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Propaganda

Addio Euro, meglio tornare alla Lira: la ricetta di Magdi Allam per uscire dalla crisi

pubblicato da paganini in: Propaganda Impresentabili Interni


Riscattare la nostra sovranità monetaria tornando a battere moneta, la mai dimenticata Lira, abbandonando l’Euro, metallico simbolo di sottomissione ai voleri finanziari di un’Europa centralistica e autoritaria. La proposta, tutta da valutare e probabilmente già finita sul tavolo del ministro/premier Mario Monti, è frutto dell’elaborazione di Magdi Cristiano Allam e la trovate a pagina 8 del Giornale.

Il rischio, se non verrà adottato rapidamente il ritorno alle amate 200 lire, è che l’Italia si riduca ad una Cina europea, schiavizzata e ridotta a semplice produttrice di materialità, col solo scopo di far crescere il Pil. A questo corrisponderà un aumento dei consumi e il conseguente scardinamento della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico cristiane, svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità. Tutti effetti che solo il ritorno alle 1000 lire - ma quelle di carta - potrebbe scongiurare a parziale compensazione del colpo di stato finanziario messo in atto da Monti.

In ultimo Magdi prospetta la rinazionalizzazione della Banca d’Italia e il ritorno alla libera coniazione di moneta in base ai bisogni del momento. Tutto questo, oltre ad affrancarci dal gioco franco tedesco di permetterebbe di rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona e non la moneta e non la moneta, persegue il bene comune e non il profitto costi quel che costi.

L’eccellente frullato di etica monetaria, revanscismo antieuropeo, fondamentalismo religioso e risentimento anti tedesco che Magdi ha affidato alle stampe avrà di certo un immediato esito nelle scelte economiche di Monti. Oppure, male che vada, l’articolo del Giornale potrà essere utilizzato come prefazione del pregevole volume della Zecca dello Stato intitolato La Lira siamo noi ….

Le manifestazioni del 12 e 13 febbraio: date, appuntamenti, orari

pubblicato da paganini in: Propaganda Silvio Berlusconi


Se dopo aver assistito all’ennesima sceneggiata del povero Silvio perseguitato che si ribella alle procure cattive vi è venuta voglia di dire la vostra, magari scendendo in piazza per dimostrare che l’Italia non è abitata soltanto da lettori di Libero e da spettatori del Tg1, sarà il caso di non perdersi le manifestazioni contro Berlusconi previste per il 12 e 13 febbraio. Naturalmente Veltroni e gli altri Modem sconnessi vi direbbero che non ci sono nemici politici, che non si manifesta CONTRO ma PER, che lui è il leader del fronte a noi avverso, e altre scempiaggini che è meglio lasciare al Terzo Polo.

Dunque, sabato 12 febbraio apriranno le danze quelli del Popolo Viola, con una mobilitazione armata di pentole e coperchi, intitolata Menù del giorno, dimissioni! Sono previste manifestazioni a: Bologna, Cagliari, Cassino, Castelfranco veneto, Catania, Catanzaro, Cuneo, Firenze, L’Aquila, Macerata, Messina, Milano, Napoli, Oristano, Padova, Palermo, Perugia, Pescara, Pisa, Roma, Salerno, Savona, Sciacca, Taranto, Torino, Trieste, Trento, Varese, Venezia e Verona. Gli orari e le piazze in cui ritrovarsi sono segnalati nel sito, comunque a Roma l’appuntamento è a Piazza Santi Apostoli alle 16 e a Milano davanti al Tribunale alle 11.

Una lista anche più lunga di città parteciperà alle manifestazioni di domenica 13 febbraio, con lo slogan Se non ora quando, in difesa della dignità delle donne. A Roma l’appuntamento è per le 14 alla Terrazza del Pincio mentre a Milano è alle ore 14.30 a Piazza Castello.

Naturalmente c’è anche un’Italia che lavora, che produce e che teme i comunisti e i giudici sopra ogni cosa: per manifestare sostegno a Silvio Berlusconi quest’altra Italia si ritroverà sabato 12 febbraio, alle 10 e 30, a Milano. Dove, ma al Teatro Dal Verme, ovviamente! (Complimenti al genio che ha scelto la location. I titoli dei giornali saranno: In mille dal verme con Berlusconi - In tanti dal verme contro il neopuritanesimo ipocrita).

Sondaggi elettorali: Pdl al 28%, Lega nord al 12%, Pd al 22% e Sel al 10%

pubblicato da paganini in: Propaganda Partiti Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD


Oggi, tanto per cambiare, diamo un po’ di numeri. Quelli riportati da Affari Italiani e riferiti ad un sondaggio elettorale segreto (sì, lo so, suona poco credibile…) sui consensi di cui attualmente godrebbero i principali partiti politici. I numeri verrebbero fuori da un sondaggio commissionato da Sinistra e libertà (e questo spiegherebbe l’ottimo risultato che viene attribuito al partito di Niki Vendola): la rilevazione vedrebbe il Pdl al 28%, la Lega nord al 12%, il Partito democratico al 22%, Sel al 10%, l’Udc al 6% e Futuro e libertà al 4% e L’Italia dei valori al 7%.

Un quadro disarmante, per il centrosinistra e per il segretario Bersani, che spiegherebbe la scelta di volersi alleare al Terzo Polo, imbarcando chiunque abbia un minimo di consenso elettorale pur di racimolare qualche voto. Un quadro nerissimo che andrebbe a sancire ulteriormente il fallimento completo del progetto Partito democratico, che dopo anni di svolte e giravolte, dopo aver imbarcato - tra l’altro - ex Pci ed ex Dc non riesce neppure ad avere i voti del solo Pci.

Non trattandosi però di una mera operazione matematica viene difficile pensare che, in caso di elezioni anticipate, una coalizione tra Pd, Idv, Sel, Udc, Fli e Api (sperando che Sinistra e libertà si sottragga a questa follia) abbia una minima speranza di conquistare una qualunque maggioranza. Voi come la vedete?

Tra Nicole Minetti e Ruby, ecco il vero scoop: la vita privata di Marrazzo

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Propaganda


Abbiamo sbagliato tutto. Settimane (o mesi) ad occuparci del caso Ruby, dell’igienista dentale diventata magicamente consigliere regionale in Lombardia, dei ricatti e delle case in via Olgettina, ed ecco che Libero, finalmente, porta alla luce il vero scandalo, la notizia dell’anno: Marrazzo sorpreso con un trans.

Anche occuparsi di questa notizia significa dare un po’ di visibilità ad un giornale che ormai è difficile definire tale, ma dobbiamo ricordare qualcosa. Piero Marrazzo non ricopre più alcun incarico pubblico, è tornato ad essere un privato cittadino, dov’è la notizia? Era giusto parlare di lui quando era governatore del Lazio ed era, probabilmente, sotto ricatto, ma adesso? A parte stuzzicare gli istinti più bassi di una parte di centrodestra (”almeno Silvio va con le donne, a sinistra vanno a trans!”), qual è la rilevanza giornalistica della notizia?

Importa a qualcuno sapere cosa fa un privato cittadino sotto le lenzuola? Non si tratta di un Premier che ha sputtanato l’Italia in tutto il mondo, di un Presidente del Consiglio spolpato da ragazze (e ragazzine) procaci e senza scrupoli, non si tratta di un capo del governo che difende la famiglia tradizionale, è molto vicino ai desiderata della Chiesa e come in un film porno di quart’ordine urla “avanti un’altra” alle ragazze in fila fuori dalla sua camera da letto.

Si tratta, per citare Alessandro Giglioli, di

un cittadino comune, insomma: vada in via Tuscolana quando gli pare, e sia felice.

La Russa come D'Annunzio: da un elicottero lancia volantini per gli afghani

pubblicato da Bruno Marino in: Propaganda Ignazio La Russa Cronache di guerra


Ecco la svolta in Afghanistan. Rapido e pugnace come ogni combattente che si rispetti, il ministro La Russa ha informato i giornalisti che dall’elicottero che lo trasportava da Herat a Bala Murghab sono stati lanciati circa undicimila volantini

“ideati, spiegano al comando del contingente, «per supportare la campagna di reintegrazione degli insorti nella società civile promossa ed attuata dal governo afgano».”

Il breve pezzo del Corriere della Sera continua, elencando le caratteristiche dei volantini, ma la memoria, è inevitabile, corre subito al Volo su Vienna di D’Annunzio, che però colpevolmente non fu guidato da Ignazio La Russa e quindi non merita neanche di essere accostato alla Coraggiosa Impresa del Nostro Ministro. Mentre i volantini ricordano, tra le altre cose, che “il benessere proviene dalla pace”, si scopre che

“Il 2010 è già l’anno più sanguinoso per i civili afgani dal 2001, con le vittime civili aumentate del 31% nei soli primi sei mesi dell’anno. La sicurezza si sta rapidamente deteriorando in tutto il paese.”

Ma che importa? Non bisogna mica pensare a come battere gli insorti senza falcidiare la popolazione civile, non bisogna mica pensare, eventualmente, a come andarsene da un paese in guerra da quasi dieci anni. L’Ardito Volo del Nostro Ministro distruggerà definitivamente la volontà di combattere dei talebani. Ne siamo sicuri.

Foto | Flickr

Gran Bretagna: tutti uniti contro lo strapotere mediatico di Murdoch. E in Italia?

pubblicato da Bruno Marino in: Propaganda Mediaticamente Esteri Echi dalla Blogosfera


Tira una brutta aria in Gran Bretagna. Una “Santa Alleanza” di giornali e tv sta cercando di impedire a Rupert Murdoch di acquisire il completo controllo di BSkyB (Sky inglese). Ecco come Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive il fronte anti-Murdoch:

“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.”

E stranamente, almeno per noi, intervengono anche gli amministratori delegati:

“[…] Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il «nemico» non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul «pluralismo dell’informazione».”

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Dal Festival di Internazionale: Dietro le quinte del regime

pubblicato da Francesco in: Propaganda

Tra i tanti paradossi che infarciscono la quotidiana dose di informazioni di cui ci nutriamo, attraverso i giornali, i periodici o i blog, ce n’è uno che riguarda la Corea del Nord, è un paradosso molto semplice e, a ben vedere, molto comune nel mondo occidentale; la Corea del Nord è infatti un paese di cui sentiamo parlare relativamente spesso, ma di cui, in fondo, sappiamo molto poco, e quel poco che sappiamo non è aderente alla realtà.

Ma se molti altri paesi e realtà sono investite dal medesimo paradosso per esclusiva responsabilità nostra – vale a dire del nostro giornalismo che si accontenta di restare nei binari morti dei luoghi comuni e del nostro pubblico che si accontenta di tali luoghi comuni – nel caso della Corea del Nord questo paradosso si alimenta da entrambe le direzioni, perché la Corea del Nord è un paese nascosto nell’ombra, o meglio, è un paese che si autocela dietro un velo dal resto del mondo.

Pochissimi sono infatti i dati che ci arrivano dal governo di Pyongyang, il cui ultimo censimento – nel 2008 – segue un silenzio durato praticamente 15 anni. Era infatti dal 1993, in concomitanza con l’inizio di una drammatica crisi economica che ha flagellato il paese per un decennio, che da Pyongyang non arrivavano dati aggiornati.

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Bersani, il PD e la catastrofica comunicazione della sinistra italiana. La lezione degli USA

pubblicato da Bruno Marino in: Propaganda Mediaticamente Dì qualcosa di sinistra Esteri


La lettera di Veltroni a Repubblica, l’orrida campagna di comunicazione del PD (Bersani in maniche di camicia, per intenderci), l’ancor più orrido manifesto del PD di Roma (lo vedete dopo il salto), tutto sembra farci pensare che la sinistra italiana viva una gravissima crisi.

Una delle accuse principali è la mancanza di una strategia comunicativa chiara, di un messaggio semplice ed efficace da inviare a militanti, sostenitori ed elettori indecisi. Non che questa sia una novità, è dal 1994 che, dal punto di vista della propaganda politica, Berlusconi surclassa la sinistra. Le uniche eccezioni, forse, corrispondono alla “discesa in campo” di Romano Prodi, modello politico ed umano antitetico a quello rappresentato dal Cavaliere.

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Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

pubblicato da Bruno Marino in: Ma-anchismi Propaganda Mediaticamente Interni Silvio Berlusconi Politica & Tribunali


Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:

“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”

Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.

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Giuliano Ferrara sulla legge bavaglio: il partito giustizialista ha battuto i liberali

pubblicato da Bruno Marino in: L'Italia fa schifo Propaganda Mediaticamente Interni Giuliano Ferrara


Non c’è niente da fare, Giuliano Ferrara è triste. Dopo che Berlusconi ha aperto alla possibilità di rinviare l’approvazione del ddl intercettazioni a Settembre (ovviamente non è sicuro, conosciamo bene il rapporto tra Berlusconi e la verità), il direttore del Foglio ha scritto un commovente articolo, intitolato “Ritirata non strategica”. L’inizio è dei migliori, infatti neanche Ferrara sembra più credere alle sparate di B:

“Vedremo (se mollerà, nda), perchè con il Cav. non si sa mai.”

Comunque, il punto non è aver ceduto. Ma aver ceduto così, ad un partito ben specifico.

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