Delle primarie americane, e in particolare della lunga sfida che sta contrapponendo Hillary Clinton e Barack Obama all’interno del campo democratico, si è parlato più volte su queste pagine.
Oggi si compie un ennesimo passo nella corsa democratica alla nomination, con le primarie in Indiana (72 delegati in palio) e Carolina del Nord (115). Difficilmente, va detto, le due primarie cambieranno gli equilibri, a causa del meccanismo di assegnazione proporzionale dei delegati.
Proprio questo sistema, che non ha permesso finora a nessuno dei due candidati di conquistare un margine sufficiente per distaccare l’altro, impedirà di avere un candidato che supererà il muro dei 2025 delegati richiesti entro la fine delle consultazioni nei vari stati.
Obama manterrà quindi probabilmente il suo risicato vantaggio (attorno ai cento delegati, considerando anche i cosiddetti “unpledged” o “superdelegati”) in qualunque caso. Ma allora, perché prestare attenzione a queste ennesime consultazioni statunitensi?
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Che noi italiani ci stancassimo presto delle campagne elettorali l’ho sempre saputo. Ma che anche gli americani, popolo che si appassiona alle sfide, che siano elettorali o a chi ha il tifone più forte, si stufassero della campagna per le primarie democratiche, francamente mi ha stupito.
Succede che Matthew Yglesias grida il suo Save us! dal suo blog e che la sua voce sia amplificata direttamente da una sezione del sito del New York Times. Quello che più mi sorprende è che Matthew non è un elettore Repubblicano stanco del teatrino degli avversari, ma un sostenitore di Barack Obama.
Il concetto espresso dal blogger è molto semplice: “I superdelegati dicano subito per chi vogliono votare e mettano fine questa cosa. Volete Obama? Ditelo. Preferite la Clinton? Ditelo. Non ne possiamo più di avere inutili primarie ogni quindici giorni”. Mi verrebbe da dire che tutto il mondo è paese. Obiettivamente però, il “duello” Obama-Clinton inizia ad essere un po’ pesante. Quello che non capisco è questo: i due contendenti vogliono realmente andare alla Casa Bianca o a ciascuno di essi basta essere eletto candidato democratico e sfidare McCain?
Foto: sdanos07, flickr
Hillary si è aggiudicata l’ennesimo round delle primarie democratiche americane. La consultazione in Pennsylvania si è infatti conclusa con una vittoria di 10 punti percentuali sul suo concorrente Obama, ma la situazione nel conteggio dei delegati è cambiata di poco, con il senatore afroamericano che rimane in lieve vantaggio (1.694 a 1.556)
Se non vi saranno sorprese dell’ultima ora la partita finale si potrebbe giocare alla convention di Denver della prossima estate dove, accanto agli eletti nelle primarie, interverranno 796 delegati di partito non vincolarti al voto popolare.
La situazione di perdurante incertezza è però fonte di preoccupazione per i democratici: il problema è che molti commentatori concordano nel ritenere che una battaglia così furente tra due che dovrebbero stare dalla stessa parte, prima della campagna elettorale vera e propria, potrebbe favorire l’avversario repubblicano McCain, in continua ascesa di consensi.
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Che la campagna elettorale di Walter Veltroni sia stata caratterizzata da un costante richiamo all’esplosivo successo avuto nella primarie americane da Barack Obama, è cosa nota. D’altra parte in più occasioni il candidato premier del PD ha avuto ottime parole per Obama, per ciò che rappresenta e per il suo modo di affrontare le questioni politiche, arrivando a scrivere - in anticipo sui tempi del “fenomeno” - anche la prefazione dell’edizione italiana del libro del senatore dell’Illinois “L’audacia della speranza” (Rizzoli, 2007). Oggi, seguendo questo filone, alcuni supporter del Partito Democratico hanno voluto regalare a Veltroni un video che con Obama ha molto a che fare, e che potete vedere qui sopra. A tratti, imbarazzante. Giudicate voi.
Il video è di fatto la miliardesima versione italica del famosissimo video “Yes We Can”, creato da will.i.am dei The Black Eyed Peas e di enorme successo su Youtube, dove un ispirato discorso di Obama veniva reso su una base musicale da numerosi vip, tra cui Scarlett Johansson, Kareem Abdul-Jabbar e tante altre stelle dello showbiz a stelle e strisce. Nella versione italiana, invece, sono i temi chiave della campagna veltroniana a essere declinati da personaggi noti di casa nostra, come Neri Marcorè, Giobbe Covatta e Luca Barbarossa (divertitevi a scoprire gli altri). A supporto dell’iniziativa, è stato aperto anche un sito web.
In comune i due video, oltre al bianco e nero e all’idea di fondo (sia pure declinata diversamente), hanno anche lo slogan: dallo “Yes We Can” di Obama al “Si può fare” veltroniano. Uno slogan che ha infiammato l’America e che pare aver funzionato bene anche da noi, trovando uno dei suoi pochi detrattori in Massimo d’Alema, che l’ha definito “moscio”. Chissà, forse il “baffino di ferro” avrebbe preferito lo slogan-preghiera che lo accompagna da quando Nanni Moretti glielo appiccicò per sempre addosso: dì una cosa di sinistra!.
Dopo il salto, potete vedere il video “originale” a supporto di Barack Obama.
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La campagna elettorale per le primarie americane sta procedendo con un sostanziale testa a testa. Dopo le 11 vittorie consecutive di Barack Obama, il successo di Hillary in Ohio, Texas e Rhode Island, ha dato nuova linfa ad una candidatura che ormai sembrava perdere prospettive. Si deciderà tutto alla convention di fine agosto, ma quante possibilità ha realmente di rimontare? Le fa i conti in tasca Newsweek, che pubblica un’interessante proiezione ipotizzando vittorie nette della senatrice nei restanti 12 appuntamenti elettorali dei democratici.
Jonathan Alter si mette nei panni del sostenitore di Hillary, e ipotizza un filone di vittorie superiore a quella di Obama, ben 12 di fila, e con buoni margini; il conto finale dei pledged (eletti) delegates risulterebbe ancora a favore di Obama, anche se solo per 39 delegati.
Certo, il numero non è altissimo, ma quanto conterà in ottica convention? I superdelegates come si comporteranno? E’ difficilmente ipotizzabile che sovvertano il voto popolare, ma potrebbero proporre ad Obama un ticket con la Clinton.
La senatrice di New York per ora sembra molto sicura di se, un po’, permettetemelo, al limite dell’arroganza, tanto da aver parlato in due interviste di un possibile ticket, con Obama suo vice presidente.
Cosa ne pensate? Provate anche voi a fare la vostra previsione!