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Strauss Kahn arrestato a Lille

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


A pochi giorni dalla ufficializzazione della ricandidatura di Sarkozy all’Eliseo, ritorna al centro della cronaca l’uomo che doveva essere il suo avversario alle presidenziali francesi: Dominque Strauss Kahn. L’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale si trova in stato di fermo in una caserma di Lille per sfruttamento della prostituzione e appropriazione indebita. Non si tratta di una sorpresa: DSK si è recato a Lille dopo aver ripetutamente richiesto, d’accordo con i suoi avvocati, un interrogatorio per chiarire la sua posizione nella vicenda dei festini a base di escort dell’Hotel Carlton di Lille. Al suo arrivo nella gendarmeria della cittadina francese è scattato automaticamente.

Una vicenda meno nota di quella che l’estate scorsa aveva costretto Strauss Kahn alle dimissioni dal Fmi, ma per cui l’ex esponente di spicco dei socialisti francesi rischia grosso, dal concorso in sfruttamento della prostituzione all’appropriazione indebita come spiega il Corriere della Sera.

L’inchiesta è puntata su una rete di prostituzione organizzata all’Hotel Carlton di Lille di cui Strauss-Kahn avrebbe beneficiato tra il 2010 e il 2011. L’accusa addebitata a Strauss-Kahn è quella di «appropriazione indebita» ovvero di aver pagato attraverso imprese di suoi due amici che avrebbero poi presentato il «conto» sulle spese societarie.

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A chi conviene lo scontro nel Pd su Monti?

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


A prima vista lo scontro tra il responsabile economico del Pd Fassina e l’ex segretario Veltroni sul governo Monti sembra l’ennesima riedizione del duello infinito tra Veltroni e D’Alema. Con il primo impegnato a mettere in difficoltà il segretario Bersani sottolineando la sua ambiguità nell’appoggio a Monti, riassumibile nella frase che il leader dei democratici va ripetendo: “Appoggiamo Monti con convinzione, ma se fossimo noi al governo faremmo cose diverse”. La richiesta di Veltroni di sostenere con maggiore forza il lavoro di Monti, nell’ottica della annosa e noiosa lotta tra le due anime della sinistra, ha come naturale conseguenza quella di scatenare la risposta dell’ala più dura dei bersaniani, quella che fa capo, appunto, a Stefano Fassina. Che ricorda a Veltroni come Monti sia di destra, come le riforme compiute siano state ingiuste, e come la linea del partito sia orientata a una socialdemocrazia che non può avere come punto di riferimento Monti.

A guardare bene, però, probabilmente in questo nuovo scontro tra riformisti e socialdemocratici c’è qualcosa di più, come scrive Pietro Salvatori su Nota Politica:

Alcuni bene informati ragionano nel seguente modo: il responsabile economico del Pd è giovane ed ambizioso. Ha capito che la zoppia di Bersani può essergli invalidante per la corsa alla premiership. E che sta emergendo una robusta tendenza a prefigurare Mario Monti, in prima persona o per interposto tecnico, come possibile deus ex machina dei problemi Democratici. Dinamiche che marginalizzerebbero la linea di chi, come Fassina, sta trovando spazio e visibilità nel sostegno duro e puro ad una linea integralmente socialisteggiante. Quest’ultimo, pur avendo il background politico e culturale per poterlo fare, probabilmente non ha il physique du role per sostenere senza danni le proprie posizioni di fronte ad un possibile cambio di rotta del partito. Cerca dunque di opporvisi come meglio può. L’incendio che la sua reazione, più che le parole di Veltroni, ha provocato nel partito, induce a pensare che la sua non sia parte di una strategia concordata con il segretario, quotidianamente impegnato in un complesso lavorio volto a non far sfilacciare il partito.

In effetti le infuocate risposte di Fassina probabilmente non sono piaciute a Bersani, che in questo momento sta facendo un vero esercizio di equilibrismo nel mostrarsi capo di un partito responsabile, e quindi appoggiando a Monti, senza perdere la base del Pd e la sponda della Cgil. Il segretario dei democratici si limita a prendere con cautela le distanze da Monti, e ancora ieri ha cercato di tenersi fuori dallo scontro: “E’ fuorviante perdere tempo a pensare se Monti sia di destra o di sinistra. L’unica cosa che conta è uscire dalla crisi. Noi non abbiamo intenzione di staccare la spina, ma vogliamo attaccarla meglio”.

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La tentazione di Berlusconi: niente Pdl alle amministrative

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


Tutti i big del Pdl, da La Russa a Bondi, da Cicchitto a Gasparri, e ovviamente Angelino Alfano, s’incontreranno con Silvio Berlusconi questa sera a Villa Gernetto per affrontare i tanti problemi che stanno colpendo il partito: l’alleanza con la Lega, il caso delle tessere fasulle, dei congressi flop, le mire espansionistiche di Casini e soprattutto il caos che c’è attorno alle elezioni amministrative di questa primavera. Il Cavaliere sa che c’è il forte rischio che le amministrative si risolvano in un fallimento totale, non solo perché il partito va male nei sondaggi, ma anche per le difficoltà dei dirigenti locali nell’individuare personalità forti da presentare a Genova, Palermo e Verona. Una situazione in cui il Pdl si trova anche a causa delle lotte intestine e dei regolamenti di conti che lo stanno attraversando. Ecco quindi qual è la tentazione del Cavaliere, come scrive Il Fatto quotidiano:


Cancellare il Pdl e presentarsi alle prossime amministrative con delle liste civiche, tentando così di avvicinare anche l’Udc e l’elettorato moderato. Ed evitare soprattutto il paragone con i risultati delle ultime elezioni: i sondaggi più recenti, infatti, danno il partito di Arcore intorno al 20%. Silvio Berlusconi sa che al voto di primavera ci sarà un bagno di sangue ovunque, da Palermo a Verona. Così ha intenzione di far sparire il Pdl e archiviarlo. Poi, al congresso nazionale che si svolgerà presumibilmente in autunno, prenderà vita un nuovo partito come il Cavaliere vuole da tempo.

Se la Lega ha ribadito con Calderoli che “l’alleanza con Berlusconi è morta e sepolta”, e se il Terzo Polo sta individuando candidati forti in tutte le maggiori città per correre da solo (soprattutto a Palermo, Lecce e Genova), al Pdl non resta che tentare una soluzione estrema: cancellare momentaneamente il partito, presentare liste civiche con cui proporre, o appoggiare, candidati della società civile, e sfruttare questo momento di transizione per preparare il congresso in cui verrà lanciato il nuovo movimento, come conferma il governatore lombardo Formigoni: “Durante il congresso molte cose cambieranno, e cambierà anche il nome. Non è che quello di adesso sia brutto, ma di certo non è evocativo come Forza Italia e la gente fa fatica a ricordarlo”.

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Sciopero immigrati 1° marzo: perché i nuovi italiani incrociano le braccia

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


Per il terzo anno consecutivo gli immigrati italiani si mobilitano contro quello che definiscono “razzismo istituzionale”, indicendo uno sciopero in tutte le città italiane per il 1° marzo, utilizzando l’arma del passaparola via social network.

L’Italia è permeata di casi di razzismo istituzionale: un’insieme di leggi, procedure burocratiche e prassi amministrative che costruiscono e consacrano la disuguaglianza: tracciano una linea divisoria nella popolazione tra chi ha diritti e chi dispone solo di concessioni temporanee, tra chi ha piena cittadinanza e chi ne è escluso. Migranti, donne, precari, omosessuali, anziani, malati, emarginati: sono tutti vittime di una disparità sistemica. L’idea del primo convegno sul razzismo istituzionale è quella di condividere la denuncia di tali prassi per avviare un progetto culturale ampio capace di coinvolgere sia coloro che sentono lesi i propri diritti a causa della discriminazione istituzionale, sia le stesse istituzioni, per costruire assieme una riflessione comune che porti a mutare questo stato di cose.

L’obiettivo numero uno per cui operai, braccianti, infermieri, muratori, imprenditori, colf e badanti provenienti da altri paesi incrociano le braccia è la dura legge sull’immigrazione firmata da Bossi e da Fini, ma anche il permesso di soggiorno a punti. Il popolo del primo marzo chiede anche che non vengano imposte nuove tasse sul permesso, l’eliminazione del contratto di soggiorno per lavoro, la chiusura dei Cie (centri di identificazione ed espulsione) e che la politica intervenga per aumentare i loro diritti, attraverso la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia (un argomento per il quale si è speso anche il Capo dello Stato Napolitano) e la regolarizzazione generale per chi non ha il permesso di soggiorno.

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Monti nel 2013? I pro e i contro

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


E’ la questione cruciale attorno a cui ruota il futuro immediato della politica italiana: Mario Monti concluderà la sua esperienza politica con la fine della legislatura (se non prima), o sarà candidato premier alle prossime elezioni politiche? Abbiamo provato a individuare alcune ragioni per cui una sua candidatura sarebbe positiva, e altre per cui invece rappresenterebbe un fatto negativo per il panorama politico italiano.

I pro.

La credibilità in Europa. Se ne è parlato fino alla nausea: grazie a Monti l’Italia ha recuperato considerazione in Europa e nel mondo. Un passo avanti impressionante rispetto agli ultimi mesi (anni, decenni) in cui il nostro paese era screditato ai limiti dell’umiliazione. Un processo culminato con le risatine della Merkel e di Sarkozy. Ora l’Italia tratta alla pari con l’autoproclamatosi “direttorio europeo” e viene ricevuto con tutti gli onori da Obama. E’ sicuramente la svolta più evidente impressa da Monti e dal suo governo, una svolta che potrebbe diventare abitudine se SuperMario venisse riconfermato anche dopo il 2013.

E’ tornata la politica. Le misure decise da questo governo possono piacere o non piacere. Essere la ricetta giusta per tirare fuori l’Italia dal pantano o condannarci tutti a decenni di depressione (non solo) economica. Ma almeno da qualche mese a questa parte si è tornato a parlare di politica e di cosa è necessario fare per uscire dalla crisi. Non è poco, visto che nei tempi recenti si era parlato solo di processi, intercettazioni, Scilipoti, compravendite parlamentari, nipoti di Mubarak, nani e ballerine.

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La "provocazione Passera" di Formigoni

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


L’intervista rilasciata dal Governatore della Lombardia Roberto Formigoni a Repubblica scatena il putiferio nel Pdl: “Se il ministro dello Sviluppo Passera - ha detto Formigoni - dicesse di condividere i nostri ideali e chiedesse di correre alle primarie, sarebbe un fatto positivo e credo che nessuno potrebbe impedirgli di partecipare”. Un’indicazione che acquista importanza anche perché contemporaneamente Formigoni annuncia, di fatto, che non parteciperà a quelle primarie che lui per primo ha a lungo invocato: “Voglio portare a termine il mio incarico come presidente della Regione, fino al 2015″. L’ipotesi Passera viene lanciata in un momento molto delicato per il Pdl: alle prese con vari problemi politici (alleanza con la Lega e riforma elettorale), nel bel mezzo dei congressi provinciali e mentre la leadership di Alfano all’ombra di Berlusconi comincia a venir messa in discussione.

Non è la prima volta che il ministro ex banchiere viene chiamato in causa come prossimo candidato del Pdl, e si sa che buona parte del partito lo gradirebbe. Ma quella di Formigoni, per tempismo, sembra una provocazione. Ed ecco che dal Pdl si levano gli scudi in difesa del segretario Alfano: “Niente è da escludere nella vita - ha dichiarato La Russa - ma grazie a Dio abbiamo un Angelino Alfano che ha già dimostrato di essere il nostro segretario nazionale in grado di affrontare qualsiasi battaglia”. Altri, più che preoccuparsi di difendere Alfano, puntano ad affossare Passera, come l’ex ministro Giorgia Meloni, di provenienza destra sociale: “Candidare un banchiere? Bell’epilogo per un movimento popolare”.

Ma come ha reagito il diretto interessato? Angelino Alfano ha risposto a Formigoni parlando a Che tempo che fa e cercando di minimizzare: “Corrado Passera si può candidare alle primarie iscrivendosi al Pdl e partecipando alla dinamica democratica. Io non ho ancora neanche deciso se partecipare, penso a fare bene il mio lavoro onorato di avere la fiducia di Berlusconi. Il candidato premier per le prossime elezioni non sarà scelto con la spada appoggiata sulla spalla di qualcuno, ma lo faremo attraverso un grande slancio democratico“. Confermando così due cose: Berlusconi non intende ricandidarsi e, di conseguenza, le primarie per il candidato premier effettivamente sono in programma.

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Approvato il piano di austerity per la Grecia: e l'Italia?

pubblicato da Guido in: Uncategorized Esteri

scontri grecia ieriDopo una nuova giornata di scontri davanti al Parlamento, di arresti preventivi e proteste, il Parlamento greco ha votato a favore dell’accordo che il governo Papademos ha trovato con la troika Ue-Bce-Fmi, e che frutterà ad Atene 130 miliardi di euro di sovvenzioni dal fondo Salvastati, soldi che salvo nuovi colpi di scena verranno stanziati in settimana.

Per ottenere questo risultato, il governo ha sottoscritto con le autorità europee un piano di rientro del debito che porterà il paese a ulteriori sacrifici, un ennesimo piano di austerità che però non sembra risolutivo e che la popolazione ha chiaramente rifiutato. D’altronde, anche a detta di molti economisti, questo piano azzopperebbe un paese in salute: figuriamoci la Grecia.

In realtà la partita però è tutt’altro che chiusa: il Parlamento ha approvato l’accordo, ma adesso il governo dovrà metterlo in pratica con riforme e nuove leggi che seguano le indicazioni contenute nel documento che le autorità internazionali hanno fatto pervenire ad Atene. Ed è improbabile che riesca a farlo prima della fine della legislatura, ormai agli sgoccioli.

Ma quali sono nel dettaglio le misure chieste alla Grecia? Ce n’è per tutti i gusti: la principale raccomandazione riguarda il taglio agli stipendi pubblici (-20% oltre alle decurtazioni dell’ultimo anno) e alle pensioni, privatizzazioni, vendita delle quote pubbliche e tagli alle spese in tutti i settori dell’amministrazione, in particolare la sanità e la difesa.

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Ma agli americani importa di Monti?

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized


A vederla dall’Italia, la visita di Mario Monti a Barack Obama è sembrato l’avvenimento dell’anno. Ma come hanno reagito gli americani all’arrivo del nostro presidente del Consiglio? Dalle nostre parti, nel tripudio di prime pagine che i nostri quotidiani hanno dedicato all’evento, si distingue quasi solo il web-magazine L’Occidentale, che di sicuro non ha simpatie per Monti.

Bastava andarsi a leggere le prime pagine (e anche quello all’interno), cartacee e non, dei maggiori giornali nazionali statunitensi delle città di Washington DC e New York. L’unico noto quotidiano che ne ha dato notizia, a pagina 13, è stato ieri il ‘Washington Post’. Titolo: “Monti manda indietro la palla sul debito”. Paginata unica e grafici sul debito italiano, con proiezioni di crescita, del debito, oltre al 125% per i prossimi tre anni. Una cronaca dei vari buoni propositi, su crescita economica e riduzione del debito, che il premier italiano è andato a promuovere a Washington DC.

Forse un giudizio un po’ troppo severo, ma è vero che è difficile trovare reazioni alla visita di SuperMario al di là delle pagine di politica internazionale dei grandi quotidiani, in cui l’articolo sul nostro “brand new” premier è quasi d’obbligo. Una rumorosa eccezione è quella del candidato alle primarie repubblicane Rick Santorum che, da figlio di immigrati italiani negli States, non poteva non essere interpellato sull’argomento. Vista però la conoscenza media degli statunitensi sulle vicende che riguardano il resto del mondo (e i politici non fanno eccezione) forse non è stata una grande idea: “Per quanto vedo da qua, ho l’impressione che non sia cambiato nulla. Non ho visto nessuna differenza fra un governo e l’altro”. Una posizione, quella di Santorum, che nel bene e nel male è un po’ difficile da sostenere. Ma il “nostro” repubblicano riesce almeno a lanciarsi in un originalissimo commento sul Belpaese: “E’ un Paese bellissimo, di grande tradizione. E il cibo è fantastico”.

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La Grecia tra le rivolte e il rischio fallimento

pubblicato da Guido in: Uncategorized Esteri

Scontri in Grecia 10 febbraio

Si fa sempre più tesa la situazione in Grecia, proprio all’indomani dell’accordo che doveva allontanare il paese dal rischio default, pericolosamente materializzatosi nelle ultime settimane. I sindacati hanno proclamato 48 ore di sciopero generale per protestare contro le misure di austerity chieste dall’Europa e approvate dal governo.

Lo sciopero, sin da stamattina, è presto degenerato in guerriglia urbana tra manifestanti e polizia. In piazza Syntagma si sono riunite fin dalla prima mattina oltre 7mila persone, e il malcontento è presto sfociato in violenza: i manifestanti hanno attaccato la polizia con molotov e pietre, e le forze di sicurezza hanno risposto con cariche e lacrimogeni.

Al momento il bilancio è di quattro feriti e cinque arresti, ma gli scontri continuano e la polizia si sta schierando a difesa del palazzo del Parlamento e delle altre sedi istituzionali, che i manifestanti stanno cercando di assaltare. In mattinata, alcuni lavoratori hanno occupato gli uffici del Ministero delle Finanze.

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Nuove ombre sul caso Lusi

pubblicato da Andrea Signorelli in: Uncategorized Interni

margherita congresso

Diventa meno probabile la possibilità che tra Lusi e la Margherita si arrivi a un patteggiamento: la procura ha infatti dato mandato alla Guardia di Finanza di compiere accertamenti sui bilanci della Margherita dal 2001 a oggi, cioè nel periodo in cui le finanze dell’ex partito sono state gestite dal senatore Lusi. Una ipotesi della procura è che Lusi possa aver elargito i fondi alle varie correnti della Margherita sfruttando un tacito accordo, per poi trarne guadagno personale: una sorta di stipendio auto-versato per le sue consulenze.

Ma al momento questa è solo un’ipotesi. Gli investigatori dubitano anche che l’ex tesoriere possa avere agito da solo, e non solo perché muovere 13 milioni di euro dalle casse di un partito senza che nessuno se ne accorga è abbastanza improbabile, ma per l’eccessiva condiscendenza del partito nell’accettare un risarcimento di 5 milioni di euro, quasi un terzo del maltolto.

Anche perché non a tutti era sfuggito come la situazione finanziaria del partito fosse poco limpida: il 15 luglio 2011 un gruppo di ex appartenenti alla Margherita, guidati da Enzo Carra e Renzo Lusetti, aveva contestato il bilancio firmato da Luigi Lusi.

Ma l’ex tesoriere aveva utilizzato il giudizio dei revisori dei conti della Margherita per confermare come nel bilancio del partito fosse tutto a posto. Ed è per questo motivo che la procura ascolterà i revisori dei conti, ma anche Carra e Lusetti. “Siamo a disposizione - dice l’avvocato di Lusetti, Alessandra Cacchiarelli - perché è il momento di fare chiarezza su quanto era stato contestato da molti esponenti del partito”.

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