
Una nuova sinistra per salvare l’Italia e l’Europa. Sembra fin troppo ambizioso, nella sua semplicità, lo slogan scelto da Nichi Vendola per l’Assemblea generale di Sinistra ecologia e libertà, convocata per domenica 22 gennaio a Roma.
Il programma e soprattutto gli interventi previsti tradiscono la speranza di poter conquistare l’egemonia a sinistra del Partito democratico, sfruttando la difficile situazione di un Pd intrappolato nel sostegno a Monti e la disastrosa deriva della Federazione della sinistra, ormai proiettata verso consensi da 1 virgola.
Particolarmente interessante dunque la platea degli oratori previsti: Rita Borsellino, Luigi De Magistris, Rossana Dettori - Segretario generale FP Cgil, Michele Emiliano, Maurizio Landini - Segretario generale Fiom, Mimmo Pantaleo - Segretario generale FLC Cgil, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda.
Una discreta carrellata di sindaci di rottura e di sindacalisti d’assalto che lascia trasparire l’intenzione di riuscire - sforzo titanico - a riassumere in un solo partito/movimento tutta l’opposizione di sinistra, almeno quella più credibile, alle ricette economiche di Mario Monti e delle agenzie di rating.
Il 2012 sarà l’anno dell’unità a sinistra? Vista l’apocalittica previsioni dei Maya, potrebbe darsi…

Io non sono d’accordo sulla svolta centrista di Antonio Di Pietro di questi ultimi giorni. Lo scrivo qui perché mi sono stancato di dovermi giustificare di una posizione (o meglio di una nuova ‘direzione’) che non condivido.
Queste erano alcune delle parole scritte nei giorni scorsi da Giulio Cavalli, noto autore politico e scrittore, eletto come consigliere per le elezioni regionali in Lombardia con l’Italia dei Valori con record di preferenze nel collegio della provincia di Milano. Dopo essersi dimesso da coordinatore milanese del partito, in aperto contrasto con la dirigenza Idv, colui che insieme a Chiara Cremonesi e Pippo Civati aveva fondato l’Expo No Crime, il primo gruppo interistituzionale contro l’infiltrazione della mafia negli appalti per l’Expo 2015, lascia il partito di Antonio Di Pietro.
Giulio Cavalli (qui la sua pagina facebook) rappresentava una delle poche scelte convincenti fatte dall’Idv a livello locale; dopo la figuraccia nazionale fatta con il passaggio di Scilipoti al governo e la svolta moderata-davvero poco credibile- di Di Pietro con aperture più o meno chiare all’esecutivo, altro colpo di scena non da poco.
Perchè se come dice l’autore dello scottante Nomi cognomi e infami sono molti gli esponenti Idv pronti a passare a Sel per motivi politici (e non di compravendita), il partito di Di Pietro rischia di diventare ciò che a molti analisti sembra da tempo: un contenitore vuoto, destinato a sopravvivere finché dall’altra parte esisterà un certo Silvio Berlusconi (e un Pdl tale e quale). Nonostante le mille giravolte con salto carpiato moderato.

Che Berlusconi sia in crisi è assodato, che il cosiddetto berlusconismo sia finito, ancora da vedere. Quel che è chiaro però è che il partito faro del centrosinistra non può più permettersi di rimanere seduto su un’opposizione da niet tanto comoda quanto inconcludente.
Ha ragione da vendere Di Pietro quando incalza il Pd e gli chiede una presa di posizione, o perlomeno uno straccio di visione strategica per un futuro che molto probabilmente vedrà il centrosinistra al governo.
Vendola o Di Pietro, questo l’interrogativo da sciogliere e che Bersani, nella sua ottica non-decisionista ha rinviato sine die. Ma va detto che prendere posizione non è affatto semplice e per due buone ragioni. La prima, fondamentale, è che se non si riesce a ficcare nella stessa coalizione entrambi allo stato delle cose con ottime probabilità si perde.
Continua a leggere: Di Pietro o Vendola, la dura scelta del Pd

Dopo gli aggiornamenti su Arcore, passiamo ad occuparci di un altro piccolo/grande Comune dove il 15 maggio 2011 si andrà al voto per le elezioni amministrative.
Ci spostiamo in Sardegna, ad Iglesias, 27 mila abitanti in provincia di Carbonia-Iglesias. Ieri qui si sono svolte le elezioni primarie del centrosinistra e come già avvenuto a Cagliari con Massimo Zedda è stato il candidato di Sinistra e libertà a vincere.
Anzi, la candidata: Marta Testa (una 33enne che si occupa di politiche giovanili all’assessorato della Pubblica istruzione) ha preso 1493 voti mentre il candidato ufficiale del Pd, Andreano Madeddu, si è fermato a 1043. In termini percentuali Marta Testa raggiunge il 56,98 % e Madeddu il 37,25%.
Il temibile spettro Napoli ha volteggiato per qualche ora sulle primarie di Iglesias: alle 20 le urne sono state chiuse ma prima di avviare lo spoglio sono trascorse oltre 2 ore: i vertici dei partiti, i candidati si sono riuniti per valutare la possibilità di annullare le votazioni. Nella sala Lepori si mostravano foto con elettori di destra che si sono recati alle urne per fare una scelta interessata. Le urne sono rimaste per ore in una scala nascosta da una tenda di velluto poi alle 22 è stato dato il segnale di apertura. Per tutto lo spoglio comunque aleggiava la frase che il risultato non sarebbe stato convalidato.
Via | Regione Sardegna
Con un risultato imprevisto e del tutto inatteso il candidato sinistro della coalizione, Massimo Zedda di Sinistra e libertà, ha vinto le elezioni primarie che, domenica 30 gennaio, hanno definito il candidato sindaco del centrosinistra per le comunali di maggio a Cagliari. Piuttosto netto l’esito della sfida, con Zedda che ha vinto col 46% contro il 34.2 di Cabras.
Si tratta di una sorpresa perché nella capitale della Sardegna non sembrava esserci partita, con il candidato ufficiale del Pd, Antonello Cabras, dato per vincitore anche grazie ad un curriculum di rilievo: segretario regionale nel 2007 e 2008, già presiedente della Regione, parlamentare, sottosegretario nel governo Prodi e sostenuto dall’ex governatore Renato Soru.
Del vincitore Massimo Zedda dicevamo: rappresentare un tentativo di rinnovamento, se non altro anagrafico: classe 1976, passato da Pds, Ds a Sinistra e libertà, è stato consigliere comunale e ora siede in Regione.
Ho accettato la proposta di candidatura perché è il momento giusto. Mi candido perché ora tocca a noi.
E in effetti ora tocca a lui (che ha già ricevuto le congratulazioni di Vendola): dovrà costruire la coalizione e portarla a conquistare il Comune di Cagliari. Speriamo che ci riesca!

Non si può certo etichettare come locale un voto come quello delle primarie milanesi di ieri, che, come ha anticipato il collega Paganini, incorona Giuliano Pisapia leader del centrosinistra e sfidante di Letizia Moratti (quasi certa la sua ricandidatura) per la poltrona di primo cittadino del capoluogo.
Il fatto che Pisapia fosse il candidato di Sinistra e Libertà rafforza pesantemente il trend che spinge Nichi Vendola a divenire il vero capo della sinistra con una sorta di ripetizione dell’effetto primarie pugliesi di qualche anno fa.
Pisapia ha battuto a sorpresa (ma neanche troppo) un Pd ultradiviso, i cui vertici hanno indicato l’archistar Stefano Boeri, mentre la base ne ha rifiutato l’aura radical-chic, riversandosi in parte su Onida.
Continua a leggere: Effetto Vendola a Milano: chi è Giuliano Pisapia
Sembra la trama di un film già visto: il candidato del Partito democratico, sconfitto alle elezioni primarie, deve cedere il posto di candidato ufficiale anti-Pdl ad un uomo di sinistra. E così è andata anche a Milano dove il Pd ha visto il proprio candidato, Stefano Boeri, superato da Giuliano Pisapia, l’ex parlamentare di Rifondazione comunista lanciato nell’arena da Sinistra e Libertà.
I vendoliani, raccogliendo il 45% dei voti (Boeri si è fermato al 40%) ottengono un doppio risultato, sconfiggendo un partito molto più forte e strutturato e dimostrando che, scegliendo candidati giusti, anche la sinistra può portare a casa dei risultati (per inciso, hanno votato 52 mila persone contro le 82 mila che avevano votato alle primarie del 2006).
La parte più tosta deve ovviamente ancora arrivare: si tratta di vincere le elezioni, quelle vere. Una missione impossibile, trattandosi di Milano, che potrebbe diventare meno ardua se l’ex sindaco Gabriele Albertini scegliesse di scendere in campo con un ipotetico Terzo Polo.

Già, che fine hanno fatto le primarie? Erano state una delle più grandi innovazioni dell’Unione. Ricordate? Era il 2005, e Prodi, allora candidato premier di DS, Margherita e altri piccoli partiti, per legittimare il ruolo di capo del centrosinistra impose le primarie. Risultato: fino ai primi mesi del 2008 tutto il centrosinistra, da Rifondazione a Mastella, sostenne (con alti e bassi, voti di fiducia mancati e finanziarie mostre) il Professore.
Oggi, le primarie sembrano essere, come sempre del resto, l’unica ancora di salvezza del PD, l’unico modo per dare legittimità ad un leader, sia esso Vendola, Bersani, di Pietro.
Sergio Chiamparino ha detto che
“Il punto non è Bersani. È possibile che alla fine il candidato più forte risulti lui. Ma, ripeto, servono primarie aperte, così che tutte le istanze possano venire a galla. Solo così costruiremo una coalizione che non sia solo la somma dei partiti che la compongono.”
Continua a leggere: Bersani e Vendola: che fine hanno fatto le primarie?
Dopo la scissione, o mancata adesione che dir si voglia, dei Socialisti (ora impegnati a rifondare per la 100° volta il Partito Socialista superando la diaspora etc. etc.), quella che un tempo si chiamava Sinistra e Libertà è diventata Sinistra, Ecologi a e Libertà. La formazione politica nata dalla scissione (questa parola ricorre in modo evidentemente ossessivo a sinistra…) di Rifondazione comunista conta sull’effetto Vendola per riuscire a conquistare qualche consigliere regionale nelle elezioni di fine marzo, consolidando un progetto politico per ora poco in salute ed evitando di svanire nel magma dei cespugli che non raggiungono il 4%.
Pur avendo stretto alcuni accordi elettorali con gli ex fratelli (come nelle Marche), la concorrenza rimane sempre forte e viene accentuata dallo slogan scelto, quasi a richiamare la famosa teoria delle due sinistre: La Sinistra che Vince. Con un ovvio quanto malizioso riferimento alla Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Sinistra 2000) che invece sarebbe votata alla sconfitta.

Per un buffo gioco del destino il ri-candidato del Partito democratico alla presidenza della Regione Marche si chiama Gian Mario Spacca e, scegliendo l’alleanza con l’Udc, ha spaccato il centrosinistra, lasciando al proprio destino tutta la sinistra variamente denominata.
A Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra ecologia e libertà non è rimasto che prendere atto della scelta centrista del Pd, trovando un candidato autonomo, l’ex presidente della Provincia di Ascoli Piceno Massimo Rossi (mentre i Verdi sono rimasti col Pd).
Tutto ciò andrà presumibilmente a vantaggio di Erminio Marinelli, candidato del Pdl. Nel 2005 Spacca vinse con il 57,7% mentre centrodestra e l’Udc ottennero il 38,6. Come andrà stavolta?