
Leggendo i giornali di oggi e navigando un po’ avrete visto che la situazione politica è incerta: Bossi vuole le elezioni anticipate ma poi apre a Casini, chiude all’Udc, gira su se stesso e torna seduto. Re Silvio, ancora in vena di festeggiamenti, invita i delusi degli altri partiti ad unirsi al Pdl. Nel Pd e nell’Idv è iniziata la resa dei conti per individuare chi ha sbagliato, come e soprattutto perché.
Insomma il quadro è fosco e le prospettive sono incerte. La domanda che vi poniamo oggi è quindi necessariamente vaga ed aperta a molteplici risposte e valutazioni sul futuro dell’Esecutivo e sulla prospettiva elettorale.
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Un ragionamento politico che non sia precondizionato da gesti che abbiamo visto nella parte peggiore della Prima Repubblica. Con questa apertura che rimanda ai bei tempi andati il ministro Franco Frattini ha lanciato oggi un altro messaggio all’Udc, cercando di sfruttare il richiamo alla comune militanza nel Partito popolare europeo per scongiurare il voto di sfiducia.
Presentando la nuova associazione di cui sarà presidente (Per l’Europa dei Popoli e delle Libertà: chissà quante altre bandiere ispirate alla libertà dovremo veder sventolare…), Frattini ha annunciato l’intenzione del premier Berlusconi di creare un referente culturale e politico italiano alla grande fondazione europea. Insomma un calderone eterodiretto in cui accogliere anche Udc e Svp sempre inneggiando alla libertà e all’Europa.
A tranquillizzare il popolo in apprensione per il nuovo soggetto politico/culturale ci ha pensato Angelino Alfano (che sarà segretario generale dell’associazione… manco fosse l’Onu): “Non intendiamo scendere nell’agone politico, ma rispondere dal lato politico e culturale alla domanda insoluta di molti italiani…. Certo non siamo così rozzi da pensare che questo avrà effetto sul 14 dicembre”. Fa un certo effetto sapere che un ministro in carica, eletto nelle liste del Pdl, non intende scendere in politica. Ed è anche rassicurante sapere che la coincidenza tra la nascita dell’associazione e il voto di fiducia è rozzamente casuale.
Facciamo un po’ il punto sul cosiddetto “grande centro” che il leader Udc Pierferdinando Casini ha cercato di fondare con l’iniziativa, per ora senza seguito, del Partito della Nazione.
Nei giorni scorsi il segretario Pd Bersani ha tentato un primo approccio verbale con i nipotini della Democrazia Cristiana, parlando di “proposta a tutte le forze di opposizione, a cominciare dall’Udc”. Oggi arriva la prima risposta, tutt’altro che positiva, dal presidente Rocco Buttiglione.
“Ringraziamo Bersani della sua apertura, ma abbiamo delle domande da fare. È un’ammucchiata come l’Ulivo? Non ci stiamo. C’è dentro Di Pietro? Difficile fare un governo con lui. E poi che facciamo con l’ultrasinistra?”
Continua a leggere: Partito della Nazione: no a Di Pietro, ni a Bersani

Nell’aprile del 2008, quando il Comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose, il sindaco Giorgio Dal Torrione (candidato dell’Udc eletto nel 2006 grazie ad una coalizione di An, Udc e Nuovo Psi) non la prese bene: annuncio ricorsi al Tar parlando di una macchia che la città non merita. Anche perché non è vero. Abbiamo lavorato sempre con trasparenza, legalità e rigore morale degli atti pubblici. Gioia Tauro, non potrebbe sopportare quest’onta, in un momento così importante per lo sviluppo socioeconomico, politico e culturale della città e del territorio. [Un territorio, sia detto solo per inciso, che aveva tributato una autentica ovazione elettorale al centrodestra, regalando il 55% a Udc e soci, il 35% a Forza Italia e amici, e relegando gli allora Democratici di sinistra (ad oggi solo democratici) al 5%.]
Si può immaginare che Dal Torrione abbia preso pure peggio la decisione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, i cui Pm hanno chiesto per l’ex sindaco 15 anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata all’infiltrazione di alcune cosche della ‘ndrangheta nelle attività del porto di Gioia Tauro.
Come sempre gli imputati sono innocenti fino al 3° grado (di giudizio) e fino ad allora l’Udc è un utile alleato del Pd per costruire una alternativa a Pdl e Lega…

… questa è l’Estate dei Moderati, di un vasto e composito quadro di uomini “liberi e forti” che si sono stancati di rimanere ingabbiati in un “bipolarismo forzato” e che vogliono costruire sul serio la nuova “Alternativa”. Con queste premesse l’Udc si prepara all’evento di Chianciano, che tra il 10 e il 12 settembre sancirà la nascita del Partito della Nazione.
Si tratterà probabilmente del contenitore che dovrebbe ospitare tutti coloro che ambiscono a dare al vita al mitico Terzo Polo, per: la difesa delle istituzioni democratiche fino in fondo, contro ogni cesarismo; un lavoro di ricucitura del Paese, anziché di divisione; riforme in grado di riattivare il nostro circuito sociale ed economico; la volontà di ridare ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti (con il ritorno al proporzionale e al voto di preferenza); la concretizzazione di una vera “rivoluzione liberale”, con l’eliminazione degli sprechi eccessivi, degli enti inutili e delle burocrazie superflue; una convivenza armonica e rispettosa tra laici e cattolici; il ripudio di ogni fanatismo ed estremismo.
Gli estremisti di centro si ritroveranno quindi alle terme per ricostruire l’Italia e progettare il futuro: domenica 12 settembre Enrico Mentana intervisterà Pierferdy Casini, nell’Area Bruco (forse si aspettano che diventi una farfalla…). Chissà se anche Rutelli e Fini passeranno a fare le acque a Chianciano, voi che dite?
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“come dimostrano le regionali, con noi l’Udc prende più voti mentre con la sinistra li perde”
Silvio Berlusconi
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Ad una settimana dal voto sulla mozione Caliendo, di cui ci siamo occupati qui e qui, il grande centro che ha di fatto annullato la maggioranza parlamentare di Silvio Berlusconi inizia a fare i conti con la storia di ogni leader che ha deciso di aderire a questo ipotetico progetto.
Secondo quanto riportato da Giornalettismo, Benedetto Della Vedova (che abbiamo intervistato anche noi di polisblog.it qui) avrebbe approfittato della pausa estiva per riaprire il dibattito sul riconoscimento delle coppie di fatto e sul testamento biologico.
Contro le idee dell’esponente di Futuro e Libertà si è già detta Paola Binetti, attualmente dell’Udc, che ha già fatto sapere che un alleanza parlamentare con il gruppo finiano sarà difficilmente realizzabile se gli argomenti su cui convergere sono questi.

“Nel sistema bipolare non esiste il terzo polo. E’ come giocare a tennis seduti sulla rete” afferma Italo Bocchino. Ma il paragone non calza. Nel tennis esistono delle regole ben precise, che richiedono la presenza di due avversari (o di quattro) disposti sulle due diverse metà del campo.
Le regole del tennis non possono essere cambiate dai giocatori. Il bipolarismo, invece, è un sistema politico-partitico che potrebbe essere messo seriamente in discussione, allo stato, dalla semplice nascita di un terzo polo. Senza riforme di alcun genere.
Il voto sulla mozione contro il sottosegretario Caliendo, che avrà luogo oggi alle ore 17 (in diretta televisiva), potrebbe incoraggiare il perseguimento di un progetto del genere. Sembra, infatti, che i finiani abbiano trovato l’accordo con gli esponenti dell’Udc, dell’Mpa e con l’Api di Rutelli. E non è detto che questa volta la campagna acquisti del Presidente Berlusconi ottenga risultati soddisfacenti.

Il voto sulla mozione contro Caliendo avrà luogo domani alla Camera. Il merito della questione riveste ormai un peso molto relativo. L’esito della votazione, infatti, è atteso per altri motivi: o risultati della verifica serviranno a capire la reale entità delle forze in campo, la capacità dei finiani di condizionare le sorti del Governo in carica e la natura delle possibili alleanze nel nuovo scenario politico in via di definizione.
Soprattutto riguardo a quest’ultimo punto è molto interessante il tentativo di dialogo avviato dai deputati di “Futuro e Libertà” con gli esponenti dell’Udc. “Non è un asse”, ha precisato il capogruppo di Fli a Montecitorio, Giorgio Conte, ma appunto “un’apertura al dialogo”. Se però tale dialogo riuscisse a dare i suoi frutti e, quindi, se entrambi i gruppi optassero per l’astensione, i finiani otterrebbero una duplice vittoria, dimostrando il loro peso senza con ciò sancire la fine dell’attuale maggioranza di governo su una questione peraltro dotata di una valenza puramente simbolica.
Dalla convergenza con l’Udc potrebbe nascere, poi, qualcosa di più. Si potrebbe pensare ad un progetto di alleanza molto più ambizioso, in grado di attirare il consenso di cattolici e liberali. Un progetto che potrebbe davvero rimettere in discussione l’egemonia politica e culturale di Berlusconi.

Il recente arresto di Flavio Carboni, faccendiere già coinvolto, anni fa, nel caso Calvi, ha riaperto lo scontro nel PDL. I finiani, quasi inutile dirlo, fanno la parte del leone nel colpire duramente il governo. Intanto, per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco qui e qui un breve riassunto della vicenda.
I soliti elementi: logge massoniche, incontri tra magistrati e politici, dossier falsi su importanti politici, ombre sulla costruzione di centrali eoliche. E il PDL continua ad implodere, con Bocchino che chiede l’intervento di Berlusconi:
“Il Berlusconi ‘ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini”
Continua a leggere: Caos PDL: finiani contro tutti. Il caso Verdini - Carboni: una nuova P2?