Silvio Berlusconi ieri si è presentato al Palazzo di Giustizia di Milano per il processo Mediatrade. Erano esattamente otto anni che non metteva piede in aula, e ad attenderlo ha trovato un gruppo di sostenitori con diversi cartelli inneggianti al suo nome.
Sul fronte opposto c’erano invece i contestatori, guidati da Piero Ricca e da alcuni militanti dell’Italia dei Valori. Tra i due gruppi contrapposti si sono scatenati cori da stadio di vario genere; “Silvio, Silvio” di qua, “dimissioni, processo” di là.
Poi la mossa a sorpresa di Berlusconi, che si issa sul predellino della sua vettura con mossa che ricorderà a molti la nascita del Pdl. Anche qui solita litania di inni alla libertà eccetera eccetera.
Ma vediamo anche le dichiarazioni di merito, rilasciate poco prima a Maurizio Belpietro su Canale 5:
“Sono l’uomo più imputato dell’universo e della storia. I giudici di Milano sanno bene di non poter arrivare alla condanna, ma vogliono gettare fango su di me o sulle mie aziende, mi fanno perdere tempo e soldi”. “Io in Mediaset non mi sono mai occupato dell’acquisto di diritti tv. Dal gennaio 1994, quando sceso in politica, mi sono allontanato dalle aziende che ho fondato. I diritti tv venivano acquistati da una sezione di Mediaset che passavano all’ufficio acquisti i film da comprare”
Certo, la scelta di presentarsi finalmente ai processi è stata tardiva e ora pare pressoché obbligata. Cionondimeno è un passo avanti. Da notare che Berlusocni si è rifiutato di rispondere a domande sulla questione Rubygate perché “quello è un altro processo”. E anche bello tosto, aggiungiamo noi.
berbeerre
29 mar 2011 - 13:27 - #1Bravo Silvio. Ottima strategia.
nchomsky
29 mar 2011 - 15:13 - #2Bagnetto Alla SuperKazzola Come Fosse Antani
Uno legge il sito del Corr iere: “B. in Tribunale, bagno di folla e ‘nuovo predellino’”. E si fa l’idea che una fiumana di fans abbia risposto alla cartolina precetto dei sottosegretari-badanti Santanchè e Mantovani per scortare il Cainano tra due ali di folla al processo Mediatrade. Poi, per fortuna, il sito del Fatto informa: 49 persone, in parte noti figuranti presi a nolo dal Biscione, hanno accolto il premier all’ingresso del Tribunale e all’uscita erano saliti addirittura a un centinaio. Compresi cronisti, fotografi, cameraman, curiosi e uomini della scorta che avvolgevano l’ometto con un modello portatile di giubbotto antiproiettile, anzi antisputo. E lui sul predellino a salutare i fotografi e i passanti. Più che un bagno di folla, un bagno penale. Anzi, un bagnetto. Non male, per uno che vanta una popolarità del 110 per cento. La verità è che si sta rapidamente estinguendo: evapora pezzo dopo pezzo. Sarà per quel malaugurato 17° anniversario della prima vittoria elettorale (28 marzo ‘94), ma non
gliene va bene una. In famiglia l’hanno interdetto. Al governo è commissariato da Tremonti, Bossi, Maroni e La Russa. Alla Camera è ostaggio di Romano, Pionati e
Scilipoti. Chiunque passi nei suoi dintorni è colto da sfighe bibliche. Persino Maldini, il calciatore, è finito a giudizio per corruzione. E la Merkel, che dire della povera Merkel? Sabato Frattini Dry sostiene di “avere delle idee” e per dimostrarlo annuncia a Repubblica un “piano italo-tedesco” per la Libia. Un’idea come
un’altra, per carità. Il guaio è che la Germania non ne sa nulla:
secondo Repubblica, “il piano Frattini imbarazza i tedeschi”. Anzi, “li spiazza”. Perché, molto semplicemente, non sono stati avvertiti. Infatti fanno sapere che loro parlano “con tutti i partner inter nazionali”. L’asse Roma-Berlino (Tokyo ha abbastanza guai per conto suo) è un’invenzione di F.F.: un asse del water (da cui gli “i m b a ra z z i ” di stomaco tedeschi). Ma basta la nomination frattiniana per
condannare la Merkel a una disfatta elettorale mai vista. Pare che ora la cancelliera abbia pregato il governo italiano di non citarla mai più, se non per
dichiarare guerra alla Germania. È gelosa di Sarkozy che – da quando B. e gli house organ bombardano la Francia e Ferrara minaccia di sganciarsi su Parigi come
arma batteriologica – si sta riscattando in Libia: la rivolta con le bandiere francesi va a gonfie vele, anche perché B. sta di nuovo con Gheddafi. Terrore invece a
Lampedusa: si mormora che, non bastando i disastri combinati da Maroni e Frattini Dry, voglia occuparsene direttamente B. Che, nell’attesa, manda avanti la Michela Vittoria Brambilla per lanciare dalle colonne del Giornale “un ultimatum alla Tunisia”:
“Basta sbarchi”. Già ci pare di sentire la risposta dei tunisini terrorizzati: “Se no?”. Se no – avverte la triglia salmonata – “si arresterà qualunque tipo di promozione del turismo in Tunisia da parte nostra”. MecoJ0ni, se dice a Roma. Anche il Giornale di Olindo Sallusti dà il suo contributo: rivela che i profughi sono “clandestini radical chic” e “grif fati”: uno porta “il cappellino Adidas” e in un servizio di A n n o ze ro si
scorge addirittura “un paio di scarpe che potrebbero essere Nike”. Ergo, bando alle ciance: questi sono ricchi sfondati (e pure “poligami”, denuncia la Maglie), ma si travestono da disperati per dar noia al governo. Dunque – spiega sempre il Giornale di zio Tibia – “la strada non può che essere quella che aveva
ispirato la proposta fatta da Berlusconi, Bossi e dallo stesso Tremonti anni fa”. Una proposta preveggente, visto che fu lanciata “anni fa”, prima delle rivolte in Nordafrica: “Destinare una quota dell’Iva, via volontariato, per aiutare’ chi viene da quei paesi, ma ‘in casa loro’. . .”. In una parola: “Sussidiarietà internazionale”. Nessuno sa che diavolo significhi “destinare una quota dell’Iva via volontariato”, ma fa lo stesso. A Lampedusa c’è la guerra civile e il governo fa la superca22ola.
Jfc
29 mar 2011 - 15:43 - #3Sfiduciare un politico in parlamento è una cosa, altro ancora è il percorso possibile di una legislatura che differentemente da quello che ostinatamente dice Berlusconi non è legato indissolubilmente a lui solo perché una parte degli elettori (che è, ancora, una frazione degli attori chiamati in campo dalla nostra Costituzione a gestire lo Stato) lo ha votato, altro discorso, in ultimo in questo ragionamento, è il dovere degli imputati di affrontare i processi in cui si è chiamati, come imputati, parte lesa o testimoni, pienamente supportati nella difesa delle proprie motivazioni e dei propri diritti dai propri avvocati e anche dal Pubblico Ministero che ha il dovere di raccogliere prove sia contro sia a favore di tutte le parti in causa. Questo è il nostro Paese, a cui dobbiamo chiedere solo e costantemente di applicare le leggi e le formule civili di gestione dello Stato nello stesso modo e con gli stessi interessi (l’esistenza stessa dello Stato di cui facciamo parte) nei riguardi di tutti, senza distinzioni di sorta. E questo è il punto fondamentale finale: Silvio Berlusconi ha introdotto un punto di rottura con tutto il sostanziale disegno di equità imposto dalla Costituzione Italiana, cominciando dal fatto di essere troppo ricco rispetto agli italiani a cui chiede il voto per poter essere democraticamente credibile, passando per l’ovvio enorme conflitto d’interesse che lo pervade in tanti, troppi campi del sociale (e non privato) italiano, arrivando agli incredibili, sfacciati tentativi di cambiare le regole e le leggi che valgono e sono di tutti per suoi diretti vantaggi (tentativi che come ormai risaputo e incontrovertibilmente assodato da tutti hanno già prodotto depenalizzazioni e chiusure di numerosi processi a suo carico e che è politicamente - che significa gestione della cosa pubblica - scandaloso, ignobile, moralmente da ripudiare).
L’intero para-stato invocato da Berlusconi come soluzione ai mali italiani che si condensa nella richiesta di essere intoccabile fino a quando acclamato dal popolo e come conseguenza le richieste di più diretta, semplice, gestione del potere come da lui concepito per potergli permettere fare, sostanzialmente, quello che lui vuole grazie ad un programma elettorale (in luogo della Costituzione e dei poteri che questa gli attribuisce), questo intero para-stato, dicevo, è oggi il più grande male del nostro Paese e dell’intera Europa, probabilmente.
Questo è la dittatura dell’uomo più ricco del paese, semplicemente.
Questa non è democrazia.
govinda
29 mar 2011 - 17:22 - #4Bagno di figuranti forse…
Tutti ministri
29 mar 2011 - 19:23 - #5Jfc
dici che non siamo in una democrazia…E M I G R A, ci sono tantissimi altri Paesi che ti aspettano a braccia aperte, chissa’ come come mai pero’ nessuno va via!
Tutti ministri
29 mar 2011 - 19:27 - #6dimenticavo, chissa’ voi che criticate tanto il Cavaliere, siete dei contribuenti onesti, perche’ solo chi lo e’ puo’ provare un certo disgusto nell’apprendere che in Italia si spendono denari pubblici (circa 20.000.000 di euro) pre dare la caccia alle streghe…………..ma tanto a voi che vi frega, avete la residenza in Svizzera come DeBenedetti!
Jfc
29 mar 2011 - 20:10 - #7@Tutti ministri
Io ho la residenza a L’Aquila, purtroppo terra di conquista facile per il Presidente Berlusconi perennemente in campagna elettorale che però da un bel po’ di tempo da queste parti non passa più, chissà come mai (tenterà di venire a incensarsi e a far finta di commuoversi il 6 aprile, probabilmente, vedremo quello che succederà). Nella mia città distrutta e disperata (che continua ad essere oggi prima disperata e poi ancora distrutta) il miraggio Berlusconi ha attecchito per bene e i risultati si vedranno tra molti anni.
Io nella mia città ho una attività (sono un piccolissimo ma imprenditore) ma non ho mai votato Berlusconi, perché ho sempre pensato fosse giusto distinguere quello che può occasionalmente e al momento portare vantaggi a me da quello che credo sia più giusto per più cittadini possibile; il senso civico è questo e non l’idea di Berlusconi di dare dei “co.gli.oni” a chi non vota per il proprio interesse.
Le spese sostenute dalla magistratura saranno anche elevate ma sono spese effettuate nell’interesse comune, quanto la benzina per far muovere le volanti della Polizia; nel caso ci fossero degli sperperi saranno puniti nelle sedi opportune e non sentenziate dall’imputato stesso, troppo facile, no?
Per quanto riguarda l’emigrare ti assicuro che ci penso da tempo, prima da quel che resta della mia città e poi da quel che resta del mio paese, perché possibilità di lavoro e di formare una famiglia sono ben poche. Ma prima di emigrare tenterò come ho sempre fatto di migliorare il mio paese e trovare le soluzioni per rimanere nel mio paese (ripetizione voluta).
Nel casa, comunque, che emigrassi, vorrei rassicurarti del fatto che continuerei a criticare Berlusconi e tutto quello che credo non vada anche dall’estero; non sai che ormai c’è internet?
marla-singer
30 mar 2011 - 07:11 - #8@Tutti ministri
Parli di sprechi? Allora perché non nomini i 300 milioni gettati dalla finestra dal governo per non aver voluto accorpare l’Election Day ai referendum? Vatti a nascondere!