
Se davvero qualcuno nel centrosinistra pensava di portare a casa un buon risultato in Calabria, dopo gli ultimi anni di “buongoverno” in quella regione, le urne lo hanno svegliato bruscamente dal sogno!
La palla passa ora al Popolo della libertà, che dovrà cercare di rilanciare questa terra, tanto bella quanto mal governata e valorizzata. Il nuovo presidente è Giuseppe Scopelliti, portato alla vittoria, con oltre il 57,7%, da una coalizione di centrodestra guidata dal Pdl e sostenuta dall’Udc. Agazio Loiero, governatore uscente a cui il Pd ha voluto dare ancora fiducia, si è fermato al 32,2%. Filippo Callipo, sostenuto da Italia dei valori, Radicali e Io resto in Calabria, si è aggiudica il 10% dei consensi, portando con ogni probabilità alla meritatissima sconfitta del centrosinistra. (Anche qui, come in Campania, a quasi 24 ore dalla chiusura dei seggi non è stato completamente terminato lo scrutinio….).
Sempre secondo i dati ufficiosi pubblicati dalla Regione, il Pdl ha ottenuto il 26,4%, il Pd il 15,8%, la lista Scopelliti il 9,9%, l’Udc il 9,4%, la lista Loiero il 7%, l’Idv il 5,4%, Insieme per la Calabria il 5,1%, la Federazione della sinistra il 4%, Socialisti e sinistra il 3,7%, Socialisti uniti il 3,2%, Noi Sud il 3%, Alleanza per la Calabria 2,22%, Io resto in Calabria 1,97%, Fiamma tricolore 0,4%, Radicali 0,25%.
La Liguria era una delle regioni in bilico a queste elezioni regionali 2010: alla fine, è rimasta l’unica regione del nord ancora in mano al centro sinistra, grazie a Claudio Burlando, che ha sconfitto Sandro Biasiotti. Ha spiegato oggi Burlando a La Stampa che
«È un risultato molto importante ed ha un valore straordinario perchè dimostra che il centrosinistra al Nord può ancora farcela. Dimostra che se si governa bene e si mantiene un rapporto diffuso con il territorio, con il mondo del lavoro e delle imprese ci facciamo capire anche da queste parti»
La Liguria resta la consolazione del PD, insieme alle regioni della dorsale appenninica, tradizionalmente rossa: sempre in Liguria, male la Lega Nord - male relativamente… - che agguanta un misero 10,2%. Bersani ripartirà dal modello ligure? Vedremo. Dopo il salto, tutti i dati definitivi del Viminale di tutte le liste.
La vittoria di Luca Zaia in Veneto, non è mai stata in discussione. Il ministro delle politiche agricole, balzato agli onori delle cronache negli ultimi mesi per via della operazione McItaly, condotta insieme alla multinazionale del fast food, è, oltre a un leader locale molto amato dalla sua gente - percentuali bulgare, ha doppiato Bortolussi - anche una pedina importante per assetti nazionali.
La candidatura di Zaia, leghista, fedelissimo di Bossi, che chiama “capo”, era stata messa sullo scacchiere per accontentare la Lega Nord: che certa di una crescita, voleva di più: per la precisione, un governatore. Il precedente Giancarlo Galan? Per quanto avesse fatto bene, era del PdL. I lumbard volevano una camicia verde in Veneto, per chetare i padani assetati di poltrone pesanti. E così è stato: Zaia presidente.
E Giuseppe Bortolussi, il candidato del PD? Assessore alle Attività Produttive e il Commercio del Comune di Venezia, è stato sacrificato al seggio, in una battaglia che il centro sinistra non ha mai avuto la minima possibilità di vincere. Ora Zaia, che molti intimi definiscono più un classico democristiano nell’animo, che un leghista, conquista una poltrona pesantissima, per un “asse del nord” cui Bossi tiene molto.
Si sapeva da mesi che avrebbe vinto Roberto Formigoni: le elezioni regionali 2010 in Lombardia non sono mai state in discussione. Filippo Penati, candidato del PD, era stato piazzato lì principalmente come vittima sacrificale, esattamente come spesso accaduto in passato per i candidati sindaci a Milano di centro sinistra: ve ne ricordate qualcuno dei passati mandati?
Gente come Antoniazzi, o anche Ferrante, o Sarfatti… ve li ricordate? Tutti destinati ad essere annichiliti in una regione - e in una città - passata dal decennio da bere, dal decennio in cui Milano era la roccaforte del socialismo di più stretta interpretazione craxiana - e la cintura produttiva tutta bianca, democristiana - al ventennio verde-azzurro del PdL e della Lega Nord. Meglio o peggio? Vai a sapere…
Unica incognita futura: l’impressionante crescendo delle Lega Nord, un alleato che al di là delle dichiarazioni di facciata, inizia ad essere scomodo nel PdL, un alleato che vuole di più: magari, proprio la poltrona di primo cittadino a Milano, facendola sgusciare da sotto le terga di Letizia Moratti, il cui mandato è in scadenza nel 2011. Nomi? Umberto Bossi.
Ci sono alcune regioni dove la partita non si è mai aperta, dove le elezioni avevano un finale già scritto e senza incertezze. Una di queste è l’Umbria, che pur confinando con il Lazio non ne ha condiviso le vicissitudini e i dubbi (e neppure la scelta di campo!). Lì, nel centro geografico dello Stivale, il Popolo della libertà ha fallito l’ennesimo tentativo di scalare il Palazzo, finendo distanziato di 20 punti dal candidato del Pd (57,24% contro 37,7%).
Anche Paola Binetti, catapultata improvvisamente dall’Udc a tentare la sorte in una disputa assai ardua, è uscita non molto bene, con un 5% che le permetterà di entrare in Consiglio regionale (se lo farà…) ma non di incidere su alcunché. Il nuovo presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, sarà sostenuta da 20 consiglieri: 13 del Partito democratico, 2 dell’Idv, 3 della Federazione della sinistra, 2 dei Socialisti. La candidata del centrodestra, Fiammetta Modena, guiderà l’opposizione insieme ad altri 7 consiglieri del Pdl, 1 della Lega Nord e 1 dell’Unione di centro.
I risultati delle singole liste vedono il mancato sorpasso del Pdl sul Pd (che pure rispetto alle regionali del 2005 perde oltre l’8% dei consensi) e l’ingresso del primo leghista nordista nel Consiglio umbro: Pd 36,16%, Pdl 32,36%, Federazione della sinistra 6,86%, Italia dei valori 8,33%, Lega Nord 4,33%, Socialisti riformisti 4,16%, Udc 4,38%.
Il Piemonte, è una delle regioni che il centro destra ha strappato alla sinistra: dopo Mercedes Bresso quindi, arriva il leghista Roberto Cota. Uno che in teoria ai piemontesi non sarebbe dovuto andare a genio, e che, ragionando “local”, ragionando da leghista dovrebbe essere inviso ai più, essendo originario di Novara, uno dei comuni piemontesi paradossalmente meno piemontesi, e più legati alla Lombardia.
Come ha vinto le elezioni Cota, il “Cotino” come lo chiama Bossi? Vediamo, se conoscendo un pochino la toponomastica torinese, e l’atteggiamento vicino “alla gente” dei padani, vi viene in mente nulla…
Viene giù la sala della sede storica della Lega Nord a Torino. E’ in via Poggio, nel cuore di Barriera di Milano. Non un posto qualunque. Qui Torino gioca la sua partita sull’immigrazione. Qui la Lega dimostra empiricamente la sua vicinanza con i problemi della gente
Simbolicamente, la sede della lega, non è in un palazzo del centro, ma in quartiere che definire “difficile”, è fare un complimento. Esattamente come a Milano, via Bellerio è ai margini della metropoli, alla periferia nord. Indovinate poi chi sente più vicino la gente e chi vota alle elezioni: bravi avete indovinato. Non Mercedes Bresso…
Continua a leggere: Regionali 2010 Piemonte: dati Viminale, vincitori, vinti e prospettive
Non vi alcun dubbio che il primo vincitore di questa tornata elettorale sia stato il partito guidato da Umberto Bossi. La vittoria in volata di Roberto Cota in Piemonte - che abbiamo seguito ieri in diretta fino all’epilogo - è stata solo la ciliegina sulla torta. Andiamo dunque ad analizzare il dato numerico dei consensi al Carroccio, soffermandoci sulla sua penetrazione nelle regioni del Centro Italia e confrontandolo con gli alleati del Pdl.
Veneto. Da sempre la capitale del consenso leghista. Trascinato dal successo personale del neo-presidente Luca Zaia il Carroccio si attesta al 35,1%, ben 11 punti sopra il Pdl.
Lombardia. Qui il sorpasso tanto paventato nono c’è stato e La Russa può risparmiarsi l’asino che voleva mangiare, nel caso. 26,2% contro il 31 del Pdl.
Piemonte. Una regione da sempre ostica per la Lega, la vede comunque raddoppiare il consenso attestandosi al 16,7%, contro il 25 del Pdl.
Liguria. Anche qui regione difficile, ma voti in forte crescita, con il 10,22%, per la prima volta in doppia cifra. Ancora ben lontano dagli alleati pidiellini, però, che vantano il 29,27%.

Le previsioni e gli ultimi sondaggi indicavano come probabile una vittoria del centrosinistra per 9-4 alle elezioni regionali, alcuni commentatori davano per molto possibile anche la rimonta di De Luca in Campania che avrebbe regalato un eccezionale 10-3 per l’opposizione. Invece come spesso è accaduto alla sinistra dal 2006 in poi, le speranze e le convinzioni dei leader si sono scontrate con l’amara realtà.
Il centrodestra vince molto a sorpresa nel Lazio (alla fine quasi per il 3%) nonostante non avesse nemmeno la lista del Pdl nella provincia principale e contro un candidato dal forte appeal. E conquista il Piemonte dove tutti davano la Bresso davanti, dando per l’ennesima volta dimostrazione che il Nord è chiaramente (vedi le percentuali di Lombardia e Veneto) di quell’area politica. Insomma un risultato inaspettato che si somma al filotto di vittorie precedenti che partono dall’elezioni politiche 2008 passando per amministrative a Roma e Friuli, regionali in Abruzzo e Sardegna, europee 2009 e amministrative 2009. D’altronde è evidente che per la sinistra è una delusione e Antonio Di Pietro con fair play ammette la vittoria del centrodestra:
È inutile giocare con i numeri, con onestà intellettuale va detto che questa tornata se la aggiudica il centrodestra
Continua a leggere: Di Pietro ammette la sconfitta del centrosinistra, il Pd la nega fino all'ultimo

Dopo il voto, come sempre, viene il tempo dei bilanci e dei regolamenti dei conti all’interno di partiti e coalizioni. Soprattutto in quelle regioni chiave, come la Campania, che hanno assunto un significato particolare per tutte le vicende legate alla crisi dei rifiuti e al mercato dei voti. Inoltre qui peserà anche la scelta della Federazione della sinistra di andare da sola, con un risultato non lusinghiero.. Vediamo quali sono i dati delle liste e dei partiti, quanti rappresentanti avranno e quali percentuali hanno portato a casa nel weekend elettorale appena trascorso.
In Campania ha votato il 62,96 % degli aventi diritto, cioè poco più di 3 milioni di persone su quasi 5 milioni che avrebbero potuto farlo. Il 5,8 % delle schede deposte nelle urne sono risultate bianche o nulle. Stefano Caldoro (Pdl) è stato eletto presidente della Regione con il 54,25% dei voti mentre Vincenzo de Luca (Pd) si è fermato al 43,04 %.Paolo Ferrero (Prc + Pdci) prende l’1,35% e Roberto Fico (Movimento 5 stelle) l’1,34%.
Per quanto riguarda le liste e la composizione del nuovo Consiglio regionale: al centrodestra vanno 38 seggi (al Pdl 21 seggi, all’Udc 6, al Mpa 4, a Noi Sud e all’Udeur 2, all’Alleanza di Centro, all’Alleanza di Popolo e a La Destra 1) mentre 21 vanno alle opposizioni (al Pd 14, all’Idv 4, a Sinistra Ecologia e Libertà 2, a Campania Libera 1). Nessun seggio per Rifondazione e il Movimento 5 Stelle.
Ce l’ha fatta Nicole Minetti, l’igienista dentale inserita nella lista di Roberto Formigoni in queste elezioni regionali 2010 in Lombardia. Eletta, era nei primi otto del listino del governatore ciellino, e quindi, ha vinto: è dentro. Di Nicole Minetti, avevamo scritto spesso in passato: una carriera a metà tra il mondo dello spettacolo e l’odontoiatria, giustamente sfociata al Pirellone.
Lei, da par suo, si difendeva: in fondo ha ragione, che ha in meno Nicole Minetti, di Mara Carfagna?
Nata 25 anni fa a Rimini, Nicole Minetti si è diplomata al liceo classico nella sua città, dove contemporaneamente ha frequentato, per dieci anni, la scuola di danza della madre inglese. Arrivata a Milano per fare la specializzazione di Igiene dentale al San Raffaele, la Minetti ha partecipato al casting per Colorado Cafè ed è stata presa, ha messo in mostra il suo fisico prorompente e ha partecipato a qualche balletto. «Ma il mio mestiere non è quello», insiste la ragazza. Che precisa: «A novembre mi sono laureata con 110 al San Raffaele, dove collaboro occupandomi di relazioni internazionali in vista dell’apertura della nuova clinica odontoiatrica». L’incontro con Berlusconi sarebbe di diversi mesi fa, quando la Minetti lavorava come hostess allo stand di Publitalia coordinato da Luigi Ciardiello