
Non tutto ciò che viene fatto attorno al Vaticano è sbagliato. Anzi. Per alcuni esponenti politici le massime cariche ecclesiastiche dovrebbero persino diventare dei modelli e non solo dei nomi da sventolare per commentare l’ennesimo imbarbarimento della società italiana.
Per capirlo è sufficiente leggere come sta per finire l’immaginaria diatriba che è stata costruita attorno alcune recenti dichiarazioni del Ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. Secondo l’esponente leghista il Cardinal Dionigi Tettamanzi evangelizzerebbe un messaggio politico. E non il Vangelo.
Ebbene. Dopo aver capito che la boutade dell’illuminato compagno di partito fosse sbagliata, solo perché costruita attorno ad un tabù, Umberto Bossi ha fatto sapere che avrebbe visto l’Arcivescovo di Milano venerdì prossimo. Peccato che alla curia non sia ancora arrivato nessuna richiesta.
Continua a leggere: Umberto Bossi incontrerà Dionigi Tettamanzi ma la curia smentisce la notizia

Il dibattito sulle case chiuse torna periodicamente tra gli argomenti dell’attualità politica. E’ il ministro Roberto Calderoli a riportarlo all’ordine del giorno
Bisogna ripristinare le case chiuse e le prostitute devono pagare le tasse. La proposta di riaprire le case chiuse e creare quartieri a luci rosse e’ per noi di assoluto buonsenso. Una persona puo’ avere una determinata esigenza sessuale e se vuole togliersi la soddisfazione lo faccia pure, ma questo non deve necessariamente disturbare gli altri, soprattutto laddove ci sono famiglie e bambini
Subito arriva la replica di contenuto completamente opposto dal Pdci che accusa il ministro di maschilismo
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Sostenere a parole che quanto detto, sui dialetti in televisione piuttosto che sull’inno di Mameli, dai vari esponenti della Lega sia sbagliato sono bravi tutti. O quasi. Testimoniare con i fatti che le idee del Carroccio possano essere liquidati come semplici colpi di sole è più impegnativo.
Stando a quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a la Stampa sarebbe stato necessario un sollecito alle autorità competenti per garantire i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia previsto per il 2011.
La richiesta di delucidazioni avanzata dalla massima autorità del Paese non sarebbe però stata accolta, e quindi appagata, tanto che lo stesso Giorgio Napolitano“>Giorgio Napolitano ha già fatto sapere di elaborare una propria proposta qualora quella del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi non fosse all’altezza delle aspettative.

Se ne è parlato per mesi, anzi per anni, ma loro, le Province, sono ancora lì.
Forse, però, questa volta ancora per poco, visto che il Ddl in materia di federalismo fiscale - che rappresenta il naturale completamento della legge già approvata -, prevede, oltre a “sforbiciate” varie nella pubblica amministrazione (soppressione di difensori civici, di consorzi, di comunità montane ecc.), una “razionalizzazione” anche delle Province.
Certo, adesso non si parla più di “soppressione” come promesso in campagna elettorale, bensì di semplice “razionalizzazione” ma è già qualcosa, visto che, se il vocabolario non mente, il termine letteralmente significa “organizzazione di un servizio o di un ufficio secondo criteri di funzionalità, praticità, efficienza e redditività”. Non è molto ma è meglio di niente!

Anche quest’anno… niente federalismo. Che sia un bene o un male è ancora tutto da discutere, ma il fatto è che l’esame del testo (prima annunciato per il 2008) è stato spostato all’anno prossimo.
I motivi di questo slittamento sono molteplici. Su tutte, ragioni procedimentali e di tempi, come ha spiegato Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali: nelle prossime due settimane comincerà la discussione generale; nelle successive due si potranno presentare gli emendamenti. Calendario alla mano si arriverebbe a ridosso del Panettone.
Le ragioni sono poi (e soprattutto) connesse alle necessità di trovare soluzioni condivise sugli argomenti più scottanti, cioè la parte relativa all’ipotizzato tetto massimo pluriennale alla pressione fiscale.
Continua a leggere: Il federalismo slitta al 2009 con timori di maggiori tasse.
Il pallottoliere non mente: se il governo approvasse domani la riforma federalista solo 8 regioni su 20 (quelle del nord) sarebbero autosufficienti e potrebbero da sole far fronte alle spese regionali (sanità, trasporti, assistenza sociale ecc) e a quelle statali (istruzione, difesa, ordine pubblico ecc.). Così riferisce uno studio del Centro Studi Sintesi che ha elaborato una stima basandosi sulle spese statali e regionali e sui principali tributi (Irpef, Iva, Irap e addizionale regionale)
In pratica, mentre Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Friuli Venezia Giulia riuscirebbero a sostenere i propri bilanci, da Roma in giù i governatori non avrebbero sufficienti risorse per garantire i servizi minimi.
La situazione è certamente conosciuta dal ministro per la semplificazione Roberto Calderoli che in una recente intervista a Il Sole 24 Ore ha infatti ammesso che “Se col federalismo fiscale passiamo dal vecchio al nuovo a costo zero, già avremo fatto bingo”. Ma come ha intenzione di risolvere il problema?
Continua a leggere: Federalismo fiscale: solo la metà delle regioni sarebbero autonome
L’estate scorsa eravamo andati in deliquio di fronte al surrealismo di Irene Pivetti abbracciata a Costantino su una spiaggia della Costa Smeralda. Quest’estate è Sabina Negri (ex moglie di Roberto Calderoli, Ministro alla Delegificazione), già opinionista a Markette, che ci fa strabuzzare gli occhi: anche se Carlo della Piane, che compare con lei nelle foto di scena, non regge certo il confronto pop con Costantino.
Foto | Oggi/Repubblica
Secondo gli ultimi sviluppi del braccio di ferro tra Lega e Pdl, Berlusconi avrebbe promesso che la riforma del federalismo fiscale andrà di pari passo con quella della giustizia. Vediamo allora quali sono i principi ispiratori del cosiddetto Modello Calderoli.
Il progetto si articola essenzialmente su due piani, autonomia regionale e federalismo solidale. Quest’ultimo prevede che su alcune materie come istruzione, sanità e assistenza sociale (ma in parte anche i trasporti pubblici) le esigenze delle regioni con minor capacità impositiva siano sostenute dal cosiddetto fondo perequativo, che sarebbe una sorta di cassa comune delle regioni, dei cui criteri di accumulo (ancora non del tutto chiari) parleremo più avanti. Il fondo servirà a non far mancare i servizi fondamentali alle regioni più “povere” ma sarà ben diverso dalla famigerata Cassa del Mezzogiorno, uno dei più micidiali sistemi corrotti e mangiasoldi inventati nella Prima Repubblica. Saranno infatti istituiti criteri di valutazione dell’efficienza della spesa. In pratica l’ente amministrativo dovrà dimostrare di essere virtuoso nell’utilizzo dei fondi per avervi accesso anche successivamente.
Il piano dell’autonomia prevede invece la definizione di tributi di esclusiva pertinenza regionale, che andranno ad affiancarsi alle usuali forme di finanziamento regionale, vale a dire Irap, Irpef e Iva. Una volta definite le materie oggetto di tributo, gli enti locali saranno liberi di decidere quanto chiedere e come utilizzarne le entrate.
Continua a leggere: Federalismo fiscale: i principi base della riforma
Giornata di tregenda ieri per il Berlusconi quater. Le truppe padane guidate dal colonnello Cota hanno teso un doppio tranello al Pdl facendolo cadere prima su un emendamento dell’Udc, e poi addirittura su uno dell’Italia dei Valori. Al di là della portata effettiva degli emendamenti (il primo sul decreto rifiuti è stato poi annullato per errore tecnico dal presidente Fini, il secondo riguardava l’obbligo di concorso pubblico per assunzioni nella Protezione civile) resta lo strappo e le motivazioni che lo hanno ispirato.
Si è trattato di una prova di forza a tutti gli effetti, volta a far sentire al governo l’entità della presenza parlamentare leghista, assolutamente decisiva in ogni circostanza. Il fatto che siano stati scelti degli emendamenti di scarso rilievo è assai significativo, e serve a spedire un messaggio chiaro: per adesso vi facciamo vedere di cosa siamo capaci, in futuro state attenti o accadrà di peggio.
Ma perché uno strappo così violento in un momento apparentemente segnato dalla massima concordia, subito dopo il varo della finanziaria meno litigiosa di tutti i tempi? Il motivo principale è che la Lega vuole tracciare un solco al di là del quale non si passa, e lo vuole fare prima che sia troppo tardi. Al di qua del solco c’è il buongoverno, basato sulla buona amministrazione, in cui chi sbaglia paga e ripiana il proprio debito. Oltre, c’è il buco del comune di Roma da colmare, il prestito a fondo perduto a Napoli, e perché no, la stessa Europa dei burocrati già clamorosamente uscita sconfitta a Dublino.
Continua a leggere: Governo sotto due volte. Le ragioni della Lega
Roberto Calderoli non è certo uomo che faccia della sottile diplomazia la sua arma migliore. Lo si odia o lo si ama, e le sue parole, come le frasi che lo hanno reso celebre, sono sempre nette e taglienti come una lama, che piacciano o no. Ecco perché quando si è deciso di creare un ministero apposito per tagliare le leggi (il primo nome era proprio “alla delegificazione”) non poteva esserci candidato migliore.
Eppure in questo mese dedicato a emergenze e provvedimenti urgenti ci si era un po’ dimenticati di lui, al punto da chiedersi se il dicastero avrebbe operato veramente o se si trattava della solita bufala all’italiana. E Calderoli, che non è certo tipo da tenersi lontano dalla luce dei riflettori, deve aver fiutato l’aria, capendo che era il momento giusto per tirare fuori il suo progetto riformatore. Vediamone insieme le linee guida, annunciate durante il question time di Montecitorio.
Continua a leggere: Roberto Calderoli presenta la sua semplificazione legislativa