Come sempre, con l’inizio della campagna elettorale, assistiamo al proliferare dei sondaggi di opinione. Ormai onnipresenti su tutti i principali mezzi di informazione vengono ritenuti il più affidabile degli strumenti per “tastare il polso” al paese in merito alle tematiche più svariate.
Alcuni istituti, addirittura, sfornano ormai con quotidianità dati e ricerche, che hanno la pretesa di rappresentare l’opinione degli italiani sui temi più di stretta attualità. Tuttavia, appare strano come una serie di indagini così autorevoli, accurate e scientifiche raggiungano spesso risultati così differenti.
Si pensi ad esempio al famoso distacco tra PD e PDL, che passa da un TG all’altro dai 4 ai 10 fino ai 7 punti percentuali. Com’è possibile? La risposta in realtà è molto semplice: nonostante l’apparenza, infatti, la maggior parte di queste rilevazioni sono scientificamente irrilevanti o, peggio ancora, fuorvianti. Ora vi spiego perché.
Nel 2003 l’AGCOM (l’Agenzie per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha tentato di regolamentare il selvaggio mondo dei sondaggi, cercando, fondamentalmente, di definire in maniera precisa cosa si intende per “sondaggio” e prevedendo che gli stessi siano accompagnati da precise indicazioni metodologiche. Tutto risolto quindi? Certo che no.
Se leggiamo attentamente, infatti, ci rendiamo conto che, nella definizione data, vengono equiparati, come aventi valenza di generalizzazione, sondaggi effettuati con campionamento probabilistico e sondaggi in cui la scelta del campione avviene con altre modalità. Statisticamente parlando, solo per i primi è possibile parlare correttamente di rappresentatività del campione rispetto alla popolazione di riferimento, perché si conosce il rapporto esistente tra i due e quindi è possibile definire anche la precisione e l’accuratezza dei risultati (tra i quali la famosa “forchetta” che circonda le stime).
Per i campioni non probabilistici in realtà queste considerazioni non sono valide poichè è ignota la relazione che li lega alla popolazione di riferimento, rendendo quindi i risultati non generalizzabili. Tuttavia, essendo più economici e meno laboriosi dei primi, la maggior parte dei sondaggi con cui veniamo bombardati quotidianamente appartiene proprio a questa categoria. Ulteriori considerazioni potrebbero poi essere fatte sul grado chiarezza, completezza e effettiva significatività delle note metodologiche spesso allegate.
Spesso, unite alle scarse competenze in materia da parte del cittadino medio, hanno l’effetto perverso di ammantare di scientificità sondaggi che in realtà di fondato, o almeno di rilevante, hanno ben poco. Quindi attenzione, non sempre tutto è così “scientifico” come sembra. L’ispirazione per questo post deriva da un’analisi contenuta in un articolo pubblicato dal Prof. Maurizio Pisati sulla rivista on line Sociologica.
Superbisco
13 mar 2008 - 13:01 - #1Tra truffa e fantascienza direi…
Jack_Bauer
13 mar 2008 - 13:34 - #2Non ho nulla contro i sondaggi. Sono contrario invece alla loro pubblicazione come strumento di ricerca del consenso politico. D’altronde sono convinto anch’io che siamo nella repubblica delle banane. Con tutto il rispetto che ho per le banane. Da sempre sono elettore di centrodestra e ci rimarrò, ma sulle alcune forme di propaganda ci sarebbe da discutere. Molto.
bnoise
13 mar 2008 - 19:09 - #3Se va bene i sondaggi sono inattendibili, altrimenti sono dei veri e propri depistaggi - vedere il sondaggio SWG che dava la Rosa Bianca al 3/4% quando ancora dovevano decidere il nome…
USA
13 mar 2008 - 20:49 - #4…Per sapere le intenzioni reali basta una media…che ora da il PDL in vantaggio di 8% tra tutti gli istituti…
Tim Buckley
13 mar 2008 - 21:46 - #5una media di cosa?