
Dopo le favole raccontate ieri in conferenza stampa dal premier sui magistrati cattivi che non accettano le liste del Pdl, i Carabinieri che non impediscono violenze e soprusi all’interno dell’ufficio elettorale e il successivo siparietto del La Russa furioso che torna alle origini riassaporando i bei tempi andati, ci possiamo rilassare leggendo qualche riga da Libero di oggi.
Un pezzo firmato Geronimo e intitolato Che contrappasso: il partito dei nominati è caduto sulle nomine riporta tutta la questione alla sua dimensione originale, facendo piazza pulita (da destra) di facezie e leggende metropolitane utilizzate da Berlusconi per giustificare l’ingiustificabile manifestazione convocata a Roma per il 20 marzo.
Leggiamo dunque Libero: “La vicenda delle liste, ed in particolare quella del PdL nel Lazio, è responsabilità del pressappochismo dell’intera classe dirigente locale di quel partito…. non esistono nel PdL (in realtà in quasi tutti i partiti) organi collegiali che approvano le liste almeno 24 ore prima dell’inizio della presentazione… Così si faceva un tempo lontano quando politica significava democrazia e quando a presentare le liste erano funzionari professionalmente dotati che non andavano a mangiare un panino in prossimità di una scadenza oraria per la presentazione della lista…
Fabio P. ci segnala un interessante articolo di Claudio Messora su Byoblu.
Il pezzo riferisce dell’analisi svolta dall’Osservatorio di Pavia circa la presenza delle notizie legate alla cronaca nera e allo spazio che esse hanno avuto sui media italiani, soprattutto nei Tg, durante il Governo Prodi e durante quello Berlusconi. A guardare il grafico, a fronte di un andamento dei crimini sostanzialmente uniforme ci sarebbe stata una vera esplosione del tempo ad essi dedicato nel periodo in cui il litigioso centrosinistra nostrano cercava di governare l’Italia. Un approccio che, immagino per una coincidenza, è diventato moltoooo più soft quando le bandiere azzurre hanno iniziato a sventolare su Palazzo Chigi (non prima però che il pacchetto sicurezza venisse approvato).
Ed ecco il sortilegio: durante l’ultimo governo di centro-sinistra il numero di reati ha subito una flessione, ma la percezione di insicurezza è aumentata di una quindicina di punti, fino a superare il 53%. Lo spettacolo di illusionismo è stato magistralmente messo in scena dai media televisivi, che hanno trasformato il normale tran-tran dell’ordinaria delinquenza in un film horror degno delle migliori sceneggiature.
Come forse avrete già notato dalle affissioni nelle vostre città, il Partito democratico (dopo mesi sprecati in faide non ancora del tutto risolte) ha pensato bene di iniziare la campagna elettorale per le elezioni regionali del marzo prossimo.
Ecco dunque il Pd proporci In poche parole, un’altra Italia, con manifestoni 6 x 3 dedicati alla scuola, alle imprese e al lavoro. Assegni per i precari, fondi e qualità per la scuola pubblica, facilitazioni per il credito sono gli slogan scelti per tentare una (purtroppo) improbabile rimonta contro le orde del Popolo della libertà che, appena terminata la costruzione della piramide per Silvio III, rischiano pure di vincere molte delle Regioni in palio.
Che giudizio date voi di questa campagna del Pd? A me sembra un poco debole….
Ps: leggo sul sito del Pd che “i manifesti con la campagna ideata dalla Proforma di Bari, sarà visibile su 4500 poster 6×3 e 4×3, 2500 autobus, nelle metropolitane di Roma, Milano, Napoli e Torino, in 100 Stazioni ferroviarie, in 20.000 impianti speciali e di pubblica utilità: fermate bus, pensiline, fioriere, gonfaloni, cabine telefoniche e in 30 maxi impianti a Roma e Milano”. Bari… Puglia…Ci sarà mica lo zampino della volpe del Tavoliere?

Tra gli effetti collaterali dell’affermazione della grande rete internet, uno riguarda in modo particolare le istituzioni, ed è la cosiddetta e-democracy. Trattasi della formula coniata per indicare le possibilità di partecipazione (al limite della democrazia diretta) offerte dalle moderne tecnologie informatiche: trasparenza, tempestività, chiarezza nella comunicazione tra istituzioni e sudditi (forse nella definizione ufficiale si parla di cittadini..).
Anche grazie agli input del Brunetta, i siti istituzionali sono stati costretti (nonostante rilevanti sacche di resistenza) a mettere online dati prima segreti, come compensi, presenze, nomi dei dirigenti, recapiti di posta elettronica. Il tutto con casi paradossali in cui puoi cercare per ore per scoprire che nessuno si è ricordato di pubblicare in internet un semplice e banale numero di telefono.
Naturalmente il più delle volte l’e-democracy è stata utilizzata solo per fare spot e passerelle mediatiche, pavoneggiandosi durante una conferenza stampa per poi tornare al solito agire nel segno della riservatezza e dell’opacità. Un paio di questi casi sono segnalati oggi da Flavia Amabile sulla Stampa: la Camera dei Deputati ha creato un suo canale You Tube, ma in un mese ci ha messo 2 soli video tagliati e montati come degli spot (censurando le gaffe della conferenza stampa di presentazione) e con i commenti disattivati…
Continua a leggere: La politica ai tempi del web: democrazia e partecipazione, ma senza esagerare!

Il prossimo venerdì 9 ottobre esce nelle sale italiane “Barbarossa”, il film diretto da Renzo Martinelli e caro alla Lega Nord di Umberto Bossi, in quanto racconta lo scontro tra il lombardo Alberto Da Giussano (interpretato da Raz De Gan) e l’imperatore del Sacro Romano impero (qui il trailer e qui la fotogallery di cineblog).
Manca più di una settimana, ma già non mancano le polemiche: l’attrice francese Cécile Cassel (sorellastra del più noto Vincent, in gallery delle sue foto), che ha interpretato un ruolo nel kolossal, ha dichiarato infatti in un’intervista a Max, (ripresa perfino dal britannico Daily Telegraph):
“Se avessi saputo cosa c’era dietro non avrei accettato. Quando prendo parte a un progetto mi piace sapere tutto. In questo caso, dei fantasmi politici dietro Barbarossa non sapevo nulla. Finite le riprese sono venuta in Italia per girare Ex di Fausto Brizzi e amici e colleghi mi hanno raccontato chi erano i padrini del progetto. A quel punto ho detto che non avrei risposto a nessuna domanda sugli aspetti politici del film”

Se, malauguratamente, Romano Prodi avesse inviato le Frecce Tricolori a Cuba, in Corea del Nord o in Birmania per supportare le parate in onore del regime, il suo Governo avrebbe avuto una vita ancora più breve.
Per qualche bizzarro motivo, invece, il Governo guidato da Silvio Berlusconi sotto le insegne del Popolo della libertà non si crea alcun problema ad inviare la pattuglia nazionale ad illuminare i cieli di Tripoli durante le celebrazioni per la presa del potere da parte di Gheddafi, avvenuta il primo settembre di 40 anni fa. Già, le Frecce Tricolori saranno mandate dal Governo delle Libertà a celebrare un dittatore che da 40 anni detiene il potere assoluto in Libia.
Una scelta vergognosa che trova supporto nell’editoriale di Cervi, sul Giornale (di famiglia) di oggi, secondo cui ci sono moltissime ragioni “a conforto della tesi di Berlusconi e dei suoi ministri: secondo cui i gesti d’amicizia verso il raís danno e daranno frutti copiosi in termini di lotta all’immigrazione, di cooperazione economica, di forniture energetiche. L’assicurarci petrolio e gas per i prossimi decenni può ben meritare, si osserva, l’invio delle Frecce Tricolori - molto richieste all’estero - per una esibizione davanti al Colonnello”. Nel mentre il ministro della Difesa ha risposto alle polemiche spiegando che “l’esibizione delle Frecce Tricolori a Tripoli è un impegno che il Governo ha assunto sulla base di una richiesta venuta dalla Libia”.
Tutto questo dovrebbe significare che qualunque regime dittatoriale del mondo - se dotato di riserve di gas o petrolio e ben disposto verso le imprese italiane - può ottenere la partecipazione delle Frecce alle celebrazioni di un colpo di stato. Interessante concetto di Libertà guida questo Popolo.

La proposta dei vulcanici e sempre attivi esponenti della Lega nord è chiara e netta: al Sud la vita costa di meno, quindi è giusto che i lavoratori meridionali percepiscano degli stipendi parametrati a spese fisse (trasporti, affitto, alimentazione) che sono inferiori rispetto a quelle sostenute dai padani che tirano la carretta tutto il giorno e non c’hanno nemmeno il sole 300 giorni l’anno a riscaldarli.
Un ragionamento inappuntabile che però apre le porte ad un’altra innovazione in materia di salari, quelli dei parlamentari però. Infatti, se il costo della vita al sud è inferiore a quello registrato al nord, non si capisce per quale motivo un onorevole qualsiasi o un ministro che vive e mantiene una famiglia a Palermo (o a Napoli) debba avere lo stesso stipendio di uno che vive a Milano: il primo (non vivendo tutto il tempo a Roma) pagherà un affitto minore, spenderà meno per muoversi e per sfamare la propria prole.
La stessa proposta potrebbe poi essere estesa agli eurodeputati della Lega nord, che dallo scorso giugno percepiscono circa 7.600 euro lordi al mese, così come gli onorevoli stellati degli altri paesi dell’Unione. Dato che il costo della vita in molti stati del nord Europa è molto più alto di quanto non sia in Italia (del nord) sarebbe quindi giusto imporre della gabbie (salariali, ovviamente) anche per i nostri deputati….

Eletto Primo cittadino nelle amministrative di giugno, il nuovo sindaco di Predappio Giorgio Frassineti (del Partito democratico) non se la sente più di assistere al triste spettacolo dei turisti in camicia nera che raggiungono la sua città per celebrare e ricordare il cittadino Benito Mussolini.
Stanco di saluti romani, cori e discutibile folclore fascista, Frassineti ha chiesto ufficialmente ai turisti che arrivano a Predappio per commemorare Mussolini di rimanere a casa propria: I predappiesi da buoni romagnoli sono sempre stati tolleranti e accoglienti con tutti ma dà fastidio vedere che queste discutibili cerimonie si svolgono nel cimitero, dove è sì sepolto Mussolini, ma dove la gente del paese va per far visita ai propri cari. E’ il luogo del dolore, e non è un bello spettacolo incontrare queste persone vestite come dei gerarchi fascisti.
Già in primavera un regolamento comunale ha imposto dei limiti ai negozi e alle bancarelle di souvenir che per abitudine - purtroppo non solo a Predappio - smerciano manganelli, croci uncinate, magliette inneggianti all’odio razziale e altro materiale di dubbio gusto e legalità. Ora il sindaco vorrebbe eliminare il problema alla radice, rimandando a casa i vacanzieri in orbace.
Nella foto, la mezza pagina e la simpatica fotografia che Libero dedica alla notizia.

Gli italiani, distratti dall’organizzazione delle vacanze e dalla scelta dell’albergo da prenotare per Ferragosto, non so ne sono resi conto. Eppure la democrazia nel nostro Paese sta correndo rischi serissimi.
Per fortuna c’è il tandem Libero - il Giornale a riportare la nostra attenzione su questa drammatica situazione. Prima spiegandoci, attraverso l’eloquio epistolare di Bondi, che Repubblica è una mina per la democrazia, poi illuminandoci, grazie alla penna di Veneziani, sui veri motivi dell’aumento dell’astensionismo che indebolisce la democrazia: i pettegolezzi contro Berlusconi, una giustizia che si occupa di festini, un referendum contorto. Per completare la mappa concettuale di pagina 10, Francesco Forte evidenzia i motivi per cui, insieme alle Province, andrebbero aboliti anche i ballottaggi.
In buona sostanza la nostra democrazia è in pericolo perché i giornali fanno inchieste sulle abitudini “private” di colui che dovrebbe guidare il Paese e i giudici indagano per scoprire se è vero che nella residenza di un premier c’erano feste a base di cocaina e prostitute. Per scongiurare questo pericolo - e rinforzare quindi il nostro sistema democratico - si potrebbero dunque abolire i ballottaggi, in modo che se un candidato prende il 38% dei voti ma arriva primo (tanto per fare un esempio), la sua coalizione godrà di una minoranza qualificata per governare 5 anni sul restante 62% degli elettori che non lo hanno scelto.
Evviva, la Democrazia è salva!
L’ordine di scuderia è arrivato dall’alto (non parliamo di centimetri ma di potere): Dario Franceschini ha rotto le balle e deve essere bersagliato e sbeffeggiato il più possibile, così impara!
E così la rassegna stampa di oggi ci propone due prime pagine gustosamente retrive, ovviamente riconducibili ai due house organ di Arcore, Libero e il Giornale. Uno stimolo positivo e propositivo, simpaticamente irriverente, che però ci lascia con un dubbio amletico la cui soluzione appare urgente e necessaria e richiede il vostro contributo..
Se non può educare il nostro cane / gatto e non può guidare il nostro partito / movimento / gruppo di Facebook..