
Se con Piero Marrazzo, quel giorno, non si fosse appartata una prostituta transessuale ma una donna è molto probabile che lo scandalo sarebbe stato raccontato con altri toni. Qualcuno avrebbe celebrato il maschio italiano.
Qualcuno non avrebbe fatto della facile, banale e brutta, ironia provando a capire cosa queste prostitute hanno in più delle femmine che politicamente (in Italia) non sono emancipate. Di Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, ai giornalisti interessa il look. Più che il lavoro.
Per questo motivo a meno di una settimana dall’inizio delle chiacchiere su Piero Marrazzo abbiamo deciso di intervistare Vladimir Luxuria. Ex parlamentare. Di Rifondazione Comunista. Ex naufraga. Dell’Isola dei Famosi. Ma transgender. Ancora per poco.
Luxuria invece ambisce alla poltrona sulla quale è attualmente assiso Giorgio Napolitano. Sono notizie di un certo livello che non posso esimermi dal riportare. Brass, autore di delizie che in tenera età ci hanno sicuramente fatto perdere qualche diottria, una su tutte, La Chiave - qui sopra un trailer - ha dichiarato al Corriere alcune cose interessanti. La prima è che l’algidume della Carfagna non lo stimola affatto, e fin lì ci può stare
Il ministro Carfagna ha detto che non reciterebbe mai in suo film.
«Ma io alla Carfagna non proporrei nulla: a Venezia quelle come lei le chiamiamo “cassafatti”: so tutto io, faccio tutto io… l’antisesso, come gli uomini onniscienti. Meglio la Gelmini, ha lo sguardo sempre attraversato dal turbamento»
Forse David Cronenberg sarebbe più adatto a girare un film con la Gelmini, ma sono punti di vista. Ma è su Vladimir Luxuria, che il nostro ci lascia a bocca aperta:
Vladimir Luxuria?
«Mi piacerebbe: ha un’intelligenza sensuale»
E a voi?

Non c’è bisogno di scomodare i sacri testi per convincersi di come «nella piccola borghesia planetaria, nella cui forma lo spettacolo ha realizzato parodisticamente il progetto marxiano di una società senza classi, le diverse identità che hanno segnato la tragicommedia della storia universale, stanno esposte e raccolte in una fantasmagorica vacuità». Gli italiani stanno vivendo da quasi un ventennio l’egemonia sociale, prima ancora che elettorale, di un berlusconismo , che riceve sempre nuove conferme da una classe politica di sinistra affollata di uomini, donne e transessuali convinti di cavalcare una tigre che se li è già mangiati.
Così Norma Rangeri su Il Manifesto, e non è il commento allo spettacolo indecente offerto da Villari e le sue poltrone o dei pizzini di Latorre versione consigliere di Bocchino; peggio ancora si potrebbe dire, è il declino culturale di uno degli ultimi pezzetti di una sinistra storica, che in Italia, non avendo il potere la forza e i numeri di opporsi al cavaliere oscuro, si è lasciata travolgere dalla sua festosa identità neotelevisiva.

Non c’è luce alla fine del tunnel: chi pensava che dopo la catastrofe elettorale si potesse solo risalire è invece costretto ad osservare lo zelo con cui la dirigenza di Rifondazione comunista continua ad operare per assicurarsi l’estinzione completa dal panorama politico nazionale.
L’ultimo boomerang, talmente letale da costringermi a concordare con quanto scritto su Il Giornale, è stato lanciato dopo la vittoria di Vladimir Luxuria allo show l’Isola dei Famosi. Liberazione, il suo direttore e il segretario Paolo Ferrero hanno fatto a gara a sputtanarsi, ravvisando una rivincita sulle avversità dei tempi e prospettando addirittura una candidatura alle elezioni Europee.
Benché sia superfluo, è bene ribadire che non si tratta di un problema di genere, ma di un altro genere di problema. Se l’idea di candidare Valdimir Luxuria alle Europee fosse scaturita da una serena valutazione sul lavoro svolto durante il suo mandato parlamentare, non ci sarebbe stato niente da obiettare. Ma portare in trionfo una persona e prospettargli un futuro a Strasburgo soltanto in seguito alla sua vittoria all’Isola dei famosi è uno dei punti più bassi mai toccati a sinistra (dove peraltro di abissi ne abbiamo esplorati parecchi).
Se avesse vinto l’altra finalista, Belen e il Popolo della libertà le avesse offerto una candidatura anche soltanto alle elezioni comunali, si sarebbe levato un meritato coro per evidenziare il reiterato uso pubblico di veline e ballerine. Ma evidentemente la spinta all’autodistruzione è troppo forte e resisterle è troppo arduo per dirigenti politici di questo calibro: in ogni caso, se Luxuria rinuncia al seggio europeo, non dovranno disperare, ci sarebbe sempre un certo Pietro Taricone…

Chi ha avuto modo di leggere Avanti Popolo! di Gian Antonio Stella avrà un quadro già abbastanza dettagliato sulla figura di Vladimir Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno), il primo deputato transgender nella storia della Repubblica Italiana.
Chi, invece, o per mancanza di curiosità, o per disinteresse, si è limitato a seguire solo la vita parlamentare del nostro Onorevole, domani può leggersi su “Tu” (uno di quei settimanali scandalistici) una lunga intervista che Luxuria ha concesso alla rivista diretta da Marisa Deimichei prima di partire per l’Isola dei Famosi, il noto reality di Rai 2 che la vedrà protagonista assieme ad altri “naufraghi” provenienti dal mondo dello spettacolo.
Ed è proprio in questo colloquio che arriva ad evocare, forse per la prima volta, i fantasmi del passato: “Molti trans si prostituiscono ed è successo anche a me”, confessa. “Sono stata corteggiata da famosi della politica e della tivù ma non volevano amore, cercavano solo una botta e via”. Per fortuna – conclude – “è durato poco, era un momento difficile”.
Tristezza, tanta tristezza.

Vladimir Luxuria sull’Isola dei Famosi? Se ne parlava da un pezzo, l’ufficialità si avrà però solo a poche settimane dall’inizio del programma di Rai2.
Ma Laura Rio, oggi, sul Giornale, da Saint Moritz, dove si è tenuta in questi giorni la presentazione dei palinsesti autunnali della TV di Stato, dà per certa la presenza dell’ex onorevole di Rifondazione al reality show di Simona Ventura.
Per chi è curioso di sapere che fine avesse fatto il primo trasngender ad entrare a Montecitorio dopo la batosta elettorale incassata da “La Sinistra l’Arcobaleno”, può leggere qui un’apposita scheda realizzata da PolisBlog oppure, gustarsi l’intervista in tre puntate (più extra) rilasciata al nostro Gabriele.

Ok, non ci sono di mezzo queste tre cose. Nè gli Afterhours con “Non sono immaginario“, nè il capolavoro dei Cure “Three Imaginary Boys“, nè l’omonimo ma italofono “Tre ragazzi immaginari” di Brizzi. In questo post vi racconterò tutto quello che avrei voluto chiedere a Luxuria nella memorabile telefonata di venerdi’ scorso.
Odio fare le interviste per telefono. Mi piace guardare negli occhi la gente. Poco tempo fa mi era capitato di dover parlare per telefono con Charlie Wilson, un ex deputato del Congresso Americano che nella vita ha pensato principalmente a: fare sesso con donne stupende, bere, e finanziare guerriglieri afghani contro l’esercito sovietico negli anni ottanta. Uno stile di vita apertamente condivisibile.
Ma avrei voluto averlo davanti, invece lui era a New York, io dall’altra parte del telefono a Milano. Cose che capitano. Con Luxuria almeno si parlava in italiano. Vantaggio non da poco. Luxuria, come avrò ripetuto decine di volte infrangendo qualunque regola da scuola di giornalismo, sembrava appena sveglia. Gentile però, al contrario mio, che se fossi stato in quelle condizioni, con dall’altro capo del telefono un altro me, avrei avuto quella che si chiama reazione Burroughs.

Mentre Douglas Adams si ribalta nella tomba e dai sepolcri si ode un suono di trottola, continuo, con l’ultima parte, della memorabile telefonata con Vladimir Luxuria. Tutto avviene mentre mi trovo in un centro Exodus dalle parti di Gallarate, a fianco di un ex galeotto identico a Ernest Hemingway negli ultimi anni di vita - me ne rendo conto verso la fine dell’intervista - e sono al cellulare con Mr Guadagno. L’incontro telefonico, ottenuto tra mille sbattimenti dal nostro valido fc, arriva in coincidenza con il peggior momento possibile.
Ora è il momento di parlare dell’aria che tira. Oggettivamente non buona. Mai visto un maggio giugno così umido in effetti, e alcuni sostengono che sia stata la sfiga portata da Al Gore quando è venuto in visita per lanciare Current Tv. Indimostrabile, ma affascinante come prospettiva. “E’ cambiato molto a Roma, era una città più aperta” mi spiega per telefono. Vladimir Luxuria, non Al Gore. Ora in effetti le aggressioni non si contano, anzi si perde il conto del numero di botte prese da minoranze assortite.
Da parte di altre minoranze. Chiaro. Minoranze sceme, ma è un altro discorso. Luxuria ha la stessa voce di uno che si è appena svegliato, nonostante siano le tre del pomeriggio. Io sudo come in una sauna finlandese, espellendo solo dai pori delle orecchie tutto il liquido in eccesso.

Si lo ammetto, la precedente puntata, tra citazioni di Douglas Adams assolutamente fuori luogo e gonzo journalism che poco mi si addice, avendo in comune con Hunter S. Thompson solo l’appartenenza al genere umano e il numero di denti, era un pò così. Chiedo venia. Ma torniamo a noi. Seconda parte de “Le Telefonate Che Segnano Le Esistenze”. Ovvero la memorabile intervista telefonica con Vladimir Luxuria mentre chiacchieravo con un ex rapinatore di banche aspirante suicida extraparlamentare di estrema destra sotto psicofarmaci.
Si parlava del Pigneto vi dicevo “Soprattutto negli anni della Bossi Fini c’è stato un aumento della presenza di migranti, una volta ci arrivavno lo stesso i poveri ma era gente che magari arrivava dall’Abruzzo, poveri, ma italiani”. Ora invece la presenza massiccia di uomini dalla pelle nera spaventa l’uomo bianco, che si organizza da sè.
Mentre il Pigneto da quartiere povero subisce la medesima trasformazione che a Milano ha mutato l’Isola, un tempo rinomato quartiere di ladri e malavita, oggi ritrovo un pò fighetto per giovani e non più tanto giovani artisti e presunti tali. Bon c’è da preoccuparsi, la città della moda spazzerà via tutto e ci troveremo a rimpiangere anche quello, ma è un’altra storia.
“Il Pigneto è un quartiere un pò come Belleville, un pò come Kreuzberg” spiega Luxuria. Nel frattempo lo sguardo del pregiudicato si scurisce lentamente. Prendo tempo sorridendo e facendo gesti con le mani mentre sudo e bagno lo schermo del cellulare, ma me ne accorgerò dopo. Nella prossima e ultima puntata la soluzione al mistero della vita e tutto quanto. E soprattutto l’aria che tira.
Si, so di non essere Douglas Adams, ma come titolo mi piaceva. Venerdì ho avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere al telefono con Vladimir Luxuria, di cui ci eravamo già occupati in passato. Ora, la situazione non era delle migliori, vi spiego perchè: avevo appuntamento telefonico alle tre, e alla stessa ora dovevo trovarmi in un centro Exodus e intervistare un ex ordinenovista che avevo scovato per caso mentre cercava di uccidersi in una piazza di Milano.
Unire le due cose, non era facile: nel mentre avevo un criptozoologo che dovevo sentire per un altro pezzo ancora, ma questa è un’altra storia. Chiamo Luxuria dal centro, all’inizio è occupato. Tiro giù qualche maledizione e continuo a parlare con il fu extraparlamentare di estrema destra che racconta storie di manicomi criminali, psicofarmaci, e di una vita piuttosto triste.
Riesco prendere la linea con Luxuria. Risponde, gentilissima: sembra che si sia appena svegliata, ma è davvero gentile. L’ex terrorista quando gli ho detto della telefonata si è messo a ridere. Chiedo al già onorevole Guadagno del Pigneto, il quartiere teatro dell’aggressione squadrista - non vuol dire niente avere un che tatuato, è un’aggressione squadrista, punto - e mi racconta di un quartiere unito, da sempre, un quartiere decisamente rosso.
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