pierluigi Bersani.
Secondo quanto riportato da Repubblica anche a destra ci sarebbero dei problemi. Silvio Berlusconi non sarebbe contento del Popolo delle Libertà, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.
“Mi sono pentito. Non c’è stata la fusione come la immaginavo io. Anzi, quelli di An hanno iniettato nel nostro partito il virus delle correnti. Forse si poteva studiare un’altra soluzione. Ma oramai dobbiamo fare i conti con quello che c’è”.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi: “Fallita la fusione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia”
La strategia del Ma anche, che tanta fortuna politica ha portato a W. Veltroni, sembra aver trovato un altro importante sostenitore. Mezz’ora fa il candidato alla presidenza della Regione Campania del Popolo della libertà, Stefano Caldoro, ha rilasciato una dichiarazione che farà felici tutti i campani.
Avendo evidentemente ricevuto l’ordine di dare un segnale in favore delle centrali nucleari che nessuna Regione, neppure quelle governate dal centrodestra, ha ancora dichiarato di voler accettare, Caldoro si è lanciato in una affermazione impegnativa quanto ambigua, ardita quanto impopolare: Non servono scontri, la logica dello scontro ha prodotto solo danni in questi ultimi quindici anni. La strada è quella del confronto, delle idee, della politica del fare. Interverremo sul costo dell’energia, realizzeremo le opportune infrastrutture e individueremo grandi obiettivi strategici. Punteremo sulle energie rinnovabili e ci apriremo al nucleare. Il confronto, le idee, la politica del fare… insomma la solita serie di baggianate frutto dell’ennesima competizione di frittura dell’aria.
L’unica cosa chiara è Ci apriremo al nucleare, che nella nostra lingua significa che Stefano Caldoro, da Presidente, accetterà che vengano costruite centrali nucleari in Campania. Invece, subito dopo, il candidato del Pdl chiarisce: questo non vuol dire che si costruirà una centrale in Campania ma significa solo che non possono esserci no ideologici che penalizzano imprese e famiglie.

L’ultima richiesta di arresto per il senatore Nicola di Girolamo risale al settembre 2008: allora il Senato aveva deciso di proteggere l’onorevole dalle manette, ritenendolo evidentemente non solo innocente ma anche ingiustamente perseguitato dalla magistratura.
Insensibili all’orientamento già manifestato dal Senato della Repubblica, i giudici politicizzati tornano all’attacco: La magistratura di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) per violazione della legge elettorale ”con l’aggravante mafiosa”. La comunicazione è stata diffusa durante la conferenza stampa tenuta dalla direzione distrettuale antimafia per illustrare i risultati dell’operazione Broker contro il riciclaggio di denaro della criminalità organizzata. L’accusa per il senatore sarebbe sarebbe di mafia in relazione alla sua elezione con il voto degli italiani residenti all’estero.
Il povero Silvio Berlusconi non fa in tempo a togliere una mela marcia dal cesto che subito ne esce fuori una più deteriorata della precedente…

Grazie al sondaggio di Luca abbiamo un quadro forse non statisticamente ineccepibile ma comunque indicativo degli umori nella Repubblica di Polisblog.
La domanda successiva sorge spontanea: a parte il successo di un partito o la sconfitta di un altro, le alleanze a geometria variabile potrebbero portare anche a risultati inattesi in termini di Regioni conquistate. Secondo Ignazio La Russa “vinceremo [il Pdl] almeno in quattro Regioni popolose, oltre a Veneto e Lombardia, anche in Campania e nel Lazio”. Anche se “in periodo di elezioni è chiaro che possono emergere tensioni nel branco.. qualcuno cominciava a mordere, a digrignare i denti, come avviene in certi branchi”. Le considerazioni del co-coordinatore del Popolo della libertà, a parte i paragoni poco edificanti con gli animali ringhiosi, contiene una previsione: almeno 4 Regioni sventoleranno il drappo azzurro all’inizio di aprile.
Ipotizzare la vittoria in sole 4 Regioni su 13 non sembra confermare l’ottimismo del premier, che mentre svuota il cesto dalle mele marce (inserendo qua e là qualche ballerina), sventola continuamente sondaggi che gli dimostrano affetto e gradimento dai 2/3 del popolo italiano. Continuando a dare i numeri, secondo voi, come andrà a finire? 13 a 0. 7 a 6? 11 a 2?
Foto | vintage85