
Dopo aver tolto di mezzo il governatore di centrosinistra Agazio Loiero (pervicacemente ricandidato contro ogni logica e giustamente sconfitto col 32% dei voti) il nuovo presidente della Calabria, Giuseppe Scopelliti, inizia a “lavorare”, formando la squadra di governo.
Ecco quindi chi e come farà parte della Giunta regionale della Calabria. Antonella Stasi (esterna), vicepresidente (nessuna delega). Giuseppe Gentile (Pdl): Infrastrutture e Lavori pubblici; Pietro Aiello (Pdl): Urbanistica; Giacomo Mancini (esterno): Bilancio e programmazione; Francesco Antonio Stillitani (Udc): Lavoro, formazione professionale, famiglia e politiche sociali; Francesco Pugliano (Lista Scopelliti): Ambiente; Michele Trematerra (Udc): Agricoltura e forestazione; Domenico Tallini (Pdl): Personale; Mario Caligiuri (esterno): Cultura e beni culturali; Antonio Stefano Caridi (Pdl): Attività produttive.
Dai nostri lettori del sud attendiamo commenti e anticipazioni (se possibile non roba da querela) sulla caratura dei nuovi assessori.

Quando domenica avevamo presentato il secondo turno delle elezioni amministrative nei 4 comuni capoluogo sembrava vi si fosse avviati a un en plein del centrosinistra, anche se effettivamente Mantova e Macerata presentavano una situazione non definita.
Era la tradizione sempiterna dell’enclave rossa - da alcuni ribattezzata la Bologna lombarda - ad allontanare i sospetti su un ribaltone, che invece è puntualmente avvenuto. Mantova passa così per la prima volta nel dopoguerra a un’amministrazione di centrodestra guidata dal neo-sindaco Nicola Sodano, che ha raccolto il 52,18% di voti contro il 47,81 dell’uscente Brioni (Pd).
Altra clamorosa affermazione del Pdl quella di Vibo Valentia, dove a nulla è valso l’appoggio dell’Udc a Meschini (Pd), e Nicola D’Agostino ha ribaltato una situazione che alla vigilia appariva davvero impossibile.
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È un piccolo record di velocità quello stabilito dal neo-governatore veneto Luca Zaia. Sarà che anche i sassi sapevano che il centrodestra avrebbe vinto e che tutto era stato preparato con largo anticipo, ma varare una giunta in 48 ore non è cosa da poco.
In pratica l’unico nodo pre-elettorale da sciogliere era quantitativo. Essendo 12 i posti, l’accordo prevedeva 7 assessori al Pdl e 5 alla Lega, a meno di clamorosi sconvolgimenti dalle urne. Il distacco di 10 punti inflitto dalla Lega agli alleati ha però fatto sì che il Carroccio potesse reclamare almeno la parità dei seggi. E così è stato.
Dopo il salto i nomi:
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Si vota fino a domani ore 15 per il secondo turno delle elezioni amministrative. Tutte le grandi sfide sono state decise al primo turno dunque l’odierna tornata elettorale è passata un po’ sotto silenzio. Sono ancora quattro tuttavia i comuni capoluogo che devono decidere il nuovo primo cittadino.
Le sfide più equilibrate e sentite sono quelle di Mantova e Macerata. In entrambe le città guida il centrosinistra, ma di un’incollatura. Tutto è dunque possibile. A Mantova Brioni (Pd)-Sodano (Pdl) stanno 40-35. A Macerata Carancini (Pd) - Pistarelli (Pdl) 46-41.
Più chiara la situazione a Matera, con il centrosinistra al 48,5%, così come a Vibo Valentia, dove il candidato del Pd pur non essendo andato oltre il 41, potrà valersi dell’appoggio dell’Udc (25%) e vincere a mani basse.
Il dato dell’affluenza rispecchia più o meno quello del primo turno, ma sono ancora cifre molto parziali.

Le elezioni regionali appena terminate hanno visto l’indiscutibile affermazione del centrodestra guidato dalla Lega Nord. Le vittorie nel Lazio e in Piemonte sono epocali, e dopo una prima reazione sulla linea dell’”abbiamo vinto anche noi” pure dal Pd cominciano a manifestarsi voci di dissenso dalla linea del segretario Bersani.
Vittoria netta, dicevamo, macchiata da due soli ma assai rumorosi capitomboli: la sconfitta di Castelli a Lecco ad opera di Brivio e la batosta subita da Renato Brunetta a Venezia. Ma mentre Castelli ha reagito con un certo aplomb, dichiarando di aver fatto il possibile senza tuttavia riuscire a risolvere il caos del centrodestra lecchese, il Ministro della Funzione pubblica è clamorosamente sbottato, accusando gli alleati lumbard di non averlo votato.
L’asserzione si basa sul confronto dei dati delle comunali con quello delle regionali nella circoscrizione veneziana, e lamenta che i leghisti sarebbe egoisti e educati a votare solo i propri candidati (vedi appunto Zaia in regione, protagonista di un consenso più che massiccio). Brunetta ha anche evocato lo spettro di una eventuale candidatura di Bossi a sindaco di Milano “tra 10 anni” che per converso potrebbe non essere votato dagli elettori Pdl in stragrande maggioranza nel capoluogo lombardo.
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L’affluenza alle regionali è stata alla fine del 64.2%, ben 8 punti meno di 5 anni fa. Renato Mannheimer, per il Corriere, ha valutato le motivazioni e la provenienza degli astensionisti. Soprattutto questo fattore è rilevante, considerato che in attesa dei risultati tutti ipotizzavano che l’astensionismo, in quest’occasione, fosse esclusivamente ascrivibile al centrodestra.
Invece risulta che a fronte di quasi il 14% di astensionismo di elettori del Pdl ci sia un 13% di non votanti di partiti del centrosinistra: quindi ha colpito in maniera bipartisan. Da segnalare che la Lega non ha avuto particolari defezioni poichè, secondo Mannheimer, il voto alla Lega continua ad essere “di protesta” e legato a un atteggiamento critico verso le istituzioni e quindi spesso chi è tentato dall’astensione alla fine decide di dare il voto a Lega o come a queste regionali a Grillo.
Tra le motivazioni per non votare oltre alle cause di forza maggiore vediamo che ben un 40% si ritiene schifato dall’attuale politica. In generale per colpa del panorama politico e dei candidati si arriva a un 50%, dato pesantissimo che la dice lunga su disaffezione e disinteresse degli italiani nei confronti di quanto Parlamento e partiti regalano quotidianamente. Bisogna anche segnalare che, sempre per il sondaggista a capo di Ispo, spessissimo si decide di votare e chi votare nell’ultima settimane (13%) o addirittura si sceglie di dare la preferenza a un partito l’ultimo giorno (anche qui 13% di chi ha votato a queste regionali). Insomma dati importanti da valutare per il futuro, sia per quanto riguarda i contenuti che la politica offre sia riguardo a quando e come concentrarsi nelle campagne elettorali.
Passata la tormenta delle elezioni regionali 2010, si può fare qualche riflessione con più calma, magari allargandola più generalmente allo scenario politico italiano. Riguardo a un certo tipo di atteggiamenti della classe politica italiana, leggo oggi sul blog di Luca de Biase, una interessante scala di comportamenti che, secondo la società americana di psichiatria, distinguerebbero il “sano” dallo psicopatico:
1. Rifiuto di conformarsi alle consuetudini sociali riguardo al rispetto delle leggi
2. Disonestà, come indicato dalle ripetute menzogne
3. Impulsività o incapacità di pianificare in anticipo
4. Irritabilità o aggressività
5. Noncuranza sconsiderata della sicurezza propria o altrui
6. Continua irresponsabilità
7. Mancanza di rimorso
Vi ricorda niente? Personalmente, soprattutto al “Rifiuto di conformarsi alle consuetudini sociali riguardo al rispetto delle leggi”, io qualche nome da fare ce l’avrei.

Abbiamo visto quale è stato il risultato delle elezioni regionali in Campania, con Caldoro e il Pdl che hanno malamente battuto Vincenzo De Luca. Guardando meglio la lista degli eletti e quella che sarà la composizione del nuovo Consiglio regionale, saltano agli occhi due nomi tra tutti: Sandra Lonardo Mastella e Roberto Conte.
I due deputati regionali sono accomunati da una caratteristica, che concerne il loro rapporto con le aule di giustizia: la prima è accusata di associazione a delinquere e abuso d’ufficio e fino a pochi giorni fa le era stato vietato addirittura di mettere piede in Campania. Il secondo è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione camorristica.
Gli appassionati della cabala e i cultori della numerologia possono inoltre sbizzarrirsi su questo dato: i due, la Mastella e il Conte, hanno preso rispettivamente 10.940 e 10.460 voti. Che sia un segno?
Foto | Flickr
Cercheremo qui di tenervi aggiornati sull’andamento delle principali consultazioni provinciali e comunali in corso di scrutinio.
Spicca per ora la sconfitta patita da Castelli nella natia Lecco. Davvero inattesa visti i risultati della Lega in regione. Curiosità: Minardi non ce l’ha fatta a Faenza (31 contro 53%). A Margherita di Savoia (Bat) la Carlucci post-rissa viene eletto sindaco con quasi il 70% dei suffragi.
Province. Tutte e 4 le province vanno al centrodestra.
Provincia Imperia. Definitivo. Sappa (cdx) 59,0 - Giordano (csx) 32,5
Provincia L’Aquila. Definitivo. Del Corvo (cdx) 53,4 - Pezzopane (csx) 45,3
Provincia Viterbo. Definitivo. Meroi (cdx) 54,6 - Grattarola(csx) 32,1
Provincia Caserta. 618/925. Zinzi (cdx) 65,3 - Stellato (csx) 30,0
Comuni. Dei 9 comuni capoluogo alle urne, 2 vanno al centrosinistra al primo turno (tra cui Venezia, salvo crollo dell’ultim’ora), 1 al centrodestra e 4 al ballottaggio. Matera e Lodi sono troppo indietro per giudicare. Macerata potrebbe ancora andare al centrosinistra se Carancini recupera. Dopo il salto i dati parziali e definitivi.
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Le elezioni in Puglia hanno riservato molte sorprese ed hanno decretato la sconfitta delle astute strategie della Volpe del Tavoliere. Il leader di Sinistra ecologia e libertà, Nichi Vendola, ha mantenuto la Presidenza della Puglia conquistando il 48,7% a fronte del 42,2% di Rocco Palese (Pdl), del 8,7% di Adriana Poli Bortone (Io Sud + Mpa) e dello 0,35 di Michele Rizzi (Alternativa comunista).
Abbiamo vinto, la Puglia si è voluta bene. Ha vinto il buon governo a conferma che questo territorio continua ad essere un laboratorio di buona politica. Eravamo un’anomalia e restiamo un’anomalia. Ha detto il nuovo presidente commentando gli esiti della sfida, che si è conclusa assegnando il 20,7% al Pd, il 9,7% a Sinistra ecologia e libertà, il 6,47% all’Idv, il 5,5% alla Puglia per Vendola e il 3,26 alla Federazione della sinistra. Nel campo opposto: Pdl 31,1%, Puglia prima di tutto 7%, i pugliesi per Palese 4,8%. L’Udc ha raccolto il 6′5% e Io Sud - Mpa il 2,93%.
Che il futuro della sinistra, lontano da questo presente disastrato, debba proprio ripartire dalla Puglia?