Medio Oriente: Siria, esercito contro la popolazione come in Libia. Mentre l’Italia si predispone a bombardare la Libia e a fugare ogni ipocrisia sulla nostra partecipazione alla missione Unified Protector, un altro fronte si fa sempre più incandescente nello scacchiere mediorientale.
Le testimonianze che filtrano dalla Siria delineano uno scenario di guerra civile a senso unico, con le forze speciali del regime di Assad armate contro i manifestanti pro democrazia. Ieri vi raccontavamo dell’assedio alla cittadina di Daraa, lungo il confine con la Giordania, con le notizie di cecchini sui tetti e rastrellamenti casa per casa.
Oggi la Reuters riporta la testimonianza sotto anonimato di un ex soldato siriano, che riferisce di più di 2.000 forze di sicurezza dispiegate a Douma, sobborgo della capitale Damasco. Gli uomini di Assad avrebbero proceduto a presidiare le strade con posti di blocco e a identificare gli abitanti per arrestare i dissidenti e i partecipanti alle manifestazioni delle ultime settimane.
Testimonianze non sempre facili da confermare, anche se le foto delle vittime di Daraa e i filmati dei cortei dispersi dai cecchini hanno iniziato a circolare su internet. Le proteste contro la dittatura di Assad, iniziate a Daraa lo scorso 18 marzo, sono ormai a una drammatica svolta.
L’associazione siriana per i diritti umani Sawasiah riferisce che dall’inizio delle rivolte sarebbero ormai 400 le persone uccise dalle forze di sicurezza di Assad. Anche ammettendo che le cifre possano essere sovrastimate e qualche foto possa essere un falso (come nel caso delle immagini del cimitero libico presentate al mondo come una fossa comune) è difficile negare che il regime siriano stia reagendo con spropositata brutalità alle richieste di democrazia e diritti civili che provengono dalla popolazione.
Come già Gheddafi in Libia, Assad sembra intenzionato a mantenere il potere con ogni mezzo necessario, compreso dichiarare guerra ai propri cittadini.
Resta da capire come vorranno comportarsi le potenze occidentali e la Nato, già impegnate a bombardare la Libia. Decideranno di agire con qualche tipo di pressione diplomatica o lasceranno i siriani al loro destino, come già hanno fatto gli Usa con la Rivoluzione verde iraniana?
Il paragone con l’Iran non è casuale. La Siria di Assad vanta legami molto stretti con il regime degli Ayatollah. Azioni militari o risoluzioni troppo dure nei confronti della Siria rischierebbero di destabilizzare in maniera imprevedibile gli equilibri della regione.
Per questo motivo, è lecito pensare che futuri bombardamenti Nato contro le forze di Assad sulla falsariga della missione Unified Protector siano solo fantapolitica.
valter29
28 apr 2011 - 12:29 - #1Cosa faranno i “volenterosi? Staranno a guardare perchè in Siria non vi è petrolio come im Libia? E Obama, premio Nobel, e la NATO, e l’ONU,ecc.? La situazione appare uguale a quella libica e dopo la Siria vi saranno altre situazioni analoghe. Sarà ancora il petrolio a fare la differenza?