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Strategia elettorale

I partiti sono inutili?

pubblicato da Andrea Signorelli in: Interni Strategia elettorale

i partiti sono inutili

L’attivismo del “governo dei tecnici” sta rendendo inutili i partiti? L’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere è destinato ad aprire il dibattito, in un periodo in cui un esecutivo non politico sta cercando, con risposte giuste o sbagliate che siano, di smuovere l’Italia dall’immobilismo degli ultimi decenni.

L’origine dell’afasia dei partiti degli ultimi anni, della loro perdita di senso e dunque di ascolto presso l’opinione pubblica, nasce per tanta parte dall’aver escluso dal loro orizzonte l’Italia (…). Nasce dall’aver cancellato ogni riflessione, ogni proposta di vasto respiro, ma credibile, capace di tener conto di quella vicenda parlando al cuore, alla mente, ma soprattutto alle speranze degli italiani. Siamo pieni di discorsi su ciò che è fuori dei nostri confini, su dove va il mondo, ma non abbiamo un’idea di dove vada o voglia andare l’Italia. Di che cosa essa debba volere. Nessuno ci dice, non sappiamo, a che cosa essa possa ancora servire. Sono i partiti che devono ricominciare a dircelo.

Un concetto che fa il paio con quanto sostenuto dal Presidente della Repubblica Napolitano durante la consegna della laurea ad honorem a Bologna: “L’apporto della politica resta decisivo anche dopo la nascita di un governo senza la partecipazione di personalità rappresentative dei partiti. E’ a questi che spetta creare le condizioni per il rilancio di una competizione non lacerante quando, al termine della legislatura, gli elettori saranno chiamati alle urne. Bisogna restituire ai cittadini la voce che ad essi spetta nella scelta dei loro rappresentanti”.

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Una moratoria per il nucleare in Italia: il Governo tenta di evitare la bocciatura al referendum

pubblicato da paganini in: Ma non aveva detto che? Popolo delle Libertà PDL Strategia elettorale


Rimandare di un anno tutte le decisioni operative sul ritorno all’energia nucleare in Italia per attendere che il clima diventi più sereno. Sarebbe questo il principio bacato secondo il quale il Consiglio dei ministri si appresterebbe a decidere una moratoria di 12 mesi sui decreti attuativi della scelta atomica intrapresa da Pdl e Lega.

La logica di tutto ciò è semplice quanto disarmante nella sua scorrettezza e può essere tradotta così: siccome adesso i cittadini si sono resi conto di quanto è davvero pericoloso avere delle centrali nucleari in casa, sarebbe meglio rinviare l’inizio dei lavori al prossimo anno, quando la labile memoria degli elettori avrà rimosso le terribili immagini provenienti dal Giappone. E soprattutto quando ormai, sperano i governativi atomici, il referendum sarà stato in qualche modo scavalcato.

Il referendum popolare sul ritorno all’energia atomica dovrebbe infatti avvenire entro giugno 2011. Se prima di allora venisse resa nota la lista dei siti nucleari la vittoria dei No sì all’abrogazione, già data per schiacciante, sarebbe ulteriormente sostenuta da tutti coloro che non vogliono avere un deposito di rifiuti radioattivi sotto casa, potendo contare solo sulle rassicurazioni di Bossi e Berlusconi circa la totale innocuità di quanto sepolto.

Foto | Flickr

Perché sciogliere una sola camera. Il punto sui numeri della fiducia

pubblicato da Luca Landoni in: Strategia elettorale


L’ipotesi caldeggiata da Calderoli di sciogliere una sola camera si fa sempre più concreta e ormai sembra avere l’avallo anche di Berlusconi.

Il fondamento della strategia si basa sull’articolo 88 della Costituzione che prevede un caso mai verificatosi nella storia d’Italia. In realtà il mono-scioglimento era strettamente legato alla scadenza differenziata tra le camere prevista dal vecchio articolo 60 che prevedeva una durata di 5 e 6 anni delle stesse. La revisione del 1963 aveva poi appaiato le scadenze, ma qualcuno si è dimenticato di cambiare anche il secondo articolo, rendendo possibile un artefizio tutto italiano.

Vediamo allora perché si prospetta questa soluzione e cosa potrebbe accadere di qui in poi. Ma cominciamo col dire che c’è un motivo per cui il Presidente della Camera (e del tutto casualmente anche capo di Futuro e Libertà) Gianfranco Fini ha cercato disperatamente di ribaltare il consueto calendario politico, portando la prima votazione in casa propria piuttosto che al Senato.

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La legge elettorale: vero problema o comoda scusa?

pubblicato da Luca Landoni in: Strategia elettorale

Vediamo di aprire la discussione tra i lettori su una questione che anima spesso il dibattito politico: la legge elettorale. Da quando esiste il cosiddetto Porcellum la legge è stata applicata due volte, portando prima al Governo Prodi e il centrosinistra, poi Berlusconi e il centrodestra.

Nel primo caso la situazione era ai limiti dell’ingovernabilità, e l’esecutivo si reggeva solo sull’apporto dei (non eletti) senatori a vita, notoriamente quasi tutti schierati a sinistra. La minima differenza di voti tra i due schieramenti difficilmente avrebbe potuto produrre qualcosa di diverso, tuttavia, e quindi non si può certo ascrivere il problema a una legge che risente del sistema bicamerale previsto dalla Costituzione, in cui il Senato per sua stessa natura non può assegnare un premio di maggioranza su scala nazionale come la Camera sua dirimpettaia.

Nel secondo caso invece il vantaggio enorme accumulato dal centrodestra non avrebbe creato problemi di governabilità comunque, con qualunque legge si fosse andati alle urne, dunque il problema non si pone.

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Governo battuto 3 volte: porre la fiducia per vincere l'impasse

pubblicato da Luca Landoni in: Strategia elettorale

Ieri il Governo è stato battuto tre volte consecutive sull’immigrazione, e più specificamente in materia di emendamenti al trattato Italia-Libia per la limitazione dello sbarco di clandestini sulle nostre coste.

Senza qui voler entrare nel tema oggetto di dibattito, rileviamo che Futuro e Libertà in tutti e tre i casi ha votato con l’opposizione, dando la netta impressione che le proprie scelte siano dettate più da motivi di opportunità che da problemi di coscienza, come ha tentato di sostenere il portavoce Bocchino. Per quanto Fini negli ultimi tempi si sia distinto per posizioni favorevoli al voto degli extracomunitari infatti, stiamo pur sempre parlando del firmatario di una legge come la Bossi-Fini il cui spirito non va certo in contraddizione col trattato firmato con Gheddafi.

Lecito pensare dunque che dalle file Fli potesse levarsi almeno qualche voce di dissidenza con la posizione del partito, e invece no: il voto contro il Governo è stato compatto, solevando l’ira di La Russa, che ha sbottato: «Che Fli voti con l’opposizione non fa più notizia, ma votando un emendamento come quello che è passato ci si dovrà assumere la responsabilità di rivedere i barconi di disperati sulle coste italiane».

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Bersani apre all'Udc. Via alle alleanze elettorali per marzo

pubblicato da Luca Landoni in: Strategia elettorale Elezioni anticipate

Importante novità nello schieramento progressista, con le esternazioni del leader Pd Pierluigi Bersani, che per la prima volta ha parlato apertamente di alleanza con l’Udc.

“In caso di voto immagino la formazione di un nuovo Ulivo con forze di centrosinistra che vogliono determinare una colazione di governo. Lancerò una proposta all’Udc e a tutte le forze di opposizione”

L’allargamento del fronte antiberlusconiano è un must assoluto per la sinistra, che si trova di fronte a un compito veramente arduo, quello di raccogliere forze estremamente variegate in un’unica alleanza che molti per comodità chiamano ancora Ulivo, ma ben difficilmente potrà mantenere questo nome.

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Primo affondo del Pdl contro Fli: rivedere la composizione del Copasir

pubblicato da Luca Landoni in: Strategia elettorale

Oggi torniamo ad occuparci di strategia elettorale per analizzare i veri motivi che stanno dietro un atto apparentemente banale come la lettera inviata dai capigruppo del Pdl alle camere Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri ai rispettivi presidenti delle Camere Gianfranco Fini e Renato Schifani.

Le missive chiedono di «riconsiderare la composizione del Copasir» alla luce della costituzione del gruppo di Futuro e Libertà. Ricordiamo infatti che l’organismo, il cui compito è vegliare sulla sicurezza della Repubblica, viene formato su base proporzionale in rapporto alle varie formazioni che siedono in Parlamento.

E ora evidentemente vi risiede una spoporzione numerica in favore dei membri finiani. L’atto, apparentemente dovuto, rappresenta un atto di guerra strisciante nei confronti dei finiani, perché apre la porta alla riconsiderazione di tutte le commissioni, da una parte e dall’altra. Un fatto che porterebbe a infinite discussioni e alla paralisi di fatto di entrambe le camere.

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L'asse Bossi-Maroni-Salvini colpisce ancora e la Lega si prepara a fare il pieno di voti. La Piramide Rovesciata

pubblicato da Luca Landoni in: Lega Nord Strategia elettorale Visto da destra


Oggi vogliamo parlarvi di strategia politica, entrando nello specifico delle ultime manovre leghiste per capire come il Carroccio stia preparando le prossime Amministrative. La Lega, si sa, è un partito che ha nel suo dna le sparate e lo scontro politico. È un retaggio che parte da lontano, quando negli anni 80 la creatura di Umberto Bossi, improvvidamente definita “razzista” era sistematica ghettizzata dai media asserviti al sistema di potere dominante. Ivi inclusa l’opposizione comunista.

In quei tempi l’unico modo per guadagnare un po’ di visibilità era andare sopra le righe, cosa che comunque al Carroccio è sempre riuscita benissimo. E oggi, vent’anni dopo, le cose non sono cambiate di molto, ma la Lega di “lotta e di governo” ha studiato un sistema più sottile ed efficace per convogliare un consenso in perenne aumento da anni.

Il meccanismo funziona a piramide rovesciata. Ai vertici ci sono Bossi e Maroni, che smorzano sistematicamente i toni e rappresentano (soprattutto il Ministro degli interni) il lato ragionevole e conciliante del partito, sempre senza trascurare una certa fermezza di base. In mezzo ci sono Castelli, Cota, Bricolo e Zaia con licenza di “uccidere”, ma sempre mantenendo un certo aplomb. La base “popolare” è invece assunta con grande efficacia da Borghezio e Salvini, che sparano ad alzo zero incuranti delle successive (e calcolate) smentite delle “alte sfere”.

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Sicilia, Lombardo sicuro: "Il mio governo ha l'appoggio del Pd"

pubblicato da Christian De Mattia in: Raffaele Lombardo Strategia elettorale


Negli ultimi giorni di dicembre Raffaele Lombardo ha deciso la propria squadra di governo per la Regione Sicilia (la terza dall’inizio della legislatura). Uno strano miscuglio formato da Mpa, Pdl Sicilia (legati a Miccichè), Alleanza per l’Italia di Rutelli ed alcuni tecnici (alcuni definiti di centrosinistra). Molto si è discusso circa il ruolo del Pd; gli stessi democratici dell’isola non hanno saputo spiegare cosa faranno: opposizione, appoggio esterno, sostegno solo per le riforme o atto per atto? Insomma non proprio una situazione chiara.

Ma per Lombardo la questione è semplicissima e non ci saranno problemi per il suo nuovo governo

Abbiamo fiducia nel Pd. Possiamo contare sulla sua disponibilità perché è alla base di questo governo. Così, una volta per tutte, smentiamo la storia dei numeri insufficienti. In aula non saremo trenta ma circa sessanta, considerando i deputati del Partito democratico. Quando il governo regionale elaborerà un disegno di legge si preoccuperà di trovare preliminarmente, assieme al Pd, un punto di sintesi

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Elezioni amministrative a rischio per una Pizza democristiana ?

pubblicato da paganini in: Democrazia Cristiana DC Strategia elettorale


Ve lo ricordare Giuseppe Pizza, il segretario nazionale della Democrazia Cristiana? Colui che ottenne un posto da sottosegretario dopo aver rinunciato a presentare un ricorso sul simbolo dello scudocrociato che avrebbe potuto invalidare le elezioni politiche del 2008? Ebbene, Pizza è vivo e lotta insieme a noi!

Solo che, come si suol dire, chi di ricorso ferisce….. Il nostro Pizza si è fiondato, lancia in resta, contro i rivali dell’Udc, per impedirgli l’utilizzo del simbolo della Dc a suon di carte bollate e avvocati. La sfortuna ha voluto che il Consiglio di Stato abbia ritenuto infondata la questione ed anzi, con un effetto boomerang da manuale della politica 2.0, abbia intimato alla Dc di cambiare il proprio simbolo, riconoscendo solo all’Udc il diritto di usare lo scudo crociato. La decisione del Consiglio di Stato ha portato la Prefettura di Milano a stabilire che le schede per le elezioni provinciali di Milano e Monza e Brianza devono essere ristampate con i loghi che vedete nell’immagine.

Il ricorso si è quindi ritorto contro il nostro Pizza, che ora dovrà scegliere - alla svelta - un altro simbolo per allettare i suoi elettori. In attesa che il segretario della Dc presenti un altro ricorso, motivato dall’esigenza di prolungare la campagna elettorale in modo da permettere agli elettori di assimilare il nuovo logo, c’è da rimanere col fiato sospeso perché la decisione del Consiglio di Stato vale ovviamente in tutto il territorio nazionale e quini, teoricamente, in ogni collegio in cui è stato presentato il simbolo della Dc si ripropone lo stesso problema. Ad esempio, sulla scheda per le provinciali di Napoli, Dc e Udc sono alleate ed hanno in bella vista due scudi crociati…