Nichi Vendola sarà candidato alla segreteria di Rifondazione Comunista al prossimo congresso del partito che si terrà a Chianciano dal 24 al 27 Luglio prossimi. Per colui che ha segnato una tappa storica diventando il primo presidente omosessuale e di sinistra della Regione Puglia, il momento è perfetto. Vendola sembra l’unico dotato di un carisma e una personalità capace di trasmettere fiducia e entusiasmo per il futuro. Il primo punto da cui ripartire è il lavoro, “che identifica la sinistra quando evolve dalla dimensione biologica alla solidarietà della comunità. Con il cambiamento del lavoro subordinato cambia un ingrediente fondamentale della democrazia e del suo carattere sociale, cambia il soggetto che fornisce identità alla sinistra”.
Ripartire dal chiaro delinearsi delle strategie degli avversari politici: da una destra (o centro destra) che a livello culturale cavalca (attraverso la Lega) gli istinti più beceri e razzisti e a quello sociale fa leva sulla paura e la solitudine delle persone: la paura del diverso, la paura di non arrivare alla fine del mese, la paura dei magistrati, ecc. E dall’altra parte un Pd che Veltroni ha portato ad inseguire un moderatismo ideologico, senza più nessun fondamento sociale e territoriale.Un Niki Vendola che dice di voler uscire dal “feticismo dell’opposizione” che affligge i partiti di sinistra, e nessuno meglio di lui sembra allenato per farlo, che già nel 2006 avvertiva la coalizione di non considerarsi vincitrice delle elezioni, con un paese spaccato in due e la questione sociale sul punto di esplodere.
Un Vendola convinto che la sinistra debba opporre alla sicurezza la critica della precarietà. Perché la società italiana esca dalla mucillaggine.
“Vedo la politica ridotta a negoziato di interessi corporativi, micro lobbistici e micro localistici. Vedo arretrare l’Italia dei grandi aggregati ed emergere l’Italia del frammento, dell’egoismo infantile e nevrotico. Per far vivere la sinistra è necessario un riassetto idrogeologico: il lavoro, la città, le forme di comunità”.
Via/Carta
Italia dei Valori e Pdl in fortissima crescita secondo l’ultimo sondaggio d’opinione realizzato da Ispo su commissione del Corriere della Sera. I dati sono molto secchi e sembrano dimostrare che il Partito Democratico sarebbe in fortissima contrazione (-5,1%) a vantaggio soprattutto del partito di Di Pietro (+3%) e in parte anche della Sinistra Arcobaleno, data in crescita dell’1,2%.
I primi mesi di governo paiono inoltre aver rafforzato consistentemente il Pdl, che è dato in aumento del 7,2%. A pagargli dazio gli alleati Lega (-0,5%) e Mpa (-0,9%), oltre all’Udc (-0,7%). Il Pdl pesca probabilmente anche dal serbatoio dell’attuale opposizione, tra PD e Partito Socialista (-0,7%).
Sul Corriere si trova un’interessante analisi del sondaggio a firma Renato Mannheimer, il quale boccia la politica improntata alla “mancanza di iniziativa” del leader democratico Walter Veltroni, ora costretto a rincorrere Di Pietro che l’ha fatalmente scavalcato a sinistra. Il Pdl verrebbe invece premiato dalla fatale tendenza a “saltare sul carro del vincitore” (ma evidentemente non solo, se vogliamo considerare i dati attendibili).
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Il Partito Democratico è una forza politica rilevante, ma con la sua maggioranza relativa attestata al 33% non ha possibilità di tornare al governo; questo è quello che deve aver pensato Massimo D’Alema, che dopo una campagna elettorale da fedele e leale scudiero (almeno a parole) adesso comincia a togliersi qualche sasso nella scarpa.
Il suo obbiettivo è naturalmente Walter Veltroni, o meglio la sua politica che ha visto il PD spostarsi decisamente più al centro di quanto D’Alema avesse voluto. Il ragionamento di D’Alema è semplice: la sinistra radicale ha un certo peso politico e le scelte di Veltroni, di non coalizzarsi con l’Arcobaleno, hanno di fatto causato la perdita di quel serbatoio di voti (il 3,2% ma potevano essere molti di più) che sono rimasti fuori dal parlamento.
Dalla parte opposta replica Franceschini che, come un disco rotto, si ostina a ripetere che indietro non si torna. Tradotto: il PD non è (più) una forza puramente di sinistra ed è stato giusto correre da soli. Il progetto di Veltroni-Franceschini è chiaro: ispirare il PD italaino a quello USA, cioè ad una forza sì riformista ma che nulla ha a che fare con le ideologie massimaliste.
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Tradizionalmente, il 1° Maggio si consuma un gigantesco rito collettivo, la festa dei lavoratori, ma soprattutto, per i più giovani, il “concertone”. The great gig in the sky at Piazza San Giovanni. L’appuntamento musicale della festa dei lavoratori è tradizionalmente un momento di espressione politica molto seguito: chi non ricorda le frasi di Andrea Rivera sul Vaticano e sulla Chiesa Cattolica? Comunque, il video qui sopra è un utile ripasso.
Questo Primo Maggio sarà una festa amara per il popolo della sinistra. La sconfitta del 13-14 Aprile e la catastrofe delle elezioni amministrative stanno imprimendo un segno profondissimo nell’animo di quanti solo un paio di anni fa si sentivano (seppur di poco) maggioranza nel paese. Le cose sono evidentemente cambiate.
Ultimissime. Ballottaggi, affluenza, netto calo: provinciali al 46,8%, comunali al 61,5%. Primi dati del comune di Roma: Alemanno in testa! 10% di schede scrutinate, 52,116% Alemanno e 47,882% Rutelli. Napolitano: “Poche le consultazioni previste, a breve il nuovo governo”. Almunia: “La Ue è preoccupata per la bassa crescita dell’Italia (pil allo 0,5% nel 2008 e allo 0,8% nel 2009) e per il peggioramento del deficit (2,3% nel 2008)”. Eni: “Soddisfazione per i colloqui con Gazprom
Walter Veltroni rassicura i parlamentari sul futuro del Pd. Bonaiuti: “Walter si lecca le ferite”.
Veltroni: “Il 14 aprile il Pd è andato bene nelle grandi aree urbane ma meno altrove perché l’imprinting del vecchio centro sinistra era molto forte e difficile da rimuovere. Dobbiamo continuare su questa strada”. Anche in politica chi “corre” lo fa per vincere. Quando si perde si perde. Anche in politica. Comunque chi si contenta gode.
Roberto Cota anticipa le battaglie della Lega in Parlamento. Salvi: ”Faranno un buco nell’acqua”.
Cota: “La Lega punterà sul federalismo istituzionale e fiscale nonché sulla lotta all’immigrazione clandestina e la battaglia per la sicurezza. Questo la gente ha chiesto a Bossi e questo noi daremo. Il dialogo con l’opposizione non serve”. Si torna ai fronti contrapposti? Staremo a vedere.
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Oggi basterebbe guardare come Liberazione, il quotidiano di Rifondazione Comunista, titola in modo differente il pezzo di apertura in prima e a pagina otto, per capire la sua profonda incertezza sulla figura di Francesco Rutelli candidato a sindaco di Roma.
Da un lato, vi si legge: “Adesso andiamo in piazza (e, per favore, votate Rutelli)”, dall’altro, invece: “Ora andiamo in piazza (e, magari, votate Rutelli)”. Un magari che pesa e fa riflettere.
L’invito è certamente rivolto alla base del partito. Quella stessa base che vede però nel Pd e nei suoi uomini, anche un sorta di nemico da combattere a cui imputare, tra l’altro, buona parte della débâcle elettorale.
Sorride, Veltroni. Anche se a denti stretti. Il Pd c’è. Ma le acque restano agitate e i musi lunghi non trovano pace. Basta un niente per riaccendere la miccia. E’ sempre così, quando a vincere sono gli altri.
E’ un partito caduto” in piedi” il 14 aprile, quello di Walter. Ma pur sempre un partito che riconsegna l’Italia a Berlusconi e al centro destra, con ex alleati eliminati dal Parlamento, con davanti un cammino nel sentiero aspro e irto dell’opposizione. Già, l’opposizione. Si adegueranno a questa nuova “dimensione” gli ex diessini e gli ex diellini fin troppo agiati negli ultimi anni nel doppio petto, nelle auto blu, nei salotti buoni, nelle poltrone del potere?
Veltroni ieri a Milano ha tirato fuori dalle tasche la ricetta buona per la nuova fisionomia del Pd. “Un grande partito unito, strutturato nel territorio, pronto a fare un’opposizione inflessibile ma responsabile e a dialogare con le altre forze, sia quelle rappresentate, sia quelle non rappresentate in Parlamento”. E’ il primo appello all’Udc. Ma è anche un segnale verso i comunisti, verso la sinistra massimalista, verso i socialisti.
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Ultimissime. Berlusconi: “Sul governo nulla è stato deciso. Ci saranno sorprese. Formigoni? Lo vedrò martedì sera”. Fini: “Sarei cretino a rifiutare la presidenza della Camera”. Di Pietro: “Ci sono due Pd, uno vuole annientarci. Con chi sta Veltroni?” . Bettini: “Mercoledì l’incontro di Veltroni con Di Pietro.”. Grillo:”Per la sigla del V 2 Day scelgo Er Piotta, altre che Jovanotti di Veltroni!”. Montezemolo: “Rispetto i sindacati e cerco il dialogo”. Di Pietro: “Le ronde coi fucili sono anticostituzionali”. Napolitano: “Alla Thissenkrupp le morti più atroci”. Giordano: “Mi sono dimesso per la sconfitta elettorale, non per i sospetti”. Follini: “Il Pdl pronto a spartirsi la Rai”. Napolitano: “Ci vuole dialogo con i paesi produttori di materie prime energetiche”.
Silvio Berlusconi frena Bossi e sul governo annuncia sorprese. Fini: “ Io non vado da Berlusconi con la lista della spesa”.
Berlusconi: “Sulla formazione della squadra di ministri del prossimo governo nulla è ancora deciso. Chiuderò quando avrò la panoramica della squadra di 60 persone che formeranno l’esecutivo”. Altolà, Senatur!
Antonio Di Pietro boccia le ronde della Lega. Gasparri: “La lotta al crimine spetta a polizia e carabinieri”.
Di Pietro: “E’ incostituzionale organizzare ronde per affiancare o sostituire le forze dell’ordine pubblico. Bisogna aumentare del 30 % le risorse per polizia e carabinieri”. Meglio tardi che mai.
Sandro Bondi prevede Fini e Schifani presidenti di Camera e Senato. LaTorre:”Il Pdl parte male”.
Bondi: “Il 29 aprile ci sarà la prima seduta del Parlamento: il Pdl proporrà due personalità come Gianfranco Fini a presidente della Camera e Renato Schifani alla seconda carica dello Stato”. Pdl pigliatutto. Replay del governo Prodi. Di fronte a Fini e Schifani, giù il cappello.
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Non si entra nel cuore delle ragioni politiche e culturali che hanno messo il Prc e la sinistra ko. Quando si perde, e quella del 14 aprile per Rifondazione comunista (e non solo) è una sconfitta epocale, sono dolori per tutti. Dal segretario del partito all’ultimo militante.
Un travaglio per la sinistra che non è più quella di ieri ma che non sa cosa è oggi. E, forse, anche una perdita per la democrazia italiana.. Fra cento giorni il congresso “straordinario” dirà se in Italia ci sarà ancora un partito comunista. Se ci sarà una sinistra.
Per il Prc sotto choc (già partito di elite e di salotti, non più di ideali, militanti e di radicamento territoriale) è l’inizio di un cammino nel deserto: senza guida, senza meta, privi di credibilità e consenso. E senza bandiere. Il primo atto della resa dei conti, a botta calda, si è già consumato in questo week end.
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Chiamatela pure faida interna - se volete - quella che si è consumata ieri a Roma nell’ambito del Consiglio politico nazionale di Rifondazione Comunista chiamato a riflettere, dopo l’esito delle politiche, sul suo futuro.
Ne è uscito un partito a pezzi, frazionato in piccole correnti pronte a darsi battaglia nel congresso di luglio (dal 17-20). A trainare Rifondazione al grande evento, sarà così un comitato di garanzia scelto attraverso il voto di una mozione.
A spuntarla è il ministro uscente della solidarietà sociale Paolo Ferrero che in tandem con l’area di “Essere comunisti” incassa ben 98 consensi contro i 70 del segretario Franco Giordano che, prendendo atto, di una nuova sconfitta a fine serata rassegna le dimissioni: “Compagni, - dice con le lacrime agli occhi - questa è l’ultima volta che chiudo un comitato politico, il sipario sta per calare”. Poi, l’abbraccio (lunghissimo, raccontano i presenti) con Nichi Vendola, attuale governatore della Puglia.