Giovedì parte la cabina di regia per la pubblica amministrazione 2.0
Il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, riferirà sull'emergenza maltempo in Aula al…
Dopo averle negate per mesi, Sgarbi si accorge delle infiltrazioni mafiose e…
Antonio Di Pietro: carbonari. Voto 6 Il leader Idv va su tutte le furie per l’inciucio in itinere Pd-Pdl sulla legge elettorale: “Sono oscuri e pericolosi per la democrazia questi incontri fatti nei sottoscala e non alla luce del sole come prevedono i regolamenti”. Centro-sinistra di cartapesta. Ghigna il Cav.
Emma Bonino: carbonare. Voto 4 La “pasionaria” (si fa per dire) difende l’improvvida uscita sui “mammoni” della ministra Cancellieri in stile brunettiano: “avremmo dovuto dire da tempo questa verità”. Già. Mettono al sicuro i propri figli (o compagni) prima di maramaldeggiare su quelli degli altri.
La Margherita del pollo Rutelli è un caso limite, ma il problema dei soldi alla politica è generale e antico. Partiti col-Lusi
Il Cav sposa la linea dell’appoggio pieno a Monti. Intuisce che in questo momento l’unica alternativa sarebbe il baratro…anche per le sue aziende. Al peggio non c’è mai Fininvest
D’altronde da tempo le sorti finanziarie dell’impero (soprattutto televisivo) dell’ex premier sono alquanto precarie. Si respira aria di strisciante declino. Scendemol
E poi Berlusconi giustifica pure in modo singolare i suoi fallimenti di governo: “Gli italiani non mi hanno dato il 51% e sono stato castrato dai miei alleati”. Voleva davvero fare il bello e cattivo tempo in splendida solitudine? Fidel Castrato

“Sono favorevole a un accordo con il Pd per la riforma della legge elettorale”, sono bastate queste parole di Silvio Berlusconi per rimettere in moto la macchina della riforma elettorale, una macchina un po’ particolare, perennemente alla ricerca di un accordo che non arriva mai. E oggi Bersani risponde all’ex premier e alle sue proposte di un patto Pd-Pdl in un’intervista a Repubblica: “Ci interessa una legge che pacifichi il Paese e venga riconosciuta da molti non da pochi. Non mi interessa invece un uso strumentale della riforma dove due soggetti lasciano fuori gli altri. Il Pd non è disponibile. La priorità è cancellare il Porcellum, toglierlo di mezzo”.
L’uomo deputato dal segretario Pd a tastare il terreno è Luciano Violante, che oggi se la vedrà con la sua controparte pidiellina Ignazio La Russa. La ricerca di un accordo tra i due maggiori partiti potrebbe anche finire qui, visto che La Russa è da sempre favorevole a un semplice ritocco del Porcellum, mentre Violante non può che partire dalla volontà del Pd di cancellare la legge di Calderoli. L’unico punto su cui i due partiti potrebbero trovare un accordo è sull’innalzamento della soglia di sbarramento, in modo da limitare al massimo i poteri dei partiti più piccoli e puntando di fatto al bipartitismo.
Una posizione, rilanciata da Berlusconi ma da sempre nelle corde del Pd, che metterebbe in seria difficoltà i democratici alienandogli le simpatie degli alleati di sinistra e di centro: un Terzo polo in un sistema bipolare è una contraddizione in termini, mentre Vendola e Di Pietro, favorevoli al bipolarismo, potrebbero essere preoccupati dalla soglia di sbarramento. E quindi? Probabilmente il dialogo proseguirà sulla scorta di quanto visto nell’ultimo periodo, come spiega Stefano Folli sul Sole 24 ore.
Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, riferirà sull’emergenza maltempo in Aula al Senato giovedì 9 febbraio alle 9.30. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Sarà l’occasione per la fine delle polemiche fra Alemanno e la Protezione civile e fra questa e gli amministratori locali, le ferrovie ecc?
In molti Paesi imperversa il maltempo ma solo in Italia la diatriba politica è così accesa. Nel Belpaese abbondano i politici ad uso “televisivo”, insuperabili in TV nello scaricabarile e per lo più inetti alla prova dei fatti, mossi più che altro dal loro tornaconto elettorale. Le ultime “perle”, speculazioni di bassa lega, arrivano da Fabrizio Cicchitto.
“ Altro che Alemanno. – chiosa il capogruppo del Pdl alla Camera - Da un lato l’Europa e l’Italia sono investite da una straordinaria ondata di freddo. Dall’altro lato il problema della inadeguatezza del sistema-Italia, e in esso della protezione civile nella sua attuale direzione e configurazione strutturale, emerge in modo assai evidente e, al di là delle polemiche, richiede prima una analisi molto attenta e poi cambiamenti profondi ed incisivi”.
Insomma Cicchitto vuole rivedere la struttura della protezione civile con ‘cambiamenti profondi e incisivi. Faccia di tolla! Dov’era lui quando il suo partito ha depotenziato il dipartimento con la legge 10 del 2011?. Con quella legge il Pdl ha deciso di privare la protezione civile delle sue attribuzioni che meglio hanno funzionato, anzichè intervenire sul campo d’azione sproporzionato delle strutture di vertice del sistema.
“Bisognava togliere la gestione dei ‘grandi eventi’ – attacca Renzo Lusetti di API - e potenziare il sistema di coordinamento con gli enti locali invece di affidarsi alla tassazione regionale per l’attivazione delle emergenze”.
Già. Cosa aspetta Monti a rimediare a questo scempio e a modificare al più presto la normativa? Come sempre in Italia, la stalla si chiude dopo che i buoi sono scappati.
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“Ma quale Mafia! Non esiste la Mafia a Salemi”
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Scoprite perchè dopo il salto
La faccia “tosta” dei politici è ben nota. Un esempio riguarda i leader dei partiti (a dire la verità, escluso Pier Ferdinando Casini) che per quasi due decenni hanno osannato la seconda Repubblica e oggi fingono di essere stati muti o assenti per vent’anni.
Ancora una volta neppure una parola di autocritica degli esponenti dei partiti di fronte a un fallimento politico e istituzionale di enorme portata.
Il governo dei “tecnici” è l’iceberg di questo fallimento dei partiti e lo stesso premier Monti scivola su una buccia di banana quando incolpa la prima Repubblica “spendacciona” sorvolando sui venti anni successivi. Il Prof, in questo caso, sbaglia anche sul piano economico, come dimostrano anche i resoconti di Oscar Giannino sul debito pubblico, la cui impennata è avvenuta, appunto, dagli anni ’90 ad oggi. L’Italia non cresce più dal 1995, smantellando inoltre il patrimonio societario pubblico e quello della grande industria.
Ma non c’è solo il debito pubblico e la crisi economica di matrice internazionale. L’affaire, oltre modo squallido, Lusi-Margherita riapre la piaga della questione morale dei partiti e dell’etica personale dei dirigenti politici: è l’iceberg del degrado dei partiti padronali, dei capi e dei capetti, il cui culto dà carta bianca a cricche e affaristi di ogni risma, a tutti i livelli. I partiti “liquidi” hanno favorito esclusivamente gli interessi personali dal centro alla periferia a scapito degli interessi generali del Paese. Sono stati cancellati in vario modo politici per lo più preparati, capaci e onesti, frutto di una dura selezione democratica, profondamente legati al territorio. I leader-statisti della prima Repubblica sono morti senza avere accumulato ricchezze: De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, Pertini, Di Vittorio, Almirante, Moro, Berlinguer, Amendola, Lama ecc. Le eccezioni sono davvero mosche bianche.
Oggi è l’opposto. Non solo. Dal Parlamento eletto dal popolo e composto da tutti i ceti sociali si è passati agli onorevoli “nominati” dalle segreterie del Palazzo, persone più fedeli che meritevoli, gente solo dedita a “coprire” il capo di riferimento e a coltivare i propri interessi, i propri privilegi, il proprio potere.
Per ultimo, dopo il fallimento politico ed economico, c’è quello istituzionale legato al bipolarismo coatto e al sistema maggioritario e leaderistico. Addirittura Berlusconi e Bersani oggi cercano l’inciucio per tornare al sistema elettorale proporzionale e arginare il solco fra cittadini e politica. Forse fanno solo melina per andare al voto con il Porcellum.
La degenerazione dei partiti e della politica ha toccato il fondo. Il nodo vero è la democrazia interna dei partiti, ridotta solo a colpevole finzione. O i partiti ne prendono atto, senza ipocrisie e infingimenti, voltando decisamente pagina o la tenaglia della crisi li farà saltare.
Silvio Berlusconi: fanfarone. Voto 3 L’ex premier non si smentisce sul mensile USA The Atlantic: “Non sono un playboy, ma un playman. Con più gay in giro c’è meno competizione. Mio nipote è come me: ha 4 anni ed è già affascinato dalle donne”. Cresce il “trotino” …
Roberto Formigoni: faraone. Voto 3 Il “Pirellone bis” costa 570 milioni, con eliporto e foresteria. Due piani per il Governatore: per arredare l’ufficio e l’appartamento spesi 127mila euro. Tavolo da 11mila euro e sofà da oltre 4mila. Sacrifici sì, ma per gli altri.
Chi ci capisce è bravo, in questa politica tutta intenta allo “scaricabarile”. La sceneggiata (e la colpevole inattitudine) del sindaco di Roma Gianni Alemanno è nota, superandosi negativamente nell’emergenza neve di questi giorni.
Ma c’è di più. Prendete il Pd: oggi ha chiesto al governo di riferire alla Camera sul “disastro” provocato dal maltempo. Ha denunciato il vicepresidente dei deputati: “Interi comuni senza luce e gas; treni bloccati per ore e passeggeri al freddo e senza informazione; una grande città, capitale del Paese, letteralmente in ginocchio; autostrade e raccordi sommersi da neve e ghiaccio con automobilisti abbandonati a loro stessi. Troppe cose non hanno funzionato e non è il momento di aprire inutili commissioni d’inchiesta nell’impossibile tentativo di salvare quel sindaco o accusare prefetti e Protezione civile”. “Chiediamo immediatamente al Governo di venire nell’aula di Montecitorio a riferire di quanto è successo, ben consci che niente potrà ripagare i cittadini italiani dei disagi subiti, ma nella speranza che il disastro di questi giorni non torni a ripetersi”, ha concluso l’esponente Pd. Bene.
Ma il Partito democratico non è nella maggioranza di questo governo? E, a parte Roma, non è il partito che governa decine e centinaia di comuni in affanno in queste ore sotto la nave? All’epoca del vecchio Pci, non certo avaro in interpellanze e proteste varie, in tempi di emergenza (neve, alluvioni, terremoti) i dirigenti del partito e i suoi esponenti istituzionali erano in prima file, con il badile in mano …
Nei giorni dei grandi disagi per chi si è avventurato a viaggiare in treno, tra convogli bloccati per neve e treni soppressi o in ritardo cronico, sta passando in secondo piano una polemica tra le Ferrovie dello Stato e NTV- Nuovo Trasporto Viaggiatori, la nuova compagnia ferroviaria guidata da Luca di Montezemolo.
L’antefatto sta nella prima bozza del decreto liberalizzazioni del governo Monti, il cui articolo 41, intitolato “Unbundling nel trasporto ferroviario“, poneva le basi per lo scorporo della Rete ferroviaria dal Gruppo Ferrovie dello Stato italiano. La proposta prevedeva che le azioni della Rfi passassero al ministero dell’Economia, e che dopo il parere di un’Authority la gestione delle infrastrutture ferroviarie passasse a un altro soggetto, diventando indipendente dalle imprese operanti nel settore dei trasporti. Nella bozza definitiva del decreto, l’articolo era sparito, sostituito da un più tranquillizzante “Misure per il trasporto ferroviario”, anche a seguito delle vibranti proteste dell’AD di Trenitalia Mauro Moretti che non ci stava a vedere dimezzato il peso delle FS proprio alla vigilia del debutto della concorrente NTV, il cui primo treno, Italo, dovrebbe partire entro marzo.
Prima che la norma sparisse, l’Ufficio Studi di NTV aveva pubblicato una ricerca sul mercato europeo, da cui risultava che lo scorporo della rete ferroviaria avrebbe portato benefici e risparmi, come accaduto in Gran Bretagna.
Continua a leggere: Liberalizzazione della rete ferroviaria: è scontro tra FS e NTV
Open data, open source, cloud computing e smart cities. I quattro punti cardinali dell’agenda digitale del governo Monti presentata nel decreto legge sulle semplificazioni dovrebbero iniziare a vedere la luce da giovedì, quando si terrà il primo incontro della cabina di regia formata dal ministro dell’Istruzione Profumo, della Funzione pubblica Patroni Griffi e della Funzione pubblica Passera. Inizia quindi a prendere forma il progetto pensato dall’Unione Europea nel 2010 e i cui obiettivi dovrebbero essere raggiunti nel 2020, con l’eccezione della banda larga, per cui si prevede che già nel 2013 tutti i cittadini europei siano raggiunti dalla banda larga. Ma una banda larga “in piccolo”, niente 100 mega al secondo, ci si dovrà accontentare di averne 2.
Il primo punto riguarda l’accesso libero ai dati pubblici: per fornire tramite un sito dedicato del governo in modo trasparente le informazioni ai cittadini, dando anche la possibilità di creare applicazioni basate sugli open data. “Mettere un documento in Rete è utile solo se i dati sono scaricabili e riutilizzabili da tutti. Così i dati generano altri dati e può nascere un’economia di applicazioni civiche. Quante applicazioni per telefonino c’erano un anno fa? E oggi? E’ una cosa che sai dove inizia ma non dove finisce”, spiega il ministro Profumo a Repubblica.
Un progetto che diventa funzionante se contemporaneamente, come è nel progetto dell’agenda digitale, si utilizzano software aperti e si archiviano tutti i dati attraverso il cloud compunting, per condividere i dati tra le pubbliche amministrazioni e riuscire a fare un passo avanti verso la sburocratizzazione. Per cui, per esempio, a partire da maggio 2012 i pagamenti all’Inps potranno essere fatti solo via internet, come già si può fare oggi per l’iscrizione alle scuole e università. Ma il traguardo finale, e più ambizioso, sono le smart cities, città collegate digitalmente per quel che riguarda mobilità, risparmio energetico, sistema educativo, sicurezza, sanità, servizi sociali e cultura: “Sarà lo strumento per trasformare le tante esperienze, positive ma isolate fatte in giro per l’Italia, in prototipi per un progetto Paese - spiega Profumo - A partire dalla scuola dove il rapporto docente-discente si rovescerà e tutti potranno uscire dal microcosmo della classe per incontrare il mondo attraverso la Rete”.