Oggi Stefano Zurlo sulle pagine de Il Giornale affronta un tema sul quale mi era suonato il campanello d’allarme qualche settimana fa. Ma adesso che non c’è più Berlusconi a capo del governo, che si fa? Che si fa ora che è un deputato, con un partito a pezzi alle spalle? Che si fa noi che ne scrivevamo, che ne leggevamo, che ne attendevamo le gaffe, le dichiarazioni, i retroscena? Siamo ancora qui a vedere come si mette la faccenda. Perché la dieta è cambiata, e parecchio: è cambiata perché sul versante della comunicazione non c’è niente di più lontano dal can can berlusconiano della riservatezza e della discrezione del nuovo governo tecnico di Mario Monti (che seguiremo in diretta alle 14, durante la conferenza stampa congiunta con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel) e questo è già stato ampiamente detto. Ma è cambiato e cambierà ancora di più nei prossimi mesi il modo di analizzare le questioni, i provvedimenti, le linee del governo. Penso cadranno alcuni paraocchi. E duole ammetterlo, ma ha ragione Zurlo quando scrive:
Il Cavaliere non è più sul ponte di comando, ma manca, manca sempre di più. E in qualche modo bisogna tenere in vita il suo personaggio che ha riempito non uno ma diciassette anni a cavallo di due secoli. Il Corriere della Sera apre addirittura pagina 9 per descrivere la mattina giudiziaria del fondatore di Forza Italia e ne approfitta per pubblicare, nientemeno, un mini album di piccoli gesti quotidiani. Prima istantanea: eccolo mentre assapora un lecca-lecca appoggiandosi al bancone; nella seconda è alle prese con l’ormai mitico caffè; nella terza, finalmente lascia il bar e sale in macchina per raggiungere il Palazzo di giustizia.
Non è una mancanza “politica”, per carità, tutto ma non quello. Ma devo ammettere che al grigiore, al giusto, al normale grigiore dei nuovi tecnici, era infinitamente più divertente da raccontare la parabola dell’uomo che ha fottuto un intero Paese - almeno a quanto titolava The Economist pochi mesi fa - una parabola colorata, un romanzo che si è scritto da solo. Io ve l’ho detto: per certe cose devo ammettere che un po’ mi manca. Ci penso un attimo, poi mi do uno schiaffetto da solo e rinsavisco: non mi manca per niente. Ma per qualche istante ammetto davanti a tutti voi che il pensiero mi passa per la testa. E a voi? Qui il pezzo di Zurlo.

Con l’uscita di scena di Silvio Berlusconi (momentanea) si sono spente un po’ le luci anche sulla sua vita privata e sui famosi festini di Arcore. E allora ci pensa qualche giudice in cerca di visibilità a riaccenderle.
Mi riferisco nello specifico alla V sezione del Tribunale Penale di Milano presieduta da Anna Maria Gatto che con supremo sprezzo del ridicolo ha definito le 32 ragazze delle feste di Arcore “parti offese”. Questo vale dunque non solo per le tre che si sono costituite parte civile (Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadil), ma anche per le 29 che se ne sono guardate bene.
Mentre registriamo la comprensibile reazione entusiastica di Patrizia Bugnano, legale di Ambra e Chiara: «È un provvedimento che farà storia dal punto di vista culturale»; toccherà anche pensare alle conseguenze di un provvedimento così peculiare.

Eppure Giovanni Trapattoni l’ha ripetuto recentemente: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Avete (abbiamo) esultato per le dimissioni di Silvio Berlusconi (subito ripresi da gran parte dei media, come ha ricordato Marco Travaglio in un recente articolo), avete pensato che questa volta per il Cavaliere non ci fosse scampo, e invece no. Solo e abbandonato da tutti (esclusi, naturalmente, servi, meretrici varie ed eventuali, parlamentari, tv e giornali amici), il Cavaliere non vuole lasciare il centro della scena, non vuole immalinconire i suoi sostenitori:
“Accettiamo una sospensione della democrazia. Subiamo il terrorismo dell’opposizione, della stampa, della stampa straniera. Per questo motivo mi sono dimesso. “Se avessimo chiesto le elezioni, avrebbero dato la colpa a noi. Ci sarebbe stato un bombardamento terrificante contro di noi. Le elezioni avrebbero creato un vuoto di governabilità’. Gli elettori scaricano la responsabilità su chi governa” ha detto il Cavaliere, “non siamo in uno stato di pericolosità.”
Un uomo lucido, come vedete, pronto a riconoscere i propri errori. E mentre il governo Monti ottiene una fiducia molto ampia al Senato (qui un articolo di V.), il Cavaliere a cosa pensa? Ad attribuire a “qualcuno” la responsabilità della caduta del proprio governo. Dimostrando un senso della realtà pari a zero, la colpa è sempre degli altri, l’opposizione, la stampa (già, la pericolosissima stampa italiana), i media stranieri. Il paese balla pericolosamente sull’orlo del fallimento e il capo del Pdl che fa? Pensa ad una riforma epocale, che cambierebbe per sempre la vita degli italiani. Seguiteci dopo il salto per scoprire di cosa parliamo…
Continua a leggere: Berlusconi: democrazia sospesa. Ma non era uscito di scena?
Ma quanto ci è costata l’ostinazione di Silvio Berlusconi nel non concedere le dimissioni che i mercati chiedevano da settimane? Tanto: molti miliardi di euro, che alla fine della fiera paghiamo tutti noi. Nasce da questa constatazione l’iniziativa di Federconsumatori, del mensile di finanza etica Valori e di Radio Popolare. Una class action per chiedere i danni a Silvio Berlusconi: credo se ne parlerà parecchio nei prossimi giorni. Il 1° novembre scorso Francesco Lo Sardo su Europa scriveva anche del dettaglio, in termini di punti spread, del “costo Berlusconi” al governo:
Il Cavaliere, dopo la grottesca sortita contro l’euro, tace e fa ripetere dagli yes-men del Pdl: «Non ci sarà nessun passo indietro di Berlusconi». Ma è proprio lui, Berlusconi, la zavorra che sta portando a fondo l’intera Italia. Negli ambienti del Fmi, tra banchieri ed economisti, circola informalmente da un mese persino una stima del “fattore Berlusconi”: la sua permanenza al governo costa in più all’Italia in crisi almeno duecento punti di spread con i bund.
Una provocazione, ma una provocazione intelligente quella della richiesta danni. Quanto si potrebbe chiedere? Vai a sapere. Andando a spanne e cercando in giro ho trovato questa dichiarazione di Emma Marcegaglia all’Eicma 2011, era appena settimana scorsa, la riporta Libero:
“Con uno spread così noi non possiamo andare avanti - ha poi ripetuto la leader di Confindustria nel corso del suo intervento all’inaugurazione del salone del motociclo alla Fiera di Rho -. I numeri dicono che stando con questo tipo di spread ci sono 8,7 miliardi di euro in più di costo della spesa pubblica all’anno. Il Paese non può stare in questa condizione. Bisogna velocemente trovare una soluzione. Abbiamo fatto delle promesse molto chiare alla Commissione europea, una serie di riforme che dovranno essere rispettate”
Tenendo per buona la cifra di 8,7 miliardi di euro, e dividendo spannometricamente per 60 milioni di abitanti, sarebbero 145 euro a testa. Trovate tutte le informazioni necessarie per aderire sul blog di Radiopop, per ora non ho trovato altre informazioni in giro.

“W l’Italia e w la libertà”. Così ha chiuso il suo video messaggio Silvio Berlusconi.
“Da domani raddoppierò il mio impegno per rinnovare l’Italia. Non mi attendo riconoscimenti ma non mi arrenderò finché saremo riusciti a modernizzare l’Italia, il sistema giudiziario e il regime fiscale, finché non saremo riusciti a liberare il nostro paese dagli egoismi e dalle incrostazioni corporative (…) A tutti voi l’augurio di poter trasformare in realtà i sogni e i progetti che portate nel cuore”
È l’ideale conclusione di una videoparabola iniziata nel 1994 con la discesa in campo - ne scrivevo appena ieri - quello di oggi. I punti A e B, collegati catodicamente, con quella citazione meta-televisiva, che chissà quanti avranno colto: lui non lascia, raddoppia (l’impegno). Non poteva essere altrimenti: ma quel che emerge dal breve messaggio appena andato in onda è un Berlusconi stanco, invecchiatissimo rispetto al ‘94, un uomo provato dal tempo, da diciotto anni ormai, da un arco temporale in cui un neonato arriva alla maggiore età.
Che cosa ha detto Berlusconi? Ha fatto un amaro ricordo delle contestazioni di ieri sera: delle feste in tutta Italia per le sue dimissioni. Perché è fatto così, credetemi: non accetta che qualcuno non possa amarlo. Ha sostenuto di avere ancora la maggioranza e di non essere stato sfiduciato. E non ha attaccato Mario Monti, e questa è già una notizia. Ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni, in parte ha giustificato le mancanze del suo Governo con la crisi internazionale, della quale ha sostenuto di non avere colpe.
Infine, ha lasciato cadere quel che leggete nella citazione qui sopra: un messaggio che fa intuire come i festeggiamenti per le dimissioni di ieri siano stati un po’ prematuri. Ma questione di minuti, e Silvio Berlusconi non sarà più il Presidente del Consiglio: l’incarico verrà conferito a Mario Monti.

Ieri sera Silvio Berlusconi si è dimesso da Presidente del Consiglio. In carica dal 2008 ha staccato la spina al Governo Berlusconi IV, in favore di un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti. Bene: credo che sia il caso di buttare giù due righe per fare il punto della situazione. È il punto che ho fatto osservando la colonna che vedete qui a lato, quella dove sono inseriti e categorizzati gli uomini politici.
Vedete che a fianco c’è un numerino? Quella cifra è il numero di articoli che abbiamo scritto nei quali compaiono: c’è Antonio Di Pietro, categorizzato 85 volte, c’è Pierluigi Bersani fermo appena a 27, ma molte volte se si tratta di lui categorizziamo Partito Democratico. Ce ne sono tanti di uomini politici, quasi tutti, con il loro bel numerino a fianco: raramente superano il centinaio di articoli.
Poi c’è Silvio Berlusconi, e il suo 962: con il pezzo che scrivo ora diventerà 963, sicuramente toccherà il migliaio nei prossimi mesi. Perché Berlusconi è stata un’ossessione, mia, nostra, vostra, di un intero Paese. E questa ossessione si è riprodotta ovunque: Berlusconi in questo senso è stato un leader capace di plasmare una nazione. L’ha polarizzata, la plasmata anche senza volerlo, lasciando che facesse da sola.
Continua a leggere: Berlusconi, addio o arrivederci: adesso c'è da cambiare parecchio
C’era una volta Silvio Berlusconi che annunciava la sua discesa in campo. Era il 1994 e il Cavaliere si dava alla politica con un famoso video-discorso.
Ora la situazione è ben diversa e ci hanno pensato quella de La Voce del Padrone su youtube a doppiare il discorso di allora, ma sempre usando soltanto parole originali dell’ormai ex-Premier.
Tra le altre cose, una è la frase particolarmente esilarante: “L’Italia ha bisogno delle sinistre e dei comunisti”.
Buon divertimento.

Oggi, 12 novembre 2011, è una data che ricorderemo: Silvio Berlusconi, si è appena dimesso da Presidente del Consiglio. È la fine del governo Berlusconi IV, è la fine di una parabola iniziata alle elezioni del 1994. Ci sono bambini che sono diventati adulti in questi ormai diciotto anni di berlusconismo al Potere.
Ci sarà tempo e modo per valutare a freddo, ma ora come ora, come le dimissioni calde sul tavolo di Giorgio Napolitano, e l’incarico conferito a Mario Monti che dovrebbe comporre un governo definito entro lunedì mattina alle ore 9, voglio guardare indietro. E voglio guardarci in fretta, ma bene.
Un po’, perché ho paura che questo sia sempre una specie di 8 settembre in forma di farsa, un po’ perché in ogni caso quella di oggi è una cesura, e una cesura forte. Berlusconi si dimette: ma vi rendete conto, di quanto la parola dimissioni sia lontana da quel che è l’uomo, l’imprenditore, il politico Silvio Berlusconi?
Dopo il salto, dieci momenti da ricordare dell’epopea berlusconiana dal 1994 al 2011.
Continua a leggere: Berlusconi si è dimesso! Dieci momenti da ricordare

— ORE 17.41 - PASSA LA LEGGE DI STABILITA’ con 380 voti —
Il maxiemendamento è passato anche alla Camera. Ora è davvero tempo di Governo Monti, e di dimissioni per Silvio Berlusconi, a questo punto ex Presidente del Consiglio. Se volete rileggere la lista dei ministri del nuovo governo, leggete il pezzo di Alberto Puliafito con le anticipazioni uscite qualche ora fa. A questo punto che cosa accadrà? A breve dovrebbero arrivare le dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del Consiglio.
Un momento storico, come ha detto Franceschini alla Camera “Domani entriamo in un tempo nuovo”. Già, ma quale tempo? Il tempo in cui secondo la vox populi dovremo prendere la stessa medicina che sta prendendo la Grecia? Forse no, forse sarà un antibiotico più blando, ma di certo sarà comunque debilitante. Sarà una serata lunga, e una domenica altrettanto. È finita un’era.
Stasera intorno alle 20 Silvio Berlusconi dovrebbe salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. Seguiremo in serata l’evoluzione degli eventi.
I bambini ci guardano: ma anche la stampa estera non scherza. L’ultima segnalazione arriva da NonLeggerlo, che pochi minuti fa ha rilanciato la cover del nuovo numero di Time, la vedete qui a lato. È solo l’ultimo magazine a occuparsi questa settimana delle annunciate dimissioni di Berlusconi e dei rischi che l’Italia sta facendo correre all’euro, vero punto chiave della faccenda - mica è Berlusconi che si dimette a interessargli: lui è una nota di colore.
Giusto ieri vi avevamo mostrato le cinque cover di The Economist, sempre ieri Alberto Puliafito vi ha raccontato della sesta, quella con il “That’s all Folks!” alla Looney Tunes, è tutto ragazzi, è finita, a casa. Ma oltre a non essere così sicuro che sia finita per Silvio Berlusconi, che quel “è finita” si può allargare a qualcosa di più. All’euro, probabilmente, vera vittima della faccenda.
Il Time - edizione europea, quello Usa ha un’altra cover - strilla in copertina “L’uomo dietro all’economia più pericolosa del mondo” e poco sotto “Come il Primo Ministro uscente ha messo in pericolo l’Unione Europea - e perché non gli dispiace”. Qualche altra reazione della stampa estera l’ha raccontata Ansa l’altro giorno. È come se di colpo potessero tutti sfogarsi, e col ditino indicare l’Italia dicendo “Noi ve l’avevamo detto”. In effetti, ce l’avevano detto.