Romano Prodi, intervistato da Radio Popolare - emittente storica della sinistra milanese - si toglie un sassolino dalla scarpa e spiega il suo punto di vista sulla crisi irlandese
Mi complimento con il governo Berlusconi per come ha risolto il problema rifiuti a Napoli
perfido. Al di là della crisi nazionale, quella dei rifiuti, è molto interessante quello che Prodi spiega sul pessimo momento dell’economia. A riguardo dei PIIGS - ne avevamo scritto alcune settimane fa, vi ricordate? -
Come presidente della Commissione Europea l’avevo messo in conto. Erano state Francia e Germania a non volere nessun obbligo da parte dell’Europa. E adesso tutti riconoscono che avevo ragione
L’unico uomo che riuscì a sconfiggere elettoralmente Silvio Berlusconi, prosegue…
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Un Guzzanti profetico come non mai. Dopo la lettera di Bersani pubblicata ieri su Repubblica, nella quale il segretario del Pd proponeva la creazione di una nuova Alleanza democratica formata da tutte le forze politiche antiberlusconiane, dopo le prime aperture di Di Pietro e Casini, ecco arrivare oggi il plauso del Prof. Prodi.
Si torna a parlare concretamente dell’Ulivo. Nessuno ha ancora formalmente proposto a Prodi un ritorno alla guida della coalizione (anche se, in questi giorni, l’ipotesi è stata prospettata dai giornali), ma non si tratta più, a questo punto, di uno scenario di fantapolitica. In fondo il Professore è l’unico che finora sia riuscito a portare alla vittoria coalizioni elettorali di centrosinistra.
Ed è stato il solo, in Italia, a recarsi dinanzi alle Camere dando vita a crisi di governo parlamentari, quando i suoi Governi erano stati messi in discussione dalle rispettive maggioranze. Insomma, se si opta per la soluzione dell’Ulivo, Prodi è l’unico ad offrire solide garanzie. Questa volta le opposizioni, tuttavia, dovrebbero provare ad imparare dagli errori del passato (almeno tentare…).

Periodicamente Romano Prodi si tira fuori dalla naftalina e si mette a commentare la situazione del Pd con toni critici. Probabilmente è rimasto ferito da come venne fatto fuori dal Governo e da come venne accantonato nel partito e a ogni sconfitta del Pd (dal 2006 in poi praticamente sempre) interviene a gamba tesa sui suoi (ex) compagni di partito. In questo caso, con un buon politichese, propone una specie di rivoluzione del partito
La direzione nazionale del Pd sia formata soltanto dai segretari regionali, eletti ciascuno tramite le primarie. Bisogna avere il coraggio di cancellare gli organismi nazionali con le sue infinite code di benemeriti e aventi diritto, compresi gli ex segretari di partito e gli ex presidenti del consiglio
Insomma un cambiamento in senso federale del movimento con un attacco non esplicito ma piuttosto chiaro ai vari D’Alema, Fassino, Veltroni ecc che da anni si passano la palla della gestione del partito. Qualcuno ha ipotizzato che, per Prodi tramite queste parole, Pierluigi Bersani sia già sulla via del pensionamento. Il segretario nicchia ma intanto già monta la polemica nel partito con un attacco all’ex Presidente del Consiglio da parte dell’onorevole Merlo
Ci mancava ancora il Presidente Prodi a fornire l’ennesima ricetta per attenuare la recente e pesante sconfitta politica ed elettorale del Pd. Se è certamente vero che la flessione del Pd risponde anche a scelte politiche del suo gruppo dirigente, è curioso che adesso a mettere in discussione il segretario nazionale Bersani sia addirittura l’ex presidente del Consiglio per sostituirlo con una dirigenza collegiale formata dai segretari regionali. Ma non diciamo da tempo, tutti e senza eccezioni, che la forza di un grande partito popolare e di massa, soprattutto se all’opposizione, è anche quella di non cambiare ogni sei mesi il suo segretario? Prodi si è già pentito di questa semplice e quasi banale osservazione?

La carica di presidente del Pd è ancora vacante, Bersani sta ancora pensando a quale personalità affidarla. Negli incontri tra gli uomini del segretario cresce la voglia di riesumare Nonno Prodi per quella posizione; d’altronde, pur non ufficialmente, l’ex Presidente del Consiglio ha appoggiato la candidatura di Bersani e quest’ultimo più volte ha rievocato l’Ulivo come esperienza politica positiva e in parte l’Unione per la ripresa del gioco delle alleanze.
A tal proposito è nato su Facebook persino un gruppo per Prodi Presidente
In soli tre giorni dal lancio dell’appello, sono gia’ 250 gli iscritti all’apposito gruppo nato su Facebook , mentre un centinaio sono le persone che hanno inviato una mail di appoggio all’indirizzo prodipresidonorepd@libero.it . Tra i sottoscrittori, note firme di commentatori politici e di docenti universitari si mescolano al sostegno che proviene da singoli cittadini, ulivisti di base ed estimatori del professore.
Insomma il nuovo che avanza…
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Romano Prodi ha compiuto, ieri, settant’anni. Per festeggiarli, come riportato dal Corriere della Sera, ha radunato i familiari presso il castello di Bebbio ristrutturato dall’architetto e fratello dell’ex Premier Quintilio Prodi.
Pronto per insegnare alla Business School di Shangai, Romano Prodi potrebbe diventare il nuovo segretario dell’Onu al termine del mandato di Ban Ki-moon tanto che per l’Organizzazione della Nazioni Unite sta realizzando un progetto per l’Africa.
Tanto quanto Walter Veltroni che al continente si dedica nelle pause tra un incarico politico e l’altro, Romano Prodi si dirige verso Sud per ripulirsi l’immagine dopo l’ultimo Governo da lui preseduto.
Continua a leggere: I settant’anni di Romano Prodi, martire o santo?
Molto di ciò che Marco Travaglio fa o dice tende a diventare notizia. D’altra parte Travaglio è diventato, sia per chi lo ama che per chi lo detesta, uno dei protagonisti della vita politica italiana. La posizione che si guadagna i titoli oggi è il rimpianto che il giornalista ha manifestato recentemente per Romano Prodi.
Come riportato da Marco Cremonesi sul Corriere della Sera, infatti, durante una delle sue serate in teatro (ovviamente tutte sold out) Travaglio ha notato in platea l’ex Presidente del Consiglio. Fin qui niente di strano. Si era nella sua Bologna, e tra l’altro Prodi era in una popolare dodicesima fila, ben lontano dalla fame di riflettori di Berlusconi durante le sue amate comparsate al Bagaglino.
Fatto sta che Travaglio, proprio a fine spettacolo (un percorso nei fatti e misfatti degli ultimi quindici anni della Repubblica), si è permesso uno dei suoi rari complimenti:
Ringrazio il presidente Prodi che è in platea. E voglio dirgli che sento spesso la nostalgia di lui.
Non certo un atto di piaggeria: Prodi ha ormai poco peso nelle faccende italiane, e certo Travaglio non è uno da arruffianarsi il politico di turno. Tra l’altro il giornalista non fu certo morbido con l’esperienza ulivista, dedicando addirittura alle sue storture un libro (”Uliwood party”), e numerosi articoli infuocati, specie contro il ministro Mastella e il provvedimento di indulto. Come mai, allora, questa posizione così “dolce”?
Continua a leggere: Sorpresa: a Travaglio manca Prodi. E a voi?

La Commissione Mitrokhin aveva avuto forse solo un grande merito, nel nulla totale da punto di vista giudiziario sul quale si era conclusa. Aveva fatto scoprire il delizioso risvolto della seduta spiritica cui aveva partecipato anche Romano Prodi per scoprire dove fosse il covo br in cui era stato condotto Aldo Moro dopo il rapimento e la strage di via Fani. Avvenne tutto
il 2 aprile 1978, mentre era in corso il sequestro dell’on. Aldo Moro, (Romano Prodi, ndr) avrebbe partecipato in casa di amici in provincia di Bologna (alla seduta partecipò anche Mario Baldassarri, ai tempi della commissione politico di Alleanza Nazionale e viceministro per l’Economia e le Finanze dei governi Berlusconi II e III) ad una seduta spiritica, nella quale un piattino, mosso dallo spirito di Giorgio La Pira, richiesto dell’ubicazione del sequestrato, avrebbe composto il nome “gradoli”
Bene, Guzzanti in tutto ciò era sotto scorta armata da ormai quattro anni. Scorta che gli è stata revocata ad agosto, visto che evidentemente, secondo il prefetto di Roma, i rischi per la sua incolumità erano pari a zero. Il Senatore del pdl afferma che
si tratta di un oggettivo invito per chiunque possa averne intenzione di colpirmi
Foto | Flickr

Berlusconi è furbo. Tra qualche anno lo insegneranno anche nelle scuole. E probabilmente si parlerà pure di ciò che sta succedendo in questi giorni a proposito delle intercettazioni venute fuori sull’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Personalmente credo nella buona fede di Maurizio Belpietro e di Gianluigi Nuzzi che evidentemente volevano sì colpire il Professore ma anche mettere a punto un bello scoop: d’estate le notizie scarseggiano e quando si ci ritrova con documenti scottanti tra le mani, il primo istinto è quello di pubblicare. Senza pensare a possibili assist.
Ecco perchè sul numero di Panorama in edicola oggi trovate un lungo servizio sui presunti affari del Professore di cui potete leggere qui un’ampia sintesi con relativi colloqui trascritti. Appurato, dunque, che non c’è nulla di penalmente rilevante, come spiega Travaglio oggi sul Corriere, il problema resta: “E’ giusto che si sappia cosa fanno i nostri ministri e i nostri presidenti del Consiglio. E’ giusto che certe cose vengano fuori”. E se si scopre che si utilizzano soldi pubblici per favorire parenti e amici, beh, allora è grave. Anche solo da un punto di vista morale.

L’intervista che stamani Romano Prodi ha rilasciato a Federico Geremicca de La Stampa va letta tutta d’un fiato se si vuole apprezzare fino in fondo la capacità di un uomo al quale, nonostante i numerosi demeriti, va dato atto di un’importante - quanto rara - virtù: la coerenza. Lemma sconosciuto nella politica italiana. Ieri come oggi
Pensate, ad esempio, a Giuliano Amato. Nel 1992 diceva: “Con questa avventura da premier concludo la mia carriera”. Sono passati sedici anni e non solo il dottor Sottile è sempre in sella ma, addirittura, ora fa anche l’uomo del dialogo: sto a sinistra ma anche a destra. Ed è proprio in forza di questa filosofia che ha accettato, di recente, la presidenza della commissione “Attali de Noantri”, una commissione per lo sviluppo di Roma voluta fortemente dal sindaco Alemanno sul modello francese (roba da fare inorridire la sinistra italiana). C’è chi, si è preso la briga di conteggiare le pause politiche di Amato. Ebbene, sembra che non siano passati più di quattro mesi prima che accettasse un nuovo incarico. Prodi no, invece. Lo ha detto chiaramente: resto fuori, faccio il nonno, la mia esperienza politica finisce qui.
Oggi lo ripete a un incredulo Geremicca che si meraviglia - nel leggere il programma della Prima Festa Democratica - che, nell’elenco degli “ospiti illustri” manca il suo: “Quando uno volta pagina, volta pagina. Ne comincia una nuova e sulla vecchia non ci torna più”. E ancora: “Sulle vicende del Pd non torno più. Chiuso”. “Ho detto fin dall’inizio che uscivo dai discorsi della politica italiana”, aggiunge. Ora, racconta, si dedica alla lettura: “Roba di evasione oppure testi internazionali…”. E non ha alcuna intenzione di fare dietrofront: “Io sono della scuola che quando uno esce, esce. Non deve più rompere le scatole. E’ una delle tante vecchie regole che andrebbero rispettate. E anzi le dico solo che se molti in Italia vi si attenessero, sarebbe meglio”. Ottima lezione, prof!

Per i suoi 69 anni avrebbe chiesto di essere dimenticato. In realtà il Pd l’ha già fatto. Rispettando la sua volontà, potrebbe aggiungere qualcuno di voi. Certo, ma lo strappo con Veltroni e la successiva lettera con la quale chiedeva di lasciare la presidenza del partito, hanno segnato, di fatto, l’uscita definita dalla scena politica di Romano Prodi che, oggi, nella sua Bologna, fa il nonno come aveva promesso.
Rosy Bindi, più di tutti, ha cercato in questi ultimi mesi di frenare l’inesorabile allontanamento dell’ex premier dal Partito Democratico senza ottenere, però, alcun risultato. Evidentemente non resta che pensare che non c’era, all’interno dei democratici, la necessaria volontà a trattenerlo. Prodi e il suo ultimo governo, per Veltroni & Co. rappresentano, senza dubbio, un esperimento fallito da far cadere, quanto prima, nell’oblio. Rappresentano l’inerzia di chi non è riuscito a mantenere unita la propria coalizione e a portare a termine il programma elettorale grazie al quale gli italiani gli avevano concesso la fiducia.
Eppure, qualche risultato Prodi nel suo biennio a Palazzo Chigi lo ha raggiunto nonostante abbia dovuto far i conti con un gruppo che, andando da Luxuria a Mastella, qualche problemino doveva causarlo. Si è guadagnato, inoltre, di recente, il consenso del Wall Street Journal che ha apprezzato, dopo l’affaire Gazprom, la sua “statura politica”. Una caratteristica, questa, che oggi, quanto mai, potrebbe essere utile ad un Pd allo sbaraglio diviso da correnti e associazioni che non riconoscono in Veltroni il loro unico leader.