
Mentre il Governo vara una “epocale” riforma della giustizia, tocca riaprire un vecchio discorso; quello del dialogo tra maggioranza e opposizione nel nostro paese. Con particolare riferimento al Pd. Il principale partito antiberlusconiano (perché di questo alla fine si tratta) ancora una volta ha totalmente chiuso la porta al dibattito, arroccato sulla posizione della richiesta di dimissioni del Premier.
Ora, senza voler entrare nella solita diatriba su Berlusconi, e anche ammettendo che il Pd abbia ragione a chiederne insistentemente le dimissioni, a che serve l’Aventino di Bersani & co.? Non dico che debba votare a favore della riforma, ma almeno esprimere una posizione che non sia l’è tutto sbagliato, è tutto da rifare di bartaliana memoria.
Nella nostra analisi sui punti salienti del nuovo sistema abbiamo evidenziato molte cose positive ma anche diverse negative (per esempio la questione dell’intervento parlamentare sulle priorità relativamente all’azione penale obbligatoria). Perché il Pd non fa lo stesso?
Continua il nostro speciale sulla riforma della giustizia. Dopo esserci occupati della separazione delle carriere e dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, delle nuove norme in materia di responsabilità civile dei magistrati, passiamo alla questione dell’obbligatorietà dell’azione penale.
E lo dico subito, se le precedenti norme convincevano, questa rappresenta il vero punto debole della nuova architettura giudiziaria. Il pm continua infatti ad avere l’obbligo dell’azione penale, ma da ora innanzi dovrà farlo “secondi i criteri stabiliti dalla legge”.
Che cosa significa questo? Semplicemente che siccome le azioni penali sono in numero preponderante, al momento attuale le procure esprimono una “scelta” andando ad occuparsi di ciò che ritengono opportuno. Questa scelta viene essenzialmente demandata ora alle camere, che decideranno delle priorità di cui occuparsi. Avremo una graduatoria delle categorie di reati di maggior allarme sociale secondo il Parlamento, per capirci.
Continua a leggere: Speciale riforma della giustizia: la disciplina dell'azione penale
Continua il nostro speciale sulla riforma della giustizia. Dopo esserci occupati della separazione delle carriere e dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, vediamo le nuove norma in materia di responsabilità.
Prima di addentrarci nel nuovo sistema, ricordiamo che già negli anni ottanta gli italiani si erano espressi a stragrande maggioranza in un referendum (radicale) che proponeva che i magistrati fossero responsabili civilmente dei loro errori, proprio come tutti gli altri dipendenti pubblici. L’esito della consultazione fu però bellamente ignorato e tutto rimase così com’è.
Ora invece “i magistrati saranno direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari di stato. La legge disciplina la resp. civ dei mag. per i casi di ingiusta detenzione e di altra indebita limitazione della libertà personale. La resp. civ. dei mag. si estende allo Stato”.
Continua a leggere: Speciale riforma della giustizia: la responsabilità civile dei magistrati
Continua il nostro speciale sulla riforma della giustizia. Dopo esserci occupati della separazione delle carriere, andiamo a vedere come si strutturerebbe il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura.
Attualmente come sapete esiste un Csm unico, eletto dai magistrati stessi e diviso in correnti. In pratica si tratta di un parlamentino che ripete in tutto e per tutto lo schema democratico classico, con partiti politici (qui appunto definiti correnti) e via dicendo.
Qualche tempo fa avevamo condotto un’inchiesta per dimostrare come il Csm fosse storicamente collocato a centrosinistra, riflettendo una struttura ben diversa da quella del voto popolare. L’idea dietro la riforma è proprio di riequilibrare un organo vitale per l’indipendenza del terzo potere.

La riforma della giustizia presentata ieri dal Guardasigilli Alfano, è stata definita “epocale” da Berlusconi. Si tratta in effetti di una ristrutturazione complessa e a tutto campo. Cercheremo di spiegarla punto per punto, in modo che i lettori possano farsi un’idea e giudicarla il più possibile lontano da preclusioni ideologiche.
Prima però sarà bene specificare che l’intera architettura della riforma non è retroattiva, dunque non si applica a tutti i processi in corso, compresi quelli di Berlusconi. Insomma, non è una riforma ad personam.
Il punto cardine della riforma è la separazione delle carriere. Di questa urgenza si sente parlare da tempo, ma soprattutto a chi non sia addentro alle problematiche tecniche di settore, la cosa potrebbe sembrare trascurabile o comunque di scarsa rilevanza. Vediamo allora quali siano i motivi che spingono in questa direzione.
Continua a leggere: Speciale riforma della giustizia: la separazione delle carriere