Settimana scorsa, la bocciatura da parte della Consulta dei due quesiti destinati all’abrogazione del porcellum, la legge elettorale firmata dal leghista Roberto Calderoli e da lui stesso definita “una porcata”. Ma adesso che scenari si aprono? La si riesce a cambiare o no questa benedetta legge elettorale, che a parole non piace a nessuno ma nei fatti offre un potere enorme ai partiti e alle segreterie, che non si capisce per quale motivo e in cambio di cosa dovrebbero abdicare? Vediamo. Massimo Teodori su l’Espresso scrive che passato in fanteria il referendum sulla legge elettorale, si vorrebbe ridurre il numero dei parlamentari:
In apparenza per diminuire i costi della politica, in realtà solo per rafforzare ulteriormente il proprio potere di vita e di morte sugli eletti, riducendo le due Camere a loro zerbini (…) Dimezzare i parlamentari: l’idea apparentemente volta a ridurre i costi della politica, in realtà rischia di essere solo una trovata demagogica. Il leghista Calderoli ha chiesto di ridurre i parlamentari da 945 a 500; i democratici Bersani e Veltroni hanno proposto una legge (costituzionale) di un solo articolo per passare da 630 a 315 deputati; e Sergio Romano ha incitato a dimezzare i rappresentanti del popolo «per dare una risposta al paese, trovare un’intesa tra maggioranza e opposizione, e lanciare un segnale positivo nella crisi». Se però si guarda all’interesse democratico dei cittadini, la proposta risulta, oltre che inefficace, anche controproducente.
Certo, questo se la legge elettorale restasse quella attuale, capace di premiare più la fedeltà al leader e alla linea che quella al territorio nel quale si viene eletti. Ma vediamo anche cosa scriveva un paio di giorni fa Gianni Pardo sul Legno Storto:
La bocciatura del referendum non prelude ad un facile accordo fra i partiti sulla nuova legge elettorale. La condanna del Porcellum rimane rituale, per fare contenta la gente, ma per il resto si è in alto mare. Si potrebbero ripristinare le preferenze – questo non costa molto – ma lo sbarramento e il premio di maggioranza convengono troppo ai grandi partiti. Dunque c’è di che essere pessimisti, se si odia il Porcellum. E di che essere ottimisti, se si pensa che, con tutti i suoi difetti, il Porcellum è una buona legge
Morale: siamo in alto mare. E come detto e ripetuto decine di volte il porcellum alla fine conviene alle segreterie. La chiosa finale di oggi, firmata Massimo Franco sul Riformista è realistica. I partiti faranno qualcosa per cambiare la legge elettorale da qui alla primavera 2013? Difficile, se non impossibile:
Io non so come i partiti, o questi ectoplasmi che ci ostiniamo a chiamare partiti, occuperanno il tempo che ci separa dalle elezioni. Come tutti ci credo poco: ma spero, naturalmente, che diano retta al capo dello Stato, l’unica vera risorsa politica e istituzionale di cui disponiamo, e provvedano a cambiare una legge elettorale, il Porcellum, che, anche se molti non se ne accorgono, si è tramutato in uno strumento potente della loro ulteriore delegittimazione. Se, con un soprassalto di senso di responsabilità lo facessero, si tratterebbe di un atto (dovuto) di decenza. Ottima cosa, perché di un minimo di decenza abbiamo tutti bisogno. Ma ritrovare un ruolo, una funzione democratica e nazionale, una ragione sociale di esistenza che non si esaurisca nell’istinto di autoconservazione, è un’impresa infinitamente più difficile e complicata. Che nessuno può sobbarcarsi al posto loro.

La Consulta ha dichiarato inammissibili i due quesiti referendari destinati all’abrogazione del Porcellum, la legge elettorale firmata dal leghista Roberto Calderoli e da lui stesso definita “porcata”. Dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio è quindi prevalsa la decisione di tenere fede alla giurisprudenza della Consulta, e di non ritenere accettabili due quesiti referendari che avrebbero abrogato l’attuale legge elettorale, lasciando il Paese in un vuoto normativo.
Al momento non si sa ancora molto della decisione, né tanto meno le motivazioni. Quel che è certo è che non è prevalsa la via suggerita anche da molti costituzionalisti di peso, per fare due nomi Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky. Niente referendum quindi: e partiti tutto sommato contenti, anche se faranno la faccia contrita per questa negazione della volontà popolare. Probabile una cospicua ondata di indignazione nei prossimi tempi. Qui hanno vinto i partiti e le segreterie c’è poco da fare.
Nelle prossime ore approfondiremo il tema: intanto se volete vedere che occasione si è persa - e che cosa dovrà fare il governo Monti nei prossimi mesi? Ma non aveva detto che modificare la legge elettorale è solo compito della politica? Mah - potete rileggere la guida che avevamo scritto sul referendum per la legge elettorale 2012.
— Update ore 13 —
Scusate, ma questo status di Antonio di Pietro su Twitter meritava di essere ripreso: “L’Italia si sta oramai avviando lentamente ma inesorabilmente verso una pericolosa deriva antidemocratica. Manca solo l’olio di ricino.”

Siamo arrivati al dunque: oggi la Consulta si pronuncerà sull’ammissibilità dei quesiti referendari destinati all’abrogazione del porcellum, la legge elettorale voluta da Roberto Calderoli e da lui stesso ribattezzata “una porcata”. Ieri ho fatto un piccolo riepilogo, oggi c’è ancora qualcosa da aggiungere. Anche perché la situazione è a dir poco fluida: nulla trapela ovviamente dalla Consulta, ma le voci che girano dicono tutto e il contrario di tutto. Vediamole.
C’è chi sostiene che la Consulta boccerà i due referendum, in quanto non in linea con le decisioni prese storicamente. Messa semplice: in passato si sono sempre abrogati commi o articoli di leggi, mai una intera legge elettorale, come in questo caso. A questa ipotesi rispondono molti altri costituzionalisti - 115, tra cui Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky - per i quali non dovrebbero esserci problemi, e la Consulta dovrebbe approvare senza problemi entrambi i quesiti.
C’è chi sostiene che il vociare di questi giorni, in cui si offre come plausibile una bocciatura, sia messo in circolo proprio per mettere sotto pressione i giudici, e indirizzarli verso una decisione che rispetti la volontà popolare. Superfluo dire che difficilmente decisioni di questo tipo possano essere influenzate da pressioni mediatiche, ma altrettanto superfluo dire che la bocciatura dei due quesiti provocherebbe un’ondata di sollevazione popolare.
In ogni caso, sapremo tutto oggi nel tardo pomeriggio o in serata, al massimo domani in caso l’udienza sia da aggiornarsi. Intanto è interessante da leggere questa intervista di Luciano Violante a Europa:
I partiti sembrano orientati a preferire una legge elettorale di tipo proporzionale. L’ammissione del referendum, che ripristinerebbe il Mattarellum, impedirebbe questo risultato?
I cittadini con le loro firme hanno chiesto di cambiare la legge Calderoli, ma nessuno può dire quale legge volessero gli oltre 500mila cittadini che hanno firmato. Abbiamo alle spalle un sistema che per favorire il bipolarismo ha condannato il paese all’instabilità. La legge Mattarella è nata in un momento particolare, dopo Tangentopoli, ha meno difetti della Calderoli, ma costringe comunque a coalizioni larghissime, che privilegiano contrapposizioni pregiudiziali e interessi di parte rispetto all’interesse nazionale. Questo tipo di bipolarismo va superato, poi si vedrà come. L’importante è che i cittadini possano scegliere, che ci sia una clausola di sbarramento e non si obblighino i partiti a coalizioni- mucchio.
Per farvi un’idea di quanto c’è in gioco con i due referendum di Firmo, Voto, Scelgo, potete rileggere la nostra guida, e anche questo pezzo uscito oggi su La Stampa, molto chiaro.
Cosa puntano ad ottenere i quesiti, se verranno ammessi e se il referendum otterrà quorum e maggioranza di sì?
I quesiti vogliono portare alla reviviscenza della legge elettorale precedente, il cosiddetto «Mattarellum» approvato nel ‘93 in seguito al referendum dell’aprile di quell’anno. Sono insomma studiati perché vengano eliminate tutte le disposizioni introdotte dal «Porcellum» e si torni alla legge precedente, studiata da Sergio Mattarella (oggi giudice della Corte Costituzionale): il 75% dei seggi veniva distribuito con il sistema uninominale maggioritario, il restante 25% con il proporzionale. Abbiamo votato con questo metodo alle elezioni del 1994, del 1996 e del 2001.
Già qualche settimana fa vi avevo aggiornato sull’iter del referendum sulla legge elettorale. Ricordate? Quello per mandare in pensione il porcellum di Calderoli e tornare al passato, per ora al mattarellum: ma tenendo come punto fermo una riforma della legge elettorale - che Monti ha smentito di voler fare, per cui se ne riparlerà appena verrà eletto un nuovo governo - in direzioni ancora da chiarire. Domani, 11 gennaio, è il giorno in cui la Consulta si riunirà per decidere sull’ammissibilità dal punto di vista costituzionale dei due quesiti referendari. Che aria tira? Più o meno la solita, e la morale è questa: il porcellum a parole non piace a nessuno, ma nei fatti è amatissimo dalle segreterie di partito.
E sulla Consulta che si dice? Che decisione prenderà? Oggi Stefano Passigli su La Stampa spiega le tre opzioni: la Consulta dichiara ammissibili i referendum e va contro la sua stessa giurisprudenza, la Consulta li dichiara non ammissibili e segue la sua giurisprudenza ma si mette contro una grossa fetta di opinione pubblica, e infine la terza opzione, molto all’italiana, molto via di mezzo, un po’ democristiana:
L’alto costo presso l’opinione pubblica di una pronuncia negativa della Corte potrebbe essere mitigato da una terza auspicabile soluzione. E’ infatti ipotizzabile che la Corte, pur non ammettendo i quesiti, indichi al Parlamento la necessità di emendare il Porcellum dei suoi aspetti maggiormente a rischio di incostituzionalità, tra cui in primo luogo l’abnorme premio di maggioranza che consente anche ad un partito che abbia solo il 30-35% del voti di conseguire la maggioranza assoluta dei seggi, e il conseguente controllo non solo del Governo ma anche di tutte le magistrature di garanzia. In altre parole, la Corte - non potendo sollevare dinanzi a se stessa un giudizio di costituzionalità sulla legge, pena il delegittimare Parlamento e Governo - potrebbe con un formale monito indicare alle Camere le modifiche da apportare al Porcellum.
Ok, ma se andasse così come suggerito nella terza opzione formulata da Passigli, dovrebbe essere il governo Monti ad agire. E proprio Mario Monti lo ha detto a chiare parole che quello della riforma della legge elettorale non è un tema di cui si occuperà il suo esecutivo, ma un tema di cui si deve occupare la politica. A quel punto la situazione si ingarbuglierebbe parecchio. Vedremo come va, forse domani in serata, forse dopodomani, visto che non è matematicamente certo che l’udienza della Consulta non sia da aggiornare a giovedì 12. Nel frattempo se volete farvi un’idea del porcellum e delle modifiche che si vorrebbero apportare alla legge elettorale, potete rileggere la nostra guida.
Ne sono successe di cose in questi mesi: Berlusconi si è dimesso e si è insediato un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti per dirne una grossa. Ok: ma che fine ha fatto il referendum sulla legge elettorale? Quello messo in piedi per toglierci dalle scatole il porcellum di Calderoli, per intenderci. La faccenda è in corso d’opera, ma c’è una data: 11 gennaio. Lì, sapremo.
Dopo la raccolta firme validata dalla Cassazione, a breve sarà il turno della Corte Costituzionale, che dovrà valutare la legittimità del quesito. Umori? Secondo quanto scrive il bene informato Mario Lavia su Europa, buoni:
A Ferrara venerdì scorso si è tenuto un affollato forum di costituzionalisti di cui non si è avuta eco. La grande maggioranza di loro ha sostenuto l’ammissibilità del referendum anti-Porcellum. Una molteplicità di pareri, espressa anche da chi non ha firmato per il quesito-Parisi o lo ha firmato solo perché qualunque cosa è meglio del Porcellum (Valerio Onida), che contraddice lo spin politico-giornalistico secondo il quale la Consulta si sarebbe già orientata per il no (la sentenza verrà emessa l’11 gennaio).
Ma i partiti la vorranno cambiare davvero questa legge elettorale? A sfogliare Il Giornale, la caccia al porcellum è aperta. Bene o male tutto il Parlamento non vorrebbe presentarsi alle prossime urne con l’attuale sistema. Ma col porcellum c’è sempre il solito problema: a parole sono tutti contro e non va bene, nei fatti piace a tutti, a destra, e sinistra e al centro, visto il potere che garantisce agli apparati di partito.
Vedremo l’11 gennaio come si esprimerà la Consulta, ma intanto per farvi un’idea dei quesiti e della posta in gioco potete dare un’occhiata alla vecchia guida al referendum sulla legge elettorale che avevo scritto nel settembre scorso.
E si torna a parlare di referendum, anzi, di norma ammazza-referendum. Ma di che si tratta? Ieri Antonio di Pietro ha lanciato l’allarme. All’esame dell’ufficio Affari Costituzionali della Camera ci sarebbe una norma che trasformerebbe l’istituto referendario. Secondo il leader dell’IdV:
Se verrà approvata, il compito di verificare l’autenticità delle firme per i referendum non sarà più dei consiglieri comunali e provinciali ma solo dei sindaci e dei funzionari da loro delegati. Anche i bambini capiscono che in questo modo il potere dei partiti sulla possibilità di indire referendum si moltiplicherà. I quesiti che non piacciono né al Pd né al Pdl verranno semplicemente fucilati dai primi cittadini.
Grizzanti, dei Radicali, ha rincarato la dose:
La proposta di legge presentata dal presidente del gruppo Pd alla Camera Dario Franceschini è una superporcata, che darebbe il colpo di grazia alla già agonizzante democrazia italiana consegnando il paese completamente in mano alla partitocrazia.
Da quando Franceschini ha a cuore il problema della legalità nei processi elettorali?
Per farvi un’idea trovate il testo integrale della proposta Franceschini - Bressa nella gallery. Ma non è solo a proposito di questo che si è tornato a parlare di referendum. Già, i referendum, una delle parole più “googlate” del 2011, secondo il resoconto di Google Zeitgeist. Quanto sembrano lontane le consultazioni del giugno scorso, ma non solo. Anche la raccolta firme per eliminare il porcellum, ve la ricordate?
Terminava a fine settembre, la firme sono state validate dalla Cassazione, e manca ancora la valutazione della Corte Costituzionale. A parole, sono tutti contro il porcellum: nei fatti, fa comodo a tutti, sennò non sarebbe arrivato un referendum per abrogarlo. E vedremo come andrà a finire per la proposta Franceschini-Bressa.
C’è tempo fino a fine settembre per fare un passo avanti verso l’eliminazione del porcellum. La raccolta firme per i referendum sulla legge elettorale infatti proseguirà per tutto il mese, ma se pensate di firmare è meglio non aspettare e farlo prima del 20 settembre. Cerchiamo di spiegare il tutto nella maniera il più chiara possibile, visto che mi sembra che l’attenzione su questa consultazione referendaria non sia poi altissima, o lo sia - per ora - molto meno rispetto ai referendum dello scorso giugno.
Che cosa vogliamo abrogare questa volta? Il porcellum, l’ormai leggendaria legge elettorale definita “porcata” direttamente da uno dei suoi estensori, quel Roberto Calderoli che oggi troviamo al Ministero della Semplificazione. Ma per quale motivo non funziona questa legge elettorale? Dov’è che non funziona? Queste due domande ci portano al secondo punto e soprattutto dopo il salto, dove ho provato a mettere giù una piccola guida.
Perché cancellare il porcellum? I promotori di Firmo, Voto, Scelgo scrivono
“Oggi i parlamentari italiani sono nominati dai segretari di partito. Non rispondono ai cittadini, ma sono fedeli a chi li ha candidati. La colpa è del porcellum, l’attuale legge elettorale, che prevede: liste bloccate per la scelta dei parlamentari possibilità di cambio di casacca in corsa per chi è pronto a tutto per conservare il posto regole diverse tra camera e senato, che determinano maggioranze instabili. Il referendum permette di tornare alla legge precedente, il mattarellum, che prevede: l’elezione dei parlamentari in collegi territoriali, eletti che rispondono ai cittadini, chiarezza del vincitore, in ogni collegio e in Italia”
sono almeno quattro i punti deboli del porcellum - individuati già in precedenza su Io firmo, riprendiamoci il voto - il primo, sono le liste bloccate, poi il premio di maggioranza, le deroghe alla soglia di sbarramento e infine l’obbligo di indicazione del candidato premier, vediamoli dopo il salto cercando di capire perché il porcellum non funziona.
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