
La sconfitta, si sa, è sempre orfana. E sulla vittoria sono sempre tanti (troppi) a metterci il cappello. E’ così anche sui recentissimi referendum, dove non c’è dubbio su chi è stato sconfitto (premier e governo) ma resta il dubbio su chi ha davvero vinto.
La piazza, il popolo della rete, i movimenti, i partiti? A distinguersi, particolarmente, sono i comitati promotori dei referendum: rivendicano in toto la vittoria dei “sì” e insistono nel non riconoscere alcun ruolo ai partiti, invitati a “starsene fuori”.
Ora, i limiti e gli errori dei partiti sono sotto gli occhi di tutti, il distacco fra cittadini e politica è sempre più accentuato. La malapolitica, il leaderismo, i partiti personali-padronali, un parlamento di nominati, un sistema corrotto, senza più valori e culture di riferimento, hanno creato disorientamento, distacco e qualunquismo, dando un colpo quasi mortale al sistema dei partiti, (incapaci di rinnovarsi e capire il cambiamento), indebolendo le istituzioni e la stessa democrazia.
I movimenti sono oggi una realtà, non riconoscerli, snobbarli o strumentalizzarli è un errore politico. Ciò detto, non è però la piazza la depositaria del diritto-dovere di governare.
La piazza è un termometro dello status del Paese reale, fondamentale per la spinta, per la partecipazione, ma non può “sostituire” la sintesi dei partiti, non può “cancellarli”: deve riprendersi la politica, rinnovando i partiti e quindi rinnovando lo Stato e il Paese.
Inoltre, la “piazza” stessa non è esente da limiti ed errori, non è il detonatore di una svolta “rivoluzionaria”, la punta avanzata per fare … “piazza pulita”.
In altre parole, resta sempre viva l’esigenza della lotta su tre fronti: contro l’opportunismo. il burocratismo, la mala pianta dei partiti; contro il leaderismo furbesco e antidemocratico del “ghe pensi mi”; contro il rigurgito di infantilismo settario ed estremista del vogliamo “tutto e subito”, del facciamo “da soli”.
borgotorto
18 giu 2011 - 15:56 - #1Sara’ vero che la piazza non e’ esente da errori ma dal tempo della civilta’ greca e’ il luogo deputato per il verbo del popolo quindi dove si esprime la democrazia direttamente