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Uomini Politici

Chi è Piero Giarda, ministro ai Rapporti col Parlamento

pubblicato da Luca Landoni in: Uomini Politici



Un altro nome nuovo che impareremo a conoscere è quello di Piero Giarda, ministro ai Rapporti col Parlamento nel neonato Governo Monti.

Laureatosi in economia e commercio all’Università Cattolica di Milano nel 1962, Giarda ha studiato nientemeno che a Princeton e Harvard nel periodo 1965-69. Successivamente è entrato nella stessa Università Cattolica, per poi svolgere funzioni di Presidente della Commissione Tecnica per la Spesa pubblica presso il Ministero del Tesoro dal 1986 al 1995 e Sottosegretario di Stato al Ministero del Tesoro dal 1995 al 2001.

Professore incaricato all’Università Cattolica dal 1968 fino al 1976, è poi passato ordinario di Scienza delle finanze. Ha insegnato anche alla Università degli Studi della Calabria dal 1972 al 1975 e alla stessa Harvard nel 1970.

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Chi è Fabrizio Barca, ministro alla Coesione Territoriale nel Governo Monti

pubblicato da Luca Landoni in: Uomini Politici



Uno dei nuovi dicasteri che hanno fatto maggiormente discutere è quello della Coesione Territoriale.

È vero che questa dizione rientrava nel più generale Ministero per i Rapporti con le Regioni (e la “coesione territoriale”) retto da Raffaele Fitto nel Governo Berlusconi, ma si trattava di nient’altro che un’appendice sintattica volta a rafforzare i legami tra le regioni stesse e a istituzionalizzare il preesistente Dipartimento per la coesione territoriale.

Aver tolto la prima parte della definizione ministeriale, e soprattutto aver contemporaneamente abolito il Ministero del federalismo, ha inteso lanciare un segnale politico ben preciso, in ossequio alla forte posizione centralista ed unitaria espressa da sempre dal Capo di stato Giorgio Napolitano.

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Chi è Mario Catania, ministro delle politiche agricole

pubblicato da Luca Landoni in: Uomini Politici


Mario Catania nasce a Roma nel 1952, ed è un profondo conoscitore del ministero nel quale è entrato nel 1978 a soli 26 anni, occupandosi di direzione del personale. A 36 anni diventa dirigente, e guida i settori latte e qualità dei prodotti.

Laureato in legge, prima della chiamata di Monti era capo Dipartimento delle politiche agricole e internazionali sempre nel ministero. Laureato in giurisprudenza, vanta anche una lunga esperienza a Bruxelles come esperto di agricoltura in rappresentanza dell’Italia.

Siamo dunque in presenza di un vero tecnico del settore, che ha svolto la sua intera carriera lavorativa nell’ambito del dicastero e sa di che cose si occupa. Quello che è un suo punto di forza da alcuni potrebbe anche essere considerato un lato debole, dato che non ha mai vissuto sulla sua pelle realtà lavorative esterne all’agiato ambiente dei centri di potere della politica romana.

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Di Pietro all'improvviso passa da contestatore a moderato

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Antonio di Pietro


Dove è finito il Di Pietro urlatore e agitatore? E’ per caso scomparso il Tonino barricadero, sempre sull’orlo dell’insulto politico? A quanto pare sì se ieri, nel frastuono delle richieste di dimissioni per Berlusconi, si è distinto chiedendo di non arrivare subito a una crisi di governo ma di costruire un’alternativa seria di centrosinistra.

Insomma niente spallate, conscio del fatto che ai referendum hanno votato anche elettori del centrodestra. Una sfida agli altri leader del centrosinistra che hanno cercato di appropriarsi del risultato referendario e di mettere in disparte l’importanza del ruolo dei comitati e di Di Pietro sulla vittoria (e sulla proposta dei quesiti).

Di Pietro pensa al dopo e si sfila da chi vuole solo sfruttare il momento. Di certo il successo referendario lo rimette al centro dopo i risultati delle amministrative non molto positivi, se si esclude il suo rivale interno De Magistris a Napoli.

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Veltroni e il tradimento delle sue figurine

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Walter Veltroni Partiti Partito Democratico PD


La svolta correntista di Veltroni pur riuscendo a unire con un documento ben 75 parlamentari (quasi il doppio delle truppe finiane) ha però mancato di convincere quei candidati che proprio perchè nominati personalmente (e presentati in pompa magna) da Veltroni erano stati definiti le sue “figurine”.

Nella campagna elettorale del 2008 ci furono molte polemiche intorno al metodo di scelta di alcuni nomi da inserire nelle liste del Pd, in posti che li avrebbero sicuramente portati al Parlamento. C’era l’operaio scampato alla tragedia della Thyssen Boccuzzi, le “giovani” Madia e Picierno, l’imprenditore Calearo, il prefetto Serra, il generale Del Vecchio, il volto tv Sarubbi, il “figlio di” Colaninno.

Ma purtroppo per lui tutti o quasi i suoi favoriti non l’hanno seguito nella sua evidente e clamorosa opposizione interna al Pd. La Madia si dice veltroniana ma non al punto di seguirlo nella sua svolta, Boccuzzi riferisce che Veltroni non doveva lasciare la segreteria del Pd, la Picierno si sente più legata a Franceschini. E c’è persino chi aveva abbandonato il partito già da tempo come Calearo, passato nell’Api di Rutelli.

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La morte di Francesco Cossiga, un protagonista dei nostri tempi

pubblicato da Luca Landoni in: Uomini Politici


Francesco Cossiga è morto poco fa. La notizia è stata appena resa nota. Il senatore a vita si trovava in rianimazione al Policlinico Gemelli, e le sue condizioni sembravano migliorare, quando c’è stato l’improvviso peggioramento e il decesso.

Nel bene e nel male perdiamo un grande protagonista della vita politica italiana, prima come membro-cardine della Democrazia Cristiana - al centro degli eventi ruotanti intorno all’omicidio Moro, quando sostenne la linea delle fermezza - poi come Presidente della Repubblica.

Fu proprio questo il periodo che gli valse il soprannome di “picconatore” per le sue continue esternazioni; abitudine che non perse nemmeno dopo. Giornalisticamente quando parlava era sempre un evento, e anche Berlusconi lo ricorderà come un mezzo incubo (ma pure Bossi, spesso al centro dei suoi strali, così come la sinistra intera).

L'ultimatum a Bersani "Smettila di chiamarci compagni!"

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Partiti Partito Democratico PD Pierluigi Bersani


Il Pd non perde l’occasione di perdersi in polemiche piuttosto singolari, seppur abbastanza fondate: il povero Bersani già soffre la voglia di rivincita del duo Franceschini-Veltroni e ora si vede accusato dagli esponenti più giovani del partito di parlare con parole ormai archiviate dalla storia. E il termine “compagno” torna prepotentemente sulla scena politica della sinistra.

E’ successo che dopo la manifestazione di sabato del Pd 5 giovani dirigenti locali hanno scritto al segretario chiedendogli di indicare una “nuova strada” al partito e di chiudere con certe parole e comportamenti nostalgici. D’altronde come hanno ribadito se il Pd è relativamente nuovo lo deve essere anche l’approccio del partito, anche e soprattutto nel linguaggio. E Compagno e Festa dell’Unità diventano gli obiettivi della critica

Ti scriviamo perché vorremmo renderti cosciente del nostro disagio di fronte a parole e comportamenti che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato. Le parole compagni o compagne, la festa dell’Unità, sono parole e concetti che noi rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro ‘pensare’ politico e che quindi facciamo fatica ad accettare

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I favori di Anemone e Balducci: oltre a Bertolaso coinvolto anche Di Pietro?

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Antonio di Pietro Politica & Tribunali


L’inchiesta sulla cricca non perde assolutamente l’attenzione dei giornali e l’architetto Zampolini, ormai teste chiave, non fa mancare quasi quotidianamente, attraverso i suoi interrogatori, retroscena e assolute novità sul sistema di favori orchestrato dall’imprenditore Anemone e da Balducci. Oggi è il giorno di nuove indiscrezioni che riguardano di nuovo il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e a sorpresa Antonio Di Pietro, in riferimento al periodo in cui era Ministro delle Infrastrutture.

Per Bertolaso Zampolini afferma che Anemone gli pagava una casa in via Giulia a Roma, un piccolo appartamento che il Capo della Protezione Civile usava di tanto in tanto. Non è mancata l’immediata smentita (”mi venne messo a disposizione gratuitamente da un mio amico personale”) e l’accusa sull’uso di notizie considerate solamente “macelleria mediatica”. Per quanto riguarda di Pietro l’architetto riferisce che Balducci fece avere, tramite Propaganda Fide, all’allora ministro due case ad affitto minimo: “La prima era in via della Vite ed è stata per un periodo una delle sedi dell’Italia dei Valori. L’altra era in via delle Quattro Fontane, credo fosse per la figlia. Anche in questo caso Anemone si occupò della ristrutturazione”.

I rapporti tra Balducci e Di Pietro sono al centro delle ultime dichiarazioni di Zampolini: se per il leader dell’Idv Balducci fu cacciato su sua decisione, per l’architetto questa ricostruzione è falsa e anzi Di Pietro avrebbe voluto essere introdotto nelle grazie del Vaticano, sfruttando gli agganci di Balducci. Fa riferimento anche al periodo in cui Di Pietro, da ministro, si oppose al programma di appalti voluti da Prodi e Rutelli fin quando non fu inserito tra le opere prioritarie l’Auditorium di Isernia.

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Un D'Alema irato dà del "berluschino" a De Benedetti

pubblicato da Christian De Mattia in: Mediaticamente Uomini Politici Massimo d'Alema


Non è piaciuto a Massimo D’Alema il pesantissimo attacco di Carlo De Benedetti che, nel colloquio con Paolo Guzzanti nell’ultimo libro del giornalista “Guzzanti vs De Benedetti”, si era scagliato sulla dirigenza del Pd.

Almeno Silvio Berlusconi ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente. E Bersani? Eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene, ma come leader è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd

L’ex ministro degli Esteri non ha affatto apprezzato e infiammando la polemica e non negando la sua ormai cronica antipatia per l’editore di Repubblica ha risposto in maniera altrettanto forte

In nessun Paese del mondo si oserebbe dire a un uomo politico che siccome ha fatto politica, non ha combinato nulla nella vita. Di alti imprenditori che ambirebbero di fare i Berlusconi ce n’è anche da questa parte, anche da noi c’è un lungo elenco di persone che pretenderebbero di fare e di condizionare la politica. Di gente che fa il verso a Berlusconi ce n’è una sfilza. Sono berluschini, dei Berlusconi di serie B

Pur non nominandolo è palese il riferimento a De Benedetti e al suo tentativo di condizionare la politica tramite La Repubblica. Proprio a tal proposito l’imprenditore si era particolarmente arrabbiato, accusando la dirigenza del Pd di aver creato la leggenda del partito di Repubblica e del direttore Ezio Mauro prossimo leader dei democratici.

Vendola si prepara per diventare leader anche se Pd e Di Pietro non lo vogliono

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Nichi Vendola


E’ scattata l’operazione di Nichi Vendola per diventare leader del centrosinistra: La Stampa riporta l’inizio dell’operazione Nichi. L’obiettivo è portare Vendola alle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra (sempre se ci saranno); intanto è in programma un primo evento nazionale per rinforzare l’immagine di Vendola e a supporto ci dovrebbero essere personaggi importanti di altri partiti della coalizione come Ignazio Marino del Pd e Luigi De Magistris dell’Idv oltre a leader mediatici come Michele Santoro.

Il problema per Vendola è che il Pd non ha nessuna intenzione di dargli spazio e si dice pronto a opporsi con tutte le forze alle insidie dovute all’arrivo di nuovi leader nazionali estranei ai democratici sulla scena e chiede a Vendola di mostrare più rispetto per il primo partito della coalizione. E infatti D’Alema già frena sulle primarie e Vendola si vede costretto ad attaccarlo etichettandolo come politico perdente e accusando il Pd di non avere una politica chiara.

Ma anche nell’Idv non sono proprio favorevoli all’ipotesi Vendola: Di Pietro è palesemente contrario e indica come troppo di parte l’idea di Vendola candidato premier

Alle prossime elezioni devono esserci candidati di destra e di sinistra che rappresentino la pacificazione sociale. Per questo non abbiamo bisogno di Nichi Vendola che rappresenterebbe una fascia estrema di tutta la sinistra

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