
Dopo Io, Berlusconi, le donne, la poesia il Ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, regala al mondo un’altra opera di quelle che non possono mancare dalle biblioteche che vogliano fregiarsi di tale titolo. L’ultimo volume che il ministro Bondi ha firmato per rendere omaggio al suo datore di lavoro, Silvio B., si intitola Il sole in tasca e non è una biografia di Silvio Berlusconi. Il mio tentativo è invece quello di dare una lettura di Berlusconi attraverso un confronto con una figura della storia italiana di cui può essere considerato il continuatore: Silvio Berlusconi, dunque, in quanto erede di Adriano Olivetti. Secondo Alberto Statera, che ne scrive su Repubblica Affari & Finanza di oggi, l’operazione culturale sulle spoglie di Olivetti è talmente ardita da configurare, oltre che un falso storico, uno scivolamento nel culto della personalità che ricorda altri tempi. Se non la Mondadori, qualcuno fermi il ministro dei mali culturali.
Scrive Bondi: vi sono nella storia recente d’Italia figure di grandi imprenditori che hanno saputo trascendere il successo economico, per impegnarsi nel dibattito pubblico e proporre un’idea nuova di società. Se Silvio Berlusconi rappresenta l’esempio più attuale di questo felice connubio tra imprenditoria e impegno culturale e sociale, un caso illustre di una simile combinazione, non a caso poco compreso e poco valorizzato all’epoca, è stato Adriano Olivetti. Adriano Olivetti fece della sua attività economica solo una sfaccettatura di un’opera che è stata anche di promozione di una nuova cultura d’impresa, di un nuovo modo di guardare alla società, di un nuovo modo di pensare la politica. Un’opera che per molti aspetti può essere paragonata a quella del fondatore di Mediaset e di Forza Italia.
Ma stiamo parlando dello stesso Silvio Berlusconi, uomo incompreso e “con un nuovo modo di pensare la politica” che candida Mastella e Pomicino al Parlamento europeo? Si tratta di una omonimia, vero?
“Gramsci è un uomo, un pensatore, uno studioso, un intellettuale su cui tutti devono riflettere: non è stato solo un dirigente e un pensatore del Pci e della sinistra, ma è un intellettuale che tutti devono conoscere a partire dagli studenti che lo devono studiare tra i classici della filosofia del nostro paese”. Sandro Bondi, ospite del Pd alla Festa Democratica di Firenze, stupisce tutti e ieri, in un dibattito col collega ombra Vincenzo Cerami elogia così la figura del fondatore della sinistra italiana.
A differenza di Cerami che invece, invoca su Gramsci una pausa di riflessione: “Si apre - dice intrattenendosi con i cronisti dopo il dibattito - un orizzonte completamente nuovo che con il passato non ha quasi più legami”. Ecco quindi che a difendere lo storico leader del Pci non resta che Bondi evidentemente in preda ad un felice raptus di ritorno al passato. Il giovane Sandro, infatti, come si ricorderà, non solo è stato un fedelissimo militante del partito comunista ma, grazie ad esso, nel 1990 è diventato anche sindaco di Fivizzano.
Se gli si chiede perché sia diventato comunista, lui, candido, risponde: “I miei genitori erano persone umili. Io ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali”. Eppure, nonostante la sua conversione sulla via di Arcore, l’orgoglio comunista non sembra affatto scemato. Ancora oggi - ha confessato tempo fa a Sabelli Fioretti - quando sente Veltroni o Fassino negare di essere mai stati comunisti prova pena per loro: “Non è una cosa che si può cancellare così facilmente”. E Bondi, questo lo sa bene. La difesa di Gramsci, ieri, a Firenze, ne è la semplice dimostrazione.
C’è questa demenziale boutade che improvvidamente riprendo al volo proponendovi un sondaggio, così alleggeriamo una giornata un pò pesantina, visti i postumi del dopo Piazza Navona e No Cav. Sandro Bondi, l’uomo passato con disinvoltura dalla Falce e Martello a “Meno male che Silvio c’è” racconta a “Il Giornale” di un incontro in cui Umberto Eco gli avrebbe offerto la mano, si, ma ritraendola subito, come schifato.
Ora, io posso credere anche a Bondi, ma non alla maleducazione di Eco. Ma buttiamola sul ridicolo: voi che cosa fareste se vi capitasse di dover stringere la mano a Bondi? Pensate anche voi che sia tutta una questione di
un odio quasi antropologico. Sandro Bondi non è Sandro Bondi ma il simbolo del male sulla terra. Hanno l’idea di rappresentare i migliori e non mostrano alcun rispetto per l’uomo, per la persona
Inizia a dimetterti. Sandro Bondi, uno dei più impressionanti misteri della storia repubblicana, passato agevolmente dal Pci a Forza Italia - non per niente anche ai tempi era noto come rapanello, rosso fuori, bianco dentro - è il nuovo Ministro dei Beni Culturali. Tutto ok. Poteva andar peggio. Spero che qualcuno di voi legga Vanity Fair, e abbia incontrato le sue perle: altro che Ungaretti, Dino Campana, o Ginsberg. Noi ciavemo Bondi.
Di Bondi ricordo anche una memorabile intervista di Sabelli Fioretti, che potete leggere qui, sul suo blog. Oggi invece sul Corriere c’è un pezzo di Aldo Cazzullo in cui si tratteggiano i prossimi mesi del dicastero presieduto da James Bondi, come qualcuno l’aveva soprannominato. Ce n’è per tutti, in un ecumenismo che avrebbe imbarazzato Paolo VI.
Moretti? Un genio, a parte “Il Caimano”. Fuksas? “Uno dei più grandi architetti del mondo, distinguo tra le parole che con sofferenza gli sento dire da Santoro e le sue opere”. Vittorio Sgarbi? Virzì? Spadolini? Ronchey? Si, tutti insieme. Perchè questa non è più la casa: è il Popolo delle Libertà.
In fondo nemmeno il Partito delle Libertà ci credeva fino in fondo, al punto da ipotizzare Gianni Alemanno come costante in uno dei principali dicasteri da attribuire nella compagine di governo. E ora che il Campidoglio è stato conquistato davvero dal centrodestra, urge un ripensamento sulle poltrone anche alla luce del ritrovato potere di AN, forte di un successo così importante e clamoroso.
Dando ormai per scontato il sottosegretariato di Gianni Letta, così come Esteri a Frattini, Economia a Tremonti e Interni a Maroni (anche se qualche voce dissonante parla di una messa in discussione di quest’ultimo), i crocevia principali divengono Welfare e Giustizia. Quest’ultima oscilla sempre tra AN e Forza Italia, e potrebbe risolversi in un duello Mantovano-Vito, mentre il nome della Bongiorno pare eclissarsi. La Russa e Matteoli dovrebbero mantenere Difesa e Infrastrutture, Scajola andrebbe alle Attività Produttive, Fazio alla Salute, Gelmini all’Istruzione, Zaia all’Agricoltura e Bondi, appena silurato dagli elettori a Massa provincia, ai Beni Culturali.
Rimane così aperto il nodo del Welfare, in cui la pole position di Sacconi potrebbe essere insidiata dallo stesso Mantovano o da Giorgia Meloni. E’ di queste ore anche la nuova levata di scudi dell’Alleanza Autonomista di Lombardo, che chiede un riconoscimento tangibile, ma sembra difficile che questo possa concretizzarsi in un dicastero; più probabile un vice-ministero, per esempio a Giovanni Pistorio (Economia).
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Ultimissime. Berlusconi: “Sul governo nulla è stato deciso. Ci saranno sorprese. Formigoni? Lo vedrò martedì sera”. Fini: “Sarei cretino a rifiutare la presidenza della Camera”. Di Pietro: “Ci sono due Pd, uno vuole annientarci. Con chi sta Veltroni?” . Bettini: “Mercoledì l’incontro di Veltroni con Di Pietro.”. Grillo:”Per la sigla del V 2 Day scelgo Er Piotta, altre che Jovanotti di Veltroni!”. Montezemolo: “Rispetto i sindacati e cerco il dialogo”. Di Pietro: “Le ronde coi fucili sono anticostituzionali”. Napolitano: “Alla Thissenkrupp le morti più atroci”. Giordano: “Mi sono dimesso per la sconfitta elettorale, non per i sospetti”. Follini: “Il Pdl pronto a spartirsi la Rai”. Napolitano: “Ci vuole dialogo con i paesi produttori di materie prime energetiche”.
Silvio Berlusconi frena Bossi e sul governo annuncia sorprese. Fini: “ Io non vado da Berlusconi con la lista della spesa”.
Berlusconi: “Sulla formazione della squadra di ministri del prossimo governo nulla è ancora deciso. Chiuderò quando avrò la panoramica della squadra di 60 persone che formeranno l’esecutivo”. Altolà, Senatur!
Antonio Di Pietro boccia le ronde della Lega. Gasparri: “La lotta al crimine spetta a polizia e carabinieri”.
Di Pietro: “E’ incostituzionale organizzare ronde per affiancare o sostituire le forze dell’ordine pubblico. Bisogna aumentare del 30 % le risorse per polizia e carabinieri”. Meglio tardi che mai.
Sandro Bondi prevede Fini e Schifani presidenti di Camera e Senato. LaTorre:”Il Pdl parte male”.
Bondi: “Il 29 aprile ci sarà la prima seduta del Parlamento: il Pdl proporrà due personalità come Gianfranco Fini a presidente della Camera e Renato Schifani alla seconda carica dello Stato”. Pdl pigliatutto. Replay del governo Prodi. Di fronte a Fini e Schifani, giù il cappello.
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Quella vecchia volpe di Bossi ancora una volta ha dimostrato fiuto. Annusata l’aria che tirava all’indomani del grande successo elettorale leghista ha subito alzato i toni e messo in chiaro che il Carroccio non si sarebbe accontentato delle briciole. E così tra veti incrociati e pretese elevatissime il Senatùr ha portato a casa l’obiettivo primario, vale a dire il Viminale. E quale miglior uomo per presiederlo di Bobo Maroni, già ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi?
Si compone così il primo tassello del piano volto a costruire un asse forte soprattutto sulla via delle sicurezza; un piano che prevede ora la conquista delle due regioni-guida del nord: Lombardia e Veneto. Il mandato dei due governatori scade infatti nel 2010, anno che vedrà con ogni probabilità l’avvicendamento tra Formigoni e Castelli (sembra infatti tramontata l’ipotesi della discesa del primo a Roma). Più complesso il discorso su Galan, che potrebbe anche decidere di rimanere in Veneto. Tra l’altro Zaia, l’uomo su cui Bossi puntava per la successione, un po’ a sorpresa sarà a sua volta ministro delle Politiche Agricole. Il trio di dicasteri leghisti è completato da Bossi alle Riforme (senza portafoglio), mentre Calderoli sarà vice-premier con Gianni Letta.
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Ultimissime. Ban Ki-moon: “l’Onu ha bisogno di un forte sostegno spirituale da parte del Papa”. Jimmy Carter: “Sono in Siria per colloqui con Assad e leader Hamas”. Putin: “ Aeroflot pronta a trattare per Alitalia”. Berlusconi: “Daniele Capezzone e Deborah Bergamini ticket portavoce al posto di Bonaiuti”. Realacci: “Magari Ciampi presidente Pd!”. Berlusconi: “Basta visti tra Russia e Ue”. Zanonato: “Walter, basta pullman, torniamo nei bar”. La Russa: “Col Carroccio nessun problema”. Berlusconi:”Con Bossi tutto a posto”. Veltroni: “Opposizione senza sconti”. Napolitano: “Impegno anche in futuro per il cinema italiano”.
Ban Ki-moon auspica il sostegno spirituale del Papa. Benedetto XVI: “Vivere diversamente”
Ban Ki-moon “Nella crisi mondiale l’Onu e la comunità internazionale hanno bisogno dell’autorità spirituale e morale del Papa”. Benedetto XVI: “ Ringrazio il segretario generale dell’Onu e ricordo qui il grido di Papa Montini nel 1965 – Mai più la guerra! – Pietro emoziona la distratta America.
Jimmy Carter: “Sono in Siria non come ex presidente Usa ma messaggero di pace in Medio Oriente. L’incontro con Assad e lo sceicco Khaled Meshaal, leader supremo di Hamas spero sia utile per il processo di pace israelo-palestinese”. Rick Jafculca, suo portavoce: Colloqui sulla situazione nella regione e anche sulla sorte del caporale israeliano Gilad Shalit ostaggio di Hamas”. Poco. Ma meglio di niente (Lenin).
Sandro Bondi rassicura i comuni sull’Ici. Cofferati: “Nessun inganno. Tutto da dimostrare”
Bondi: “Si fa gran confusione sul destino dell’Ici sulla prima casa. Basta strumentalizzazioni. Elimineremo totalmente l’Ici sulla prima casa senza oneri per i comuni”. Cofferati: “I comuni non si faranno strozzare. No alla riduzione dei servizi. Siamo pronti al confronto”. Torna il gioco delle tre carte.
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Ultimissime. Berlusconi: “Sarò io a nominare il nuovo commissario Ue”. Borghezio: “Adesso comanda la Lega, vogliamo il ministero dell’Interno”. Berlusconi: “Con Putin oggi incontro tra amici”. Berlusconi: “Già stasera incontro col governo uscente su Alitalia”. Alemanno: “Sì al confronto tv con Rutelli”. Finocchiaro: “Torno in Senato”. Rutelli: “Devo vincere a Roma per bilanciare Bossi”. Casini: “Su Campidoglio decide l’Udc locale”. Berlusconi: “Il linguaggio di Bossi è paradossale”. Berlusconi: “Prodi non si è complimentato con me”. Donadi: “Idv no a gruppo parlamentare unico col Pd”. Bindi: “Molto dispiaciuta per dimissioni di Prodi”. Bettini: “Nessun incontro tra Silvio e Walter”. Cossiga: “Molti condividono i miei timori sulla scomparsa della sinistra”.
Silvio Berlusconi alza la voce e bacchetta Prodi e Veltroni su commissario Ue. Veltroni:”No a brutale spoil system”.
Berlusconi: “Sulla vicenda del commissario Ue si è fatta gran confusione. Non capisco perché Prodi si intromette. Non ha più poteri. Per il sostituto di Franco Frattini a Bruxelles ci penso io. Tocca a me decidere”. Veltroni: “Serve il dialogo, invece si parte con le prepotenze”. Sfida continua.
Mario Borghezio alza la voce e bacchetta Berlusconi. Latorre: “La Lega non va demonizzata”.
Borghezio: “ Noi abbiamo i voti, senza la Lega non c’è governo. In politica comandano i numeri. Andiamo a Roma per piazzare uomini chiave e non per posare il sedere sulle poltrone. Questo per il bene del Nord. Vogliamo il ministero dell’Interno”. Latorre: “Il Pd non vede problemi per Bossi ministro. Non si può demonizzare la Lega”. Pd, orecchie abbassate.
Antonio Di Pietro dice subito no al gruppo unico col Pd. Bondi: “ Primi strappi”.
Di Pietro: “L’Idv va verso il gruppo autonomo alla Camera e al Senato. Conviene al nostro partito e conviene al Pd. Anche perché così c’è un utilizzo ottimale delle risorse. Si può fare un coordinamento stretto”. Bondi: “Primi strappi, presto arriverà il temporale. Pannella docet”. Lampi e tuoni.
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Ultimissime. Prodi: “Lascio la presidenza del Pd”. Berlusconi: “ Ci saranno tempi duri e scelte impopolari”. Berlusconi: “Spetta a Napolitano la nomina dei ministri”. Berlusconi: “La Lega non comanderà nel governo”. Berlusconi: “Nuove regole d’ingaggio dei nostri soldati in Libano”. Berlusconi: “Riaprirò il cantiere del ponte sullo stretto”. D’Alema: “Sì, stamattina ho incontrato Casini a casa sua”. Bossi: “Nel governo siederò in prima fila. A Maroni un super-dicastero economico”. Bossi: “I miei fucili sono i voti delle urne”. Fini: “Esecutivo fuori da logiche di partito. Vedo bene Giulia Bongiorno a ministro della Giustizia”. Veltroni: “Brutto inizio del Pdl”. Rutelli: “Ho un grande vantaggio”. Lombardo: “Mafia? A calci nel sedere”. Orlando: “L’Idv non accetterà preclusioni o diktat del Pd”. De Michelis: “Boselli ha portato il Ps nel baratro”. Pannella: “Non mi congratulo con Veltroni: il Pd non ha rispettato i patti”.
Silvio Berlusconi annuncia tempi duri per tutti. Epifani: “Giù le mani dai lavoratori”.
Berlusconi: “Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità”. Epifani: “I lavoratori hanno già dato. L’abolizione dell’Ici non serve niente”. E’ qui la festa?
Romano Prodi lascia la presidenza del Pd. Bondi: “Arriva la notte dei lunghi coltelli?”
Prodi: “C’è bisogno di rinnovamento delle classi dirigenti. A cominciare dal Partito democratico. E io voglio dare l’esempio. Già prima del voto avevo già deciso di lasciare la presidenza del Pd. Veltroni? Coraggioso e forte”. Bondi: “Era inevitabile dopo i giudizi negativi sul Professore, anche di Veltroni”. Atto dovuto o il segnale della resa dei conti dentro il Pd?
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