
Per dimenticare quanto successo a Rosarno non è servito neanche un mese. A poco più di tre settimane dagli scontri, e dai conseguenti proclami secondo i quali gli immigrati coinvolti negli scontri avrebbero avuto una sistemazione adeguata, l’Unità pubblica delle immagini che dovrebbero far riflettere.
Queste fotografie meglio di altre rappresentano l’inadeguatezza dell’attuale classe politica italiana che ai lavoratori calabresi, in nero, non è riuscita ad assicurare quanto proposto tanto da costringerli a vivere per strada. Di nuovo. A Roma però.
Nella capitale dove si sono costituiti nell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno. Secondo quanto scoperto da Emilia Zazza, che firma il servizio, queste persone erano costrette a lavorare 14 ore al giorno. Per 25 euro. Meno di due euro all’ora.

Dell’ultima, l’ennesima, scellerata idea degli esponenti politici leghisti (è di venerdì una proposta di censura al Diario di Anna Frank fatta da un deputato della Lega Nord) il Ministro degli Interni Roberto Maroni non ne ha voluto parlare a Fabio Fazio.
Il compagno di Umberto Bossi si è limitato a sostenere che le dichiarazioni dei propri discepoli non hanno fino ad oggi, e prova contraria, fatto danni pratici. Le violenze che hanno subito invece i dirigenti del partito che rappresenta invece sì.
Non c’è dubbio che un reato è da condannare al di là di chi sia farlo. Questo dovrebbe saperlo bene l’esponente politico che in altre circostanze, come spiegato durante l’intervista, ha dimostrato di avere una sensibilità che non utilizza se deve riflettere sull’operato del proprio partito.
Gli scontri avvenuti ieri nella cittadina calabrese di Rosarno tra immigrati e italiani hanno portato molti a interrogarsi sulle cause di una tale improvvisa esplosione di violenza. Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha voluto dare a vedere di avere le idee molto chiare, dichiarando:
A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazione di forte degrado
Un modo di liquidare la questione deciso, che però rischia di lasciare insoddisfatti quanti siano alla ricerca di soluzioni, e non di capri espiatori. E’ ovvio infatti che la presenza di immigrati è una condizione necessaria affinchè ci siano rivolte degli stessi, proprio come la presenza di maschi è un presupposto assolutamente necessario al fenomeno dello stupro. In entrambi i casi, però, siamo ben lungi dall’aver trovato le vere cause.
Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati



Continua a leggere: Rivolta degli immigrati a Rosarno: le vere cause di un evento prevedibile

Roberto Saviano in un’intervista su Panorama si lancia in una lode inaspettata per il ministro degli interni Roberto Maroni
Roberto Maroni? Sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre
Saviano giudica quindi positivamente l’operato del Ministro e attacca il centrosinistra, colpevole di collusioni con le mafie
Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia: Paolo Borsellino si riconosceva in questa tradizione. Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra
Lunedì sembrava che stessimo per affiancarci alla Cina, per quanto riguarda la censura sul web. Roberto Maroni, ministro dell’Interno, invocava leggi speciali e misure repressive contro i “siti che incitavano all’odio”. Si parlava anche di “filtrare” gli indirizzi, impedire di visitare alcuni siti. Tralasciando la difficoltà di arrivare a una definizione univoca di cosa inciti all’odio o meno, cosa possa essere ritenuto reato e cosa no, era una proposta da brividi. Censura allo stato puro. Censura di Stato.
Fortunatamente - per ora… - la proposta di Maroni è caduta nel nulla. Ma se volete vedere una democrazia moderna, dove questi sistemi esistono e sono in fase di test, potreste fare un salto in Australia. Una serie di siti - decisi dal governo - finiscono in una black list dei provider, e non puoi vederli (in realtà, puoi, ma non è una procedura semplice, alla portata dell’utente medio): c’è un articolo piuttosto tecnico ma molto interessante a riguardo su downloadblog.
Stefano Rodotà, giurista ed ex Garante per la Privacy, aveva però spiegato bene la situazione, per quanto riguarda le libertà e i reati digitali…
Vi è una vecchia formula che ben conoscono coloro i quali si occupano seriamente di Internet: quel che è illegale offline, è illegale anche online. Tradotto nel linguaggio corrente, questo vuol dire che Internet non è uno spazio privo di regole, un far west dove tutto è possibile, ma che ad esso si applicano le norme che regolano la libertà di espressione.

La morte di Brenda, la transessuale travolta dallo scandalo di Piero Marrazzo, non è solo un fatto di cronaca. Con annesse prevedibili opinioni, come quella Vladimir Luxuria secondo la quale la persona sarebbe stata uccisa.
La morte di Brenda racconta molto di più. Per capirlo è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Barbara, amica transessuale della persona morta, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere.
“Né la Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla. Tutti le trans che abitano in questa zona – ha dichiarato Barbara - sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni”.
Continua a leggere: Caso Marrazzo: la morte della trans Brenda non è solo una storia di cronaca

Oggi più che mai i giornalisti, e gli elettori, che sostengono Silvio Berlusconi dovrebbero stringersi attorno al Presidente del Consiglio. A poche ore dalle dichiarazioni di Gianfranco Fini, secondo le quali più che un amministratore il patron di Mediaset sarebbe una novella Maria Antoinette, anche la Lega Nord si dissocia dalla politica della maggioranza.
Il Ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, ha infatti fatto sapere pubblicamente che il proprio partito è pronto ad appoggiare l’opposizione se proporrà un incremento dei fondi già stanziati per la sicurezza.
“Non possono – ha dichiarato Roberto Maroni – esserci vincoli sulla sicurezza”.

Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.
Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.
L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.
Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni risponde all’Unione Europea secondo la quale Italia e Malta devono spiegare perché hanno respinto, nei giorni scorsi, 75 immigrati. Persone che secondo la Comunità Internazionale avrebbero potuto richiedere lo status di rifugiato.
Secondo quanto dichiarato dall’esponente leghista i respingimenti proseguiranno per evitare tragedie analoghe a quella registrata nelle acque nazionali lo scorso agosto, a causa delle quale persero la vita più di settanta persone.
“Tra il primo maggio e il 30 agosto del 2008 - ha dichiarato Roberto Maroni - sono arrivati in Italia 14mila clandestini. Nello stesso periodo del 2009 ne sono arrivati 1300. Il sistema funziona e così si evitano le tragedie”.
Continua a leggere: Roberto Maroni: i respingimenti andranno avanti

Su questo blog si discuteva, qualche giorno fa, sulla scomparsa dello Stato quindi del diretto e previdenziale intervento delle Regioni. Ebbene, con questo post registro un’iniziativa lodevole del Ministro degli Interni Roberto Maroni che va nella direzione opposta.
In coincidenza con il maxi esodo l’esponente leghista ha emanato una direttiva grazie alla quale il controllo della velocità, gestito spesso da società private, ritorna ad essere competenza dello Stato.
Alla Polizia statale spetterà quindi la gestione degli autovelox, spesso sotto accusa in diversi programmi televisivi, e il controllo dei luoghi dove si sono registrati nel biennio precedente il maggior numero degli incidenti.
Continua a leggere: Roberto Maroni: autovelox gestiti solo dalla Polizia