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La Lega Ticinese trionfa alle elezioni cantonali svizzere

Pubblicato: 11 apr 2011 da Luca Landoni

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E così Giuliano Bignasca e Marco Borradori ce l’hanno fatta e sono finalmente riusciti a sfondare. Per la verità erano già arrivati al 25% ma il 30% di ieri alle elezioni cantonali ticinesi pone la Lega dei Ticinesi come il primo partito della parte italiana della vicina Svizzera.

Ci sono molte analogie con la prima Lega Lombarda, nella forza politica di Bignasca, che le spara “grosse” e fa suo il sentimento comune anti-italiano di buona parte del Ticino, dove per anti-italiano non si deve leggere un odio per i nostri concittadini, ma la sensazione che i frontalieri rubino il lavoro ai ticinesi.

In realtà il punto non è esattamente questo, ma il patto dei cosiddetti ristorni, vale a dire i rimborsi fiscali concessi dalla Confederazione Elvetica sulle paghe dei frontalieri, e che secondo un accordo del 1972, vanno a finire per larga quota (32%) alle comunità montane italiane.

La Lega vorrebbe abbassare questa percentuale alla stessa pagata per esempio all’Austria (12%) e contemporaneamente chiede la reciprocità per gli stipendi degli svizzeri molti meno) che lavorano da noi.

Un’istanza anche comprensibile, al di là dei toni, anche se molte comunità per esempio del varesotto levano gli scudi perché i ristorni sono praticamente la loro unica risorsa, soprattutto dopo l’abolizione dell’Ici.

E la Lega Nord come reagisce? In realtà tra le due forze c’è un buon dialogo, al punto che Bossi ha partecipato a qualche raduno dei ticinesi, e lo stesso Bignasca è soprannominato l’Umberto Bossi del Ticino. Certo, la difesa dei valori del territorio percorre le stesse vie, e non è semplice difendere le istanze del nord Italia senza conseguentemente comprendere anche quelle dei nostri vicini ticinesi.

Ciò detto, si conferma una tendenza ormai apparentemente irrevocabile: la corsa verso il localismo; e dalle parti di via Bellerio si sogna già un risultato simile alle imminenti elezioni amministrative.

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3 commenti

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  • Profilo di ermejo74

    ermejo74

    11 apr 2011 - 10:41 - #1
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    I rimborsi fiscali sono solo un dettaglio.

    Il problema principale e’ il dumping salariale causato dai frontalieri, assunti con stipendi molto minori di quelli pagati agli svizzeri, che alterano il mercato del lavoro in Ticino.

    Infatti, a livello Svizzero, sta prendendo forma una proposta per introdurre un salario minimo, per combattere questo problema.

  • Profilo di caligola

    caligola

    11 apr 2011 - 14:26 - #2
    1 punto
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    La Svizzera ruba da anni le tasse all’Italia e agli altri paesi europei favorendo una facile evasione fiscale vicino a casa. Solo ultimamente con le ultime leggi in materia bancaria, attuate solo per evitare di finire nella lista nera deiparadisi fiscali, qualcos(ina) è cambiato (ovvero: in caso di investigazione del fisco la Svizzera fornisce nomi di chi ha conti correnti nel paese).

    L’ignoranza media del leghista (svizzero come italiano), evidentemente NON VEDE che la ricchezza svizzera di cui godono tanto è DOVUTA IN TUTTO E PER TUTTO alla ricchezza dei cittadini che evadono le tasse al loro paese per rimpinzare le loro banche. Quando fa comodo non si vede questo particolare.

    Se il nostro governo e quello degli altri paesi UE non fossero pachidermici e completamente inefficaci nel collaborare, dovrebbero fare un’aspra lotta a tutti i paradisi fiscali, cominciando da quelli che abbiamo in casa (San Marino e la Svizzera perlappunto). Cominciassimo col chiudere totalmente le frontiere alla Svizzera ed esercitare severissimi controlli per chi vuole passare, vedreste che nel giro di 6 mesi piangerebbero miseria.
    Peccato che gli interessi in gioco sono ancora troppi perché una cosa simile si realizzi.

  • Profilo di caligola

    caligola

    11 apr 2011 - 14:29 - #3
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    Da notare comunque che è la parte italiana in cui si è sviluppato questo pensiero, perché i francesi e i tedeschi sono meno cerebrolesi e si ricordano da dove arrivano i soldi con cui vivono in città ricche e ordinate. Se impedissimo l’evasione fiscale verso questo cancro dell’Europa il sistema svizzero collasserebbe alla povertà del burkina faso nel giro di qualche mese.