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Precari, il giorno della protesta: "Il nostro tempo è adesso"

Pubblicato: 09 apr 2011 da Massimo Falcioni

Commenti dei lettori

Oggi a Roma e in altre 29 piazze d’Italia i giovani manifestano per dire “no” alla precarietà gridando lo slogan: “Il nostro tempo è adesso”. Giovani stanchi di essere presi in giro, ma soprattutto decisi a passare dalla rassegnazione alla protesta. La situazione è tristemente nota: precarietà che tiene su un piano inclinato una intera generazione, privandola di ogni certezza.

Un problema mondiale, ma che in Italia assume le caratteristiche di uno tsunami. I governi di centro destra e di centro sinistra pari sono. Berlusconi non ha mosso un dito, ma chi non ricorda Massimo D’Alema quando teorizzava la “giusta” fine del “posto sicuro” e il “bello” del precariato?

Gli unici non precari, in questo Paese della malapolitica, sono proprio i politici. Per gli altri, soprattutto i giovani, la precarietà è diventata la norma nella vita e nei rapporti di lavoro: stage di sfruttamento per il primo impiego, contratti regolari sempre rinviati, futuro negato a chi non ha uno stipendio regolare e decoroso, non può accedere ad affitti e mutui, impossibilitato anche a metter su famiglia.

Nell’appello dei giovani, fra l’altro si dice: “Non c’è più tempo per l’attesa. E’ il tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci somiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente. Siamo la grande risorsa di questo paese. Eppure questo paese ci tiene ai margini. Senza di noi decine di migliaia di imprese ed enti pubblici, università e studi professionali non saprebbero più a chi chiedere braccia e cervello e su chi scaricare i costi della crisi. Così il nostro paese ci spreme e ci spreca allo stesso tempo”.

L’appello prosegue: ” Siamo una generazione precaria: senza lavoro, sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito, condannati a una lunghissima dipendenza dai genitori. La precarietà per noi si fa vita, assenza quotidiana di diritti: dal diritto allo studio al diritto alla casa, dal reddito alla salute, alla possibilità di realizzare la propria felicità affettiva. Soprattutto per le giovani donne, su cui pesa il ricatto di una contrapposizione tra lavoro e vita.Non siamo più disposti a vivere in un paese così profondamente ingiusto. Non è più tempo solo di resistere, ma di passare all’azione, un’azione comune, perché ormai si è infranta l’illusione della salvezza individuale. Per raccontare chi siamo e non essere raccontati, per vivere e non sopravvivere, per stare insieme e non da soli”.

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ice

    ice

    09 apr 2011 - 09:21 - #1
    1 punto
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    e invece i politici e gli economisti predicano di estendere un po di questa precarietà anche ai lavoratori dipendneti
    .
    nel breve termine certo le aziende avranno un ritorno economico, ma a medio lungo termine si andrà ad erodere la classe media conun crollo del mercato interno
    basti vedere come in questi anni di crisi le uniche che si siano salvate e non abbiano avuto ritrazioni del mercato siano le aziende alimentari
    perchè bene o male la gente quello mangia, se è piu ricca al massimo si spostano i consumi, ma non aumentano
    invece per tutto il resto…i consumi si fermano
    l’auto non la cambio
    il vestito nuovo non lo compro
    il tv
    la lavatrice la cambio solo perchè una nuova costa meno che aggiustare la vecchia
    .
    e infatti il mercato interno di tutti i settori è crollato
    .
    non è con 4 ferrari e 8 yacht in piu ci mantengo l’economia di un paese…..

    ma vaglio a spiegare ai sacedoti del capitalismo….

  • Profilo di vivalacostituzione

    vivalacostituzione

    09 apr 2011 - 09:54 - #2
    1 punto
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    Con la precarietà le aziende hanno, a breve termine, un ritorno economico ma sul lungo periodo fanno solo il loro danno perchè i loro dipendenti non si impegnano più di tanto nel lavoro da svolgere sapendo che tanto sono solo di passaggio in azienda.
    Non vi è più l’immedesimarsi del dipendente nella propria ditta.
    Questo problema è già molto forte negli Stati Uniti patria della precarietà.
    I giovani entrano in azienda lavorano “presenziando” fisicamente ma molto meno mentalmente.
    E’chiaro che la qualità del lavoro svolto è piuttosto scadente con conseguenti diseconomie per le aziende.
    Gli imprendiori lungimiranti queste cose le sanno ed investono risorse sulle proprie maestranze.

  • Profilo di pigi

    pigi

    09 apr 2011 - 10:44 - #3
    0 punti
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    Hanno ragione non una ma mille volte, ma nessuno si chiede: perché accade in Italia più che altrove?
    Ognuno ha una spiegazione di parte: non guarda oggettivamente le cifre, ma le stiracchia a proprio tornaconto, e quando proprio non è possibile, le ignora.
    La causa principalmente è una: la politica pensionistica irresponsabile, che è stata praticata soprattutto dalle sinistre e anche dalla Lega nord.
    L’Italia spende per le pensioni il doppio degli altri paesi occidentali e questo fardello rimarrà a lungo, perché se nel 1995 si è permesso ad una cinquantacinquenne di andare in pensione, la sua pensione occorrerà pagarla, in media, fino al 2022, cioè fino ad 82 anni, durata media della vita delle donne.
    Questo impedisce di destinare risorse sufficienti agli ammortizzatori sociali, cosicché le imprese, che sanno che praticamente non possono licenziare, assumono poco a tempo indeterminato.
    Come se ne esce? Risposta: non se ne esce. I gerontocrati non hanno la minima intenzione di cambiare le cose, i giovani non faranno figli, non potremo contrastare le invasioni di giovani extracomunitari, e, come italiani, siamo destinati all’estinzione.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    09 apr 2011 - 11:41 - #4
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    Il piano Economico del PDL (Tremonti) si rivela la solita truffa del Cavaliere, così la scossa all’economia è diventata un bluff:

    Costituzione, Sud, casa e incentivi: promesse addio. A due mesi esatti dal varo del tanto sbandierato pacchetto per la crescita, non uno degli impegni è stato avviato.

  • scontin

    09 apr 2011 - 16:21 - #5
    0 punti
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    Leggo sempre questo blog ma intervengo oggi per la prima volta.
    Nobile intento quello di oggi.
    Ma una manifestazione fatta di sabato, ad orari che non disturbano, senza precise proposte non serve a nessuno, solo ai soliti noti per dire che “ci stiamo muovendo”.
    Continuare ciclicamente a dire “ci siamo” in maniera discreta non smuoverà mai nulla, e chi dice il contrario è un ipocrita.

  • Profilo di dercano-bouregard

    dercano-bouregard

    09 apr 2011 - 16:24 - #6
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    Emigrare!!!!!!!!!!!!!!!!!

    E lo sostengo da emigrato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Nel 2010 nuovi iscritti AIRE 200′000!!!!!!!!!!!!! Figuriamoci quelli reali!!!!!!!!!

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    10 apr 2011 - 12:01 - #7
    0 punti
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    Per i precari non c’è niente MA:

    IN RAI, I TRE ULTRÀ DI B. (Ferrara, Sgarbi e il “d i re t t o r i s i m o ” del Tg1
    del servizio pubblico ad personam) CI COSTANO 25 MILIONI

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    10 apr 2011 - 12:10 - #8
    0 punti
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    Flessibilità & Infrangibilità:

    I grandi professori arrivarono un giorno, sorridenti: “Ragazzi, basta con il posto fisso, lo stipendio tutti i mesi! Così diventate dei burocrati, vi abituate ai privilegi. E’ tempo di essere flessibili e felici!” A parlare così erano dei garantiti, con fondo pensione e la quattordicesima in busta paga, un contrattino di collaborazione con il grande quotidiano liberista. Ma lì per lì i ragazzi non ci fecero caso. Ci restarono male e si sentirono persino un po’ in colpa. Poi arrivarono i politici. Prima quelli di destra: “Il posto fisso è roba da realismo socialista. C’è bisogno di dinamismo, di coraggio. Il mercato è una grande palestra di vita: fatevi imprenditori di voi stessi!” I ragazzi, un po’ depressi, pensarono di avere davanti una grande opportunità e si impegnarono: master, studi all’estero. Tornarono in Italia e spedirono fiduciosi i loro curricula ad aziende e ministeri. Quindi arrivarono sorridenti i due sindacalisti di Governo, quello col pizzo e l’alito pesante e quello con gli occhi a palla da fesso, e dissero: “Il sindacato non può più dire solo No alle imprese, deve promuovere la flessibilità come un fattore di progresso”. Il sindacalista con l’alito pesante e quello con gli occhi a palla si dimenticarono di dire che avevano ricostruito la loro pensione con i contributi figurativi.

    Infine arrivarono i grandi leader di caratura europea dei partiti democratici: “La vecchia sinistra – dissero – ha difeso i garantiti, ha fatto le barricate per combattere il mercato: per fortuna che ora ci siamo noi, pronti a difendere la flessibilità, cioè il progresso”. A dire questo erano dirigenti che non avevano mai lavorato in vita loro per qualcuno che non fosse un partito o una istituzione. I ragazzi che avevano creduto ai flessibilisti sorridenti scoprirono che i loro curricula erano stato bocciati, che il professore dell’università italiana aveva fregato la loro tesina e ci aveva messo la sua firma sotto, che in Parlamento c’erano andati la segretaria del ministro e la finta precaria amica del giornalista Rai. I consulenti previdenziali spiegarono loro che avrebbero lavorato il doppio dei padri, per prendere la metà dei contributi. Fecero i conti e scoprirono che una badante in regola guadagnava più di un ricercatore. I ragazzi flessibili sfilarono a Roma, in un giorno di sole, ieri. I giornali amici dei partiti, firmati dai grandi professori, e letti dai sindacalisti mediocri scrissero: “Non hanno capito la modernità”. Loro, nel paese in cui c’è un premier che ha speso 1.5 milioni di euro per tenere a libro paga un plotoncino di mign0tte pagate 10mila euro al mese l’una, trovarono la forza di sorridere. Anche la satira, dopotutto, è flessibile. La c0glioneria dei garantiti, invece, è infrangibile.

    (da “Il Misfatto” di oggi)

  • Profilo di variomatic

    variomatic

    10 apr 2011 - 20:02 - #9
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    chi ha voglia di lavorare in italia ha lavoro da vendere, il resto sono balle.