
Per un buffo gioco del destino il ri-candidato del Partito democratico alla presidenza della Regione Marche si chiama Gian Mario Spacca e, scegliendo l’alleanza con l’Udc, ha spaccato il centrosinistra, lasciando al proprio destino tutta la sinistra variamente denominata.
A Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra ecologia e libertà non è rimasto che prendere atto della scelta centrista del Pd, trovando un candidato autonomo, l’ex presidente della Provincia di Ascoli Piceno Massimo Rossi (mentre i Verdi sono rimasti col Pd).
Tutto ciò andrà presumibilmente a vantaggio di Erminio Marinelli, candidato del Pdl. Nel 2005 Spacca vinse con il 57,7% mentre centrodestra e l’Udc ottennero il 38,6. Come andrà stavolta?
Il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, lo aveva detto all’indomani della designazione di Vincenzo De Luca a candidato del Pd (e dell’Italia dei valori) alla carica di presidente della Regione Campania: “Il Pd ha consumato sulle primarie una vera e propria farsa. L’unico nome rimasto in lizza è per noi improponibile”.
Una scelta che ha portato Ferrero e la Federazione della sinistra (Prc, Pdci, Sinistra 2000) a criticare fortemente anche Antonio di Pietro (e la sua svolta di Salerno), reo di aver accettato di sostenere un candidato sulle cui spalle gravano inchieste e sospetti.
L’ultimo atto della rottura tra Sinistra e Pd in Campania dovrebbe consumarsi questo pomeriggio, quando Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi e Gianpaolo Patta terranno una conferenza stampa per lanciare - con molta probabilità - la candidatura dello stesso Ferrero a presidente della Campania.

Ogni tanto qualche notizia viene fuori dalla galassia comunista. Dopo la tragica esclusione dal Parlamento del 2008 i comunisti duri e puri hanno perso sempre di più importanza nel panorama politico italiano. A parte qualche uscita demagogica e un po’ di antiberlusconismo per farsi sentire, raramente si sentono novità rilevanti dalla sinistra estrema.
Ma ora è il momento della nascita (o rinascita) di un’aggregazione di partiti: Federazione della Sinistra. Ne fanno parte Prc-Se di Paolo Ferrero, Pdci di Oliviero Diliberto, ‘Socialismo 2000′ di Salvi e ‘Lavoro e Solidarieta” di Patta. A parte gli ultimi 2 movimenti che sulla carta non hanno manco mezzo voto, in pratica si può dire che si chiude definitivamente la divisione tra i comunisti più radicali. Le parole d’ordine sono sempre le stesse
È tempo di smetterla con le divisioni a sinistra. Parte un processo costituente aperto a tutti. In piazza al No B day ci saremo, con le nostre bandiere. Non temiamo la concorrenza di Di Pietro. Abbiamo solo paura di quando la sinistra non c’è, siamo ben contenti quando c’è sovraffollamento, pensiamo che se si radicalizza l’opposizione è un bene. Escludere i comunisti dalle istituzioni significa escludere tutti quegli italiani che sono contro la guerra
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La presenza dell’Italia dei Valori nel centrosinistra non è sempre ben digerita dai suoi alleati. Molti nel Pd sopportano pochissimo il protagonismo ruspante di Antonio Di Pietro, ora però anche nella sinistra estrema si considera il partito giustizialista un problema dal punto di vista della concorrenza sullo stesso elettorato potenziale.
In Rifondazione Comunista oltre a preoccuparsi di una rilevanza politica quasi inesistente sono anche terrorizzati di perdere quei pochi voti che hanno. Il numero due del Prc, Claudio Grassi, lancia l’allarme
Bene il partito sociale, la presenza nei conflitti, ma teniamo presente che poi i lavoratori che manifestano sotto Palazzo Chigi quando arriva Di Pietro lo accolgono trionfalmente, un po’ come era Bertinotti dieci anni fa. A differenza di noi, oggi Di Pietro conta nella politica e conta, perché ha una presenza significativa in Parlamento e puo’ incidere sulle scelte politiche
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Il risultato del sondaggio proposto, ieri, dal collega V. dimostra (semmai ce ne fosse bisogno) che l’elettorato italiano non ha fiducia nella propria classe politica che certo non si è contraddistinta, per serietà, negli ultimi mesi che precedono un importante appuntamento elettorale.
La cattiva reputazione di un esponente potrebbe, di fatto, far perdere il proprio schieramento. Per questo motivo sia a destra che a sinistra tutti stanno studiando una comunicazione attraverso la quale redimersi. Dai peccati. Per lo meno.
Interessante, e probabilmente lodevole, è per tanto l’invito che il Ministro della Difesa ha fatto a tutti i colleghi. Secondo Ignazio La Russa gli esponenti politici dovrebbero dimostrare, con un test, che non assumono sostanze stupefacenti.
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A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali… Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri. Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.
Rispondendo a questo appello, Paolo Ferrero e Antonio Di Pietro hanno annunciato ieri, con una inedita conferenza stampa congiunta, che scenderanno in piazza, insieme, il 5 dicembre prossimo contro la politica del governo e per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio. Aderiranno dunque alla manifestazione lanciata su Facebook e intitolata No Berlusconi Day. Una insolita comunanza, dato che Ferrero ha sempre detto tutto il male possibile di Di Pietro e il leader dell’Idv non ha mai mostrato grande simpatia per la sinistra.
Nonostante il lancio via social network, il rischio sembra essere la riproposizione folcloristica dell’evento di piazza per “dare la spallata al governo” (che per altro appare ben saldo nella difesa degli interessi e delle priorità per le quali ha conquistato il Palazzo), per una giornata in cui dovrebbero anche vedersi gli effetti della nuova Federazione della sinistra di alternativa che dovrebbe (in questi casi il condizionale è imprescindibile) riunire Rifondazione e Comunisti italiani, dopo 10 anni trascorsi inutilmente a concorrere su chi era più comunista. Facile peraltro immaginare la non adesione del Bersani e del Pd all’evento del 5 dicembre, con le conseguenti polemiche su chi fa più opposizione al Caimano.
Aggiornamento. Bersani annuncia che il Pd non parteciperà alla manifestazione del No Cav Day: Non aderiamo alla manifestazione ma abbiamo grande rispetto per l’iniziativa.
Continua a leggere: No Berlusconi Day! Rifondazione e Di Pietro insieme in piazza il 5 dicembre

Brutto colpo - se non altro d’immagine - per i partiti di opposizione che rischiano, dopo mesi di richiami alla questione morale e alla necessità di chiarezza e rispetto delle regole, di subire un affondo letale da parte della magistratura pugliese.
Questa mattina, infatti, la Procura di Bari ha ordinato l’aquisizione dei bilanci di Partito democratico, Rifondazione comunista, Sinistra e libertà, Socialisti e Lista Emiliano dal 2005 ad oggi. Il sospetto è che nel verminaio della sanità pugliese (cioè dalle indagini da cui è uscito l’utilizzo finale di escort da parte di alcuni politici di primo piano) siano coinvolti mani e piedi i partiti del centrosinistra, che avrebbero ottenuto contributi illeciti per i propri bilanci in cambio di appalti. Il classico finanziamneti illecito, insomma.
Anche se l’indagine sembra essere ancora all’inizio e non si hanno notizie sugli indagati (a parte l’ex assessore e ora senatore Pd Tedesco), c’è il rischio concreto che la vicenda esploda in mano all’opposizione, a poca distanza dal congresso del Partito democratico e in una Regione che doveva rappresentare un esempio di buon governo meridionale della Sinistra. Inoltre l’inchiesta sulle escort e le marachelle presidenziali rischia di finire in secondo piano, anche grazie alle potenza di fuoco mediatica del Caimano (non perdetevi le prime pagine di Libero e Giornale domani).

Update! Sul link tutti le news sulle elezioni regionali 2010: sondaggi, candidati, regioni al voto.
Le elezioni regionali 2010, elettoralmente parlando, sono molto vicine. Proprio in vista di quella scadenza, infatti, sono già iniziati manovre e abboccamenti, per arrivare allo scontro con le truppe ben schierate.
Il centrosinistra, ancora in cerca di ispirazione, prova a capire cosa fare da grande, corteggiando l’Udc e litigando giornalmente con Di Pietro, dopo aver verificato quanti voti e consensi l’Italia dei Valori riesce a drenare alle esangui percentuali del Pd. La sinistra, nelle sue varie articolazioni, gira ancora stordita tra le macerie delle politiche del 2008 e tra la lista comunista/federazione antagonista di Prc e Pdci e la Sinistrà & libertà di Vendola non è ben chiaro chi si trovi in condizioni di maggiore difficoltà. Nel centrodestra gli unici problemi, vista la marea favorevole e il vento che (indiscrezioni piccanti a parte) sembra decisamente favorevole all’attuale maggioranza, sono quelli relativi alla spartizione delle poltrone, riuscendo a trovare una adeguata quantità di cariche e sgabelli per accontentare una Lega che nel nord può fare la voce molto grossa.
La partita sarà importante e riguarderà ben 13 regioni dove si è votato nel 2005: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Mentre nel centro Italia la situazione dovrebbe essere relativamente stabile e tranquilla, al sud le cose potrebbero prendere una brutta piega per il Pd, complici i 5 anni non proprio brillanti in cui ha governato Calabria e Campania.

Un nuovo partito che superi le eterne divisioni e unifichi se non altro quelli che ancora portano la falce e martello nel cuore? No, troppo semplice e lineare. Molto meglio riproporre l’ennesima Federazione della sinistra (di alternativa, naturalmente) tra Comunisti Italiani, Rifondazione e Socialismo 2000. Per usare le parole di Paolo Ferrero: una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione. Un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze.
Mai paga di prendere batoste e perdere elezioni e consensi, la sinistra non-democratica cerca ancora scorciatoie che le consentano di far finta di innovarsi senza che nessuno sia costretto a mettere in discussione il suo piccolo orticello e la sua porzione di micropotere: ecco allora la federazione. Poco impegnativa, consente a tutti di mantenere le proprie strutture, permette di avere almeno 5 o 6 portavoce che dicono cose diverse ed anche opposte. Una riedizione non esecutiva del governo Prodi insomma.
Chiunque abbia detto che è necessario imparare dai propri errori farà bene a non passare da Roma sabato 18 luglio, rimarrebbe deluso…
Foto | Flickr

Come largamente previsto ed atteso, i raggruppamenti di sinistra creati per affrontare lo sbarramento del 4% imposto dalle elezioni europee hanno fallito il proprio obiettivo. La Lista Comunista Anticapitalista è arrivata al 3,4% e Sinistra e Libertà si è fermata al 3,1%. Quindi anche dal Parlamento europeo spariranno i rappresentanti dei partiti più “radicali”, ecologisti e socialisti.
Forse un esito scontato, dato che da quel giorno del 2008 in cui il Pdl ha vinto le politiche non ci sono stati segnali tangibili di ravvedimento da parte di chi ha subito la più bruciante sconfitta degli ultimi decenni, rimanendo completamente escluso da Camera e Senato.
Non si tratta però di un esito inevitabile: l’esperienza di altri paesi europei ci dice che alcune tematiche e alcuni valori possono essere portati avanti con un buon ritorno anche in termini di consensi. In Francia, ad esempio, il raggruppamento del Fronte di Sinistra ha raggiunto il 6% dei voti ed avrà 4 seggi. Allo stesso tempo il partito fondato da Cohn-Bendit, Europe Ecologie, ha ottenuto il 16% e 14 seggi. E addirittura il Nuovo partito anticapitalista ha sfiorato il 5%. Evidentemente in Italia stiamo ancora scontando, e sconteremo, un deficit di proposta politica che rende poco credibili la sinistra e gli ecologisti.