
Update! Sul link tutti le news sulle elezioni regionali 2010: sondaggi, candidati, regioni al voto.
Le elezioni regionali 2010, elettoralmente parlando, sono molto vicine. Proprio in vista di quella scadenza, infatti, sono già iniziati manovre e abboccamenti, per arrivare allo scontro con le truppe ben schierate.
Il centrosinistra, ancora in cerca di ispirazione, prova a capire cosa fare da grande, corteggiando l’Udc e litigando giornalmente con Di Pietro, dopo aver verificato quanti voti e consensi l’Italia dei Valori riesce a drenare alle esangui percentuali del Pd. La sinistra, nelle sue varie articolazioni, gira ancora stordita tra le macerie delle politiche del 2008 e tra la lista comunista/federazione antagonista di Prc e Pdci e la Sinistrà & libertà di Vendola non è ben chiaro chi si trovi in condizioni di maggiore difficoltà. Nel centrodestra gli unici problemi, vista la marea favorevole e il vento che (indiscrezioni piccanti a parte) sembra decisamente favorevole all’attuale maggioranza, sono quelli relativi alla spartizione delle poltrone, riuscendo a trovare una adeguata quantità di cariche e sgabelli per accontentare una Lega che nel nord può fare la voce molto grossa.
La partita sarà importante e riguarderà ben 13 regioni dove si è votato nel 2005: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Mentre nel centro Italia la situazione dovrebbe essere relativamente stabile e tranquilla, al sud le cose potrebbero prendere una brutta piega per il Pd, complici i 5 anni non proprio brillanti in cui ha governato Calabria e Campania.

Un nuovo partito che superi le eterne divisioni e unifichi se non altro quelli che ancora portano la falce e martello nel cuore? No, troppo semplice e lineare. Molto meglio riproporre l’ennesima Federazione della sinistra (di alternativa, naturalmente) tra Comunisti Italiani, Rifondazione e Socialismo 2000. Per usare le parole di Paolo Ferrero: una federazione, non un partito unico né un puro forum di discussione. Un’idea che si ispira all’esperienza latinoamericana o all’esperienza delle donne quando dicevano che vanno rispettate le diversità senza che diventino disuguaglianze.
Mai paga di prendere batoste e perdere elezioni e consensi, la sinistra non-democratica cerca ancora scorciatoie che le consentano di far finta di innovarsi senza che nessuno sia costretto a mettere in discussione il suo piccolo orticello e la sua porzione di micropotere: ecco allora la federazione. Poco impegnativa, consente a tutti di mantenere le proprie strutture, permette di avere almeno 5 o 6 portavoce che dicono cose diverse ed anche opposte. Una riedizione non esecutiva del governo Prodi insomma.
Chiunque abbia detto che è necessario imparare dai propri errori farà bene a non passare da Roma sabato 18 luglio, rimarrebbe deluso…
Foto | Flickr

Come largamente previsto ed atteso, i raggruppamenti di sinistra creati per affrontare lo sbarramento del 4% imposto dalle elezioni europee hanno fallito il proprio obiettivo. La Lista Comunista Anticapitalista è arrivata al 3,4% e Sinistra e Libertà si è fermata al 3,1%. Quindi anche dal Parlamento europeo spariranno i rappresentanti dei partiti più “radicali”, ecologisti e socialisti.
Forse un esito scontato, dato che da quel giorno del 2008 in cui il Pdl ha vinto le politiche non ci sono stati segnali tangibili di ravvedimento da parte di chi ha subito la più bruciante sconfitta degli ultimi decenni, rimanendo completamente escluso da Camera e Senato.
Non si tratta però di un esito inevitabile: l’esperienza di altri paesi europei ci dice che alcune tematiche e alcuni valori possono essere portati avanti con un buon ritorno anche in termini di consensi. In Francia, ad esempio, il raggruppamento del Fronte di Sinistra ha raggiunto il 6% dei voti ed avrà 4 seggi. Allo stesso tempo il partito fondato da Cohn-Bendit, Europe Ecologie, ha ottenuto il 16% e 14 seggi. E addirittura il Nuovo partito anticapitalista ha sfiorato il 5%. Evidentemente in Italia stiamo ancora scontando, e sconteremo, un deficit di proposta politica che rende poco credibili la sinistra e gli ecologisti.
La Lista Comunista / Anticapitalista messa in piedi da Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra 2000 e Consumatori uniti gioca la carta della Crisi economica per guadagnare consensi e puntare al superamento dello sbarramento del 4% per accedere al Parlamento europeo.
Ecco quindi la petizione popolare rivolta al presidente Napolitano, in cui si legge che: la crisi è il frutto delle politiche liberiste degli ultimi anni. Queste politiche da un lato hanno diminuito il potere d’acquisto delle persone attraverso la riduzione di salari e pensioni; dall’altro hanno favorito la speculazione finanziaria. Adesso gli stessi che hanno provocato la crisi la vogliono far pagare ai lavoratori e ai pensionati, sprecando per di più un mucchio di denaro pubblico per salvare le banche private. In questo modo la crisi si aggraverà e con essa le ingiustizie sociali. Per uscire dalla crisi occorre rovesciare queste politiche.
E lo spot che vedete qui sopra, intitolato se fossi una banca…

Le elezioni europee di giugno incombono ed avremo più di un mese per goderci le perle politico-mediatiche della campagna elettorale. Quello che vedete qui sopra è (cosa abbastanza evidente…) il prodotto della creatività della Lista Anticapitalista, l’aggregazione prodotta da Rifondazione, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori uniti per superare la soglia di sbarramento del 4% che preclude l’accesso a Strasburgo.
Alcuni elementi, a parte l’enorme simbolo intorno al quale ruota l’esistenza stessa della lista e che sembra impensierire la ragazza del manifesto, meritano di essere notati. Ad iniziare dallo slogan Su la testa, già utilizzato 100 volte per 100 occasioni diverse, che forse rappresenta il punto di mediazione massimo trovato dalle componenti della lista.
Un elemento molto innovativo e moderno, invece, lo troviamo nella penultima riga, ad ulteriore conferma che l’esperienza di Governo non ha insegnato nulla, meno che mai a mettersi su un piano di parità con i famosi operai e i celebri cittadini (almeno sul piano della comunicazione): ecco allora la formula, sempre utilizzata con grande autocompiacimento sul giornale Liberazione, del movimento lgbtq. A voi e mai capitato di sentire qualcuno, al bar, in fabbrica o all’università, che parla di movimento lgbtq? La criptica formula, se qualcuno leggendo questi manifesti dovesse chiederselo, dovrebbe indicare gay, lesbiche, bisessuali e trans.

Diamo vita ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l’Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. Così Paolo Ferrero, Olivierio Diliberto, Cesare Salvi e Bruno de Vita a nome di Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti, hanno presentato oggi alla stampa la lista unitaria con la quale parteciperanno alle prossime Elezioni europee.
Tra le priorità politiche del nuovo raggruppamento, che potrebbe consolidarsi anche oltre l’Election day di giugno, c’è la lotta ad una crisi economica che sarebbe un prodotto strutturale dell’attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea.
Non saranno della partita Salvatore Cannavo’ e Franco Turigliatto, di Sinistra critica, dato che non sarebbe stata accolta la loro proposta di costituire una lista anticapitalista della sinistra di classe che presentasse alcuni elementi di discontinuità con il recente passato.
Ci scuserete il titolo di stampo calcistico, ma il colpo è comunque di quelli a effetto. La nota astrofisica Margherita Hack, resa popolare da innumerevoli interviste e partecipazioni televisive, si candiderà alle Europee nella lista unitaria Comunisti Italiani - Rifondazione comunista.
L’annuncio è stato dato dal leader Pdci Oliviero Diliberto durante il convegno sulla questione settentrionale svoltosi sabato a Verona; happening cui partecipava anche la Hack, la quale non si è lasciata sfuggire l’occasione per polemizzare pesantemente con lo “scissionista” Nichi Vendola.
“C’era proprio bisogno che Vendola e Verdi andassero da soli alle elezioni col rischio di restare fuori dal Parlamento europeo?” - si è domandata la nota scienziata nel corso del suo intervento.
Aggiungendo di augurarsi di portare un contributo alla causa comunista in Europa.
Continua a leggere: Colpo di mercato dei comunisti: presa Margherita Hack

È stata presentata durante una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, ma la lista Sinistra e libertà, costituita da un gruppo di partiti per superare la soglia del 4% alle prossimo elezioni europee, nascerà ufficialmente sabato 21 marzo a Roma. Naturalmente in piazza.
Mentre l’Election day di giugno si avvicina impietosamente - con il carico politico di lacrime e sangue che ne conseguirà - i partiti rosso verdi che ragionevolmente non arriverebbero al 4% hanno dunque deciso di apparentarsi in un listone unico, di cui faranno parte Movimento per la sinistra, Sinistra democratica, Verdi, Socialisti, ex Comunisti italiani e forse qualcun altro… Non faranno invece parte del progetto i due (maggiori) partiti comunisti, Prc e Pdci, impegnati nella creazione di una lista europea identitaria incentrata sul rilancio e l’attualità della falce e martello.
Alle europee, tanto per cambiare, ci sarà dunque una competizione a sinistra del Pd, mossa dalla speranza di superare il quorum e approdare a Strasburgo.
La fondazione di Varese di Rifondazione Comunista ha recentemente affisso in città una serie di manifesti che hanno come unico obiettivo critico la Lega Nord, cui vengono rinfacciate le promesse elettorali non mantenute riguardo a Alitalia, Malpensa e i licenziamenti connessi al ridimensionamento dello scalo varesino.
Sembra essere ormai una mania per l’opposizione, in Lombardia, quella di fare manifesti elettorali di questo tipo: ci avevano già provato nei mesi scorsi l’IdV di Antonio Di Pietro e il PD di Monza e Brianza, copiando addirittura la storica iconografia leghista che vede il Nord rappresentato come una “gallina dalle uova d’oro”.
Questa vicenda ci dice due cose: da un lato è l’emblema del fatto che la Lega è ormai considerata, nella maggiore regione d’Italia, il “partito da battere”, quello che detta a tutti l’agenda della politica. D’altra parte è difficile che questo tipo di propaganda si traduca in una riscossa per i partiti di opposizione: e questo vale in particolar modo per Rifondazione Comunista.
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I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV

È passata quasi sotto silenzio la dichiarazione rilasciata dal leader Pd Walter Veltroni al Corriere della Sera. Piccato per le manifestazioni di protesta di ieri, culminate nel volantino liberamente ispirato al film Totò Truffa, il “capo” dell’opposizione ha svelato un retroscena che inchioderebbe proprio quel Franco Giordano che è stato uno dei più critici in merito al provvedimento votato nella serata di ieri. Ricordiamo che ai tempi Giordano era il segretario di Rc.
«Ho letto le ultime dichiarazioni di Giordano che accusa il Pd di aver siglato un accordo su una legge “salva Walter”. Ma si dà il caso che proprio Giordano fosse venuto nella mia stanza al Pd, insieme ad altri, a chiedermi di lavorare per l’introduzione della soglia di sbarramento al 4 per cento, dicendomi che loro non potevano dirlo pubblicamente. Poi, ora che c’è stata la scissione in Rifondazione dicono il contrario».
Ciò proverebbe che l’acqua calda esiste, ovvero che una legge può ottenere o perdere lo status di “truffa” a seconda delle convenienze contingenti delle singole forze politiche. Fatti salvi i due principali partiti, ovviamente, che possono permettersi una certa aria di superiorità dal momento che il problema non li tange; anzi, li favorisce. A proposito di questo, proviamo a dipingere uno scenario possibile, vedendo come la novità potrebbe toccare i singoli partiti.