Incredibile ma vero! Pier Luigi Bersani ha un’idea! Il Pd, sondaggi alla mano, scopre che “Il 70% degli italiani non sa che il 12 e 13 giugno si voteranno i referendum. Se non andrà a votare il 50% + 1 degli aventi diritto il tuo voto sarà inutile”. Perché questo non accada è sceso nell’arena virtuale anche il segretario Bersani.
L’idea si chiama “Il 12 e 13 giugno invita 4 amici a votare 4 sì” e funziona così: ogni internauta fa circolare questo messaggio più che può – come status su Facebook o “cinguettio” su Twitter – e cerca così di incrinare il silenzio di Rai e Mediaset sui referendum. Agli oltre 34 mila “seguitori” del suo profilo su Twitter il segretario del Pd ha infatti scritto: “Per il 12 e 13 giugno invitiamo tutti almeno 4 amici a votare 4 sì ai #referendum http://bit.ly/lGbC5K”. E ancora: “Dobbiamo raggiungere + persone x raggiungere il quorum ai #referendum http://www.causes.com/referendum4amiciper4si “.Bene.
Ma perché il dietrofront di Bersani rispetto a tre anni fa, quando era al governo? Nel 2008 difendeva la privatizzazione parziale dell’acqua. L’anno prima rassicurava il Ministro dell’Energia americano sull’intenzione del governo Prodi di non archiviare i piani nucleari. Contrordini, compagni! Strumentalizzazione, tatticismo, opportunismo?
remolo
05 giu 2011 - 17:28 - #1” Contrordini, compagni! Strumentalizzazione, tatticismo, opportunismo?”
Non lo so e francamente non potrebbe fregarmene di meno, a me interessano i 4 si e tutto il resto del tuo discorso serve per mandare un messaggio ben preciso.. tanto son tutti uguali!! e sta cippa falciò!
threepwood
05 giu 2011 - 17:40 - #270%? ma quando mai…
_marco_
05 giu 2011 - 17:42 - #3Anche Parigi era favorevole alla privatizzazione dell’acqua e l’ha realizzata. Infatti nei bar conveniva bere un bicchiere di birra piuttosto che uno d’acqua, vista la differenza di prezzo.
Ora ha giustamente fatto marcia indietro.
remolo
05 giu 2011 - 17:53 - #4” 70%? ma quando mai…”
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Giusto per essere pessimisti io dico il 30% … speriamo che il 12 e 13 giugno ( 13 e 14 secondo il tg1) l’Italia intera possa essere travolta dalla pioggia!! niente mare! :))
Franco2bis
05 giu 2011 - 18:03 - #5Perchè non approfittare anche delle sedi di partito diffuse in tutta Italia per fare un po’ di volantinaggio spinto?
variomatic
05 giu 2011 - 18:21 - #6alla sinistra non interessa nulla di nucleare o acqua, vogliono che si blocchi il legittimo impedimento cosi’ i “loro” pm golpisti possono lavorare il cavaliere in pace, vergognatevi.
caaritto73
05 giu 2011 - 18:40 - #7@variomatic
Hhaahhahhhaahhahahaahahhahahahaahh
Jaahahhahahahahhaahhahahahahahahah
ahhahahahahahahahahahhahahahahahha
gustavo-lapassera-al-catasto
05 giu 2011 - 18:54 - #8Tutti d’amore e d’accordo!
Bene, proviamo a fare un po’ di confusione (o di chiarezza..):
“Il grande bluff dei referendum sull’acqua
Ancora non sappiamo se il 12 e 13 giugno gli italiani saranno effettivamente chiamati a votare sui due cosiddetti “referendum dell’acqua pubblica”. Sappiamo però con certezza due cose. Primo, che la campagna referendaria si è basata sul più grande inganno mediatico dai tempi di Goebbels. Secondo, che tale questione ha inferto un colpo - se non mortale, quantomeno decisivo - ad ogni ambizione del Pd di divenire un partito riformista, coraggioso ed “egemone” sul piano politico e culturale.
Occorre riconoscere ai referendari il merito di aver costruito un impianto comunicativo della massima efficacia, sposato persino da autorevoli testate giornalistiche. Probabilmente oggi non esiste elettore che non sia convinto che nel giugno prossimo si voti per evitare la privatizzazione dell’acqua, mantenendola quindi “bene pubblico”. Tale messaggio errato, che avrebbe dovuto essere facilmente smontato da un partito maturo, si basa su un’ impressionante serie di consapevoli falsificazioni.
Innanzitutto la notizia più eclatante: l’acqua non è un bene pubblico. Il servizio idrico integrato infatti non risponde né al requisito di non-rivalità (= se lo consumo io, non lo sto togliendo a te), né a quello di non-escludibilità (= non è possibile escludere nessuno dal suo consumo). Del resto sono proprio i referendari a ricordarci la caratteristica di scarsità del bene-acqua. Ne consegue non solo che è sbagliato definirlo bene pubblico, ma anche che esso è - per definizione - a rilevanza economica.
L’acqua è invece un bene primario e necessario, per cui il servizio di distribuzione è servizio pubblico e universale. In virtù di tali caratteristiche, sono necessari ingenti investimenti per assicurarsi che tutti i cittadini abbiano accesso ad acqua pulita, con una rete moderna e senza perdite, e siano serviti da fognature efficienti. Tale necessità è ancora più impellente dal momento in cui in Italia più di un terzo di acqua viene sprecato a causa di perdite nella rete idrica e gli investimenti sono inferiori di circa 70 miliardi di euro a quelli necessari. Tutto questo in un contesto in cui la quasi totalità dei gestori è rigorosamente pubblica.
In secondo luogo, le norme nel mirino dei referendari non privatizzano né l’acqua (figuriamoci), né le infrastrutture idriche, che rimangono proprietà pubblica inalienabile. Il famigerato art. 23 bis si limita a imporre un concetto molto semplice: poiché il servizio idrico integrato necessita di ingenti investimenti ed è un monopolio naturale (= un solo gestore alla volta può svolgere il servizio), chi è quel gestore - pubblico o privato che sia - in grado di svolgerlo a costi più bassi e con la qualità più alta? Il primo referendum mira ad abolire questo concetto, ritornando di fatto alla gestione in house, dove piccole aziende pubbliche locali - spesso spaventosamente sottocapitalizzate e in perdita - gestivano il servizio, garantendo - nei casi più estremi - ben remunerate posizioni in consiglio di amministrazione ad ex-amministratori locali e un buon serbatoio occupazionale per alimentare consenso clientelare. Un aspetto, quest’ultimo, che diviene ancor più rilevante nella situazione attuale, dove alla maggior parte dei Comuni italiani è fatto divieto di assumere personale. Certo, la riforma del governo è monca fin dal principio, poiché - come tanti riformisti hanno osservato fin dai primi giorni - incredibilmente non prevede un’Autorità di Regolamentazione tecnica, condizione necessaria per qualsiasi settore di monopolio naturale.
Ma è il secondo referendum a vincere l’Oscar della mistificazione. Sull’onda del terrificante “nessuna speculazione finanziaria sull’acqua”, infatti, propone di abolire la remunerazione degli investimenti effettuati nel settore idrico. Ad oggi ogni gestore (pubblico o privato che sia) prende a prestito i soldi ad un dato tasso di interesse ed effettua gli investimenti decisi dai sindaci riuniti nelle ATO. Il costo di quell’investimento viene ovviamente ripagato dalla tariffa pagata dagli utenti, che copre il costo del lavoro (i dipendenti dell’azienda) e del capitale preso a prestito. Il referendum, scambiando quest’ultimo aspetto per un malefico prodotto finanziario del Grande Capitale, annulla la remunerazione del capitale. In altre parole, ogni investimento nel settore idrico sarà realizzato in perdita. Quindi le aziende pubbliche - che nell’ottica dei referendari sono le uniche deputate a gestire il servizio - per realizzare gli enormi investimenti necessari per rendere l’acqua davvero un bene accessibile a tutti (nei fatti, non a parole), i soldi dovranno presumibilmente stamparli nei sotterranei degli edifici comunali. Oppure, far crescere esponenzialmente i debiti delle già malandate finanze comunali, scaricando i costi sulle future generazioni e sottraendo risorse ad altre attività essenziali come gli asili nido, il welfare, la manutenzione stradale.
L’Italia, si sa, è un paese molto strano. Tuttavia, raramente si era assistito ad una campagna di disinformazione tanto estesa e penetrante. Quello che non era prevedibile era che il PD rinunciasse a spiegare agli italiani l’inganno referendario, e a contrastare nel contempo il progetto del governo con un’alternativa credibile, precisa e realistica. Alcuni dirigenti nazionali ci dicono che la questione era “troppo difficile da spiegare”, e che comunque “ormai era troppo tardi”. Io non credo. Sarebbe bastato spiegare agli italiani che esistono eccellenti gestioni pubbliche e pessime gestioni private, e viceversa; piuttosto che sposare ideologicamente l’una o l’altra, occorre garantire che a svolgere il servizio sia il gestore migliore, in un quadro di contendibilità e di forte regolazione pubblica. Sarebbe bastato spiegare che un servizio pubblico non vuol dire servizio gratuito; obbligare i gestori a lavorare in perdita non fa altro che allontanare i migliori e scaricare sulle finanze pubbliche gli oneri di questa sciagurata scelta. Sarebbe bastato spiegare che l’Italia che vogliamo è quella in cui non basta urlare lo slogan più demagogico per risolvere i problemi della gente. Anche questa volta, il Pd ha rinunciato a parlare al cuore e alla testa degli italiani con la propria voce, preferendo accodarsi a voci altrui. Solo che queste voci, oltre ad essere terribilmente sbagliate, stavolta prendono anche gli italiani per i fondelli.”
E a tal proposito bersani:
”
Il quotidiano di Belpietro ripesca un intervento del segretario che risale al 2008 sul tema dei referendum
Parla esplicitamente di “Bersani s p u t t an a t o”, Elisa Calessi di Libero, quando riporta le parole dell’attuale segretario del Partito Democratico a proposito della privatizzazione dell’azienda di servizi locale:
Era il 18 settembre 2008, Bersani non era ancora segretario. Le immagini documentano un incontro a Carpi, in provincia di Modena, organizzato dal Pd. Un gruppo di cittadini, infatti, ha ottenuto di far celebrare di lì a pochi giorni un referendum comunale contro la proposta, sostenuta dal Pd locale, di privatizzare la Aimag (società che gestisce acqua, gas e rifiuti a Carpi ed in altri 20 comuni dei dintorni). Bersani viene invitato per dar man forte al Pd locale (schierato per la privatizzazione). E lo fa benissimo. Comincia alla larga, spiegando che in Emilia sappiamo che «tenere fermi i valori, vuol dire farli vivere dentro le situazioni. Se no, rinsecchiscono ». Lezione riformista. Quindi, arriva al punto: l’acqua. «Dicono che è un bene comune, che deve essere di tutti». Un dibattito, spiega, che «c’è venuto da Porto Alegre, da un certo terzomondismo. Ein effetti in Brasile ci sono i padroni dell’acqua che te la danno se vogliono loro». Ma da noi? «Noi in Italia c’abbiamo il problema degli acquedotti che perdono metà dell’acqua. Che è un altro film!». Per carità, non che l’acqua non sia un bene comune. «L’acqua è di Dio! Come ce la dà, noi dobbiamo dargliela indietro». E anche le infrastrutture che la riguardano sono e devono restare di proprietà pubblica.
Altro, però, obietta, è il tema della gestione. Ovvero:
«Come faccio a fare in modo che si perda meno acqua, che si depuri bene, che si facciano investimenti in modo sensato? Devo chiamare uno che è capace di fare quel mestiere lì, che è un mestiere difficile». Cita la Francia, patria dello statalismo. Eppure lì, nota, sono due grandi società private a occuparsi della gestione dell’acqua. «Allora, cerchiamo di distinguere. Stiamo dicendo che vendiamo l’acqua a qualcuno? Nooo! Stiamo dicendo che diamo via le infrastrutture? Nooo! Stiamo dicendo che facciamo una partnership industriale per rafforzare la nostra capacità di gestione». Peraltro, continua il Bersani in versione liberalizzatrice, il 60% della proprietà rimane nel pubblico. Ricorda che lo Stato ha il 30% in Eni e lo stesso in Finmeccanica. Eppure nessuno si sogna di sostenere che la luce o le armi sono privatizzate.
Nel caso dell’acqua la percentuale è ancora maggiore:
«Nessuno penserebbe che lo Stato avendo il 60% sta dando via qualcosa ». In conclusione: la gestione mista è la soluzione più sensata. Perché se ci sono «meccanismi competitivi », se si fanno le gare, l’uten – te è trattato meglio, «con il prezzo che Dio comanda». Insomma: «Non puoi avere dei monopoli. Devi dire: chi mi fa l’offerta migliore, chi mi garantisce la qualità migliore? Poi confronto due proposte e scelgo la migliore». Spiegazione convincente. Da riformista. Peccato che tre anni dopo la spallata a Berlusconi travolga ogni ragione e coerenza. Ma è un film, per dirla con Bersani, già visto.”
Io a votare ci andrò sicuramente, ma il primo articolo mi ha fatto traballare alcune certezze…
P.S.
Non voglio credere che un il leader di un partito votato da milioni di persone si esprima, anche se in maniera informale, con i “+” e le “x”….
variomatic
05 giu 2011 - 18:59 - #9non andra’ nessuno a votare, rilassatevi!
Maxolo da mò
05 giu 2011 - 19:02 - #10echeppalle vario, il tuo caponano DEVE farsi processare, il golpe lo ha fatto lui andandosi ad imboscare nel governo per non voler rendere conto delle sue porcherie passate e presenti, se le porcherie che ha fatto lui le avessi fatte tu saresti già in galera da decenni, saresti così fallito da non poterti permettere di bere nemmeno l’acqua piovana e come galeotto non potresti nemmeno scegliere di avere una centreale nucleare lontano dal carcere dove soggiorni.
variomatic
05 giu 2011 - 19:17 - #11tutte balle inventate ad arte, lo sapete benissimo.
dusper77
06 giu 2011 - 01:56 - #12Dopo 18 anni di mancato quorum penso che questa volta si riuscirà finalmente a fare esprimere la gente: andiamo a votare in massa!
variomatic
06 giu 2011 - 06:59 - #13speranze…
variomatic
06 giu 2011 - 07:33 - #14E INTANTO IN PORTOGALLO SI SBARAZZANO DELLA SINISTRA INCAPACE ALLE ELEZIONI!
SmoQ
06 giu 2011 - 09:10 - #15E perché non te ne vai in Portogallo, bimbomatic?
variomatic
06 giu 2011 - 10:03 - #1615 perche’ sto benissimo in italia grazie al governo berlusconi, non voglio finire in un paese al fallimento rovinato dalla sinistra al governo.
lipu
06 giu 2011 - 10:20 - #17il riscatto di Silvio si avvicina…
Votantonio
06 giu 2011 - 10:58 - #18A sinistra come a destra si CAVALCA l’umore della gente, salvo poi una volta al potere… fanno i comodi porci loro, è già successo con prodi: la Cina è un opportunità(non aveva spegato x chi? x i cinesi naturalmente)
xxxxx!!
06 giu 2011 - 13:34 - #19SPAGNA PORTOGALLO.. la sinistra è allo sbando in tutta Europa… non so cosa sperino i sinsitr, visto che da quando c’è Berlusconi son stati pure loro al governo per 7 ANNI e han fatto solo disastri, l’entrata dell’Euro su tutti… tant’è che molti paesi pensano a rinunciarvi e altri a dilatare il tempo d’entrata… e la gentaglia è quella lì. Se la gente non vota Berlusconi, di certo non voterà i sinistri, che son pure peggio, visto che quando son al governo si pugnalano peggio di prima… han fatto fuori il MORTADELLA per 2 volta, e adesso lo richiamano…
xxxxx!!
06 giu 2011 - 13:35 - #20la sinistra italia è l’INCOERENZA fatta persona… i sinistri fino a ieri inneggiavano per il nucleare e l’acqua privata, per lo meno lo faceva il PD… oggi cambiano idea, e i pecoroni li seguono come zombi!!!
sergione1941
06 giu 2011 - 14:33 - #21Evviva ! E’ tornato Pozzeco con il suo farneticante grassetto. Cerca di nacondersi ma i suoi toni lo tradiscono.
ruby?no batto....
06 giu 2011 - 16:21 - #22oddio che pall3,voi due siete di una noia mortale,uscite,divertitevi,conoscete gente nuova su via riprendetevi un attimo…
borgotorto
06 giu 2011 - 17:37 - #23L’entrata nell’euro e’ stata un disastro.Chi fa queste dichiarazioni e’ a digiuno dei principi elementari dell’economia queste affermazioni sono ridicole e non ammissibili ai superiori di anni tre.Una ignoranza da microcefali che non consente alcuna risposta