
Chissà cosa ne penserà Clemente Mastella della posizione presa stamani dal presidente della Repubblica in materia di federalismo fiscale. In occasione dell’incontro con i rappresentanti dell’Upi, l’Unione delle Province d’Italia, infatti, Napolitano ha detto: “E’ ineludibile. Finora c’è stata una estrema lentezza nell’adeguamento delle regole in materia di entrate fiscali e di assetti istituzionali”.
L’indicazione del Capo dello Stato è chiarissima: il nuovo Governo parta dal lavoro fatto dalla scorsa legislatura, “naturalmente con tutte le revisioni che si riterrà opportuno sottoporre al giudizio del Parlamento”. L’obiettivo è un federalismo “solidale, unitario ed efficace”.
Fabio Melilli presidente dell’Upi ha subito spiegato come “una repubblica fondata sull’autonomia di più livelli di governo ha bisogno del federalismo fiscale per essere efficiente e funzionale”. Ma, nello stesso tempo, è necessaria, a suo avviso, una riduzione della spesa pubblica che non penalizzi però Province, Comuni e Regioni che hanno bisogno di “risorse finanziarie certe necessarie per l’esercizio delle funzioni”.

Ultim’ora: Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha or ora conferito l’incarico di formare il nuovo governo a Silvio Berlusconi. L’incontro al Quirinale è appena terminato e il leader del Popolo delle Libertà ha annunciato di aver accettato l’incarico senza riserva.
Domani alle 17 si svolgerà il giuramento del nuovo esecutivo, la cui vera novità è rappresentata dal sorpasso di Andrea Ronchi sulla Poli Bortone per il ministero delle Politiche Comunitarie, come avevamo annunciato in mattinata. Il neo-premier uscendo dall’incontro con Napolitano, ha letto la lista completa dei ministri, segno che l’accordo era stato raggiunto nel pomeriggio, permettendogli in modo alquanto irrituale di presentare la compagine di governo all’atto del conferimento dell’incarico.
In giornata il Capo dello Stato aveva annunciato che le consultazioni si erano svolte in modo semplice e rapido e “senza lungaggini” grazie anche alla riduzione dei gruppi parlamentari. Nelle rispettive conferenze stampa all’uscita dal Colle, Casini (UDC) e Di Pietro (UDV) avevano dichiarato che la loro opposizione sarà costruttiva, mentre Veltroni (PD) aveva auspicato una convergenza sulle riforme per costruire un paese basato sull’alternanza.
Leggi e commenta la Top News. Speciale Governo Berlusconi. Ecco (salvo colpi di scena sempre possibili) il nuovo governo Berlusconi: (Lega Nord) Roberto Maroni ministro dell’Interno, Luca Zaia all’Agricoltura, Umberto Bossi responsabile delle Riforme, Roberto Calderoli ministro … “taglia-leggi”, Roberto Castelli viceministro alle Infrastrutture-Trasporti. (An) Ignazio La Russa alla Difesa, Altero Matteoli alle Infrastrutture-Trasporti. Ministri senza portafoglio (An): Adriana Poli Bertone alle Politiche Comunitarie e Giorgia Meloni alla Salute. Vice ministri (An): Mario Landolfi alla Comunicazione, Adolfo Urso all’Economia, Andrea Ronchi all’Interno. Forza Italia: Angelino Alfano alla Giustizia, Stefania Prestigiacomo al Welfare (Maurizio Sacconi vice). Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Tremonti all’Economia, Franco Frattini agli esteri (e commercio Ue), Claudio Scajola alle Attività produttive, Sandro Bondi (ex coordinatore nazionale di F.I.) ai Beni culturali. Gli altri ministri senza portafoglio: Mara Carfagna alle Pari Opportunità, Elio Vito ai Rapporti con il Parlamento, Raffaele Fitto agli Affari Regionali, Lucio Stanca all’Innovazione Tecnologica, Ferruccio Fazio alla Salute. Sei le donne nel nuovo esecutivo: (Forza Italia) Stefania Prestigiacomo al Welfare, Mara Carfagna alle Pari Opportunità, Mariella Gelmini all’Istruzione, Michela Vittoria Brambilla all’Ambiente, (An) Giorgia Meloni alla Salute e Adriana Poli Bertone alle Politiche Comunitarie.
Dopo il colloquio in Quirinale con Silvio Berlusconi (presente Gianni Letta) terminato oggi alle ore 13.30, il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano, a partire dalle ore 16, inizia le consultazioni per la formazione del nuovo governo.
La data del 25 aprile non ha il cartello dei tralicci dell’Enel “chi tocca i fili muore”. In un paese civile e democratico, di tutto si può legittimamente discutere. Nel rispetto reciproco. Per capire meglio.
Ma non è così. Perché il tentativo di strumentalizzazione è evidente, a destra come a sinistra. Guardiamo certa destra. Quando Il Giornale titola sul 25 aprile“Un italiano su due non la considera festa nazionale”, quando il sindaco di Alghero vieta “Bella Ciao”, quando si “spara” ad alzo zero sulle Associazioni partigiane, quando Gustavo Selva (l’ex senatore condannato per aver chiamato un’ambulanza per presentarsi a una trasmissione tv con il traffico bloccato) chiede l’abolizione della ricorrenza, quando il sindaco di Milano Moratti dà forfait alla manifestazione (mai successo!), quando di fatto si vuol cancellare una storia (discutibile), quella italiana della fine del fascismo e della seconda guerra mondiale e della guerra civile, per riscriverne un’altra (ancor più discutibile) cosa si vuol fare?
Di fatto si vuole negare la Costituzione della Repubblica italiana. Questo è il punto. Cancellare la Costituzione per una rivincita della storia che, oltre ad essere impossibile nel contesto europeo e mondiale attuale, è quantomeno grottesco. Oggi, a differenza del ventennio fascista, l’Italia è un paese democratico e libero. Democratico e libero grazie al contributo dei Paesi “alleati” antifascisti e antinazisti e a quello degli italiani (di ogni idea politica e di ogni ceto sociale) che combatterono in armi per la libertà.
I limiti e le distorsioni, nonché le malefatte e anche gli assassinii dei partigiani, non possono intaccare il valore “storico” e politico della Resistenza al fascismo e al nazismo. Il 25 aprile non è l’occasione per rivincite di cui nessuno sente il bisogno. E’ invece una festa (che ognuno vive come gli pare e piace) per ricordare il momento storico in cui la dittatura e la guerra nazifascista è finita e gli italiani hanno riconquistato la libertà.
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Ultimissime. Berlusconi: “Sul governo nulla è stato deciso. Ci saranno sorprese. Formigoni? Lo vedrò martedì sera”. Fini: “Sarei cretino a rifiutare la presidenza della Camera”. Di Pietro: “Ci sono due Pd, uno vuole annientarci. Con chi sta Veltroni?” . Bettini: “Mercoledì l’incontro di Veltroni con Di Pietro.”. Grillo:”Per la sigla del V 2 Day scelgo Er Piotta, altre che Jovanotti di Veltroni!”. Montezemolo: “Rispetto i sindacati e cerco il dialogo”. Di Pietro: “Le ronde coi fucili sono anticostituzionali”. Napolitano: “Alla Thissenkrupp le morti più atroci”. Giordano: “Mi sono dimesso per la sconfitta elettorale, non per i sospetti”. Follini: “Il Pdl pronto a spartirsi la Rai”. Napolitano: “Ci vuole dialogo con i paesi produttori di materie prime energetiche”.
Silvio Berlusconi frena Bossi e sul governo annuncia sorprese. Fini: “ Io non vado da Berlusconi con la lista della spesa”.
Berlusconi: “Sulla formazione della squadra di ministri del prossimo governo nulla è ancora deciso. Chiuderò quando avrò la panoramica della squadra di 60 persone che formeranno l’esecutivo”. Altolà, Senatur!
Antonio Di Pietro boccia le ronde della Lega. Gasparri: “La lotta al crimine spetta a polizia e carabinieri”.
Di Pietro: “E’ incostituzionale organizzare ronde per affiancare o sostituire le forze dell’ordine pubblico. Bisogna aumentare del 30 % le risorse per polizia e carabinieri”. Meglio tardi che mai.
Sandro Bondi prevede Fini e Schifani presidenti di Camera e Senato. LaTorre:”Il Pdl parte male”.
Bondi: “Il 29 aprile ci sarà la prima seduta del Parlamento: il Pdl proporrà due personalità come Gianfranco Fini a presidente della Camera e Renato Schifani alla seconda carica dello Stato”. Pdl pigliatutto. Replay del governo Prodi. Di fronte a Fini e Schifani, giù il cappello.
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Calma! Non si parla di Belzebù. Solo del Caimano. “Mamma mia, è tornato!” è “semplicemente” il titolo in prima pagina dell’autorevole “The Economist” a commento della cavalcata vittoriosa del Cavaliere e del suo terzo “rientro” trionfante a Palazzo Chigi. Gli altri ridono in inglese. Qui, fra le italiche sponde, c’è chi gode o piange in italiano.
Non so a voi. Ma forse, dopo il 14 aprile, ci è sfuggito qualche passaggio. In Italia c’è già un nuovo governo che governa? Il nuovo governo Berlusconi è già stato costituito, costituzionalmente incaricato dal Capo dello Stato e con l’ok del Parlamento? E’ a tutti evidente che il nuovo governo ancora non è stato costituito.
Ma allora chi erano i due “signori” in Sardegna nel paradiso di Villa Certosa che parlano di politica internazionale, mettono le mani su nodi giganteschi per il nostro Paese quali l’Alitalia e le forniture di gas russo? E la monnezza di Napoli? E allora, perché no, sull’altro versante, la legalità e i diritti umani in Russia, la vergogna della Cecenia?
Ultimissime. Ban Ki-moon: “l’Onu ha bisogno di un forte sostegno spirituale da parte del Papa”. Jimmy Carter: “Sono in Siria per colloqui con Assad e leader Hamas”. Putin: “ Aeroflot pronta a trattare per Alitalia”. Berlusconi: “Daniele Capezzone e Deborah Bergamini ticket portavoce al posto di Bonaiuti”. Realacci: “Magari Ciampi presidente Pd!”. Berlusconi: “Basta visti tra Russia e Ue”. Zanonato: “Walter, basta pullman, torniamo nei bar”. La Russa: “Col Carroccio nessun problema”. Berlusconi:”Con Bossi tutto a posto”. Veltroni: “Opposizione senza sconti”. Napolitano: “Impegno anche in futuro per il cinema italiano”.
Ban Ki-moon auspica il sostegno spirituale del Papa. Benedetto XVI: “Vivere diversamente”
Ban Ki-moon “Nella crisi mondiale l’Onu e la comunità internazionale hanno bisogno dell’autorità spirituale e morale del Papa”. Benedetto XVI: “ Ringrazio il segretario generale dell’Onu e ricordo qui il grido di Papa Montini nel 1965 – Mai più la guerra! – Pietro emoziona la distratta America.
Jimmy Carter: “Sono in Siria non come ex presidente Usa ma messaggero di pace in Medio Oriente. L’incontro con Assad e lo sceicco Khaled Meshaal, leader supremo di Hamas spero sia utile per il processo di pace israelo-palestinese”. Rick Jafculca, suo portavoce: Colloqui sulla situazione nella regione e anche sulla sorte del caporale israeliano Gilad Shalit ostaggio di Hamas”. Poco. Ma meglio di niente (Lenin).
Sandro Bondi rassicura i comuni sull’Ici. Cofferati: “Nessun inganno. Tutto da dimostrare”
Bondi: “Si fa gran confusione sul destino dell’Ici sulla prima casa. Basta strumentalizzazioni. Elimineremo totalmente l’Ici sulla prima casa senza oneri per i comuni”. Cofferati: “I comuni non si faranno strozzare. No alla riduzione dei servizi. Siamo pronti al confronto”. Torna il gioco delle tre carte.
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Ultimissime. Prodi: “Lascio la presidenza del Pd”. Berlusconi: “ Ci saranno tempi duri e scelte impopolari”. Berlusconi: “Spetta a Napolitano la nomina dei ministri”. Berlusconi: “La Lega non comanderà nel governo”. Berlusconi: “Nuove regole d’ingaggio dei nostri soldati in Libano”. Berlusconi: “Riaprirò il cantiere del ponte sullo stretto”. D’Alema: “Sì, stamattina ho incontrato Casini a casa sua”. Bossi: “Nel governo siederò in prima fila. A Maroni un super-dicastero economico”. Bossi: “I miei fucili sono i voti delle urne”. Fini: “Esecutivo fuori da logiche di partito. Vedo bene Giulia Bongiorno a ministro della Giustizia”. Veltroni: “Brutto inizio del Pdl”. Rutelli: “Ho un grande vantaggio”. Lombardo: “Mafia? A calci nel sedere”. Orlando: “L’Idv non accetterà preclusioni o diktat del Pd”. De Michelis: “Boselli ha portato il Ps nel baratro”. Pannella: “Non mi congratulo con Veltroni: il Pd non ha rispettato i patti”.
Silvio Berlusconi annuncia tempi duri per tutti. Epifani: “Giù le mani dai lavoratori”.
Berlusconi: “Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità”. Epifani: “I lavoratori hanno già dato. L’abolizione dell’Ici non serve niente”. E’ qui la festa?
Romano Prodi lascia la presidenza del Pd. Bondi: “Arriva la notte dei lunghi coltelli?”
Prodi: “C’è bisogno di rinnovamento delle classi dirigenti. A cominciare dal Partito democratico. E io voglio dare l’esempio. Già prima del voto avevo già deciso di lasciare la presidenza del Pd. Veltroni? Coraggioso e forte”. Bondi: “Era inevitabile dopo i giudizi negativi sul Professore, anche di Veltroni”. Atto dovuto o il segnale della resa dei conti dentro il Pd?
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Silvio Berlusconi punta sul Quirinale. Bertinotti: “Irrealista e irrispettoso!”.
Berlusconi: “Se per caso fosse eletto un altro Capo dello Stato che appartenesse alla nostra parte politica, riterrei un assoluto dovere da parte nostra dare la presidenza del Senato a un esponente della sinistra”. Fausto Bertinotti: “Berlusconi è irrealista e manca di rispetto a Napolitano”. Sensali di stato.
Walter Veltroni contrattacca sui brogli elettorali. Berlusconi:”La sinistra eviti i trucchi!”.
Veltroni: “Vi pare che uno così (Berlusconi ndr) possa governare il Paese? Quello parla dal ’94 di brogli che ci sono solo quando perde e non quando vince. Che strano! Si vuole solo creare tensione”. Berlusconi:” Il leader del Pd mi deve promettere che rinuncerà a utilizzare le schede bianche e commettere brogli”. Walter e Silvio. Gianni e Pinotto.
Sandro Bondi boccia Walter. Veltroni: “Giapponesi del Pdl: la guerra è finita!”.
Bondi: “Veltroni ha cominciato bene la campagna elettorale, ma la sta terminando male, malissimo, in maniera scomposta e perdendo stile. Resta il “Sor bugia” di sempre”. Veltroni: “Da che pulpito!, Nel Pdl ci sono quelli vestiti con l’armatura, altri che vogliono scomunicare il presidente della Repubblica, quest’altro che parla di stalinismo e di brogli. Giapponesi del Pdl, sveglia! La guerra è finita!”. Cinecittà.
Massimo D’Alema in odore di vittoria. Bonaiuti: “Povero illuso!”.
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E’ da qualche giorno che sentiamo echeggiare la polemica sul formato delle schede elettorali. Berlusconi ha tirato fuori la questione, suscitando la sdegnata reazione del ministro Amato (”Le schede sono conformi alla legge voluta da Berlusconi. Non c’è più tempo per ristamparle.”)
Molti però si sono accodati alla posizione del Cavaliere, e non solo i rappresentanti del centro-destra, come si potrebbe supporre, ma anche parti della coalizione avversa, come i dipietristi. Dunque qualche fondamento di verità ci sarà pure, o sono tutti impazziti proprio quando manca una settimana esatta al voto? Tutto è possibile, d’altronde siamo in Italia; ma vediamo un po’ come si arriva a questa situazione.
Fino al 2006 si usava porre i simboli dei partiti in verticale, una scelta obbligata visto che oltretutto serviva spazio sulla destra per esprimere il voto di preferenza al candidato. Quest’ultimo si indicava prima col numero di lista, poi col nome per esteso ma il concetto non cambia. Questo sistema aveva il pregio di impedire la sovrapposizione della croce su due simboli affiancati, ma anche il grosso difetto di dilatare a dismisura la lunghezza della scheda; non a caso ultimamente in cabina impiegavamo più tempo a sfogliare e ripiegare carta che a tracciare la nostra preferenza con la matita copiativa.
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