
Strage di Piazza della Loggia, Brescia. 28 maggio 1974. Sono trascorsi più di 35 anni da quella bomba che in pieno centro uccise 8 persone ferendone un altro centinaio. Ma siamo in Italia, dunque di che ci meravigliamo? È già tanto che il processo non sia stato stoppato.
In ogni caso la notizia è che i pubblici ministeri al processo hanno chiesto quattro condanne all’ergastolo per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte, tutti esponenti del terrorismo di destra dell’epoca, mentre per Pino Rauti si profila l’assoluzione.
«Nel caso di Rauti», dichiara il pm Roberto Di Martino, «si parla di responsabilità morale. La sua posizione è quella del predicatore di idee praticate da altri, ma non ci sono situazioni di responsabilità oggettiva. Rauti va assolto perchè non ha commesso il fatto».
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Una legge politica non scritta del giornalismo prescrive che ad atto negativo verso le proprie posizioni vada opposta una reazione uguale e contraria. È accaduto più volte in passato (vedi caso Boffo e la questione Berlusconi-Antigua sollevata da Report come ultimi casi) e accade nuovamente in questi giorni a Livorno.
Il Giornale scova una scuola materna da cui pendono bandiere comuniste e la contrappone ai noti fatti di Adro. Peccato che non sia esattamente la stessa cosa, e vediamo perché.
La scuola di Adro è stata utilizzata dal sindaco per fare propaganda, su questo non piove, e anche se possiamo discutere sul simbolo del sole delle alpi, che di per sé non sarebbe un’invenzione leghista, gli intenti finali sono chiari.
Continua a leggere: Comunisti a Livorno. L'Adro di sinistra è servita su un piatto. Soltanto che...
Ventisette per cento, questo l’incredibile risultato raggiunto dall’Fpoe alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale viennese. Ricordiamo che la capitale in Austria fa stato a sè e quindi il risultato ha valenza ancor maggiore.
Il partito di Heinz-Christian Strache raddoppia così il suo consenso e distrugge gli equilibri consolidati da cristiano democratici e socialisti, entrambi in caduta libera. Da notare che Strache ha raccolto un partito che 5 anni fa era al 3% portandolo quasi a decuplicare il suo consenso.
Ora, al di là dei facili titoli dei giornali italiani sul “xenofobo” Strache e compagnia bella - toni sensazionalistici che nascondono un vuoto di idee - cerchiamo di capire i motivi della sua ascesa e come tutto questo si riverberi sulla situazione europea in generale.
Continua a leggere: Trionfo dell'estrema destra nelle elezioni austriache: 27%

Sono porci questi romani. È bastata una battutaccia del solito Bossi a montare una polemica in pura salsa italiana, con levata di scudi obbligata del primo cittadino capitolino Alemanno (che contraddizione col nome) e di tanti parlamentari e associazioni in cerca di pubblicità.
Ora, chiarito che si tratta di una citazione non proprio da Asterix (”sono pazzi questi romani”), ma semmai da tutte le scuole elementari/medie del Belpaese (alzi la mano chi non giocava con l’acronimo SPQR da bambino). Chiarito pure che non era riferita agli abitanti di Roma ma al “sistema romano”, in quanto declinazione del ben noto motto leghista Roma ladrona, vediamo di legarlo a un altro evento apparentemente esterno, l’uscita nelle sale del film di Luca Miniero Benvenuti al Sud.
Come noto si tratta del remake di una capolavoro francese, Giù al Nord, con cui però non condivide assolutamente nulla, e tantomeno la graffiante ironia. Si tratta della solita menata buonista del nordico pseudoleghista stupido e razzista che va a lavorare al sud pieno di pregiudizi da macchietta e torna innamorato della meravigliosa bontà d’animo dei locali.
Continua a leggere: Sono Porci Questi Romani. Bossi, Bisio e l'egemonia culturale della sinistra

Per tutto il giorno abbiamo atteso con ansia il video preannunciato da Gianfranco Fini per spiegare la sua verità sulla casa di Montecarlo. Dopo infiniti rinvii per motivi tecnici (pare) alla fine il momento è arrivato e abbiamo potuto assistere al discorso del Presidente della Camera nella speranza che fornisse delle risposte chiare.
Nulla di tutto questo. Fini ha scelto un profilo bassissimo, dichiarando di non sapere di chi sia la casa; di non essere nemmeno certo che non sia di suo cognato (che però gli ha assicurato di esserne solo affittuario) e - dulcis in fundo - di essere disposto alla dimissioni nel caso si dimostri il contrario.
Un Fini molto diverso da quello combattivo dei mesi scorsi, quando dichiarò che ci saremmo tutti fatti delle grasse risate (mi pare ci sia poco da ridere, invece) e quando sparò a zero contro il Pdl dal palco di Mirabello. Perché?
Continua a leggere: Video verità su Montecarlo: Fini sceglie il basso profilo. Perché?

Terremoto in Svezia, da decenni sede del modello socialista umano e laboratorio di integrazione, libertà d’ogni genere e stato sociale spinto a tutti i livelli. Ricordiamo che il paese scandinavo è quello che nel mito collettivo rappresentava l’unico stato i cui cittadini erano felici di pagare le tasse più alte d’Europa perché in cambio ricevevano servizi da Bengodi.
In buona sostanza le elezioni politiche hanno premiato lo SD, che a dispetto del nome- Democratici di Svezia - è un partito che rappresenta l’estrema destra xenofoba (a detta dei suoi avversari) o quantomeno sospettosa nei confronti degli stranieri immigrati, i cui militanti sfiorano spesso pericolosamente lo status di neonazisti.
Il partito, guidato da Jimmi Akesson (nella foto), ha superato la soglia del 4% e si insedierà in Parlamento dopo una rincorsa al voto di anni, che lo ha portato da un iniziale zero+, all’1,4% per raggiungere il 4,5 circa alle ultime elezioni. Ma al di là del solito pittoresco paragone con movimenti come i tedeschi Republikaner, quali sono le radici vere del voto all’SD?
Continua a leggere: Fine del modello svedese: l'ultradestra anti-immigrazione entra in parlamento
A due giorni di distanza dal blitz sulle navi “pacificiste” che cercavano di forzare il blocco di Gaza vediamo di fare un po’ il punto dela situazione valutando i fatti e non le ideologie. Come sempre infatti su questo argomento c’è una certa tendenza a prendere posizioni preconcette in base alle proprie. Ovvero - detto fuori dai denti - chi è di sinistra dà ragione ai palestinesi, chi è di destra agli israeliani senza minimamente preoccuparsi di ciò che è accaduto veramente.
Ma cos’è accaduto? Vediamo. Da anni l’esercito israeliano blocca l’accesso delle navi a Gaza per un motivo preciso: non vuole che imbarcazioni pseudopacifiste e altre portino armi o materiali come il cemento che Hamas ha spesso usato per costruire basi che di pacifico avevano poco. Il blocco viene via via rafforzato o allentato in base al comportamento dei palestinesi, anche per premiare Al Fatah e i suoi sforzi di limitare la violenza degli estremisti.
Era la prima volta che si cercava di forzare il blocco? No. Era già successo in passato, ma sempre - come anche in questa occasione - gli israeliani avevano offerto approdi alternativi come Hashdod, e si era sempre trovato un accordo. Gli aiuti alla fine, seppur faticosamente, sono quasi sempre arrivati a destinazione. Questa volta invece no. Come mai?

Come previsto, la puntata di ieri di Annozero è stata scoppiettante. 17 minuti di monologo di Michele Santoro per spiegare la situazione e menare fendenti a destra e a manca (soprattutto a manca) col chiaro intento di togliersi finalmente qualche sassolino dalla scarpa. Su TvBlog trovate il video dell’intervento.
La sostanza di tutto ciò è una richiesta non del tutto chiara. In pure stile santorino.
«L’accordo non è stato ancora firmato, se volete che rimanga chiedetemelo, ma Annozero deve essere considerato la perla del servizio pubblico»
Sul resto dell’invettiva soprassediamo. Gli attacchi a giornali, partiti e singoli personaggi come Zavoli lasciano il tempo che trovano. Cerchiamo invece di capire chi sono i soggetti cui si rivolge il conduttore di Annozero, quando esclama quel “chiedetemelo”.
Continua a leggere: Santoro chiede il voto dei consiglieri Pd per restare. Forse

Grande clamore ha sollevato una dichiarazione resa ieri in conferenza stampa dal sindaco di Milano Letizia Moratti (qui ne parliamo su 02blog). Si tratta di una vecchia polemica, ma molto significativa per capire quanto le posizioni di destra e sinistra siano tuttora inconciliabili su problemi come delinquenza e immigrazione.
La Moratti di fatto ha scoperto l’acqua calda, affermando che i clandestini se non hanno un lavoro di norma delinquono. Un dato che potrebbe persino apparire scontato ai più, dato che se non hanno mezzi di sussistenza in qualche modo dovranno pure arrangiarsi. Quindi o vivono alle spalle di qualcuno che li aiuta o si danno all’accattonaggio (pur esso un reato) o commettono reati più gravi.
Tanto è bastato tuttavia per provocare l’insorgenza delle anime belle, con il consueto campionario di buonismo, del tipo: “anche gli italiani delinquono, è razzismo” ecc. ecc. Ma alla realtà bisogna guardare in faccia. È ovvio che anche gli italiani commettono reati, e nessuno ce l’ha con i clandestini in quanto tali, ma se non si creano le condizioni perché possano rimanere in Italia onestamente non possono che accrescere il tasso di delinquenza del nostro paese.
Continua a leggere: "I clandestini delinquono". Moratti spara, la sinistra insorge
Parafrasando un vecchio capolavoro dei Cccp proviamo oggi a tracciare un bilancio delle posizioni dell’attuale Presidente della camera Gianfranco Fini in relazione a quelle del suo potenziale elettorato. Fini ha cercato faticosamente di ricavare una propria ideologia alternativa a quella “dominante” del comparto Berlusconi/Lega. Ci è riuscito?
Partiamo dal presupposto che il centrodestra italiano si è molto evouto, e oggi è diversissimo da come si presentava fino agli anni 80. Un tempo si dava per scontato il parallelo destra=conservatorismo e ostilità alle riforme e ai nuovi valori sociali. Le nuove generazioni hanno fatto in parte piazza pulita di questo preconcetto, al punto che la destra giovane fortunatamente non guarda più con chiusura a vecchi temi sensibili come l’omosessualità e l’aborto; è divorzista e fondamentalmente anticlericale, ma soprattutto liberale e libertaria.
In questo senso Fini ha centrato in pieno l’obiettivo quando si è smarcato dalle posizioni medievaliste di gente come Quagliariello (Pdl) e di buona parte della Lega nel caso della proposta legge liberticida partorita dal caso Eluana Englaro. Allo stesso modo più che condivisibili si sono dimostrati i suoi appelli al dialogo con l’opposizione e all’interno del Pdl, in cui non è più accettabile la posizione dittatoriale di Berlusconi, soprattutto dopo la fusione di Fi e An.
Continua a leggere: Gianfranco Fini e la destra italiana. Affinità e divergenze