
Il Pd nazionale vede quotidianamente scontri tra le varie correnti e Bersani, sempre di più, deve guardarsi le spalle dai suoi “amichevoli” colleghi di partito. Ma anche a livello regionale il Pd sembra più un ring che un produttore di idee e programmi. Il caso siciliano è emblematico della corsa alla poltrona piuttosto che alla coerenza.
L’epopea dell’alleanza Pd-Lombardo di questi mesi ha dell’incredibile. Nella sfida elettorale Lombardo-Finocchiaro, il primo era visto come il diavolo e come simbolo di tutti i mali dell’isola. Lombardo asfaltò la senatrice piddina ma poi litigò quasi immediatamente con l’ala Alfano-Schifani del Pdl e fu costretto a maggioranze alternative. Incredibilmente il Pd, nonostante gli avesse tirato addosso critiche di ogni tipo, lo appoggiò esternamente facendo continuare l’agonia dell’esecutivo.
Ora i piddini siciliani vogliono prendersi le poltrone e non lo nascondono nemmeno. Pochi democratici isolani si lamentano (come Bianco e la Borsellino) ma la decisione è stata presa: si deve entrare nella Giunta Lombardo e ottenere cariche su cariche. Qualche big nazionale, pur non facendosi vedere nell’isola, ha criticato questa scelta e subito i democratici siciliani hanno sfruttato l’occasione per una missiva, visto che ultimamente mandare lettere è una moda, al segretario.
Non comprendiamo questo stop a un percorso che in Sicilia ha portato il centrodestra all’opposizione e che, con la dichiarazione di esaurimento della fase di sostegno del governo tecnico, apriva la strada a un’alleanza politica alla Regione, a un nuovo governo con una forte impronta del Pd
C’è uno strappo difficilmente sanabile e anche per le amministrative del 2012 a Palermo la situazione è difficile da decifrare: il Pd farà un’alleanza con i centristi o rimarrà con Idv e Sel che Lombardo non lo vogliono nemmeno vedere? L’ipotesi di un Pd Sicilia autonomo dal Pd nazionale è giù sulla bocca dei principali piddini in regione. Evidentemente il profumo delle poltrone è più forte di qualsiasi dimostrazione di coerenza

L’operazione del Ros “Iblis”ha portato all’arresto di 47 persone, tra politici e affiliati a Cosa nostra etnea, con le accuse di associazione mafiosa, omicidio, estorsioni, rapine e d’aver gestito e pilotato gli appalti pubblici sul versante orientale della Sicilia. Tra gli indagati, seppur senza provvedimento restrittivo, risulta anche il Governatore siciliano Raffaele Lombardo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
In realtà la notizia circola da mesi ma ora sono arrivati gli arresti ed è arrivato l’elenco degli indagati ufficiale. Di certo la situazione di Lombardo non facilita molto il cammino della sua esperienza in regione e imbarazza fortemente i suoi “recenti” alleati Pd e Fli che sostengono la giunta di Lombardo.
Il Corriere della Sera “ironizza” sulla situazione del Pd che si è imbarcato nell’appoggio all’avventura legislativa di Lombardo, dando sostegno alle battaglie per il Mezzogiorno del leader del Mpa. Una bella botta questa indagine che di riflesso colpisce pesantemente il Pd che tanto aveva attaccato Cuffaro e che ora si trova a sostenere un governatore con accuse simili, pur avendo corso contro di lui solo 2 anni fa.
Continua a leggere: Lombardo indagato per mafia e ora Pd e Fli sono in chiaro imbarazzo

Fino al 29 marzo il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, risultava solo indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ora l’inchiesta sembra aver fatto un salto di qualità, dato che il procuratore di Catania Vincenzo D’Agata, l’aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe Gennaro e i sostituti procuratori Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara hanno firmato una richiesta d’arresto per Lombardo.
E al presidente della Regione Sicilia non manca la compagnia, dato che i magistrati hanno richiesto la carcerazione anche del fratello Angelo (deputato), di due consiglieri regionali siciliani, Fausto Fagone dell’Udc e Giovanni Cristaudo del Pdl e del sindaco di Palagonia, Francesco Calanducci, sempre dell’Mpa.
Agli atti dell’inchiesta intercettazioni di mafiosi e grandi elettori che parlano di Raffaele Lombardo come di “un traditore” perché dopo essere stato eletto era diventato “irraggiungibile”. E per questa ragione a Raffaele Lombardo sarebbero giunti pesanti “avvertimenti” da parte delle cosche che hanno compiuto una serie di attentati agli amministratori di Palagonia, una delle roccaforti catanesi dell’Mpa. Ci sarebbe stato anche un “pestaggio” del fratello deputato, episodio del quale si vocifera da tempo ma sul quale non risultata presentata denuncia.
Aggiornamento: stando alle agenzie, la Procura distrettuale non ha avanzato alcuna richiesta nei confronti del governatore Lombardo o di altri politici; ogni differente notizia al riguardo, comunque diffusa, e a qualsiasi personaggio politico riferita, è pertanto del tutto priva di ogni fondamento. Quindi o i giornalisti di Repubblica si sono inventati la notizia oppure hanno anticipato il lavoro dei giudici… Staremo a vedere.

Il terno Mafia, Presidenza della Regione e Udc sembra uscito di nuovo sulla ruota di Palermo. Dopo la condanna in secondo grado dell’ex presidente Cuffaro, ora sarebbe la volta di Raffaele Lombardo, presidente della Sicilia e leader del Movimento per le autonomie.
L’accusa per Lombardo sarebbe di concorso esterno in associazione mafiosa: insieme a lui sarebbero indagati il parlamentare regionale dell’Udc Salvino Fagone e il fratello del presidente, Angelo Lombardo, parlamentare nazionale del Movimento per l’autonomia.
Indagati anche numerosi amministratori comunali e provinciali, che sarebbero stati eletti grazie al “massiccio” appoggio ed “impegno” delle cosche mafiose del clan storico di Cosa nostra che faceva capo a Nitto Santapaola e che ora è capitanato da Vincenzo Aiello…. L’inchiesta è ormai conclusa, i fratelli Lombardo rischiano la richiesta di arresto. Raffaele, anche se presidente della Regione, non gode dell’immunità parlamentare, per il fratello Angelo, invece, sarebbe necessaria l’autorizzazione della Camera dei deputati.

Il Partito del Sud non è più una minaccia che Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè usavano per “impaurire” il Pdl in merito alla composizione e alle politiche del governo regionale in Sicilia. In una conferenza stampa, tenuti sabato, si sono poste le fondamenta per questo nuovo progetto: il sottosegretario e fondatore dello “scissionista” Pdl Sicilia è addirittura pronto a lasciare la casa madre.
Al di là dello sviluppo di questo nuovo partito (che secondo i fondatori potrebbe mirare al 40% nell’isola) sarà interessante vedere cosa succederà agli equilibri, già piuttosto instabili, nell’assemblea regionale siciliana. Come tutti sanno Lombardo ha perso nel tempo l’appoggio di Udc e Pdl (la componente legata ad Alfano e Schifani) e si trova in una situazione quasi di immobilismo, con un nuovo esecutivo sostenuto da Mpa e Pdl Sicilia e appoggiato esternamente in maniera piuttosto ambigua dal Pd.
Ed è proprio il Pd a vedere di buon occhio il Partito del Sud, forse immaginando di poter, tramite loro, recuperare consenso in una regione da anni molto legata al centrodestra. In molti incominciano già a parlare di alleanza, come il duo Lumia-Cracolici
Guardiamo con molto interesse a quanto sta avvenendo dall’altra parte, cioè al Partito del Sud, chiaramente non ci sogniamo nemmeno di lasciare il Pd, ma è chiaro che sulle alleanze siamo disponibili a confrontarci
Continua a leggere: Il Pd tentato dall'alleanza con il "nuovo" Partito del Sud

Raffaele Lombardo sta vedendo la sua creatura politica affondare al di là della Sicilia. Con una nota del partito sono stati espulsi 5 parlamentari compreso il sottosegretario Scotti per essersi allontanati dalla politica autonomista voluta dal leader siciliano. In pratica i 5 sono accusati di aver costituito una fronda interna all’Mpa a favore del Pdl e contro la linea autonoma dettata dal segretario.
Immediatamente Scotti e gli altri hanno deciso di lanciare un nuovo movimento autonomista meridionale che si chiamerà “Noi Sud”, fortemente legato al Pdl e in aperto contrasto con Lombardo, colpevole di una politica confusa e di un’apertura incondizionata al Pd, tradendo il mandato elettorale.
I motivi dietro questa divisione sono collegati logicamente al nuovo governo della regione Sicilia che vede il Pd appoggiare (ormai palesemente) dall’esterno il nuovo esecutivo di Lombardo, in un clamoroso ribaltone che vede uniti membri del Pdl e del Pd. Inoltre, forte di questo nuovo accordo e del contrasto con il Pdl, Lombardo ha incominciato in Parlamento ad astenersi su determinati provvedimenti del governo Berlusconi fino ad arrivare in qualche occasione anche a non votare la fiducia all’esecutivo.

La politica regala ogni giorno nuovi scenari portando alcuni protagonisti a intraprendere strade comuni quando il giorno precedente sarebbe stato quasi assurdo pensarlo. L’esempio più eclatante in questi giorni è quello di Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, alleato alle politiche con Berlusconi, alleato alle europee con Storace.
Da qualche mese ha rotto con il Pdl siciliano vicino ad Alfano e Schifani e da pochi giorni ha fatto il suo nuovo governo regionale (il terzo) accettando l’appoggio esterno del Pd e nominando un assessore (Centorrino) iscritto al Pd creando le condizioni per un clamoroso ribaltone.
E’ di questi giorni la novità della vicinanza politica tra Lombardo e Antonio Bassolino. Il governatore siciliano ha addirittura usato queste parole
Avendo ben lavorato, se ritiene di candidarsi lo faccia. Al di là delle appartenenze con Bassolino, ma anche con Loiero, Vendola e tutti i presidenti delle regioni del Mezzogiorno abbiamo instaurato un grande rapporto di collaborazione e sottoscritto anche un patto per un’azione comune

Negli ultimi giorni di dicembre Raffaele Lombardo ha deciso la propria squadra di governo per la Regione Sicilia (la terza dall’inizio della legislatura). Uno strano miscuglio formato da Mpa, Pdl Sicilia (legati a Miccichè), Alleanza per l’Italia di Rutelli ed alcuni tecnici (alcuni definiti di centrosinistra). Molto si è discusso circa il ruolo del Pd; gli stessi democratici dell’isola non hanno saputo spiegare cosa faranno: opposizione, appoggio esterno, sostegno solo per le riforme o atto per atto? Insomma non proprio una situazione chiara.
Ma per Lombardo la questione è semplicissima e non ci saranno problemi per il suo nuovo governo
Abbiamo fiducia nel Pd. Possiamo contare sulla sua disponibilità perché è alla base di questo governo. Così, una volta per tutte, smentiamo la storia dei numeri insufficienti. In aula non saremo trenta ma circa sessanta, considerando i deputati del Partito democratico. Quando il governo regionale elaborerà un disegno di legge si preoccuperà di trovare preliminarmente, assieme al Pd, un punto di sintesi
Continua a leggere: Sicilia, Lombardo sicuro: "Il mio governo ha l'appoggio del Pd"

Ci sono voluti meno di sei mesi per capire che il cospicuo investimento fatto dal Governo Berlusconi alla Regione Sicilia altro non era che un contentino dato dal Presidente del Consiglio a Raffaele Lombardo per evitare un possibile scisma all’interno del Popolo della Libertà.
Al di là di tutto ciò che in queste ore si scrive su Gianfranco Fini, quindi sul fuorionda contro il compagno di partito, è innegabile che Silvio Berlusconi nelle prossime ore dovrà gestire l’ennesima separazione. Quella tra lui e l’elettorato siciliano.
Quella tra il paese e i cittadini di una regione che si chiedono come possano esserci delle riforme vere se gli assessori della Giunta Lombardo decidono di rimanere attaccati alla poltrona rimettendo nelle mani del Governatore tutte le deleghe.
Continua a leggere: Raffaele Lombardo fallisce, di nuovo. Caro Silvio perché investi sulla Sicilia?

Piero Marrazzo si allontana dalla scena politica senza che nessuno, a sinistra come pure a destra, abbia difeso pubblicamente il lavoro che come Presidente della Regione Lazio ha fatto. Chi, come Emilio Fede, ha tentato di tutelare l’immagine dell’ex conduttore televisivo ha impostato la propria difesa basandosi solo sul privato dell’uomo.
Piero Marrazzo ha lavorato bene e se non fosse stato coinvolto in uno scandalo avrebbe conquistato il secondo mandato senza difficoltà. Il neo segretario del Pd, Pierluigi Bersani, dovrebbe tutelare comunque il suo uomo che la sua mozione l’ha appoggiata. Pubblicamente.
Chi invece si sta contraddistinguendo per una dubbia professionalità è il Presidente della Regione Sicilia. Raffele Lombardo. Dopo essersi alternato con Patrizia D’Addario, nelle pagine dedicate alla cronaca politica, l’esponente del Pdl colpisce ancora ammettendo di non leggere i documenti che firma.
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