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Visto da destra

Bombe sulla Libia: un pasticcio tutto italiano

pubblicato da Luca Landoni in: Esteri Visto da destra


Vediamo di aprire un sacrosanto dibattito sulla questione dei bombardamenti italiani in Libia, visto che per opportunità il mondo politico se ne infischia, limitandosi a sottolineare soltanto ciò che fa comodo (a sinistra le divergenze tra Lega e Pdl; a destra l’incoerenza di un Pd improvvisamente filobellicista.)

Chissenefrega delle beghe di palazzo. Domandiamoci invece cosa è giusto fare, una volta tanto, e non quel che porta voti o meno. In Libia è in corso una guerra civile in cui non è possibile non schierarsi, soprattutto per un paese limitrofo come il nostro. Inevitabilmente l’esito della crisi porterà delle conseguenze, ed è questo il momento di scegliersi la parte, perché quando tutto sarà finito sarà troppo tardi.

La parte non può ovviamente essere Gheddafi, con cui obtorto collo è stato giusto dialogare finché era il capo riconosciuto, ma che resta il dittatore sanguinario che è sempre stato, con un solo grande pregio: aver bloccato l’espansione del fondamentalismo, essendo di fatto uno dei rari leader laici del mondo arabo.

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E basta con la retorica sull'Unità d'Italia

pubblicato da Luca Landoni in: E basta Visto da destra


Il 150° è passato, viva il 150°. Sì, è vero che dovremo continuare a sorbirci l’insopportabile retorica delle bandiere tricolori e dell’inno nazionale fino alal fine dell’anno, ma perlomeno il giorno principale delle celebrazioni - quello che ha generato l’altra terrificante polemica sul giorno di ferie (obbligatorie) - è andato.

E allora vogliamo guardare una volta tanto il re nudo? Di questa storia dell’anniversario non gliene importa niente a nessuno. Quanti italiani amano il nostro inno nazionale, forse il più brutto del mondo? E quanti sono veramente patriottici o peggio ancora nazionalisti? Fortunatamente una minimissima parte di un paese che se ha un pregio è quello di guardare la realtà in modo disincantato, dopo averlo preso troppe volte in un posto di cui è meglio non far menzione.

Ci si sente italiani il giorno in cui gioca la nazionale (mica tutti) e quando si è all’estero, talvolta; magari in contrapposizione a certi comportamenti di inglesi, francesi o tedeschi ai quali in fondo in fondo ci sentiamo (a torto, ma è umano) superiori. In tutte le altre occasioni ci si sente a malapena cittadini del paese in cui si è nati, se non semplicemente se stessi. Che è meglio, come diceva uno dei puffi di infantil memoria.

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No election day: ci risiamo con la polemica sull'accorpamento mancato

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra Amministrative 2011

Ancora una volta la sinistra monta una polemica sulla questione dell’election day. In altre parole, Bersani & co. si lamentano per lo spreco di milioni (300, secondo le loro stime) derivato dal mancato accorpamento di elezioni amministrative e referendum.

«Il Consiglio dei ministri ha anticipato il no all’election day, dicendo di no al voto sul referendum sul legittimo impedimento lo stesso giorno delle amministrative. Significa buttare dalla finestra 300 milioni di euro, unicamente per impedire che il referendum raggiunga il quorum» secondo Dario Franceschini.

Peccato che lo stesso illustre esponente del Pd dimentichi che nell’istituto del referendum la questione della mancanza del quorum sia stata prevista per un motivo ben preciso: si ritiene infatti che se non va a votare almeno la metà degli italiani, il referendum debba decadere perché la questione non interessa agli elettori.

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Se non ora quando? Possibilmente mai

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


Donne in piazza domenica per la propria autocitata dignità, con appuntamento a Roma per le 14 alla Terrazza del Pincio; a Milano alle ore 14.30 a Piazza Castello. Lo slogan è Se non ora quando e l’ambizione quella di rappresentare tutto il gentil sesso italico. Contro Berlusconi, naturalmente.

Sì, perché le nostre donne aderenti non le abbiamo viste stracciarsi le vesti in occasione della perquisizione corporale alle 6 di mattina alla giornalista del Giornale, anch’essa apparentemente offesa nella sua dignità femminile, ma ahimè, di destra. Nè in molte altre occasioni in cui la mignottocrazia dello spettacolo italiano - largamente in mano alle lobby sinistrorse - ha richiesto il sacrificio della verginità delle giovanti aspiranti soubrette sull’altare del successo.

Ma in questo caso è tutto diverso. C’è di mezzo Berlusconi ed è sempre molto chic schierarsi contro il Governo (quando è di destra). Chic e apprezzato nei salotti in cui si decide chi va avanti e chi no. Sara Tommasi ora presumibilmente no, povera cara. Molte delle aderenti al manifesto invece magari sì. Vediamo chi sono:

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Mercoledì 22 la prossima manifestazione anti-Gelmini. Che fare?

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


L’Unione degli Studenti ha annunciato per dopodomani, mercoledì 22 dicembre, la prossima manifestazione di protesta contro la Riforma Gelmini. La data coincide col voto del Senato sul Ddl della riforma universitaria ed è quindi ovvio che l’obiettivo del corteo sarà nuovamente Palazzo Madama.

Ora, posto come si è visto che la componente realmente studentesca (nel senso di chi apre i libri per studiare) della manifestazione è minima e che le frange violente sono composte perlopiù da ultrà del pallone, appartenenti a centri sociali e balordi di varia natura, come si può fare per evitare il ripetersi di uno spettacolo indegno come quello del 14 dicembre?

La proposta di Gasparri di effettuare degli arresti preventivi è inattuabile e populista, almeno quanto l’umoristico commento di Vendola che parla di fascismo come la massaia delle barzellette parla di detersivi. La stessa proposta di Maroni di estendere il Daspo - la legge in vigore contro gli ultrà - è probabilmente irrealizzabile, anche se potrebbe essere un inizio, se applicata con un certo criterio.

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Tutti liberi i fermati della manifestazione di Roma. Ritorno agli anni 70, impunità compresa

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


Su ventitré, ventidue liberati e uno agli arresti domiciliari. Questa la scioccante decisione del Tribunale di Roma in merito ai ragazzi fermati dopo i violenti scontri del 14 davanti al Parlamento. Una decisione che segna la sconfitta dello stato di diritto, ma non solo. Rappresenta una chiara umiliazione per tutta la gente che lavora e che martedì ha dovuto assistere impotente al gioco alla guerriglia di una banda di teppisti che certa stampa si ostina ancora a definire come “studenti”.

Ma quali studenti e studenti. Chi studia può anche andare in piazza a manifestare, com’è perfettamente lecito, ma certo non tira bombe carta, non piccona sampietrini dall’arredo urbano per scagliarli contro la polizia, non incendia furgoni blindati, non spacca vetrine, non distrugge le automobili parcheggiate di povera gente che non c’entrava nulla.

E d’altronde se i volti dei leader della protesta sono quelli che abbiamo visto ieri sera di Annozero, dove hanno ottenuto una clamorosa e interminabile tribuna nonostante l’inutile opposizione di La Russa, tutto si spiega da sè.

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Polo della Nazione: e Fini morì democristiano

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


Si nasce incendiari, si muore pompieri. Così recita un antico proverbio che il Presidente della Camera deve aver preso molto a cuore. Da oggi infatti ne è l’incarnazione vivente, grazie alla nascita ufficiale del terzo polo e alla sua confluenza immediata in esso.

Non più Partito della Nazione - quello fondato dal lungimirante Casini qualche mese or sono, ma “Polo”, secondo la moda vigente. Dentro, di tutto: da Fini a Rutelli, da Lombardo a Daniela Melchiorre, ultimamente onnipresente al fianco di Pierferdi; che stia nascendo un amore? (politico, s’intende).

Idee? Poche. Quelle dell’Udc, con una spruzzata di sicilianismo autonomista, un po’ di sano populismo e Rutelli. Ru-tel-li. L’uomo che ancora ci devono spiegare come sia stato preferito ad Amato per subire una clamorosa scoppola elettorale dal centrodestra. A fare da collante poi il solito antiberlusconismo, ma meno che all’Idv, così, giusto per distinguersi in qualcosina.

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Fini vs Bersani. Il duello delle ovvietà a Vieni via con me

pubblicato da Luca Landoni in: Mediaticamente Visto da destra


La seconda puntata di Vieni via con me, andata in onda ieri sera, è stata preceduta dal solito battage polemico sull’invito rivolto a Fini e Bersani. Un polverone talmente denso e futile da lasciar intendere che Fazio & co. lo avessero creato ad arte, ben sapendo che sotto il fumo svolazzava ben poco d’altro.

Di fatto i due leader sono stati invitati per leggere un elenco di valori fondanti alla base del pensiero di destra e di sinistra. Il leader del Pd ha sciorinato i classici concetti di solidarietà, eguaglianza e diritti (senza troppi doveri) tanto vaghi e mediocremente articolati da meritarsi l’appellativo di capo-bocciofila affibbiatogli dagli ambienti giornalistici dell’altra sponda.

Il Presidente della camera, un po’ scioccato ed emozionato per aver messo piede in un salotto radicalchic in cui mai sarebbe stato invitato se non avesse improvvisamente voltato la gabbana a Berlusconi, ha dato comunque sfoggio della sua ben nota oratoria, vincendo forse il duello delle ovvietà col suo dirimpettaio, almeno per vitalità. Ma purtroppo per lui è stata una vittoria di Pirro.

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Essere di destra oggi: in assenza di meglio, tocca tenerci Berlusconi

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


Assistendo ieri sera alla puntata di Annozero con ospiti Ghedini, Concita Di Gregorio, Di Pietro e Nunzia Di Girolamo, non potevo non avvertire un chiaro senso di disagio. Si parlava naturalmente del Ruby-gate e l’avvocato del Premier tentava di difendere l’indifendibile. D’altronde è il suo mestiere.

Più fastidioso ascoltare la difesa d’ufficio della deputata Pdl Di Girolamo, la cui giovane età dovrebbe far presupporre una maggiore integrità morale. Molto meglio la consigliera di zona milanese del Pdl situata tra il pubblico, che pur essendo di centrodestra ha manifestato il suo fastidio per la fuliminea carriera di una Nicole Minetti nota solo per le sue apparizioni da soubrette, e ora anche per il suo ruolo di affidataria di presunte ladre fermate dalla questura.

Ma l’apice lo si tocca quando Concita Di Gregorio parla, dice cose moralmente giustissime e non si può che concordare. Concordare con la Di Gregorio… ci vuole un’onestà intellettuale da extraterrestre per ammettere che ha ragione, eppure è proprio così.

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Ci mancava anche Ruby. Elezioni subito... a ritmo di bunga bunga

pubblicato da Luca Landoni in: Visto da destra


Al ritmo della fantastica parodia del Bunga Bunga/Waka Waka di Elio e le Storie Tese ieri sera a Parla con me, proviamo a fare un paio di considerazioni sulla situazione politica del paese.

È evidente che la vicenda Ruby non ha fatto che amplificare una situazione che era già sotto gli occhi di tutti, e che stava maturando lentamente dal momento del distacco di Fini poi sfociata nella fondazione di Futuro e Libertà.

Ci si occupa esclusivamente di facezie mentre il paese che avrebbe urgentemente bisogno di riforme se ne sta lì, immobile, ad aspettare una dichiarazione o uno scandaletto. Non c’è più traccia da tempo del fervore “del fare” che il Governo Berlusconi aveva manifestato nei primi mesi e siamo tutti inchiodati ad aspettare la risoluzione del Lodo Alfano, la ricerca disperata di fondi per la riforma della scuola o la minima dichiarazione anti-Cav del Presidente della Camera.

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