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Sinistra Arcobaleno

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: Silvio Berlusconi Roberto Calderoli Fausto Bertinotti Franco Giordano Umberto Bossi Roberto Maroni La pagella del giorno Popolo delle Libertà PDL Sinistra Arcobaleno

Umberto Bossi: alleluia! Voto + 9. Il Senatur, dopo la delusione del primo vertice romano con il Pdl, ( “Me ne torno in Insubria”, aveva chiosato in tono di sfida) esce dal summit di Arcore a mani piene. Quattro ministeri chiedeva il Carroccio e Berlusconi acconsente con gli … interessi. Alla Lega Nord va il ministero delle Riforme (Bossi), il Viminale (Maroni), la vice presidenza del Consiglio (Calderoli), le Politiche Agricole (Zaia). Oramai in Italia non si muove foglia che Bossi non voglia. E’ l’Umberto “di lotta e di governo”.

Fausto Bertinotti: “requiescat”. Voto – 9. Nell’infuocato Comitato politico di Rifondazione comunista Il ministro Paolo Ferrero batte il segretario Giordano (in lacrime) archiviando l’era Bertinotti (assente dal meeting). Dopo il ko del 14 aprile Rifondazione è allo sbando, in cerca di identità. Bertinotti si è assunto l’onere della debacle, che rende i comunisti “extraparlamentari”. Fausto va a Porta a Porta ma non alla resa dei conti del suo partito. Lenin: “Gli assenti hanno sempre torto”. Come dargli torto?

Il voto una settimana dopo: analisi a freddo

pubblicato da Luca Landoni in: Analisi e Dati Partiti Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC Partito dei Comunisti Italiani PDCI Il punto politico


Prendiamo spunto dall’articolo di fondo odierno del Corriere della Sera per un’analisi il più possibile obiettiva su ciò che è accaduto e sugli scenari futuri che si sono aperti. Il direttore Paolo Mieli ha operato una sorta di conversione a U, arrivando a lodare sperticatamente Giulio Tremonti e lamentando l’assenza di un politico di tale spessore “internazionale” dall’altra parte, e in particolare nel Partito Democratico. Giova in tal senso ricordare il fondo dai toni apocalittici che due anni fa schierava apertamente Via Solferino sul fronte ulivista, un caso senza precedenti per quello che è da sempre considerato il giornale più obiettivo, e che spinse molti elettori di centrodestra a cambiare testata di riferimento.

Mieli (a posteriori) definisce un lampo di genio la fondazione del PDL e arriva persino a parlare bene della Lega, una forza politica cui tutti i principali giornali italiani hanno sempre guardato con sufficienza, giudicandola evidentemente troppo rozza e popolare per essere accettata nei salotti buoni, mentre ironizzarvi sopra senza nemmeno tentare di capire i motivi del suo successo è chiaramente molto più facile. E ora invece sempre secondo Mieli a quanto pare il Nord merita un’attenzione strutturalmente diversa, cioè esattamente ciò per cui il Carroccio è nato e ha sempre combattuto tra lo scherno dei media dominanti.

Tutti guardano dunque al modello leghista, al punto che dagli ambienti vicini al PD si propone la fondazione di un Partito Democratico del Nord, una sorta di CSU italiana (ma di sinistra) che dovrebbe andare a riprendere i voti trasmigrati in Via Bellerio. Questo è il primo interessante effetto post-elettorale, ma non è certo l’unico. I cosiddetti giornali progressisti chiedono al PD lo sforzo di sdoppiarsi, anzi striplicarsi se mi passate questo orrendo neologismo, costruendo consenso sia al centro che a sinistra senza allearsi con le forze che attualmente lo occupano (UDC e Arcobaleno) un po’ sulla falsariga di ciò che ha fatto Berlusconi, che però è avvantaggiato dal fatto che i voti di estrema destra non gli servono, cosa che gli permette di limitare la caccia e ridurre il rischio di trappole.

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Le pagelle del sabato

pubblicato da Massimo Falcioni in: Regole del gioco Silvio Berlusconi Pierferdinando Casini Walter Veltroni Romano Prodi La pagella del giorno Massimo d'Alema Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC

Luca Cordero di Montezemolo: traghettatore. Voto: + 8. Il presidente di Confindustria lancia appelli a Governo e sindacati: “Serve una decisa, radicale stagione di riforme. Tre priorità: emergenza economica, sociale, istituzionale. E sicurezza ai cittadini (l’indulto è stato un disastro!) e alle imprese”. Ai sindacati: “Basta veti! Basta riti logori! I lavoratori sono più vicini a noi che ai sindacalisti”. Appello ai naviganti. Ai timonieri e ai naufraghi. Contrappello: no ai rosari dei padroni: sempre pronti a ogni furbata e all’inciucio con i sindacati “gialli” e con la peggior schiatta di politici.

Walter Veltroni: “buffo” … Voto – 9. Il leader del Pd ammette la sconfitta ma poi gioisce per la … vittoria (quale?). Ci risiamo. Chi perde vuol dimostrare di aver vinto. Veltroni invece di fare autocritica attacca la Chiesa (!?), gli intellettuali rimasti al ’56, i liberali che non vedono il rischio Berlusconi. Arieccoci al “nemico”. Da due partiti del 70 % (ex Pci, ex Dc) ne hanno fatto uno del…33 %! Comunisti e socialisti scomparsi. Prodi sbatte la porta. D’Alema affila il baffo. Per … recuperare è iniziata la “caccia” a Casini e a Vendola. Futuro garantito. Al presente ci pensa il Cavaliere. Caro Walter: hic Rhodus, hic salta.

Lega Nord: il giorno dopo

pubblicato da Luca Landoni in: Dì qualcosa di destra Dì qualcosa di centro Analisi e Dati Umberto Bossi Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Il punto politico

L’euforia è palpabile nel quartier generale di via Bellerio; la Lega Nord ha conquistato un risultato oltre ogni previsione, tornando ai risultati dei primi anni novanta. E pensare che le prime proiezioni (quelle completamente bucate dalla Consortium) avevano gettato acqua sul fuoco dando solo un lieve vantaggio alla coalizione di centrodestra, con la Lega sotto il 6%. Poi piano piano, soprattutto con i dati del Viminale, ci si rendeva sempre più conto delle proporzioni del successo, fino a valicare addirittura la soglia dell’8% sia alla Camera che al Senato.

Dalle urne esce dunque una Lega numericamente indispensabile al Governo, e non inferiore ad AN in termini di quote elettorali. Le prime conseguenze di ciò si ritrovano nella composizione del nuovo esecutivo, i cui 12 ministri saranno con ogni probabilità suddivisi in questo modo: 6 a Forza Italia, 3 ad AN e 3 ai seguaci del Senatùr. Il quadro potrebbe cambiare se la Lega ottenesse gli Interni e la presidenza della Regione Lombardia, come si diceva ieri; in questo caso potrebbe accontentarsi di due dicasteri.

Ma quello che ci preme ora è di analizzare il trionfo leghista in termini territoriali e di flussi elettorali. A nord e al centro i consensi sono praticamente raddoppiati. In Lombardia e in Veneto la Lega supera abbondantemente il 20%, ma anche in regioni tradizionalmente ostiche come Emilia Romagna, Umbria e Marche il partito comincia a far sentire la propria presenza, anche se i maggiori serbatoi di voti rimangono le province di Bergamo, Varese e Treviso. A Varese Dario Galli sarà presidente dell provincia con un consenso plebiscitario (65%), a Treviso Gian Paolo Gobbo sarà sindaco trascinato dal 35% ottenuto dal partito.

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese in: Dichiarazioni Costituzione Quirinale Gianfranco Fini Silvio Berlusconi Sandro Bondi Pierferdinando Casini Raffaele Lombardo Walter Veltroni Umberto Bossi Roberto Maroni Alle 5 della sera Massimo d'Alema Marco Pannella Partiti Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Radicali Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC Enrico Boselli Giorgio Napolitano

Ultimissime. Prodi: “Lascio la presidenza del Pd”. Berlusconi: “ Ci saranno tempi duri e scelte impopolari”. Berlusconi: “Spetta a Napolitano la nomina dei ministri”. Berlusconi: “La Lega non comanderà nel governo”. Berlusconi: “Nuove regole d’ingaggio dei nostri soldati in Libano”. Berlusconi: “Riaprirò il cantiere del ponte sullo stretto”. D’Alema: “Sì, stamattina ho incontrato Casini a casa sua”. Bossi: “Nel governo siederò in prima fila. A Maroni un super-dicastero economico”. Bossi: “I miei fucili sono i voti delle urne”. Fini: “Esecutivo fuori da logiche di partito. Vedo bene Giulia Bongiorno a ministro della Giustizia”. Veltroni: “Brutto inizio del Pdl”. Rutelli: “Ho un grande vantaggio”. Lombardo: “Mafia? A calci nel sedere”. Orlando: “L’Idv non accetterà preclusioni o diktat del Pd”. De Michelis: “Boselli ha portato il Ps nel baratro”. Pannella: “Non mi congratulo con Veltroni: il Pd non ha rispettato i patti”.

Silvio Berlusconi annuncia tempi duri per tutti. Epifani: “Giù le mani dai lavoratori”.
Berlusconi: “Ci saranno momenti difficili, servirà un forte rinnovamento per le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità”. Epifani: “I lavoratori hanno già dato. L’abolizione dell’Ici non serve niente”. E’ qui la festa?

Romano Prodi lascia la presidenza del Pd. Bondi: “Arriva la notte dei lunghi coltelli?”
Prodi: “C’è bisogno di rinnovamento delle classi dirigenti. A cominciare dal Partito democratico. E io voglio dare l’esempio. Già prima del voto avevo già deciso di lasciare la presidenza del Pd. Veltroni? Coraggioso e forte”. Bondi: “Era inevitabile dopo i giudizi negativi sul Professore, anche di Veltroni”. Atto dovuto o il segnale della resa dei conti dentro il Pd?

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E adesso, quale sinistra?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Regole del gioco Silvio Berlusconi Walter Veltroni Fausto Bertinotti Franco Giordano Umberto Bossi Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Partito dei Comunisti Italiani PDCI Il punto politico

altro Per la prima volta in Italia la sinistra scompare dal Parlamento. Non per un colpo di stato ma per volontà popolare. Falciati da quella stessa democrazia che la sinistra ha contribuito a far nascere e sviluppare nel Paese. La realtà è che i comunisti e i socialisti non siederanno più in Parlamento.

C’è il Partito democratico al 33 per cento. Certo, non un partito di sinistra (Veltroni ha rimarcato che il Pidì non è un partito di sinistra), ma in questo nuovo partito “riformista” non sono assenti culture, ideali, proposte, componenti, espressioni di sinistra. I socialisti e la sinistra cosiddetta massimalista, pur fuori dal Parlamento, non vengono cancellati dalla realtà culturale, sociale e politica italiana. Ma la loro assenza dalle massime istituzioni delinea scenari inediti, apre nuovi interrogativi, pone seri problemi.

Nodi che per primi devono sciogliere sinistra radicale e socialisti: riversare tutte le colpe della loro debacle sulle spalle di Veltroni, oltre che ingiusto, è miopia politica. Scrive il saggio Emanuele Macaluso: “Se la tua esistenza dipende da chi non ti vuole in vita, c’è qualcosa di sbagliato in come tu vivi”. Vale per i “comunisti”, vale per i “socialisti. Ma il Partito democratico può godere dell’estinzione degli ex “compagni/fratelli”, può far finta che il problema non esiste?

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Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese in: Dichiarazioni Silvio Berlusconi Pierferdinando Casini Walter Veltroni Fausto Bertinotti Oliviero Diliberto Franco Giordano Umberto Bossi Alle 5 della sera Partiti Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Partito dei Comunisti Italiani PDCI

Ultimissime: Bush: “Silvio, compliments!”. Berlusconi: “ Camera e Senato al Pdl. Ho già in testa il governo e in tasca la lista dei ministri”. Bossi: “Subito federalismo fiscale o sono guai per tutti”. Veltroni: “Pd disponibile per le riforme”. Casini: “Faremo opposizione costruttiva”. Bertinotti: “Confermo la mia uscita di scena”. Mussi: “Ripartire dal basso”.

Silvio Berlusconi conferma l’abolizione dell’Ici e il bonus bebè. Pd: nessuna risposta
Berlusconi: “Il disegno di legge per l’abolizione dell’Ici è pronto e sarà nel nostro primo Consiglio dei ministri insieme alla detassazione del lavoro straordinario e del premio di produttività, oltre al bonus di 1000 euro per i nuovi nati”. Pd: nessuna risposta. Bipartitismo o monopartitismo?
Umberto Bossi già “pronto” a perdere la pazienza. Pd: nessuna risposta

Bossi: “Non è stato un voto di protesta. E’ stato un voto di proposta. Il Nord ha mandato un segnale preciso, vuole assolutamente che cambi il Paese. Adesso bisogna fare le riforme, se no perdiamo la pazienza. Adesso la forza ce l’abbiamo”. Pd: nessuna risposta. Prima le minacce poi le riforme?

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Elezioni: chi piange, chi ride

pubblicato da Massimo Falcioni in: Gianfranco Fini Silvio Berlusconi Pierferdinando Casini Walter Veltroni Fausto Bertinotti Umberto Bossi Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno Unione Democratici Cristiani UDC Enrico Boselli Il punto politico

altroLa politica del “politichese” Made in Italy da ieri è costretta a dire “pane al pane e vino al vino”. E’ costretta a chiamare le cose per nome. Stavolta non è vero che hanno vinto tutti. Le elezioni 2008 le ha vinte uno solo, Berlusconi, con il suo Pdl (47,3% la coalizione di centro destra contro il 38,0% di quella avversaria) che ha la maggioranza assoluta alla Camera e un netto margine al Senato.

Se proprio vogliamo essere precisi, hanno vinto in due: oltre al Cavaliere c’è Umberto Bossi, trionfo al nord e sbarco (è la prima volta) ben sotto il fiume Po. Caso mai non ha perso uno solo. Anche se c’è sconfitta e sconfitta e, sempre, c’è il padre (presunto o no) di tutte le sconfitte. I grandi sconfitti sono Veltroni e il centrosinistra. E più in generale: disastro della Sinistra arcobaleno (fuori dal Parlamento!); quasi disastro dell’Udc (ha gli stessi 3 senatori che aveva Mastella!); disastro del Partito socialista (fuori dal Parlamento dopo oltre un secolo di storia!); disastro per la destra di Storace.

In altre parole: trionfa Berlusconi, comanda Bossi, perde Veltroni, sinistra disfatta. Gongola il trio Berlusconi, Bossi, Fini. Si lecca le ferite Veltroni per il fallimento del suo “Si può fare”. Bertinotti si ritira. Boselli si dimette. In Italia non c’è più un parlamentare comunista o socialista! Dopo il fascismo è la più cocente sconfitta della sinistra nella storia d’Italia. E’ un terremoto. Tutto qui. Non è poco. Dal versante sinistro si spara a pallettoni contro il leader del Partito democratico. “Veltroni – gridano socialisti, comunisti e verdi – ha spalancato le porte del governo a Berlusconi che forse resterà al potere per i prossimi 10 anni. E’ la Waterloo della sinistra”.

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Il giorno dopo. La disfatta di Sinistra Arcobaleno e Partito Socialista

pubblicato da Alessandro T. in: Fausto Bertinotti Sinistra Arcobaleno Enrico Boselli Il punto politico


Gli exit-poll avevano illuso qualcuno e allarmato qualcun altro. Alle 15.05 il PD gonfiava il petto mentre il centrodestra iniziava a preoccuparsi, salvo far rientrare allarmi e trionfalismi dopo un’oretta abbondante. Qualcuno invece ha capito che c’era poco da fare fin da subito e non ha avuto nemmeno l’illusione degli exit-poll. Sto parlando della Sinistra estrema, critica, arcobaleno (e chi ne ha più nè metta) e del Partito Socialista di Boselli. Il quorum è stato mancato per entrambi sia alla Camera che al Senato e oggi, lo zoccolo duro dei reduci del PCI e del PSI non esiste più.

Il discorso per il Partito Socialista appare molto semplice. Obiettivamente in pochi avrebbero scommesso su un buon risultato di Boselli. Certo, veder scomparire un simbolo come il garofano dal parlamento fa un certo effetto, ma la via battuta dal partito, insistere solo sulla laicità e la contrapposizione allo “stato clericale” non ha pagato. Il partito dal canto suo, ha già trovato il colpevole: Walter Veltroni. Per Villetti, la decisione del leader del PD di non allearsi con i socialisti resta un enigma. Non una dispersione di voti quindi, semplicemente un elettorato che non ha creduto in una sinistra storica, laica e riformista, ma priva di una grande forza trainante.

Discorso diverso per quel che riguarda la Sinistra radicale. Bertinotti si è dimesso, il suo percorso politico alla guida di Rifondazione Comunista prima e Sinistra Arcobaleno poi finisce in un piovoso (per lo meno al nord) giorno d’Aprile.
Le domande che mi sorgono spontanee sono queste: dove sono finiti i voti di Rifondazione Comunista? Chi doveva votare per Sinistra Arcobaleno? E visto che non ha votato per Bertinotti, cosa ha fatto?

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Ping Pong: botte (e risposte) della campagna elettorale

pubblicato da il passator cortese in: Dichiarazioni Campagna elettorale Dì qualcosa di sinistra Silvio Berlusconi Sandro Bondi Clemente Mastella Roberto Calderoli Walter Veltroni Fausto Bertinotti Roberto Maroni Alle 5 della sera Popolo delle Libertà PDL Partito Democratico PD Sinistra Arcobaleno

Walter Veltroni mette le mani avanti sulla sconfitta. Berlusconi: “Ha capito che perde”.
Veltroni: “ Se perdo continuerò a fare quello che faccio, cioè il segretario del Pd. Anche perché in 4 mesi abbiamo creato la più grande forza riformista nel Paese. Non so come il Pdl farà a governare. Noi faremo un’opposizione concentrata sul nostro programma”. Berlusconi: “Ha capito che perde. Sta già chiudendo bottega”. Ahi, ahi Walter!!!

Silvio Berlusconi contro gli inciuci. Veltroni: “E’ l’unica cosa oramai su cui siamo d’accordo”.
Berlusconi: “Non faremo inciuci né grandi coalizioni. Speriamo di poter concordare con l’opposizione le riforme istituzionali. La vittoria è nostra, schiacciante. Non ci sono regioni in bilico”. Veltroni:” Concordiamo sull’inciucio, che non ci sarà. Sul resto fra poche ore parleranno gli italiani”. Fiducia e sfiducia a braccetto.

Roberto Maroni dice no a fare il Premier. Bettini: “Può sempre fare il primo della Lega”
Maroni: “Io Premier in caso di pareggio? No, e per tre motivi. Perché io non sono disponibile, perché se si pareggiasse si rifà la legge elettorale e si torna alle urne in autunno, perché tanto vinciamo noi e il discorso è chiuso con Berlusconi Premier”. Bettini: “Ok sui primi due punti. Sul terzo, vince il Pd”. Ultimi fuochi.

Franco Giordano teme le “larghe intese”. Cicchitto: “Preoccupazione inutile, vince il Pdl”.

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