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Il nucleare italiano, le scorie del passato e il Mox (l'atomo del futuro)

Pubblicato: 18 apr 2011 da paganini

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Anche se in maniera del tutto strumentale (per indebolire lo slancio del referendum di giugno), l’Italia ha deciso una moratoria, sospendendo di fatto per un anno l’iter del programma nucleare tanto caro al governo Berlusconi. In realtà, stando a quanto riporta l’Espresso, prima di guardare alle centrali del futuro il Bel Paese dovrebbe preoccuparsi di risolvere le questioni aperte con le scorie del nucleare passato.

Accanto alle ex centrali, ci sono i laboratori e poi gli impianti di fabbricazione e riprocessamento di combustibile nucleare, ormai dismessi e trasformati in depositi di scorie… Stazionano sulla penisola 100 mila metri cubi di spazzatura radioattiva, con tempi di decadimento che vanno da qualche mese o anno (i rifiuti della medicina nucleare) a centinaia di migliaia di anni (il plutonio). Mettere in sicurezza il nucleare del passato ci costerà almeno 4,5 miliardi di euro, in parte prelevati dalle bollette (alla voce A2), che la società incaricata Sogin sta spendendo per smantellare le centrali e neutralizzare i rifiuti. Il tutto dovrebbe essere terminato entro il 2020, anno in cui gli impianti francesi e britannici cominceranno a restituirci ben impacchettate le scorie derivanti dal riprocessamento del combustibile esaurito.

Insomma i fantasmi del nucleare passato torneranno ben presto a tubare i sonni di chi si troverà a dover decidere dove collocare e seppellire le vecchie scorie nucleari mentre, secondo i sogni atomici del Pdl, per allora dovremmo già avere delle scorie nuove nuove da smaltire.

E sulla strada delle centrali di nuova generazione (pulitissime, ecologiche, autopulenti e naturalmente con delle scorie piccolissime) incontriamo il Mox: la buona notizia è stata relegata a pagina 26 di Repubblica Affari & Finanza, ma meriterebbe ben altra collocazione. Il Mox è un nuovo combustibile per centrali nucleari, che veniva utilizzato in via sperimentale anche nel reattore n. 3 di Fukushima, in Giappone. Visto che siete curiosi, vediamo da cosa è composta questa nuova benzina per centrali atomiche: 50% uranio estratto dagli arsenali nucleari in via di smantellamento e 50% plutonio (tempo di decadimento 24 mila anni) estratto dall’uranio già sfruttato dalle altre centrali. Un bel cocktail, no?

Foto | Flickr

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3 commenti

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  • Profilo di stefano1966

    stefano1966

    18 apr 2011 - 18:28 - #1
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    Abbiamo un’italiano di nome Carlo Rubbia,premio Nobel per la Fisica,che ha parlato di Torio,insostituzione dell’Uranio.
    Nelle tv invece si continua a far parlare politici che non ci capiscono nulla,da una parte e dall’altra.
    Qui abbiamo un tecnico e nessuno se lo fila.
    Che spettacolo.
    Poi si dice che i cervelli o se ne vanno o sono già usciti dall’italia.
    Uno parla e nessuno se lo fila.
    Poi arriva il Gasparri,il Casini o magari la Bindi e dicono la loro,come se ne capissero mezza di quello che dicono.
    Che tristezza.

  • Profilo di mr_wolf

    mr_wolf

    19 apr 2011 - 00:07 - #2
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  • Profilo di valter29

    valter29

    20 apr 2011 - 13:02 - #3
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    A proposito di cervelloni ricordo che quando ci fu il primo referendum sul nucleare i nostri cervelloni dissero agli italiani di votare pure NO tanto da lì a 20 anni avremmo avuto le centrali a fusione atomica, prive di ogni inquinamento e di ogni pericolo, in sostituzione delle, ancora, attuali a scissione. I 20 anni sono passati e la fusione è ancora allo stato di allora, nessun passo avanti è stato fatto. I cervelloni dovrebbero almeno scusarsi con gli italiani e ammettere che le loro previsioni si sono dimostrate chimeriche.